Editoriali

EDITORIALE 1/2000
La rivista Pedagogia Clinica-pedagogisti clinici, nasce come messaggeria di una disciplina di cui non è più possibile disconoscere la natura scientifica. Lo statuto scientifico della Pedagogia Clinica è determinato dall’elaborazione epistemologica in base ai criteri della cultura contemporanea, che ha riconosciuti i fondamenti, la natura e la validità di questo sapere e dalla riflessione condotta all’interno della stessa disciplina che ha condotto ad importanti chiarificazioni e perciò ad una nuova e più corretta prassi educativa. Su queste basi poggia la Pedagogia Clinica, intesa come azione educativa di aiuto alla persona e al gruppo e rappresentata dal cenacolo scientifico dell’Istituo Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca (ISFAR) di Firenze, dove vengono sperimentate le tecniche, le metodologie e le tecnologie indispensabili per la professione del pedagogista clinico. Il concetto scientifico di educazione è l’essenza della pedagogia clinica come scienza che deve pensare all’osservazione, all’esperienza e all’esperimento e non più alla limitata deduzione concettuale sulla scorta di pochi dati empirici. La molteplicità di ricerche consente ricchezza di conclusioni, saldi punti di orientamento, attendibilità, una visione d’insieme dei mezzi e dei fini per non ignorare significati e realtà che sono essenziali all’educazione. Ciascuna ricerca richiede perciò un chiarimento critico e sistematico sui progressi compiuti e sui risultati conseguti a cui deve corrispondere una soddisfacente organizzazione teorica di tutto il campo pedagogico. Queste conoscenze, esperienze ed abilità sono il patrimonio comune dei pedagogisti clinici chiamati a soddisfare le esigenze di aiuto dell’uomo. Essi hanno il possesso dei metodi, raccolti in una scienza coerente, consapevole dei suoi principi; conoscono e sanno stabilire gli intimi nessi tra le varie modalità di intervento educativo, i vantaggi e le finalità che possono offrire le tecniche e le tecnologie in risposta alla effettiva varietà della pedagogia clinica. Possibilità di aiuto che hanno permesso al pedagogista clinico di raggiungere il modello della professional leadership, un’alta qualificazione che ha ricevuto unanime riconoscimento e non può mancare ormai nel sistema di servizi permanenti e diffusi a favore dell’uomo.
Il dovere della pedagogia clinica è quello di liberare gli uomini dagli ostacoli, aiutarli a trovare il loro equilibrio, riportare l’espansione del disordine verso l’ordine, realizzare esperienze conoscitive coordinate in un insieme coerente e consapevole di sè.
Una educazione che sia capace di agevolare la formazione di una personalità forte, di un carattere adatto per affrontare la vita e superare le difficoltà.Una pedagogia con radici nell’esempio, nella ricerca e nell’azione comune e con postulati rivolti alla risoluzione dei problemi della prevenzione, del recupero di energie e capacità vitali. La rivista intende assolvere all’obiettivo di informare i lettori sul contributo sociale di questa professione affinchè le competenze del pedagogista clinico possano essere messe a disposizione di tutti i cittadini. Non c’è persona che non riconosca l’importanza dell’educazione e della prevenzione per mezzo di inteventi educativi indirizzati verso ogni età ed ogni bisogno, un profondo senso di solidarietà umana che una società rivolta ad innalzare i livelli di democrazia ha l’obbligo di non negligere. La spinta innovativa e trasformatrice offerta dalla pedagogia clinica, sostiene questo nuovo orientamento con l’intento di aumentare l’efficienza di una società educante a sostegno di una lotta politica e sociale contro ogni conformismo. Auspichiamo che la rivista sia fòmite di un entusiasmo capace di interessare un numero sempre più ampio di lettori.

Guido Pesci

 

EDITORIALE 1/2002
La scienza pedagogico clinica ha trovato nelle pagine di questa rivista un importante spazio per confermare i principi scientifici e tecnico-metodologici della professione di Pedagogista Clinico che le Associazioni, italiane e straniere, di questa categoria proteggono con la registrazione del marchio. Le associazioni di categoria vogliono essere garanti dei requisiti professionali dei propri iscritti e riconoscono l’Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca (ISFAR) di Firenze come l’unico capace di garantire l’acquisizione di conoscenze e di esperienze e di solide basi formative post-universitarie di grande prestigio, motori di ricerca di ogni progetto di successo professionale. Una preparazione post-università che sappia perciò ripensare i saperi utili ad un cambiamento è un asset sicuro per una società in trasformazione. Anticipare e gestire il cambiamento per crescere e aiutare la modernizzazione è lo spirito dei percorsi per la professione di Pedagogista Clinico. E’ un sapere specialistico, integrato e complesso, scaturito dalla ricerca che è arrivato a varcare i confini nazionali. Le professioni autonome intellettuali, abbandonata la logica del “lavoro dipendente”, stanno cambiando la società in profondità e sono un cospicuo patrimonio, una ingente risorsa soprattutto per i giovani poiché dischiudono potenzialità notevoli per l’occupazione. Una professione, quella del Pedagogista Clinico, che richiede verifiche costanti sulla permanenza delle capacità e delle conoscenze tecniche che consentono l’accesso alla libera professione e che si svolge nel rispetto delle norme deontologiche, a tutela del soggetto nell’interesse del quale la prestazione è resa.

Essa nasce da una formazione “esclusiva” che attrae i laureati più motivati e con chiari obiettivi, che vogliono andare oltre gli studi facili (e cioè inutili) scegliendo un impegno formativo che, unico, può offrire loro adeguatezza professionale. Il successo di questa professione ne vede un continuo incremento nelle quotazioni del mercato, poiché offre alla vita sociale del paese un ampio contributo, una preziosa risorsa e un potenziale di efficacia sociale, costruita sulle attuali opportunità del territorio. Oggi, gratificati da una sterminata serie di verifiche dagli esiti positivi, possiamo dire di aver progredito tanto da rendere il percorso di formazione autoreferenziale: la “nuova” professione di Pedagogista Clinico è ancora “nuova” solo perché costantemente rinnovata, ampliata e integrata dai contributi di docenti specialisticamente preparati e da quella formidabile concentrazione di intelligenze che fanno parte del team di ricerca. Le prove della costante ricerca e delle esperienze professionali sono ampiamente documentate sulle pagine di questa rivista dalla cui lettura non sfuggono i presupposti di una auspicata società solidale.

Guido Pesci

 

EDITORIALE 1/2005
Nel numero precedente abbiamo pubblicato un articolo sul trentennale del pedagogista clinico, in cui veniva sintetizzato il percorso scientifico e metodologico di questo professionista e si effettuava un bilancio del suo impegno professionale e formativo dai risultati entusiasmanti. L’immagine che si è data del passato poteva precludere ogni altra occasione di esaltazione futura, invece in questi giorni si è avuta la conferma di quanto la categoria dei pedagogisti clinici stia continuando nel suo cammino di crescita. Un’importante testimonianza in tal senso è stato il III congresso internazionale, organizzato dall’ANPEC e dall’ISFAR Post-Università delle Professioni, che si è tenuto a Firenze il 23 e 24 ottobre presso l’auditorium del Palazzo dei Congressi e a cui hanno partecipato 940 persone. L’iniziativa ha avuto il patrocinio e il riconoscimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Sì è dato inizio ai lavori con la lettura di alcuni telegrammi, fra i quali quello del Capo dello Stato, il quale così si è espresso: “Il presidente della Repubblica, in occasione del III Congresso Internazionale sul tema: ‘L’aiuto alla persona’, esprime vivo apprezzamento all’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Clinici per l’alto valore scientifico e sociale dell’Iniziativa. Ai relatori, agli organizzatori e a tutti i presenti il Capo dello Stato invia un augurio di buon lavoro e un saluto cordiale”.Assai significativo per il tema oggetto dei lavori, è stato poi il saluto di padre Renato Ghilardi, direttore dell’Ufficio Diocesano di Firenze e direttore regionale per la pastorale della salute, in rappresentanza di Sua Eminenza Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze. Alla mia breve introduzione è seguita la relazione di un ospite d’eccezione, il dottor Angelo Deiana, presidente del Comitato Scientifico COLAP, il Coordinamento Libere Associazioni Professionali, di cui l’ANPEC fa parte, un Ente che ha raggiunto una considerevole rappresentanza politica e sindacale. I rappresentanti di Cuba, degli U.S.A e della Slovenia, hanno riferito in merito all’impegno profuso nei loro paesi a favore delle persone in difficoltà. Sono seguiti poi i magistrali interventi di Lorena Freire dell’Equador e di Claudio Rao del Belgio, due pedagogisti clinici tra i tanti formatisi presso la nostra Post-Università delle Professioni, che, come altri in Australia, in Grecia, in Costa Rica e nel Dubai, svolgono la loro attività all’estero.
La dottoressa Lorena Freire docente dell’ISFAR per la formazione dei pedagogisti clinici ecuadoregni, ha parlato della propria esperienza di specialista e sulla convenzione tra l’ISFAR Post-Università delle Professioni e l’Universidad Nacional de Chimborazo. Il prof. Rao, presidente dell’ANPC Association Nationale Pédagogues Cliniciens, ha riferito circa il suo impegno professionale e istituzionale di presidente dell’Associazione. I numerosi colleghi pedagogisti clinici impegnati in Italia, che si sono alternati nell’esporre le loro relazioni basate sui nuovi orientamenti metodologici e diversi presupposti scientifici, hanno inoltre potuto dimostrare l’efficacia delle differenti tipologie di aiuto che può essere offerto alla persona; si è parlato creatività, di come ridonare il sorriso, di come essere genitori oggi, di tossicodipendenza, di demenza, di stress e di disagio psico-relazionale; tutti temi seguiti con grande attenzione. Le numerose esperienze illustrate, sono state, nella maggioranza dei casi, realizzate in collaborazione con altri professionisti tra cui medici, psicologi, terapisti della riabilitazione, presenti al congresso come testimonial, a dimostrazione di come sia possibile lavorare proficuamente con altri specialisti. Il trentennale del pedagogista clinico, il contributo scientifico apportato dal congresso e il piacere di vedere un foltissimo numero di partecipanti, hanno fatto nascere l’esigenza di questo editoriale. Concludo riportando una notizia molto importante, giunta durante i lavori congressuali, che è stata comunicata con queste parole: “Il futuro della categoria, mentre ancora una settimana fa si andava solo ipotizzando, oggi è già nel presente. Vi comunico l’avvenuta registrazione sulla Gazzetta Ufficiale di Bruxelles dell’EURO-ANPEC, la Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici e dell’Albo Professionale dei Pedagogisti Clinici Europei. Una notizia che testimonia ancora di più l’importanza della professione di Pedagogista Clinico, di cui possiamo essere orgogliosi”.

Guido Pesci

 

Il 21 marzo 1996 è una data da ricordare: la fondazione dell’ISFAR@ Post Università delle Professioni@(registrata a Firenze il 03/04/1996 al numero 2450). Da quel giorno sono trascorsi dieci anni di impegno costante nella formazione, la specializzazione e l’aggiornamento pre o post universitario. L’ISFAR, Post-Universitàdelle Professioni, azienda con Sistema Qualità, ente accreditato dal MIURMinistero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dal Ministero della Sanità (Provider E.C.M), dalla Regione Toscana per la Formazione Superiore e abilitato da varie Università italiane al tirocinio post-laurea, è l’unico ente formatorericonosciuto e autorizzato a rilasciare titoli per le iscrizioni agli Albi Professionali dei Pedagogisti Clinici@ (ANPEC) dei Reflector@(SIR) degli Psicomotricisti Funzionali@ (ASPIF), dei Mediatori Relazionali (MR) e dei Pedagogisti (SINPE). È altresì ente autorizzato dalla Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici (reg. Unione Europea n° 198364-2004)al rilascio del Certificato Europeo di Formazione, necessario per l’iscrizione all’Albo Europeo dei Pedagogisti Climci.
Oltre a soddisfare il fervore formativoconpropriescuolee istituti distribuiti in tutto il territorio nazionale (dodici sedi), l’ISFAR, per titolo statutario, promuove l’aggiornamento del personale dei Ministeri della Sanità, della Pubblica Istruzione, di enti e istituti pubblici territorialie provvede alla riorganizzazione dei servizi e alla riqualificazione del personale di Enti pubblici e privati. La Post-Università delle Professioni è inoltre in prima linea nella promozione di manifestazioni scientifiche nei vari campi di intervento delle scienze umane, anche in collaborazione con istituzioni internazionali nazionali e locali, nonché di studi e ricerche per la definizione di metodi, tecniche € tecnologie educative, terapeutiche e psicoterapeutiche di cui cura la diffusioneanche attraverso una propria attività editoriale. Un vasto e arditoimpegno,quello dell’ISFAR, che fin dalla sua costituzione, nel 1996,si è proposta di valorizzare in particolare la formazioneuniversitaria,facendo acquisireconoscenzeed esperienze nell’utilizzo di metodologie nuoveo innovative,assumereabilità nell’impiego di tecniche e strategie di intervento, saper prestare una deontologica attenzionealla persona, perfezionare ed innalzare le competenzeper svolgere un’ attività professionale. Tutti obiettivi raggiunti, impegni che nei dieci anni trascorsi riteniamo di avere ampiamente soddisfatto. È sempre al fervore dell’ISFAR Post-Università delle Professioni se molti laureati trovano nei corsi di Psicologia della scrittura, di DisegnoOnirico,di Psicodramma Olistico e di Consulenza Tecnica e Peritale presso il Tribunale, opportunità di integrazione di un conoscere e un sapere operativo che è divenuto vanto. Prima dello scadere del decimo anno dalla sua fondazione, l’ISFAR Post-Università delle Professioni, ha rivolto l’attenzione anche ai laureati in Psicologia, riconoscendo loro il diritto di poter agire professionalmente secondo il dettato dell’ articolo 1 dell’Ordinamento della professione di psicologo, che comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità, e ha istituito un corso di Pratica Professionale affinché acquisiscano abilità operative. L’impegno nei confronti di tutti coloro che si formano presso l’ISFAR Post-Università delle Professioniè di far acquisirecompetenze e abilità che siano riconosciute ed apprezzate, un fine garantito dalle tecniche e dalle metodologie protette da marchio registrato,realizzate e sperimentate dal Centro di Ricerca Scientifica dell’Istituto. Un patrimonio scientifico, tecnico e professionale assai cospicuo di cui può essere presa visione nei siti internet. Diciannove metodi, che consentono di favorire l’autonomia e la coscienza di sé, l’attentività e la mnesi, gli apprendi menti delle materie curriculari, le esperienze organizzativo-motorie, le coreografie fonetiche, sviluppare le funzioni emozionali, facilitare le modalità interattive e l’esplorazione del corpo, stimolare l’ immaginazione, schemi dinamici per il recupero delle gratificazioni, le visualizzazioni fantasmatiche, capaci di coniugare il soggetto a forze interiori più ricche e creative e le cromatoscopie per trasformare la confusione e la frantumazione originaria in immagini simbolichepositive definite. Al Centro di Ricerca Scientifica dell’Istituto si deve altresì lo strumentario, anch’ esso protetto da marchio e da brevetto, che consta di sei test a cui si aggiunge il brevetto della palla vibrocromatica o Touch-Ball. Il Centro ha al suo attivo anche 44 volumi, pubblicati da quattro diverse case editrici italiane, di cui è in corso la traduzione in lingua francese e spagnola. Tali pubblicazioni, nel loro numero e nel loro contenuto,rispecchi ano l’idea ispiratrice dell’ISFAR Post-Università delle Professioni, rivolta ad una nuova politica di vera prevenzione, ad un rinnovamento complessivo necessario all’ autorealizzazione dell’uomo, ad agevolare recuùperi di energia e capacità vitali. Un ideale, dunque, non astratto o formale, irrigidito in modelli fissi e immobili, inadeguato allo sviluppo e al progresso, ma un idealeche si traduceinun compito concreto e che richiede una costante verifica di contenuto e di metodo. È un’ esperienzaviva, quella della Post-Università delle Professioni, una battaglia condotta per offrire professionalità consolidate, rendere i laureati capaci di dischiudere potenzialità, personali completezze, definirne e fissarne la validità,favorireunastruttura profonda dell’esperienza e dell’identità, oltre che un prestigio reputazionale che trova sostegno nell’ affermarsi sul mercato mediante l’organizzazione, per le categorie professionali, di incontri, dibattiti, presenze in TV, convegni e congressi, siti internet. L’ISFAR Post-Università delle Professioni, consapevole di cosa significhiper il sociale dispiegare capacità professionali, energie etalenti, si è impegnata concretamenteproducendoun reale rinnovamentoo vantaggiosoper la collettività. Le linee di pensiero e la validità del sapere scientifico hanno contribuito ad una progressiva ascesa dell’ISFAR Post-Università delle Professioni, convalidata anche dal numero crescente di docenti impiegati, un riconoscimento che ha varcato i confini dell’Europa e che ogni settimanatrovalargaeco su riviste e giornali. Questa rivista, “Pedagogia Clinica Pedagogisti Clinici”@,che mi ha offerto lo spazio per l’Editoriale è anch’ essa un viatico delle innovazioni dell’ ISFAR Post-Università delle Professioni, conosciute e apprezzate dall’opinione pubblica, necessarie ad un indirizzo originale quale i nuovi tempi reclamano, alla vitalità culturale e al progresso sociale, contro ogni ritardo e anomia, per giungere ad una società caratterizzata dal diritto restitutivoe ad una densitàmorale che generi la coscienza collettiva. L’ISFAR Post-Università delle Professioni per la capacità organizzativae rappresentativa,muove su una prospettiva futura ottimistica: l’aumento del numero degli specialiste delle sedi di formazione nel mondo. Il decennale può essere salutato con entusiasmo, ma l’ impegno sociale e politico ci conduce oltre.

 

EDITORIALE 1/2007
Gli editoriali apparsi su questa rivista non avevano mai avuto un titolo guida, ma stavolta l’opportunità ci è data dall’ evento eccezionale della celebrazione del decennale dell’ ANPEC – Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici. Il movimento scientifico-professionale dei pedagogisti clinici, che nel 1974 trova le sue radici in Italia e nel mondo, guidato dal prof. dr. Guido Pesci, si è sempre più sviluppato e ha permesso di far crescere in buon numero gli affiliati al movimento conquistando una sempre maggiore visibilità e una opportuna credibilità sociale. Un movimento che si è riconosciuto nei principi ispiratori della Direttiva Europea del 1989, la normativa che sancisce l’istituzionalità delle associazioni. Nel 1997, il movimento dei pedagogisti clinici sempre condotto da Guido Pesci fonda, con atto pubblico, l’ANPEC – Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici e ne istituisce l’Albo Nazionale dei Pedagogisti Clinici, un’ Associazione registrata in Banca Dati del CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e, successivamente chiamata a far parte della Consulta di questo Consiglio. Nel 2004 l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Clinici trova riconoscimento istituzionale in Belgio dove viene costituita l’Association Nationale Pédagogues Cliniciens (ANPC), atto pubblicato nel 2002 sul “Moniteur Belge-Belgisch Staadsblad”, ovvero la “Gazzetta Ufficiale” del Governo Belga. A questo riconoscimento per la categoria dei pedagogisti clinici, che non è più solo italiana, se ne aggiunge un altroa<;saisignificativo,quello della costituzionedell’EURO- ANPEC (Federazione delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici in Europa) con l’Albo Europeo dei Pedagogisti Clinici, registrata presso l’Unione Europea nel 2004. L’ANPEC è nata con lo scopo di fondare l’Albo Nazionale dei Pedagogisti Clinici, qualificare la professionalità del Pedagogista Clinico, garantirne il livello professionale e formativo, promuovere iniziative volte a internazionalizzare la professione e svolgere attività di studio e di ricerca scientifica per lo sviluppo della conoscenza e dell’esperienza professionale. Fini a cui si aggiungono l’attivazione di congressi, convegni, manifestazioni scientifiche e seminari di studio, in sede nazionale ed internazionale, iniziative editoriali, collaborazioni con enti pubblici e privati, internazionali, nazionali o locali, movimenti o associazioni europee ed extraeuropee. Arditi obiettivi che con entusiasmo in questi dieci anni sono stati raggiunti e che hanno consolidato le basi per spingerci verso impegni futuri sempre più significativi. I metodi,le tecniche, le tecnologie,il materiale diagnostico e lo strumentario previsto nel programma di formazione per la professione di pedagogista clinico condotta dall’ISFAR Post- Università delle Professioni, e ideati dal prof. dr. Guido Pesci e dal suo team di ricerca, coperti da marchio registrato o da brevetto, sono stati riconosciuti dalla Federazione delle Associazioni Europee dei Pedagogisti Clinici e inseriti nel programma formativo.Una federazione che raggruppa, sostiene e protegge i diritti e gli interessi delle associazioni.
europee dei Pedagogisti Clinici, oltre che soddisfare la formazione e la conoscenza dei professionisti che rappresenta, il loro ruolo sociale ed economico. Una professione quella di pedagogista clinico, sostenuta da metodi efficaci, riconosciuti idonei a soddisfare i bisogni di soggetti con disagipsico-fisici e socio-relazionali, condotta con evoluta solidità scientifica e illuminato saper fare, che ha sostanziato assai favorevolmente il prestigio reputazionale dell’ANPEC.

Una struttura organizzativa e sapenziale la cui capillarità è originata dai direttori regionali e provinciali che per affermarsi sul mercato e mantenere vivo l’interesse e l’unità di categoria, attivano siti internet, promuovono seminari e dibattiti in TV locali e nazionali,e articoli su quotidiani e riviste. Un supporter importante nell’area territoriale è il Pedagogista Clinico”Specialista Supervisore” il quale espleta,su richiesta dei colleghi, attività di consulenza,di verifica e di definizione delle modalità adatte ad ottimizzare gli interventi, con l’evidente impegno di assicurare il corretto esercizio della professione sotto il profilo etico e deontologico. L’ANPEC ha fatto sì che i pedagogisti clinici, non più limitati ad una storia delle idee, elaborassero nuovi concetti per sfidare i vecchi e muovere verso cambiamenti esponenziali nei sistemi di aiuto. Lo sviluppo di principi e idee scientifiche nuove o innovative, hanno permesso al pedagogista clinico di avviare una trasformazione degli interventi e di essere conosciuto, apprezzato e riconosciuto dall’opinione pubblica, come lo specialista che propone una educazione strategica,dinamica e olistica, vera garanzia per la persona. La professione di pedagogista clinico può essere raggiunta solo dalle definite abilità e conoscenze richieste dalla Federazione Europea delle Associazioni dei Pedagogisti Clinici. Un’alta professionalità, sostanziata da trentadue pubblicazioni scientifiche, alcune delle quali tra breve saranno tradotte in lingua spagnola e francese, avvalorata e sostenuta da speciali modalità diagnostiche, da un fornito strumentario coperto da brevetto, da metodi, tecniche e strategie di intervento coperte da marchio registrato. L’ opinionismo partigiano di una categoria che nei primi anni settanta stava nascendo, accompagnato da una politica di tesi ideali e di idee auto-esaltanti, ha avuto vita breve, quella matrice culturale e scientifica è stata sostituita da un impegno organizzativo e professionale che ha consentito al pedagogista clinico di documentare all’ opinione pubblica il corredo di abilità e la perizia della sua identità. Nelle pagine che seguono, si può consultare e leggere i redatti di questi dieci anni apparsi in ANPEC Tribune su questa rivista, gli Echi della Stampa e la Rassegna Network. Testimonianze che, meglio di qualunque autoelogio, codificano significativamente gli obiettivi raggiunti dalla categoria rappresentata dall’ ANPEC e da ciascuno iscritto nell’ Albo Nazionale dei Pedagogisti Clinici.
La Redazione

 

Editoriale 1/2008
Il professor Giuseppe Talamucci, nato a Firenze il 20 ottobre del 1933, insigne neuropsichiatra, uomo di cultura e di metodo,membro del Consiglio Nazionale dell’Associazione dei Pedagogisti Clinici (ANPEC), docente dal 1997 dell’ISFAR Istituto Superiore Formazione Aggiornamento e Ricerca, nonè più al nostro fianco, la morte lo ha colto mentre, durante la degenza in ospedale, confermava il fermo, continuo e rinnovato proposito di tornare ad insegnare. A noi ha lasciato memoria di questo suo impegno nei confronti di una disciplina a cui aveva rivolto tutta la sua attenzione professionale. Maestro dei pedagogisti clinici, egli ha contribuito alla loro fomazione e al riconoscimento delle abilità professionali oltre i confini della nostra Nazione, in Europa e nel Mondo.

Tutti quelli che gli sono stati vicini hanno potuto sicuramente sperimentare il carattere schersoso e, per questoe per l’amicizia che mi lega a lui da tantissimi annisento l’obbligo di ricordarlo, nel modo in cui egli avrebbe desiderato, istrionico accompagnato dal suo risolini ironico da maledetto toscano malapartiano.
Era la persona che meglio ci rappresentava ed era a lui che veniva richiesto di condurre convegni e congressi, sempre pronto a lasciare stupiti; fiorentino arguto, era facile a motteggi e pareri scanzonati, come quelli sulla terapia, quando lamentandosi del contagio dilagante di questo termine utilizzato per ogni intervento che poteva far bene disse:”allora aggiungiamo anche la bisteccoterapia che certo male non fa”. Quanti hanno conosciuto il professore Giuseppe Talamucci in docenza lo conoscono anche per questi suio accenti e per come riusciva a mimare a rappresentare con il proporio corpo quanto andava dicendo, come riusciva a mantenere viva l’attenzione per intere giornate e terminare, come nel suo ultimo incontro a Roma, con un lungo applauso, così sentito e scrosciante che la moglie all’uscita gli chiese”applaudono te?” e lu le rispose “si, perchè?”, una risposta e una domanda che non mancarono di essere accompagnate dal suo sguardo.
Giorno dopo giorno , man mano che i pedagogisti clinici venivano a conoscenza di simile grande perdita mi hanno espresso sincere testimonianze di amicizia; in tutti è rimasto l’amico e con esso la forza spirituale animata dal suo impegno verso gli altri diligenza e correttezza di vita, principi fondamentali su cui si baa la pedagogia clinica e l’opera di aiuto alla persona del pedagogista clinico.
Un segnale chiaro di quando i pedagogisti clinici siano animati dai suoi insegnamenti , dai suoi desideri e dalla volontà di erigere con la pedagogia clinica un baluardo di speranza per tante persone in difficoltà. Sembra che con la sua scomparsa abbia voluto creare in ognuno di noi un maggiore accanimento nel portare avanti gli elementi della nostra categoria professionale. Forse consapevole di questo, ci guarda come quel fiorentino che guarda dopo che ha fatto uno scherzo.

 

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