Metodo Musicopedagogia®

Armonizzare il dinamismo corporeo  

 

Il metodo Musicopedagogia® viene presentato per la prima volta da Guido Pesci al Congresso “Pedagogia Clinica e Pedagogisti Clinici” tenutosi a Firenze dal 31 ottobre al 1° novembre 1998, ed è uno dei metodi con marchio registrato affidati in uso dall’ISFAR-Formazione Post-Universitaria delle Professioni ai pedagogisti clinici iscritti nell’elenco dell’ANPEC. Il metodo rivisitato nel 2013 non si affida più esclusivamente agli strumenti musicali, ma tiene conto dell’evoluzione della musica a garanzia dello sviluppo della persona. Da sempre in molti affermano che il canto è nato dall’imitazione dei versi degli animali, e che la musica ha una sua radice nel ritmo dell’esecuzione dei lavori, ed altri ancora che la ritengono una naturale evoluzione della comunicazione parlata. Spazi e tempi con cui si è iniziato a definire gli intervalli, punto di partenza di diversi sistemi di scale e base di relazioni numeriche per giungere a notazioni musicali che hanno visto inizialmente l’uso delle lettere dell’alfabeto e delle sillabe seguite poi dalle note e dal sistema del rigo musicale. Questa rivisitazione ha dato prova di quanto l’universo dei suoni e le possibilità infinite che lo accompagnano consentono alla persona l’occasione di integrazione e potenziamento di positivi risvegli e stimoli al cambiamento. Il metodo considera la musica un suono organizzato, inteso come patrimonio universale da cui l’uomo trae diversi valori sui quali sintonizzarsi e organizzarsi per la conquista dell’armonia e del piacere e, anziché affidarsi agli strumenti musicali, tiene conto dei suoni ambientali e naturali e dei tanti valori che sostanziano la pratica strumentale, corpi e oggetti capaci di produrre suoni e rumori, voci e canti inseguiti da cinestesie e dinamismi corporei animati dalla scoperta della durata, della sequenza e dell’intensità.

Una Musicopedagogia che si affida a gradazioni e sfumature ritmiche, armoniche e melodiche, utilizzate per agire sull’armonia del movimento, sugli apprendimenti, sull’intensità e la frequenza, e dare significato all’esperienza, con riflessi sul controllo dell’equilibrio posturale, il successo nell’abitare lo spazio e il rilevante potenziamento dell’espressione fonetica e verbale che trova in questa dinamica quella simultaneità di stimoli indispensabili per un significativo sviluppo; occasione in cui le scansioni fonatorie, sonore e ritmiche aiutano a rintracciare e dare validità alla presa di coscienza di Sé e l’espressione di Sé contribuendo così ad una reale integrazione sociale.

Il ritmo, l’armonia e la melodia, tripudio della musica, sono sempre presenti nel metodo, incastonati nell’opera pedagogico clinica che precetta l’armonia che si assapora integrata da varietà dei suoni e dei canti esenti da monotonia e noia. La musica viene tradotta in rivelazioni senso-percettive, ritmo-respiratorio-cinetiche, metafora che ha in sé una potenzialità che trasfigura il fatto fisico in dolcezza e sentimento, e che consente uno sviluppo e una crescita in armonia che riflettono sulle relazioni esistenti per trovare occasioni di intesa e di collaborazione, nuove sicurezze, promosse e garantite alla persona da espressività melodico-sonore realizzate in gruppi con soggetti di età diverse. Il metodo, ausiliario della Pedagogia Clinica (in aiuto alla persona), favorisce l’equilibrio del dinamismo respiratorio, una maggiore abilità organizzativo-cinetica, l’espandersi di abilità organizzativo-corporee, abilità e libertà di movimento, armonia e plasticità del gesto.

La complessa architettura metodologica della Musicopedagogia, nella propria concezione dinamica, ha intessuto nella struttura canto e voce, un disegno da cui ha potuto trarre effetti policromatici. Il metodo non trascura l’integrazione fra cognitivo, affettivo-relazionale e corporeo e promuove un costante dinamismo per dare vita al criterio di insieme sistemico delle funzioni e riesce a stimolare la persona nella sua globalità, favorirne lo sviluppo armonico e potenziarne le abilità per un costante rinnovamento. L’introduzione del canto ha avuto “lo scopo di far acquisire la capacità di controllare l’intonazione delle note, migliorare la qualità timbrica e modulare le variazioni di intensità, per questo è intonata su altezze precise del sistema musicale. Nel canto si sollecitano le capacità di produrre una buona risonanza della voce cantata, intonata sulle componenti della musica, facendo eseguire emissioni di suoni con cambiamenti dinamici e agonici, diverse altezze e timbri, codici con dinamismi creativi ed effetti significanti diversi. Per questo la pedagogia in aiuto alla persona si avvale con il metodo Musicopedagogia di questo patrimonio per potenziare e favorire le capacità espressive dell’individuo nel rintracciare ogni particolare sfumatura che caratterizza gli elementi vocali e musicali, gli accenti e le durate, le frequenze e le tonalità, gli andamenti e i tempi, le pause e le velocità, che vanno ad accrescere ogni processo di dinamica, ad arricchire prosodie, melodie ed emozioni” (Pesci, Mani, 2013 p. 52). Il canto assicura alla persona un corredo di esperienze organizzate sul significato narrativo e dichiarativo con espressioni gestuali, in costruzioni simboliche con il corpo,  ritmo e musicalità in cui trovano spazio il variare della melodia e del canto. L’organizzazione dei suoni generati mediante il canto e rintracciabili nella Musicopedagogia hanno dimostrato come raggiungere diversi obiettivi intesi ad armonizzare l’unità psicofisica, emotivo-affettiva e socio-relazionale ed ogni sua estensione cooperativa e capacità di scambio multicanale.

 

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