PEDAGOGIA CLINICA E LINGUAGGIO VERBALE

di Anna Pesci e Guido Pesci*

 

Il linguaggio verbale è un processo complesso, unico e tipico dell’uomo. Derivato da una funzione mentale, arriva a maturazione tra i 14 e i 18 anni di età e si forma attraverso l’essere individuo coinvolto in una permanente interazione con l’ambiente per mezzo di una modalità di espressione. È caratterizzato dall’insieme di segnali e simboli secondo regole convenzionali, con cui gli uomini comunicano ed esprimono concetti e sentimenti attraverso suoni articolati, organizzati in parole.

Allo sviluppo del linguaggio concorrono fattori biologici (sistema fono articolatorio, recettori sensoriali, sistema nervoso centrale), neurologici (localizzazioni corticali, specializzazione emisferica), neuropsicologici (motivazione, attenzione, memoria), affettivi e socio-ambientali. Si tratta di una meravigliosa e complessa funzione fisiomeccanica, psicocinestetica e senso-percettiva che sostanzia l’epigenesi elocutoria ed è estensione cooperativa della comunicazione.

Essendo un processo assai composito e articolato è indispensabile verificare la presenza di ogni eventuale aspetto frenante o inibente le competenze e abilità, e conoscere gli specifici bisogni individuali in modo da poterli ridurre o superare tempestivamente con un intervento appropriato, che sarà garantito solo dopo avere effettuato l’Analisi delle Potenzialità, Abilità e Disponibilità (PAD) richieste dalla Pedagogia Clinica, con cui si esplorano l’acutezza delle percezioni uditive, l’abilità nel riconoscimento dei rumori e dei suoni, degli engrammi percettivi o motori che caratterizzano il codice, l’impostazione di fonemi nella pronuncia delle parole e delle desinenze, gli arresti e le ripetizioni di parole, la competenza fonologica, la conoscenza del vocabolario o dell’espansione della frase e come il linguaggio verbale viene usato negli scambi interpersonali. In particolare provvedere alla ricognizione sulle capacità del soggetto nel distinguere la confusione dei suoni, fare una lettura delle deficienze appercettive dell’apparato fonatorio e le conseguenti confusioni nella differenziazione delle vocali, soprattutto fra vocali aperte e chiuse, tra suoni della stessa natura fonetica, tra suoni sordi e sonori, fra le labiali e le dentali, da cui dipendono anche gli andamenti melodici, prosodici, timbrici e temporali, modulazioni affettive, eloquenti espressioni sonore della personalità.

Sono tutte informazioni necessarie che aiutano ad individuare per mezzo di quali stimoli risvegliare agi espressivi ed emozionali e cogliere le ragioni per inserire in un percorso di aiuto pedagogico clinico i metodi Ritmo Fonico, Vibro tattile, Coreografia fonetica e Linguaggio-azione, o parti di essi.

Quattro metodi che, sostanziati da significativi principi e impegni operativi in cui la persona è protagonista, non mancano di esperienze educative capaci di emulsionare attitudini individuali o in stima gruppale per l’espansione del processo espositivo elocutorio.

Il metodo Ritmo Fonico basa i suoi principi sullo sviluppo di suoni e fonemi energizzati da ritmi che sincronizzano il flusso della parola e che incidono sull’evoluzione della funzione simbolica del linguaggio verbale. Il vissuto educativo perseguito da questo metodo accresce ogni produzione di suoni, parole e frasi, arricchisce sequenze spazio temporali, ritmiche ed organizzativo corporee, contribuendo a potenziare ogni condotta espressiva.

Il metodo Vibro tattile ha lo scopo di affinare le abilità a leggere ogni impressione vibrazionale della respirazione e della voce per mezzo di effetti trasmissivi tattili che informano e consentono al corpo di perfezionare i discriminatori sensoriali e più adeguatamente sintonizzarsi sul messaggio sonoro. Il corpo, sostentato dagli effetti vibratili della risonanza dei messaggi sonori, ne consolida la presa di coscienza e aiuta la persona a riorganizzare i propri schemi operativi per l’impostazione fonetica.

La Coreografia fonetica, affidandosi al suono, corredato e rinforzato da sequenze cinestetiche, mimiche e posturali, va oltre il pronunciamento verbale ed offre una dinamicità espressiva sostenuta da tracce illustrative delle emozioni che vengono tradotte in drammatizzazioni sceniche.

Con il metodo Linguaggio-Azione, il linguaggio orale si apprende nell’azione del fare per mezzo di stimoli molteplici e procedure varie e intense; esperienze legate al concreto e incentivi all’oggettivazione dei contenuti da cui può espandere l’afflusso elocutorio, rinforzato e organizzato dall’attività operativa.

Quattro metodi con cui si tiene conto dei tanti aspetti significativi del linguaggio verbale e che il Pedagogista Clinico® destina con efficacia operativa al processo di crescita e di mutazione.

*Tratto dal volume di Pesci A., Pesci G., Linguaggio. Strategie di intervento, Edizione Scientifiche ISFAR. La pubblicazione è affidata soltanto a coloro che hanno seguito la formazione presso l’ISFAR, Ente di Formazione Post-Universitaria delle Professioni®.

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