Già Socrate aveva intuito l’importanza del “conosci te stesso” per il raggiungimento maieutico della felicità. Ma il filosofo poco ci ha edotto sulle modalità di esplorazione del misterioso mondo dell’individuo agendo nell’ottica dell’astrazione che non mette in primo piano la sofferenza personale, bensì speculazioni filosofiche che non mirano ad un sostegno concreto dell’individuo.
La Pedagogia Clinica è una scienza che trova le risposte necessarie al vasto panorama dei bisogni educativi della persona attraverso modalità diagnostiche e metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale per raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri. Il “Conosci te Stesso” grazie al Dott. Guido Pesci (padre fondatore della Pedagogia Clinica e della nuova disciplina del Reflecting®) trova il suo significato legittimo nel Reflecting®: una nuova maieutica in cui l’individuo, aiutato a riflettere, riesce a tenere in mano le redini della propria esistenza e a guidare se stesso verso nuovi e più ampi traguardi superando disagi, difficoltà e contraddizioni alla conquista di una personalità libera ed armoniosa. In occasione dell’incontro della sezione dei Pedagogisti Clinici di Catania Guido Pesci spiega le differenze tra il metodo classico della psicoterapia e la metodologia della Pedagogia Clinica: “La Pedagogia Clinica è una scienza che ha trovato una sua espansione a partire dal 1974 quando noi ortopedagogisti maturammo l’idea che l’ortopedagogia fosse una disciplina troppo influenzata dalla medicina. Si volle creare l’opportunità di una pedagogia che potesse veramente esprimere la piena definizione di una scienza, che in quanto clinica, è da considerarsi in aiuto alla persona. Da qui il termine clinico in sostegno alla pedagogia venne definito la ragione dell’orientamento operativo sulla persona che favorisse l’individuo per uscire dalle proprie difficoltà e dai propri disagi. Metodi e tecniche, che sono state da allora, nel tempo, sempre più perfezionate, oggi sono delle ideologie e degli strumentari che ci sostanziano e tramite cui si è potuto dimostrare quanto il Pedagogista Clinico forte di queste metodologie, possa fronteggiare tante situazioni di disagio. La differenza tra la Pedagogia Clinica e la psicoterapia? Io sono anche uno psicoterapeuta e non ritengo che sia adatto fare un distinguo tra queste due discipline perché tutte e due sono indirizzate in aiuto alla persona e in quanto tali potrebbero essere considerate molto simili anche se diversissime nel campo applicativo. La psicoterapia è orientata a mantenere vivo l’interesse sul recupero dell’aspetto psico-emozionale e relazionale. La Pedagogia Clinica vuol tener conto della persona nella sua globalità e per questo ha messo assieme tutta una serie di tecniche che si rivolgono anche alla corporeità”.
Si stanno svolgendo dei corsi di formazione a Catania in materia di Pedagogia Clinica. In molti i partecipanti: sono previste anche future sessioni?
“Catania è uno dei centri che l’ISFAR (Istituto di formazione che ha sede a Firenze) tiene presente per la formazione in Sicilia, l’altra sede si trova a Palermo e c’è un’alternanza della formazione nelle due province. Esistono sedi di formazione in tutta Italia con corsi rivolti a gruppi di persone che siano interessate, dopo avere acquisito la laurea, ad assumere abilità professionali che diano delle opportunità alla persona di poter ritrovare tutti quegli equilibri indispensabili per poter fronteggiare adeguatamente la vita sia nello stare bene con se stessi sia nel rapportarsi adeguatamente agli altri riconquistando capacità ricreative nuove e diverse”.
Come mai oggi si manifesta l’esigenza di riacquistare capacità ricreative (al contrario di quarant’anni anni fa in cui l’esigenza probabilmente c’era ma era meno evidente) rendendosi necessaria la figura del Pedagogista Clinico®?
“Sicuramente i processi di mutazione nel sociale sono stati tanti. Del resto anche noi da ortopedagogisti negli anni settanta pensavamo e ritenevamo che l’ortopedagogia potesse essere quella scienza adatta a soddisfare tutte quelle esigenze di cui c’era necessità ieri come oggi. Si era individuato un percorso formativo da ortopedagogisti ieri, poi ci siamo resi conto che non era sufficiente e che era necessario mutarlo e da qui rintracciare in questa nuova professione un’occasione per intervenire adeguatamente in un sociale povero e impoverito, forse più di ieri? In tanti aspetti si. Basta pensare alla situazione della famiglia nella società contemporanea. Anni fa la famiglia era caratterizzata da numerosi componenti. Oggi la famiglia si è impoverita anche a causa della dualità dell’interesse-disinteresse nell’educazione dei figli: oggi sono tante le coppie di giovani che sono un po’ smarriti perché nessuno li ha messi in condizioni di un saper fare in aiuto ai propri figli. Marito e moglie hanno un figlio e nessuno ha insegnato loro come fare i genitori: è vero che è una cosa che non si insegna, ma sicuramente si possono acquisire degli orientamenti utili per essere adatti a chi vive con noi e ci può essere sempre una grande opportunità di conforto da quelle che sono le esperienze altrui. Quindi la società odierna è diversa da quella di trent’anni fa: a causa di tutte le sollecitazioni negative che ognuno vive, (che sono origine di tante situazioni di conflittualità che prima non erano cosi forti), le mutazioni sono state tantissime e le conflittualità dell’oggi sono capaci di disalimentare quegli equilibri che sono indispensabili alla persona. Da qui le persone che vivono in una sorta di disequilibrio psico-emozionale, affettivo, relazionale sono anche ostacolate da un corpo che erroneamente si pensa di poter rendere efficiente andando a pedalare o a correre dimenticando che, però, l’efficienza del corpo avviene in ragione di un volersi bene di un conoscersi e riconoscersi, scoprendo in se stessi tutte quelle potenzialità che abbiamo per poter parlare agli altri di noi anche attraverso la corporeità”.
Quindi la chiave per poter ritornare a se stessi e dare un riscatto alla sfera emozionale tornando a parlare di se stessi, in cosa potrebbe essere rappresentata simbolicamente?
“Una persona che è capace a stare bene in relazione a gli altri, lo sarà tanto più quanto è capace di stare bene in relazione con se stesso”.
Intervista della giornalista Marzia Vaccino
* Intervista apparsa su QTSicilia il 6 dicembre 2011 27
Come mai oggi si manifesta l’esigenza di riacquistare capacità ricreative (al contrario di quarant’anni anni fa in cui l’esigenza probabilmente c’era ma era meno evidente) rendendosi necessaria la figura del Pedagogista Clinico®?
“Sicuramente i processi di mutazione nel sociale sono stati tanti. Del resto anche noi da ortopedagogisti negli anni settanta pensavamo e ritenevamo che l’ortopedagogia potesse essere quella scienza adatta a soddisfare tutte quelle esigenze di cui c’era necessità ieri come oggi. Si era individuato un percorso formativo da ortopedagogisti ieri, poi ci siamo resi conto che non era sufficiente e che era necessario mutarlo e da qui rintracciare in questa nuova professione un’occasione per intervenire adeguatamente in un sociale povero e impoverito, forse più di ieri? In tanti aspetti si. Basta pensare alla situazione della famiglia nella società contemporanea. Anni fa la famiglia era caratterizzata da numerosi componenti. Oggi la famiglia si è impoverita anche a causa della dualità dell’interesse-disinteresse nell’educazione dei figli: oggi sono tante le coppie di giovani che sono un po’ smarriti perché nessuno li ha messi in condizioni di un saper fare in aiuto ai propri figli. Marito e moglie hanno un figlio e nessuno ha insegnato loro come fare i genitori: è vero che è una cosa che non si insegna, ma sicuramente si possono acquisire degli orientamenti utili per essere adatti a chi vive con noi e ci può essere sempre una grande opportunità di conforto da quelle che sono le esperienze altrui. Quindi la società odierna è diversa da quella di trent’anni fa: a causa di tutte le sollecitazioni negative che ognuno vive, (che sono origine di tante situazioni di conflittualità che prima non erano cosi forti), le mutazioni sono state tantissime e le conflittualità dell’oggi sono capaci di disalimentare quegli equilibri che sono indispensabili alla persona. Da qui le persone che vivono in una sorta di disequilibrio psico-emozionale, affettivo, relazionale sono anche ostacolate da un corpo che erroneamente si pensa di poter rendere efficiente andando a pedalare o a correre dimenticando che, però, l’efficienza del corpo avviene in ragione di un volersi bene di un conoscersi e riconoscersi, scoprendo in se stessi tutte quelle potenzialità che abbiamo per poter parlare agli altri di noi anche attraverso la corporeità”.
Quindi la chiave per poter ritornare a se stessi e dare un riscatto alla sfera emozionale tornando a parlare di se stessi, in cosa potrebbe essere rappresentata simbolicamente?
“Una persona che è capace a stare bene in relazione a gli altri, lo sarà tanto più quanto è capace di stare bene in relazione con se stesso”.
Intervista della giornalista Marzia Vaccino
* Intervista apparsa su QTSicilia il 6 dicembre 2011 27

