Adozione “dal sogno alla realtà”

Quasi sempre il tema dell’adozione viene affrontato in termini giuridici, pedagogici e psicologici, di rado però lo si inserisce in un’ottica di progettualità finalizzata alla organizzazione di interventi di aiuto e di sostegno ai soggetti che intraprendono il lungo percorso adottivo.
Nell’ambito della nostra professionalità siamo dunque chiamati a farci promotori di interventi pedagogico clinici che garantiscano ai protagonisti dell’adozione la possibilità di trovare spazi interiori nei quali creare quella culla psicologica entro cui l’accoglienza, la premura e la dedizione possano svilupparsi ed esprimersi pienamente e armonicamente.
La visione pedagogico clinica dell’evento della genitorialità, nelle situazioni storiche del Progetto, dell’Attesa, della Conoscenza, dell’Attaccamento e dello Sviluppo, si pone in un’ottica assolutamente originale ed ha il grande merito di validarsi anche nel caso della genitorialità adottiva. La straordinaria attenzione ai soggetti più che ai “periodi” ci ha permesso di andare oltre il concepimento biologico poiché, come sappiamo, molte coppie ricorrono all’adozione a causa dell’accertata impossibilità a procreare. Si può parlare dunque di un “concepimento mentale o nascita mentale” che passando per l’elaborazione di una necessità non soddisfatta, quella di un figlio naturale, giunge alla procreazione affettiva concretizzandosi nel superamento di questo disagio e nell’accoglienza di un figlio nato da altri.
Il Pedagogista Clinico® si soffermerà dunque sulle ripercussioni che può comportare, nelle situazioni storiche che riguardano l’evento, la non accettazione, la negazione o il vissuto emotivo-affettivo disarmonico legato alla realtà rappresentata dalla incapacità di procreare, di essere creatori di vita.
In Pedagogia Clinica si sostiene che “l’intervento pedagogico-clinico riferito alle nascite naturali si deve estendere anche alle nascite per adozione”. La genitorialità adottiva si trova ad affrontare compiti più ardui rispetto a quella biologica, in quanto nasce da un’esperienza di vuoto, “da un utero che non si riempie o che non è fecondato, da un seno che non nutrirà, da una mente che rischia di diventare infertile perchè non riesce a fantasticare un bambino nato da altri”. È in questo delicato momento che il Pedagogista Clinico® sosterrà la coppia ponendola nelle condizioni di elaborare il vissuto di vuoto nella direzione della filiazione affettiva, della realizzazione del desiderio di sentirsi ed essere genitori, di prendersi cura di un bambino attraverso un amore più che mai  incondizionato, di amare un figlio che al di là delle sue origini diventa completamento del grande progetto di costituirsi come famiglia. Il “vuoto” di partenza deve essere dunque riconosciuto ed elaborato, in modo che possa essere colta la dimensione di “doppia mancanza” insita nell’adozione: da una parte una coppia a cui manca un figlio, dall’altra un bambino a cui mancano dei genitori. 
Solo se l’adulto riuscirà ad integrare questi due aspetti, potrà compiere anche il passo successivo e quindi cogliere la dimensione di “doppia nascita”: due esseri diventano genitori e un essere diventa figlio attraverso la filiazione.( M. Farri Monaco, P. Peira Castellani, Il figlio del desiderio. Quale genitore per l’adozione? Bollati Boringhieri. Torino, 1994)
Se la coppia, a cominciare dal progetto e durante il lungo periodo dell’attesa, avrà fatto un lavoro propedeutico di elaborazione e passaggio dal figlio biologico sognato e immaginato a quello adottivo e giungerà all’incontro pronta ad accogliere il bambino “reale”, sarà più facile considerare questo momento come l’inizio di un buon attaccamento tra i genitori ed il bambino: i primi lo riconosceranno come figlio, quest’ultimo riconoscerà nello sguardo rassicurante dei genitori l’appartenenza ad una nuova famiglia. Non si correrà pertanto il rischio che i genitori restino delusi e si perdano nel tentativo illusorio di rintracciare nei tratti somatici, nello sguardo, nel carattere, nella postura del figlio elementi di somiglianza, al fine di ridurre le distanze e appianare le differenze.
L’esperienza di un percorso di aiuto pedagogico clinico, specificatamente creato come risposta ai bisogni dei soggetti coinvolti, può portare la persona all’apertura di infinite porte sul proprio mondo interiore, condurla alla conoscenza profonda di sé e delle innumerevoli risorse che possiede, alla conquista di punti di vista privilegiati da cui “osservare” i momenti più delicati della vita e trovare soluzioni adeguate ai disagi che ne possono derivare. Un intervento mirato all’accompagnamento e al sostegno della coppia genitoriale durante tutto il percorso al fine di consentire una padronanza dell’evento adottivo e il dominio delle dinamiche interiori, la costruzione di un sé genitoriale equilibrato, responsabile e consapevole. Un’ottica preventiva per ciò che concerne la sfera più ampia degli insuccessi nelle adozioni spesso corollario dell’impreparazione e della solitudine con le quali molte coppie adottive iniziano un percorso così impegnativo.

Mariangela Arcoraci
Pedagogista Clinico®