Agli albori della Pedagogia Clinica

di Eugen Galasso

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Il fondatore della Pedagogia Clinica  e del Reflecting, il prof. Guido Pesci, ha rintracciato in un lontano passato, in Asclepio o Esculapio e in Socrate, teorie e metodologie utili a queste discipline. Formidabili anticipazioni per la Pedagogia Clinica sono quelle che ci giungono da Asclepio, “dio della medicina e della salute”, figlio di Apollo e di Coronide, una principessa-ninfa (quindi Asclepio sarebbe propriamente un ”semidio”), educato dal centauro Chirone, quintessenza della saggezza ma anche e soprattutto dell’equilibrio e dell’armonia tra anima e corpo. Si dice che Asclepio fosse capace oltre di sanare, perfino di risuscitare i morti, il che avrebbe scatenato l’ira di Zeus, che lo riteneva un pericoloso sovversivo dell’ordine naturale del ciclo nascita-sviluppo-morte e così lo uccise fulminandolo. Un esempio di feconda (dovremmo aggiungere noi) hùbris, dunque, quello di Asclepio, di tracotanza, di voglia di andare oltre i ”paletti” tracciati dagli dèi, che “va” punita con la morte ma che poi non a caso innesca una reazione a catena. Infatti Apollo punisce i Ciclopi, coloro che a Zeus fabbricavano i fulmini… Un ”ordine naturale” (“cosmico”, per l’appunto) che, volendo proseguire nel ragionamento, ieri e talora anche oggi consente e tacitamente autorizza lo sterminio degli ”inferiori”, dei ”diversi”, ma qui rischieremmo di allargarci troppo, anche perché non è giusto incolpare gli Elleni di stermini non fatti in loro nome e avvenuti millenni dopo. Questo, beninteso, riconoscendo che nella ”querida Hellàs”, dalla polis e dai suoi diritti erano esclusi donne, schiavi, stranieri. Sicuramente, l’ “ordine” greco è quello che consente dal Caos (pienamente accettato all’inizio, poi invece ”sussunto” in una sintesi superiore) la nascita del Cosmo, dalla disarmonia all’armonia.

Dopo la sua “morte” (diciamo meglio il suo ”spegnimento/estinzione terreno/a”) Asklepiòs-Aesculapius diventa la stella ”Serpentario” (in greco Ophiocus, in latino Anguintenens), quindi assurge simbolicamente all’Empireo celeste.

Tra le fonti principali che nella letteratura greca richiamano la figura di Asclepio, c’è l’Eòe di Esiodo detto anche “Catalogo delle donne”, dove del dio della medicina si dice: ”D’amore unita Arsinoe col figlio di Lato e di Giove, Asclepio a luce diè, possente figliuol, senza menda” (Esiodo, I Poemi, Bologna, Zanichelli, trad. di E. Romagnoli, 1929, p. 119. La scelta della traduzione arcaica di Ettore Romagnoli è chiaramente voluta, perché rende al meglio la solennità del testo, la sua concinnitas nella brevitas, il che per un Pedagogista Clinico® come anche, con altre modalità, per un reflector, non è cosa da poco), in cui si notano alcuni importanti particolari, quali il ”senza menda”, accanto all’aggettivo ”possente”, ossia un climax: dire ”possente” è già molto, ma “senza menda” è molto di più e più significativo. Inoltre il tutto è collocato, pur in quest’opera estremamente frammentaria, in una dimensione che è quella dell’età dell’oro, quindi della felicità, dell’armonia. Non a caso, invece, molto dopo (frammento 125), si narra la storia di Asclepio che risuscita i morti e quindi viene poi ucciso-fulminato da Zeus: “e uccise, sdegnato, il figliuolo d’Apollo” (ibidem, p. 126).         

La seconda fonte-chiave è Eroda (Eronda, in altre versioni, talora Erode), mimografo del terzo secolo, quindi della piena età alessandrina, e in particolare il suo Sacrificio ad Esculapio in cui due borghesucce con le loro due ancelle vanno a portare sacrifici propiziatori al dio della medicina (otto mimi di Eronda sono disponibili in seguito a una fortunata scoperta ”casuale” di un papiro nel 1891 e al lavoro filologico di ricostruzione

dei frammenti, un lavoro di ”crux et delizia” in cui il primo termine di questa endiadi che sembra ossimorica non è da trascurare). Tra le scaramucce verbali e le polemiche ”bottegaie” tra le quattro donne, spicca il valore fortissimo dell’invocazione a Esculapio, che avrebbe già guarito vari mali e poi la dichiarazione, nel sottofinale, del custode del tempio, per cui “I sacrifici vostri son riusciti, o donne, e il bene annunciano” (Eronda e mimici minori, trad. di E. Romagnoli, Bologna, Zanichelli, 1938, p. 71. Ancora una volta la scelta della traduzione di Romagnoli si giustifica per il contrasto tra lo stile ”aulico” e solenne e il carattere complessivamente popolaresco, una eccezione “seria” al ductus comico del tutto).

I successi dei sacrifici e del climax trovano conferma negli splendidi bassorilievi del tempio: una vera e propria testimonianza iconica di questo inno vivente alla bellezza in ogni sua forma.

L’attenzione di Asclepio nei confronti dell’uomo e ciò che veicola la mitologia della letteratura greca hanno permesso di rintracciare straordinarie racines epistemologiche dei principi della Pedagogia Clinica, nonché utili orientamenti ai metodi del Pedagogista Clinico.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 14/2006)

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