Alessandra Lodetti

Avevo deciso di diventare una pedagogista quando ancora non sapevo che il lavoro che volevo fare da grande si chiamasse così.
Avevo 8 anni, nel mio palazzo viveva un ragazzo che mi incuriosiva molto, lo vedevo molto grande  ma comportarsi da bambino piccolo, con se aveva sempre una Barbie alla quale pettinava i capelli.
Un giorno, arrivò una tempesta molto forte, quasi improvvisa, io stavo rientrando da scuola a piedi e mi misi a correre verso il portone, aprii la porta e veci i primi scalini, quando il portone alle mie spalle sbattè con una violenza tale da riuscire a rompe i vetri.
Nello stesso momento il ragazzo stava scendendo le scale e avendo sentito il forte rumore corse veloce verso di me e mi abbracciò forte.
Lui era molto più alto e grosso di me, abbracciandomi mi avvolgeva tutta e tremava di paura, capi in quel momento che era un ragazzo fragile e sensibile, ma di certo non “grande”.
Nello stesso momento mia madre aprii la porta di casa e ci trovò sulle scale, mi guardò impietrita e mi disse: “Ale non avere paura, non ti farà male” io le risposi “mamma lui ha tanta paura non io.”
Entrambe le nostre madri sono venute a tranquillizzarlo e a staccarlo da me.
Questo episodio della mia vita mi rimase impresso per sempre, già li avevo capito che questa modalità di trovarmi a mio agio con “ragazzi speciali” poteva essere d’aiuto a loro.

Esperienze formative
Negli anni, l’interesse per gli studi umanistici e il mio temperamento di andare oltre a ciò che vedevo mi portò a iscriversi all’università nel corso di Scienze dell’infanzia a Firenze.
Ma il mio desiderio di essere ancora più afferrata e professionale in quelle materie che mi appassionavano tanto, mi ha portato a scegliere il corso magistrale in Pedagogia clinica e dirigenza scolastica.
Durante i due anni della specialistica e durante i diversi tirocini in area pedagogica, continuavo a sentirmi “insoddisfatta” sentivo che mi mancava qualcosa “del fare”, sentivo di aver studiato cosi tante teorie e correnti di pensiero che non capivo più la vera direzione pedagogica.
Un giorno camminando per le strade di Firenze vedo un manifesto “corso in Mediazione Familiare presso l’Istituto ISFAR”, era il 2014.
Il primo pensiero era rivolto alla sofferenza che avevo vissuto per via della separazione dei miei genitori e pensai che sicuramente era una formazione e un lavoro che sentivo molto affine con gli studi che stavo ultimando.

Esperienza formativa in Pedagogia Clinica
Fu solo durante il corso di mediazione familiare che entrai a conoscenza dell’Associazione ANPEC e della scuola di Pedagogia Clinica presso lo stesso istituto.
Non ci pensai due volte, mi iscrissi subito mentre già frequentavo il corso di mediazione e per un anno con tanto sacrificio in diversi aspetti, feci contemporaneamente entrambi.
Da subito l’entusiasmo e la curiosità furono i sentimenti principali, ma solo il primo incontro con il professor Guido Pesci, che avevo capito di aver  trovato concretamente ciò che stavo cercando da anni, avevo finalmente in mano quel fare che sentivo mi mancava, con metodi e tecniche che ho ritenuto fin da subito essenziali per una crescita armonica.
Dall’esperienza formativa agli impegni professionali
Dopo anni in più studi professionali a cui mi appoggiavo e molte supervisioni per essere certa stessi lavorando in conformità alla professione, nel 2021 ho fondato il mio studio, coronando il sogno di lavorare come professionista in aiuto alla persona.
Ma non finisce qui, oggi, grazie anche alle capacità acquisite come pedagogista Clinico®-, conduco formazioni e supervisioni tecniche per il Consorzio di cui faccio parte, sono diventata anche un componente del CTS dello stesso Consorzio, nonché componente del CDA.
Oggi mi trovo a coordinare, formare e supervisionare decine di educatori che operano nei servizi territoriali e scolastici spasi per l’Italia e a svolgere in studio la libera professione di Pedagogista Clinico®.