Anna Cassano

Dopo il conseguimento di una laurea in materie umanistiche,   è seguito un periodo di incertezze.  La mancanza di opportunità lavorative,  di obiettivi da raggiungere, ha motivato  la  ricerca di un nuovo percorso  di studi,  certamente  più  performante,  in grado di favorire davvero  l’ingresso nel mondo del lavoro. Da  questa prospettiva  ho  considerato  il    Master in  Pedagogia Clinica dell ‘ISFAR Firenze, con la direzione scientifica del Prof. Dott. Guido Pesci, iniziato  a Bari nel dicembre del 2002.  La professione  di   Pedagogista Clinico®,   regolamentata dalla legge 4/2013 e tutelata dall’ ANPEC,   è stata una opportunità  per pensare ad   un lavoro altamente qualificato, riconosciuto   in Italia e nel territorio europeo e oggi  anche  a livello  internazionale. 
L’acquisizione di conoscenze  specifiche e di competenze  tecnico-pratiche,  mi ha permesso, terminata la formazione, di prendere consapevolezza di  un  bagaglio professionale    qualificante,  definitosi  nel corso dei tre anni di formazione in cui  ho potuto apprezzare il ruolo specifico e ben riconosciuto dei formatori che hanno sempre dato valore ai contenuti disciplinari,  ai vissuti esperienziali ma anche alla  comunicazione, alla relazione,  creando un clima di benessere, facilitatore  di  apprendimento,  di crescita  e di evoluzione  del singolo  e  del gruppo.  Ho subito compreso che  l’intervento di aiuto alla persona  acquista valore quando si presta   attenzione alle dinamiche relazionali e alle loro interazioni nel contesto di vita. In tal senso,  grande   la stima verso il Prof. Guido Pesci, la Prof.ssa Anna Pesci, La Prof.ssa Marta Mani, Il Prof. Talamucci e tanti altri formatori che   attraverso i loro insegnamenti hanno trasmesso tanta motivazione e determinazione.
Il lavoro libero professionale è stato   subito una grande soddisfazione. Mettendo in campo competenze osservative, comunicative, conoscenze teoriche ed epistemologiche,   è stato possibile  concretizzare   l’aiuto alla  persona, a partire da una verifica attenta e scrupolosa  delle PAD  (Potenzialità, Abilità, Disponibilità) avvalendosi  di colloqui conoscitivi,  condotti in ottica pedagogico-clinica, di test e strumenti conoscitivi esclusivi, dell’ uso spiralizzato di metodi, strumenti e tecniche di aiuto. Non unico ma certamente il più significativo, l’intervento  di aiuto rivolto ad una  ragazza di 15 anni, giunta nel mio studio, per volontà della madre, dopo aver sospenso  il   percorso terapeutico con il  Servizio DCA della ASL territoriale, dopo  la conferma di un quadro di Disturbo d’Ansia con fluttuazioni dell’umore associato a Disturbo alimentare. La ragazza aveva seguito, come si leggeva nella relazione specialistica,  interventi di Psicoterapia Individuale, Psicoeducazione famigliare, Dietoterapia e Interventi Riabilitativi di Percezione corporea ma  in seguito ad una recrudescenza di sintomi  era stato ritenuto indispensabile un ricovero in struttura riabilitativa. Per espressa volontà del genitore, il  percorso  era stato interrotto. Dall’approfondimento Pedagogico-Clinico emergeva  mancanza di fiducia in se stessa, scarsa autostima, senso di inadeguatezza sociale. Benché  sensibile e con un alto livello di emotività, manifestava difficoltà a comprendere i sentimenti altrui e agiva  comportamenti di controllo, critici ed esigenti, nei confronti della famiglia e di se stessa. Questo produceva  stati di tensione profonda e di intolleranza   che portavano a forme di aggressività agita su se stessa oppure espressa all’esterno con atteggiamenti impulsivi. Emergeva   il desiderio di conquistare autonomia,  di ricevere attenzione,  riconoscimento,  stima.  L’ intervento di aiuto   si propose di ripristinare gli equilibri compromessi,  favorendo la riconquista del sé corporeo  attraverso coscienza e consapevolezza. In tal senso l’impiego di un ricco strumentario di intervento ma soprattutto del Discover Project ® verbalizzato ed agito,    garantì  esperienze partecipate per mezzo di un equilibrato dinamismo respiratorio  e di contrazioni e decontrazioni muscolari  che permisero  di acquisire una definizione topografica del proprio corpo fino a realizzare un corretto schema corporeo ed una puntuale coscienza di sé. Anche l’ impiego del metodo BodyWork® favorì  la percezione e  la conoscenza del corpo attraverso una stimolazione tattile che,  diminuendo la tensione psico-fisica,  consentì di
raggiungere stati  di equilibrio . L’ impiego del  metodo  Reflecting® permise alla ragazza  di capire se stessa, di conoscersi meglio, di entrare in contatto con le proprie esigenze, di rafforzare la propria consapevolezza individuale in rapporto al mondo relazionale, di vivere una  crescita personale. Grande  la gratitudine per una condizione di benessere che avvertiva  progressivamente,  per l’ascolto ricevuto,  descrivendolo come un importante momento di attenzione verso di lei, di interessamento a  cogliere  il senso più autentico e profondo dei suoi pensieri. Un momento importante in cui poteva condividere il dolore e la sofferenza per la mancanza di un padre, scomparso due anni prima  che si era sempre preso cura di lei, dedicandole attenzione e  condividendo con lei emozioni e passioni. Appare evidente come la professione del Pedagogista Clinico® sia diversa da tutte le altre perché  la Pedagogia Clinica   ha  una sua peculiare identità che deriva dall’ essere  un sistema coerente ed integrato di scienza,  ricerca e   pratica educativa.