Il mio desiderio, fin da bambina, era sempre stato quello di diventare maestra di scuola elementare così mi era sembrato del tutto naturale, finite le scuole medie, iscrivermi e frequentare l’Istituto Magistrale. Scoprii solo in seguito, in prossimità dell’esame di maturità, che era da poco nata la facoltà di Scienze della Formazione alla quale potevo accedere in continuità con il mio percorso scolastico e potermi così laureare in Scienze dell’Educazione. Dopo due anni di formazione uguale per tutti era richiesto di scegliere, per i successivi anni di frequenza universitaria, se orientarsi verso la specializzazione dell’insegnamento oppure avventurarsi nel mondo dell’educazione extrascolastica. Il percorso di studi mi metteva di fronte ad una scelta che non avevo in mai preso in considerazione ma che costringeva a riflettere su quale direzione prendere. Se il mio naturale orientamento era sempre stato, appunto, quello della scuola, stava di fatto nascendo in me un desiderio nuovo, quello di fare mio il mondo dell’educativo sganciandomi dal contesto scuola. Un mondo per me diverso, forse più creativo, meno prevedibile e certamente, per quanto mi riguardava, tutto da scoprire nelle sue diverse sfaccettature. Di fatto la scelta di lasciare il certo per lo sconosciuto e conseguire il titolo di Educatore Professionale Extrascolastico mi ha pienamente soddisfatto oltre che concesso, in brevissimo tempo, di inserirmi a pieno titolo nel mondo lavorativo su cui avevo deciso di scommettere.
Dall’esperienza formativa all’impegno professionale
Il percorso professionale da neo laureata ha preso il via presso una realtà orientata al sostegno di soggetti adulti con difficoltà a livello psichico e/o con un passato di detenzione in carcere. Un inizio subito impegnativo, ricco di stimoli e molto interessante. Occasione per iniziare a mettere in atto quanto studiato e “rubare” il più possibile il mestiere a chi, di questo lavoro, aveva già grande esperienza. In seguito ho ricevuto una proposta lavorativa che sembrava ancora più nelle mie corde e che ho deciso di accettare: mi sono quindi ben presto trovata a vivere quotidianamente la realtà della comunità educativa per minori, all’interno della quale ho potuto sperimentare sia il ruolo di educatrice che di coordinatrice. Per molti anni ho vissuto la dimensione del lavoro di equipe con altri educatori come me, sempre interrogandoci sul significato profondo e la reale ricaduta di quelle scelte educative che prendevamo con e per i ragazzi a noi affidati. Anche in questo caso spesso mi sono sentita sopraffatta dagli eventi e a volte priva di strumenti precisi e sicuri a cui fare riferimento. Quando sono diventata mamma non ho proseguito in una realtà che non dava la possibilità di vivere con serenità la nuova dimensione della mia famiglia e così ho scelto di orientarmi su un servizio che avesse orari ed impegni più conciliabili con le mie disponibilità. Mi sono occupata quindi della cura dei più piccoli, non solo i miei figli, lavorando per più di quindici anni presso un asilo nido presente sul territorio nel quale vivo. Tutte queste esperienze mi hanno molto gratificata, mi hanno permesso di vivere molteplici realtà ed avvicinare persone di tutte le età. Ho potuto crescere, acquisire sempre maggiore consapevolezza e competenza del mio ruolo educativo all’interno di gruppi di lavoro sempre ricchi e stimolanti. In particolare sentivo come il rapporto con i genitori era quello nel quale riuscivo ad esprimere meglio le mie caratteristiche e per le quali ero particolarmente apprezzata. Quando ho sento che l’età dei miei figli mi permetteva di tornare a pensare un po’ di più a me stessa e alla mia formazione personale e professionale, in modo “del tutto casuale” mi sono imbattuta in una locandina che presentava il corso in Pedagogia Clinica. Sono stata subito incuriosita e affascinata da quella scienza dell’educazione che mi avrebbe permesso di formarmi e rendermi competente in modo certo e concreto. Mi sono così iscritta al master con sede formativa Milano.
Il mio rinnovato percorso personale e professionale in qualità di Pedagogista Clinico®
Non posso usare altre parole se non quelle che “la Pedagogia Clinica mi ha cambiato la vita”. L’entusiasmo sempre crescente per questa scienza che si pone come opportunità di crescita partendo dalle proprie risorse ha fatto sì che, supervisionata e accompagnata dalla dott.ssa Marta Mani, aprissi il mio studio professionale ancor prima di aver presentato e discusso la tesi. Dopo qualche mese in cui convivevano l’impegno da dipendente e quello da libera professionista ho deciso di dedicarmi esclusivamente al secondo. Il progetto pedagogico clinico realizzato in una scuola dell’infanzia del mio territorio e il costante contatto con coppie di genitori e famiglie conosciute durante i tanti anni di lavoro in ambito educativo mi hanno infatti permesso da avere fin da subito grandi soddisfazioni: in diversi si sono rivolti a me nella mia nuova veste di Pedagogista Clinico® e ciò mi ha permesso di esercitare con passione e competenza questa nuova realtà lavorativa. Anche il ruolo di Referente d’area della regione Lombardia per le province di Como, Lecco e Sondrio ha permesso di inserirmi nel mio territorio con sempre più consapevolezza e voglia di fare rete, oltre che far conoscere ed apprezzare una presenza professionale davvero unica e preziosa. L’arrivo della pandemia ha segnato un momento di rallentamento e riflessione che mi ha però successivamente consentito di riprendere con ancora maggiore vigore, consapevolezza e convinzione la strada che avevo deciso di percorrere. In questi anni ho avuto diverse e varie opportunità di esprimere la mia formazione specifica attraverso l’attività in studio, il supporto come referente pedagogico in diverse associazioni ed aziende presenti sul mio territorio, l’ideazione e la realizzazione di progetti con persone di diverse fasce d’età sia in ambito scolastico che extrascolastico. Ho potuto godere sia della libertà data dal potermi gestire in autonomia che della piacevole condivisione scaturita dal lavoro di rete con altri professionisti. Attualmente faccio parte, con passione ed entusiasmo, di diversi gruppi di lavoro nei quali il mio contributo specifico, in concerto con quello di altri specialisti, apporta sguardi sempre nuovi, competenti e di valore all’interno delle diverse iniziative orientate alle relazioni di aiuto.
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