Antonella Bertolucci

La mia esperienza di Pedagogista clinico® è iniziata a novembre 2009. Ero un’insegnante di sostegno e sentivo fortemente l’esigenza di una formazione valida e specifica che mi consentisse di avere un approccio adeguato e puntuale con le persone con cui mi interfacciavo. Un giorno entrai in sala docenti e vidi una locandina che attirò la mia attenzione: a breve sarebbe iniziato un Master in Pedagogia Clinica che rispondeva in pieno ai miei interrogativi; pensai che quella fosse la mia grande opportunità. Ne parlai con mio marito e con i miei genitori, che mi avrebbero dovuto aiutare con la bimba di appena un anno. Mio padre, sempre lungimirante, mi disse che sarebbe stata una grande occasione di crescita personale e professionale e decise di regalarmelo, così nel giro di ventiquattro ore mi iscrissi. La formazione fu un’occasione preziosa per conoscere me stessa, per entrare in relazione con il mio corpo, per condividere con persone meravigliose il lungo viaggio che mi ha portato a crescere all’interno della mia scuola, dove nel frattempo ero riuscita a creare una rete di relazioni significative, tali da poter dar vita ad un progetto di aiuto alla persona. Alla fine della formazione il Dirigente scolastico, che aveva osservato e condiviso il mio percorso di crescita, mi ha proposto di presentare un progetto pedagogico clinico che mi vedeva impegnata nel sostenere alunni in difficoltà, famiglie e docenti. Il progetto prevedeva un’osservazione sistematica nelle classi e nelle diverse circostanze che mi venivano segnalate. L’osservazione è stata utile per capire come creare il gruppo di lavoro e il clima di fiducia, necessario ed efficace per realizzare la crescita armonica degli individui che lo componevano. Il lavoro ha attraversato varie fasi di sviluppo fino a vedere realizzata l’idea di un’inclusione reale dei bambini in difficoltà e delle loro famiglie, che si sono sentite accolte e protagoniste della vita scolastica dei loro figli. Le persone come docenti, alunni, genitori etc … sono state messe al centro del sistema scolastico, sono state considerate le loro esigenze e le loro potenzialità. La prima esigenza di tutte le componenti è stata la gestione dei conflitti; il lavoro svolto ha previsto per questo degli incontri volti a creare un clima di solidarietà e supporto reciproco. Questa rete di relazioni efficaci e significative ha sviluppato un’apertura verso il cambiamento, necessario alla realizzazione di una scuola inclusiva e aperta all’innovazione continua. In questo approccio di apertura, rivolto a tutte le componenti, abbiamo introdotto le UDA (Unità Di Apprendimento) che hanno portato alla realizzazione di un nuovo stile di insegnamento proteso alla personalizzazione dei percorsi di apprendimento. Tale modalità di insegnamento/apprendimento, con l’aiuto di varie metodologie, ha consentito a tutti gli alunni di contribuire, sentendosi parte integrante e protagonisti del processo di crescita. Il progetto ha visto tutte le componenti coinvolte nella realizzazione di una scuola pronta a valorizzare il singolo in ogni suo aspetto e il gruppo come opportunità di scambio ed interazione costante, volto alla costruzione di una comunità educante accogliente ed inclusiva. È stato possibile realizzare tutto ciò grazie alla formazione ricevuta e all’incontro con il Professor Guido Pesci, che mi ha motivato a credere nelle mie potenzialità e nella possibilità di creare un percorso di Aiuto alla Persona nella scuola o in qualunque altro contesto avessi deciso di operare