Precise motivazioni e aspettative mi hanno spinto a completare i miei studi di Pedagogia e Filosofia con un percorso, che esplorasse le complicate dinamiche socio-affettive, autentico tessuto del quotidiano vivere. Il rapporto con l’altro è il rapporto per eccellenza eppure nella nostra società, chiusi nel guscio del proprio ego, l’altro ci sfugge, non è mai pienamente conosciuto. Dietro le trincee degli atteggiamenti difensivi, ci isola, ci si svuota di una ricchezza autentica, perché l’essere umano è un ego che esiste insieme con gli altri per realizzarsi nel mondo. Il percorso formativo di Pedagogia Clinica, incontro dopo incontro, mi ha permesso d’acquisire non solo nuove competenze, ma soprattutto comprendere, riconoscere nell’altro quel valore, quell’unicità che fanno di ogni essere umano un mistero da scoprire. I metodi, le competenze, sia tecniche che umane offerte dalla Pedagogia Clinica mi hanno aiutato e permesso nell’ambito scolastico (fino al 2008) e nel mio studio privato (ove proseguo la mia professione) di aiutare persone ad affrontare disagi e disabilità cognitive, di aiutare ragazzi e adulti al fine di favorire il loro integrarsi nell’ambiente, ove maggiori emergono le fragilità e le difficoltà affettive-relazionali. Nell’esercizio della mia professione di Pedagogista Clinico® ho sempre dato fondamentale importanza alla costruzione dell’identità personale dell’individuo, aspetto che si sviluppa di pari passo con la socialità, soprattutto nei ragazzi ove forte è il rischio del condizionamento e del conformismo offerto da modelli spesso fuorvianti, a cui sovente si aggiunge quella crisi adolescenziale che Anna Freud spiega essere originati da meccanismi di difesa quali narcisismo, scissione, intellettualizzazione, ascetismo. Mai dimenticare che la percezione personale, da cui si plasmano atteggiamenti e comportamenti, sono sempre conseguenza di una risposta alle influenze sociali, esterne. Metodi e principi propri della Pedagogia Clinica offrono un’impareggiabile occasione a interagire e a socializzare con gli altri perché il processo di individuazione del sé, che avviene a livello inconsapevole, è imprescindibile dal legame tra individuo e società. Ho affrontato nel tempo situazioni disagevoli, ove angosce disturbavano l’equilibrio emozionale dell’individuo, rendendolo inadatto ai rapporti sociali. La causa è quasi sempre da ricondurre ad una debole e insicura “Immagine di sé” radicata su una bassa autostima ovvero sull’assenza quasi totale di fiducia nelle proprie capacità e nei propri mezzi; talvolta basta indurre un piccolo cambiamento nella percezione di sé per generare un impatto inaspettato, che può innescare un lavoro interiore per attivare una maggiore consapevolezza di sé e quella necessaria fiducia nei propri valori e capacità e “gettarsi”, come dice Carl Rogers, “completamente nella corrente della vita”. Gli strumenti offerti dalla Pedagogia Clinica, possono dare, come ho realmente sperimentato, un notevole contributo. Cito un esempio che molti anni fa destò stupore tra i miei colleghi del liceo, ove insegnavo filosofia: un ragazzo, timido, impaurito, considerato troppo fragile dagli insegnati ed evitato dai compagni, era candidato ad un’inevitabile bocciatura (era approdato al terzo anno con grande difficoltà e sempre con corsi di recupero). Era finito da poche settimane il primo quadrimestre ed io avevo iniziato a spiegare la filosofia di Aristotele. Per aiutare il ragazzo, ho usato il metodo Self® per favorirne un giusto equilibrio e un sereno adattamento. Durante la spiegazione mi avvicinavo al banco del ragazzo per avere la sua attenzione (era avvilito e rassegnato), ogni tanto mi rivolgevo alla classe facendo delle domande strategiche. Il ragazzo era facilitato a rispondere data la sua maggiore attenzione per la mia vicinanza Quando lui rispondeva correttamente, lo elogiavo. Ho continuato per ben due mesi tale procedura e il risultato è stato sorprendente, non solo il suo rendimento scolastico era migliorato in filosofia e storia, ma anche in altre discipline. Alla fine è stato promosso con il solo corso di recupero in matematica. È bastato poco e il ragazzo, evitando la bocciatura, ha ritrovato, riprendendo le parole del prof. Guido Pesci, importanti risposte strutturate sul risveglio psico-emozionale-affettivo. Ho aiutato il ragazzo utilizzando anche il metodo Bon Geste® per disinibire, per dare sicurezza, rafforzare l’immagine di sé. L’anno seguente è stato promosso. Ho ripetuto altre volte con ragazzi e ragazze tale procedura con successo. Devo aggiungere che un aiuto prezioso è stato offerto dalla Musicopedagogia®, metodo che ho largamente impiegato e continuo ad utilizzare nel mio studio privato con ragazzi e adulti (mi valgo anche delle mie competenze musicali e di storia della musica). La Musicopedagogia®, unita ai metodi Bon Geste®, Prismograph®, Discover Project®, “Educromo®, ha permesso nella mia esperienza professionale di: 1) di creare, nella persona, condizioni di stabilità creativa, di maggiore autonomia; 2) di migliorare la comunicazione interpersonale, fortificando le capacità cognitive, mnestiche e d’attenzione. Devo, però, chiarire alcuni punti fondamentali 1) Riguardo alla Musicopedagogia® e utilizzo due modalità: a) Ascolto di musica Barocca (movimenti scelti: Adagio e Largo), esempio il Preludio di A. Corelli ( adagio); Largo in Do Maggiore di A. Vivaldi. Dopo l’ascolto (durata 4 minuti) la persona è invitata ad esprimere le proprie sensazioni ed emozioni. b) Uso di strumenti percussivi (xilofono, maracas, cabasa, steel tongue drum facilmente trasportabili), la persona deve scegliere quale strumento suonare e descrivere, poi, le proprie emozioni e sensazioni. 2) Ogni incontro è stato sempre preceduto da una Analisi Storica Personale, tecnica che “offre all’individuo un’eccellente “occasione di esplorazione della propria storicità”, aiutandolo alla comprensione di propri disagi e squilibri. 3) Ho iniziato a utilizzare la Pedagogia Musicale e gli altri strumenti proposti dalla Pedagogia Clinica nel liceo scientifico dove insegnavo. Nell’anno scolastico 1999-2000 l’istituto mi aveva assegnato l’incarico di “Componente della Commissione per il CIC – Educazione alla salute”. Per otto anni ho svolto l’incarico. E’ stata un’occasione privilegiata per applicare gli strumenti e le tecniche proprie della Pedagogia Clinica: creando (grazie a tali strumenti e tecniche) “un’atmosfera rilassante”, “facendo parlare lo studente liberamente e incoraggiandolo” si stabiliva una comunicazione non solo espressa verbalmente, ma anche a livello non verbale. Gli studenti, che chiedevano di essere aiutati, erano facilitati a focalizzare gli aspetti più pregnanti della loro vita, a capirsi, a concentrarsi sui propri problemi e interessi a tutto vantaggio di una partecipazione scolastica e non solo scolastica più attiva e proficua, in quanto liberi dall’onnipotente opinione dell’insegnante e dall’intervento talvolta demolitore dei compagni, sicché le nuove acquisizioni producevano, grazie al superamento dei disagi, rapporti interpersonali più autentici e spontanei. Attualmente proseguo nel mio studio privato la professione di Pedagogista Clinico® con persone di ogni età. I risultati sono incoraggianti. Concludo sottolineando che anche la mia persona ne ha tratto beneficio, i miei rapporti interpersonali, nel tempo, sono notevolmente migliorati, a tutto vantaggio di una comunicazione più distesa e feconda., che mi ha permesso, durante gli anni di insegnamento, di evitare conflitti ed attriti con i colleghi.
© 2021 ANPEC - ASSOCIAZIONE NAZIONALE PEDAGOGISTI CLINICI, VIALE EUROPA 153 - 50126 FIRENZE (FI) C.F. 94064430484
PRIVACY POLICY

