Apprendere con gli ipertesti

L’idea di utilizzare il computer come supporto di ausilio all’apprendimento nasce con l’Informatica Didattica, una disciplina unitaria che ha come oggetto di studio l’applicazione del computer al processo educativo. La stessa disciplina opera in ambiti che variano dalla stimolazione di apprendimenti legati alla trasmissione delle conoscenze (sapere), alle abilità (saper fare), agli atteggiamenti (saper essere). Il termine di Informatica Didattica muta, a seconda degli obiettivi, in Computer Based Instruction, Computer Based Training e Computer Based Education. La C. B. E. condivide il suo campo di interessi con la maggior parte delle scienze umane, quindi la pedagogia, le scienze cognitive, le scienze dell’educazione, la psicolinguistica, la sociologia. E’ proprio avvalendosi dei contributi di chi opera in tali ambiti (quindi Pedagogisti e psicologi o esperti di processi educativi e insegnanti) che la CBE trova la sua occasione di revisione critica e di crescita verso un più diffuso e consapevole utilizzo. Chi opera nell’istruzione, da sempre, si avvale di strumenti che possono concorrere a migliorare la qualità del messaggio, l’efficacia espositiva e, di conseguenza, il livello di apprendimento degli allievi.
Il computer, in quanto strumento in grado di operare una comunicazione simbolica e iconica con l’uomo, non poteva restare escluso dall’insieme di quei sussidi di cui l’insegnante si avvale per rendere più valida la propria comunicazione didattica. Per sua natura, il computer non nasce come oggetto dedicato a realizzare una funzione specifica, ma può, a seconda del software utilizzato, diventare una perfetta macchina da scrivere, un fax, una macchina di calcolo, un riproduttore di giochi interattivi e anche uno strumento per trasmettere conoscenza.

Ipermedia ipertesti
Sebbene presentati in chiave innovativa alcuni dei primi (ma anche più recenti) sistemi informativi definiti “didattici” si basano su un “pouring model, un modello di studente tipo tabula rasa nel quale il sistema didattico riversa le proprie conoscenze, mentre i paradigmi attuali sottolineano l’aspetto non passivo, ma attivo e costruttivo dell’apprendimento. A proposito della stimolazione dell’aspetto costruttivo della conoscenza, le scienze cognitive si sono occupate, negli ultimi dieci anni, di una particolare classe di oggetti informativi che hanno riscosso un  notevole interesse: gli ipertesti e gli ipermedia. Il termine ipermedia identifica comunemente un’organizzazione di dati composta da nodi di informazioni di natura diversa – come testo, musica, immagini grafiche o film – collegati tra loro da una rete di legami associati detti links. Il prefisso iper serve a distinguere questi sistemi informativi dai multimedia, con i quali condividono peraltro la varietà delle fonti da cui sono veicolate le informazioni – dischi ottici, compact disks, videocamere, schermi, video, impianti audio, proiettori. Poiché anche in un ipertesto non è escluso l’utilizzo di metafore visive e riferimenti sonori per mediare le informazioni, non si ritiene opportuno compiere una separazione netta tra le due classi di applicazioni. A differenza della pagina stampata, che nasce concepita per essere letta dall’inizio alla fine secondo una modalità esplorativa e multidimensionale (profondità oltre che sequenzialità), molti oggetti presenti dentro all’ipermedia – parole, disegni o bottoni – possono essere trasformati in oggetti vivi, che una volta attivati per mezzo di un clik del mouse, trasportano il lettore dentro ad un’altra unità di informazione e da questa ad altre, secondo una modalità di lettura detta navigazione. I gradi di libertà di cui dispone il lettore e l’alto livello di interattività con il supporto di conoscenza ipermediale garantiscono una partecipazione attiva e una personalizzazione dei percorsi sulla base di un proprio stile di lettura.

L’ipermedio didattico
Per qualificare un sistema ipermediale come didattico non è sufficiente riunire insieme diversi tipi di dispositivi per rendere disponibili testi ed immagini. Ipertesti e ipermedia vengono già avvicinati nell’esperienza di Internet, ma in un approccio di fruizione passiva più che di costruzione attiva. Il grande contenitore di informazioni, dove i nessi tra dati sono basati in modo preponderante sul concetto di semplice link o associazione, di per sé non garantisce la conoscenza se non in modo occasionale e per serendipità e a costo di molte ore di navigazione. Quali sono gli aspetti che hanno fatto pensare all’ipermedia come ad un supporto per i processi educativi?

  • Il primo è la sua vicinanza ai linguaggi della quotidianità.
  • Il secondo è la sua compatibilità con un modello di rappresentazione delle conoscenze che si accorda con le teorie cognitive, le quali vedono la memoria umana strutturata come una rete semantica.
  • Il terzo è l’interattività che consente la partecipazione attiva al processo di apprendimento da parte dell’allievo.
  • L’ultimo e non trascurabile è il suo aspetto di facilitatore del lavoro cooperativo.

I linguaggi della quotidianità.
Ormai ognuno di noi fa quotidianamente esperienza di multimedialità. Gli spot televisivi, il brano di un film, l’immagine di un rotocalco, un jingle radiofonico si fondono insieme in uno spazio mentale che è già ipermediale. Una volta aumentate le fonti di esperienza indiretta, oggi dobbiamo buona parte di ciò che siamo e di ciò in cui crediamo proprio alla multimedialità La TV giornalismo e la spettacolarizzazione delle conoscenze forniscono alcune e discusse esperienze, ma sono tutor a linguaggi più letti, perché più vicini alla televisione di consumo.

Compatibilità cognitiva
Il multimediale piace perché fruisce di zone corporee e mentali più estese di quelle impegnate nella lettura del libro (ambiente monomediale). Un ipertesto non produce una frattura, né introduce dimensioni non note, bensì razionalizza e consente ulteriori espansioni ed articolazioni in un solo ambito, non cartaceo. Un buon ipertesto può diventare un ottimo strumento di apprendimento, qualora sappia inglobare in sé i livelli più avanzati di didattica basata sul testo scritto.

Gli aspetti educativi, preventivi e terapeutici.
È necessario attivare il senso critico dei bambini per attrezzarli, nel flusso dei messaggi di cui vengono massicciamente investiti, di difese contro i rischi di omologazione immaginativa e ideativa che il consumismo mass-mediale comporta. L’esposizione consapevole del bambino ai vari media è fondamentale già nella fascia di età della scuola materna, dove è importante intervenire per ricondurre l’allievo dall’approccio consumistico del quotidiano ad una serie di esperienze dirette e guidate che trovano nella scuola il luogo più adatto in cui attualizzarsi.
Il ricorso al software può coadiuvare il lavoro di terapisti e insegnanti nella riabilitazione di soggetti con difficoltà di lettura e calcolo, nel presentare esercizi e percorsi di comprensione graduati personalizzabili. I moderni ausili informatici, come le tastiere speciali per non vedenti, sintesi vocali e sensori di movimento, possono rappresentare le protesi comunicative di soggetti fino a ieri esclusi dalle interazioni con l’insegnante, i compagni e le comuni attività di classe.
Il computer è lo strumento che non giudica, non fa fretta e non si annoia mai. Una recentissima applicazione del computer in ambito psicoterapeutico nasce in Inghilterra e viene già utilizzata anche in Italia per il trattamento dei bambini autistici e di soggetti affetti da ansia e difficoltà di socializzazione.

Facilitatore del lavoro cooperativo
Uno degli aspetti più accattivanti dell’ipertesto non risiede tanto nella sua progettazione e realizzazione, quanto nella sua applicabilità di un detto famoso che suggerisce: “quando vogliamo imparare qualche cosa il modo migliore per farlo è cercare di insegnarlo agli altri”.
Un ipertesto induce l’operare dell’insegnante, stimolando la ricerca, la comprensione di termini, raffinando le capacità di sintesi e i parallelismi associativi; le relazioni tra concetti e le categorizzazioni. Ciò è possibile perché l’identificazione degli oggetti del sapere –“Insegna l’argomento agli allievi”– si frantuma in una serie di oggetti/soggetti attivi che scompongono e ricompongono l’esperienza della conoscenza in un processo fruttuoso ed arricchente da molti punti di vista. Non solo, quindi, uno strumento per trasmettere qualcosa di già dato, ma per sviluppare una nuova sensibilità culturale. Un vantaggio non secondario dell’utilizzo dei supporti informatici nell’educazione risiede nello stimolo delle capacità cooperative, perché spesso la regia di un ipermedia comporta la presenza di più soggetti dedicati ad aspetti diversi, siano questi la grafica, l’audio, l’animazione o il testing. Per questi motivi è riconoscibile quale strumento di integrazione per il soggetto disabile o in difficoltà di apprendimento e comportamento.

Il Pedagogista Clinico® come esperto di processi educativi
Nel caso dell’ipertesto non è possibile far coincidere il concetto psicologico di ipertesto con quello informatico, poiché persistono imprescindibili implicazioni che ineriscono la struttura della conoscenza, l’interazione uomo macchina ed aspetti affettivo motivazionali, che prescindono dal software o dal sistema autore con cui verrà realizzato. Il problema della conoscenza, quello dei modelli di apprendimento, della compatibilità cognitiva non sono problemi informatici e non sono spesso posti in evidenza in quanto non facenti parte del dominio di conoscenze custodito dall’informatico. In questo senso l’apporto dell’umanista è fondamentale, proprio per dare voce alle richieste dell’insegnante, dell’educatore o della struttura scolastico educativa che ha una richiesta di software didattico per favorire allievi in difficoltà di apprendimento o per promuovere il lavoro cooperativo nel gruppo classe.

Conclusione
Ritengo possa esistere un territorio nuovo nel campo della creazione e interazione con i programmi di apprendimento, che può rendere più gratificante il lavoro dell’insegnante e più attiva la partecipazione degli allievi. A patto che negli obiettivi educativi siano presenti quegli elementi di attenzione agli aspetti dell’autonomia, di stimolazione polisensoriale, di affettività e relazione con gli altri che particolare importanza rivestono nell’integrazione e nell’intervento sulla disabilità.
In questo senso l’ANPEC, l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Clinici, sta operando per corredare la figura del Pedagogista Clinico® di competenze che realizzino adeguatamente l’incontro tra tecnologie e teorie educative e favorire l’insegnante e l’educatore nell’elaborazione del progetto educativo migliore, dove lo scopo non è quello di avere prodotti software per allievi standard, ma per mettere in rilievo l’individualità e la differenza.

Natalizia Callipo
Pedagogista Clinico®