Barbara Montesi

Il primo passo verso la formazione in Pedagogia Clinica è stata l’informazione, casuale, ma avvenuta al momento giusto grazie ad un cartellone pubblicitario del Convegno di Pedagogia Clinica che si è svolto nella mia città: “Strategie in aiuto alla Persona: La Pedagogia Clinica nel Progetto di Vita” Fano, 2005. In quegli anni ero coordinatrice di una Casa-famiglia residenziale che ospitava bambini dai 6 ai 18 anni. Mi occupavo di tematiche legate al disagio affettivo e socio-relazionali e curavo rapporti di interfaccia con gli Enti preposti all’accoglienza (Tribunale Minorenni, Servizi Sociali, Scuola) a favore di situazioni che avevano a che fare con il dolore dovuto all’abbandono e separazione. Decisi di partecipare al Convegno perché ero interessata a conoscere una nuova Disciplina come la Pedagogia Clinica; ricordo, in particolare che mi attrasse la dicitura “Progetto di Vita” per l’attenzione che si poteva già intuire alla globalità della Persona nel Suo unico e speciale percorso evolutivo, secondo un approccio olistico. Quel cartellone era stato affisso dalla Dr Paola Corradini che si era occupata della parte organizzativa del Convegno e che a distanza di anni devo ringraziare per la sua autenticità nella trasmissione dei principi della Pedagogista Clinica e per essere stata un valido punto di riferimento sia nell’orientarmi nella scelta di iscrivermi alla Scuola di Specializzazione Post universitaria ISFAR – Firenze sia per la sua disponibilità al confronto professionale, nei primi anni successivi alla Formazione. Gli anni della formazione sono impressi nella mia memoria come estremamente arricchenti per le esperienze di grande spessore sicuramente professionale ma anche personale. Ho potuto conoscere le basi epistemologiche della Disciplina Pedagogia Clinica che è stata riconosciuta come scienza autonoma basata su principi ispiratori formalizzati dalle opere del prof. Guido Pesci dal 1974 e trova nelle tecniche, metodologie e strumenti propri la specificità della professione. Così, ho potuto far confluire la parte sociale e quella educativa, considerato che sono anche insegnante specializzata, in una attività libero-professionale che dal 2012 mi permette di occuparmi prevalentemente di prevenzione delle difficoltà negli apprendimenti scolastici. Nel mio studio-atelier accolgo i genitori che decidono di condividere un percorso che permetta al proprio figlio/a di far emergere le potenzialità, abilità e disponibilità necessarie per riattivare le risorse finalizzate alla crescita armonica, secondo nuovi equilibri nel rapporto con se stessi e con gli altri. Inoltre, negli ultimi otto anni mi sono occupata della formazione agli insegnanti in qualità di Pedagogista Clinico®, come risorsa interna agli Istituti scolastici, in cui svolgevo l’incarico di referente per l’inclusione. Prima per gli a.s. 2016-2017 e 2017-2018, con l’approvazione del Collegio Docenti per l’Istituto Comprensivo Vallefoglia di Pesaro e poi per l’a.s. 2021-2022 l’istituto Comprensivo Padalino – Fano (PU), la formazione del personale docente ha avuto l’obiettivo di cogliere sul campo quali fossero le particolari esigenze che emergevano dal tessuto socio-educativo, quali le reali necessità e bisogni sul piano pedagogico e didattico, le buone prassi di sostegno inclusivo Svolti nell’arco dei mesi di novembre-giugno i “Progetti di prevenzione delle difficoltà negli apprendimenti” si sono articolati in moduli operativi che hanno impegnato le docenti in una prima fase di formazione. Lungi dall’attribuzione di etichette diagnostiche la formazione ha offerto un’opportunità di riflessione sui primi passi da compiere verso una programmazione consapevole ed un’autentica valutazione degli apprendimenti, in quanto mira all’adeguamento delle metodologie educativo-didattiche alle risorse proprie del bambino e della classe, per la conquista delle competenze globali di base. Al termine, sono stati forniti a tutte le docenti materiali e strumenti operativi per il recupero delle abilità carenti e la valorizzazione del potenziamento di sviluppo individuale. Il presupposto fondamentale dell’iter formativo è stato il “come” porsi nella maniera migliore nei confronti dell’alunno/a per essere da questo/a orientati verso l’individuazione dei suoi reali bisogni. In particolare, alle insegnanti è stata offerta l’occasione di acquisire conoscenze sulle modalità di osservazione ed indagine conoscitiva dei prerequisiti delle abilità strumentali, in modo da utilizzarli attraverso esperienze concrete nelle sezioni/classi per favorire l’emergere delle specificità dello sviluppo psico-fisico e socio-relazionale degli alunni e rendere possibile “buon” passaggio tra i due ordini di scuola. Guida e supervisore in questo percorso formativo per i docenti, per lo spessore della sua professionalità, passione e grandissima umanità, è stata la Prof.ssa Anna Pesci, che mi ha aiutato a crescere professionalmente e con la quale ho avuto l’immenso piacere di condividere l’interesse per la prevenzione delle difficoltà negli apprendimenti fin dalla scuola dell’infanzia. L’assunto di base che si ricava dai principi propri della Pedagogia Clinica è che la rilevazione precoce delle difficoltà non può limitarsi esclusivamente ad interventi di segnalazione ai Servizi preposti. Costituisce, piuttosto, il primo passo per la progettazione e la realizzazione del programma di recupero e l’adeguamento delle strategie educativo-didattiche al fine di attivare le risorse del bambino, in modo da attuare una didattica che sia realmente inclusiva e di qualità per tutti.