Bullismo: ruoli e responsabilità

di Angelo Esposito

 

Le ricerche condotte in Italia sul fenomeno del Bullismo, hanno evidenziato come questo comportamento sia, nel nostro Paese, più presente che in altre nazioni europee.

Questa differenza con i dati europei, potrebbe essere ricondotta a due ordini di motivi: le differenti metodologie di studio utilizzate oppure il fatto che in Italia il conflitto sia più tollerato e non sia ritenuto necessariamente causa di rottura di rapporti, e che quindi, gli individui, sia chi subisce che chi agisce, si sentano più liberi di ammettere tale realtà. In generale il bullismo (dall’inglese “bullying”) può essere definito come la situazione in cui qualcuno (vittima) viene esposto, in modo ripetuto e continuativo, ad azioni negative da parte del persecutore.

Affinché, quindi, si possa parlare di bullismo ed evitare di etichettare come tali altri tipi di comportamento, è necessario che l’azione di prevaricazione sia stabile e continuata nel tempo e che vi sia una relazione asimmetrica tra le due parti.

Non si può parlare di bullismo quando ad esempio, due studenti con la stessa forza (fisica e psicologica) litigano o si azzuffano. È necessario che vi sia uno squilibrio tra forze: la persona esposta alle azioni negative ha difficoltà a difendersi o è impotente di fronte agli attacchi. Gli elementi che caratterizzano il bullismo sono: la continuità, la ripetitività, la differenza di forze tra le due parti.

Pertanto se ci troviamo di fronte ad uno scontro tra ragazzi di pari forza fisica e/o psicologica, non siamo di fronte ad un episodio di bullismo. Le azioni aggressive possono realizzarsi attraverso attacchi fisici, ad esempio colpire, tirare calci, spingere o anche rubare.

È possibile, però, che azioni negative si concretizzino senza l’uso di parole o il contatto fisico ma con smorfie, gestacci, esclusione intenzionale di qualcuno da un gruppo.

 

Comportamento del bullo

Generalmente i comportamenti dei bulli vengono suddivisi in aggressività

fisica diretta, più frequente nei soggetti di sesso maschile, aggressività fisica indiretta

o relazionale, più frequente nei soggetti di sesso femminile, ed

in aggressività verbale diretta.

I ragazzi utilizzano prevalentemente un’aggressività fisica diretta, le ragazze, al contrario, manifestano una aggressività più subdola e sotterranea che viene agita, per esempio, attraverso l’esclusione dal gruppo.

Il bullismo è quindi generalmente un fenomeno di gruppo ed è utile, per comprenderlo appieno, fare riferimento ai meccanismi che caratterizzano coloro i quali prendono parte all’azione aggressiva.

Innanzitutto alcuni studi hanno dimostrato che l’individuo agisce aggressivamente se ha osservato qualcun altro agire in tal modo, specie se quest’altro, che funge da “modello”, gode della stima dell’osservatore ed è riconosciuto come forte e coraggioso. Coloro i quali sono influenzati da tali modelli sono soprattutto i ragazzi più insicuri e dipendenti che non hanno un ruolo definito fra i pari e che vorrebbero affermarsi.

Vi è poi un altro fattore che concorre a spiegare perché i soggetti tendenzialmente miti e non aggressivi tendono a partecipare ad azioni violente ed è la diminuzione del senso di responsabilità individuale. Ad esempio, la diffusione di responsabilità all’interno del gruppo è un meccanismo che rende più facile l’azione aggressiva poiché il senso di responsabilità personale nei confronti dell’azione negativa diminuisce se si partecipa in tanti.

Quando si verifica una violazione della legge penale o civile Abbiamo finora parlato di responsabilità e, con questo termine, dopo aver svolto alcune necessarie considerazioni introduttive, ci accingiamo a studiare il fenomeno del bullismo dal punto di vista dei ruoli a cui ciascuno, addetto ai lavori e non, è chiamato a vario

titolo ad intervenire nonché sulle responsabilità, civili o penali che discendono da tale fenomeno.

Oggi le vittime di bullismo sono considerate vittime di un reato ed hanno diritto ad essere risarcite.

I danni provocati dal bullismo sono molto gravi e trasformare le vittime in soggetti che lottano per la giustizia e per essere risarciti è uno dei modi per aiutarli. Gli avvocati dovranno dare voce alle vittime, i giudici dovranno, con le loro sentenze, dare l’esempio, le famiglie, a cui spetta il compito più difficile, non dovranno farsi fermare dalla lunghezza dei processi. Al momento non esiste una fattispecie legislativa per il bullismo. I legislatori dovranno prevederla permettendo, poi, processi rapidi ed efficaci. Sono atti di bullismo: insulti, offese, voci diffamatorie e false accuse, razzismo, piccoli furti, estorsioni, minacce, violenza privata, aggressioni, lesioni personali, esclusione dal gioco, percosse, danneggiamento di cosa altrui. I reati che si possono configurare sono molti:

– Percosse (art. 581 c.p.) o lesioni, se lasciano tracce e/o conseguenze più o meno gravi (art. 582 e ss. c.p.);

– Danni alle cose, danneggiamento (art. 635 c.p.);

– Offese = ingiuria se a tu per tu, o diffamazione se di fronte ad altri (artt. 594 e 595 c.p.);

– Minacce (art. 612 c.p.);

– Prese in giro = eventuale molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.).

In alcuni casi è sufficiente la denuncia ad un organo di polizia per attivare un procedimento penale (per esempio lesioni gravi, minaccia grave, molestie); negli altri casi la denuncia deve contenere la richiesta che si proceda penalmente (querela).

Si subisce, in caso di violazione della legge civile, un danno ingiusto (volontario o anche non intenzionale) alla persona o alle cose (art. 2043 c.c.). In questa ipotesi, per richiedere il risarcimento del danno, occorre rivolgersi ad un legale ed intraprendere una causa davanti al Tribunale civile. Il più delle volte l’atto di bullismo viola sia la legge penale, sia quella civile, dando quindi vita a due processi, l’uno penale e l’altro civile.

Tipologie di danno subito e risarcibile

  • Danno morale (patire sofferenze fisiche o morali, turbamento dello stato d’animo della vittima, lacrime, dolori);
  • Danno biologico (danno riguardante la salute in sé considerata,è un danno alla integrità fisica e psichica della persona, tutelata dalla Costituzione all’art. 32);
  • Danno esistenziale (danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine. La tutela del pieno sviluppo della persona nelle formazioni sociali è riconosciuta dall’art. 2 della Costituzione).

Il danno esistenziale consiste nel “non poter più fare”, doversi comportare diversamente da come si desidera, dovere agire altrimenti. Questo danno viene quantificato dal giudice in via equitativa (secondo il suo concetto di equità, dando luogo a valutazioni diverse).

 

Responsabilità. Chi paga?

Bullo maggiorenne. La responsabilità è solo sua.

Bullo minorenne. La colpa è sua (prima dei 14 anni di solito non è applicata una misura di sicurezza del tipo il collocamento in comunità o la libertà controllata, ma semmai una misura educativa), degli insegnanti (che hanno il dovere di vigilare sui ragazzi),

della amministrazione scolastica (che ha il dovere di controllare che sussista una vigilanza) e dei genitori (coloro che hanno il dovere di educare il ragazzo).

Colpa del bullo minorenne L’art. 2046 c.c. pone una regola fondamentale per i casi di bullismo.

Secondo l’articolo, infatti, chiunque è autore di un fatto lesivo, risponde esclusivamente nei limiti in cui è in grado di comprendere la portata ed il significato della propria condotta, purchè lo stato di incapacità non derivi da sua colpa. Anche il minore, se ritenuto capace di intendere di volere (se il minore ha compiuto il fatto in uno stato di incapacità di intendere o di volere, non risponde dei danni arrecati a terzi ai sensi dell’art. 2046 c.c. In questo caso, però, l’art. 2047 c.c., prevede una responsabilità sostitutiva in capo a colui che era tenuto alla sorveglianza) è chiamato a rispondere degli atti di bullismo, insieme ai genitori e alla scuola.

Essendo spesso il bullo un minorenne, sono molti i casi in cui si prevedono responsabilità da parte di soggetti che rispondono per lui. Il bullismo è talvolta avvallato dall’eccessiva tolleranza e dall’educazione che le famiglie danno ai loro figli.

Si parla tecnicamente di:

  • Culpa in educando relativamente alla colpa dei genitori;
  • Culpa in vigilando ed anche in educando degli insegnanti;
  • Culpa in organizzando nella misura in cui l’organizzazione scuola non permetta il monitoraggio ed il controllo sui comportamenti degli studenti (prevedendo ad esempio ufficio ad hoc).

 

Culpa in educando dei genitori

L’affidamento dei figli minori alla scuola ed agli insegnanti, non esclude la responsabilità dei genitori per il fatto illecito commesso dai loro figli. (Ovviamente la responsabilità dei genitori non è oggettiva e assoluta. Essi possono essere esonerati, se dimostrano di non aver potuto impedire il fatto, ossia di avere adeguatamente educato e vigilato, il che è parecchio difficile.

Se il figlio non è capace di intendere e di volere, non bastano una “buona” educazione e una corretta vigilanza. Il genitore, infatti, è tenuto a sorvegliarlo (azione più intensa della vigilanza) e deve dimostrare di averlo fatto e di non avere nonostante ciò potuto impedire l’evento dannoso, per sottrarsi alla responsabilità, nel caso che il figlio abbia commesso un illecito ex art. 2047 c.c.).

L’art. 2048, comma 1, recita “Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati e delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi”.

L’affidamento a terzi solleva il genitore soltanto dalla prestazione di culpa in vigilando. Culpa in vigilando della scuola. Lo studente, con l’iscrizione ad una scuola, acquisisce il diritto a ricevere una adeguata e serena formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantire tutto ciò, impedendo che atti illeciti turbino o impediscano il corretto esercizio di tale diritto.

Gli insegnanti possono essere ritenuti responsabili, nel caso in cui l’atto illecito venga commesso durante il tempo in cui lo studente è sottoposto alla sua vigilanza. L’insegnante può liberarsi dalla responsabilità soltanto dimostrando di non aver potuto impedire il fatto, ma a pagare il risarcimento sarà la scuola (responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c.)

Lo studente nonché i genitori – in quanto titolari del diritto soggettivo di educare ed istruire i figli – hanno diritto alla prestazione scolastica, all’interno del diritto dovere all’istruzione e alla formazione.

Lo studente, con l’iscrizione ad una scuola, acquisisce il diritto a ricevere una adeguata, corretta e puntuale formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantire

tutto ciò, impedendo ed evitando che atti illegittimi ovvero illeciti possano turbare il corretto esercizio di tale diritto (La Corte di Cassazione ha affermato l’esistenza di un rapporto giuridico tra studente, docente e insegnante, che oltre all’obbligo di istruire ed educare ha anche uno specifico obbligo di protezione e sorveglianza, volto ad evitare che gli allievi possano procurarsi da soli danni alla persona o arrecare danni ad altri alunni).

È dunque la scuola (l’amministrazione condannata al risarcimento dei danni può rivalersi sull’insegnante solo per comportamenti dolosi o gravemente colposi di quest’ultimo) a dover risarcire i danni cagionati dall’insegnante durante l’esercizio della sua professione all’interno dell’istituto e durante gli orari di lavoro.

Culpa in organizzando della Scuola La vigilanza deve essere assicurata all’interno della Scuola e dunque anche fuori dalla classe.

Spetta alla direzione dell’istituto scolastico fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti per tutto il tempo in cui si trovano all’interno dell’istituto stesso. L’organizzazione scuola che non prevenga atti di bullismo, prevedendo ad esempio uffici ad hoc, può ritenersi anche colpevole di culpa in organizzando.

L’esito del processo Il processo penale può portare a reclusione, pena pecuniaria o altre sanzioni quali ad esempio attività socialmente utili (ma è difficile che ciò avvenga specie se l’autore del reato è minorenne).

Sapere di dover affrontare un processo (con le spese legali del caso e la concreta possibilità di essere condannato) è per il bullo un deterrente. Il processo civile porta invece ad una condanna al risarcimento del danno. Il danno risarcibile è quello morale, biologico ed esistenziale. Il danno esistenziale viene quantificato dal giudice in via equitativa e tale valutazione può essere molto diversa a seconda del giudice, confidando in risarcimenti esemplari tali da appagare il senso di giustizia della vittima del bullismo,

dare una lezione al bullo, ridare fiducia nelle istituzioni e fungere da deterrente. Certo, ognuno deve fare la propria parte, la società con campagne mirate antibullismo, i genitori, la scuola, i media. Anzi ritengo che la nostra società e con essa i suoi media, sia abbastanza intelligente da capire quali possano essere gli esempi o i miti da proporre ai ragazzi, proprio perché costoro vivono di miti e simboli.

Con la forza che solo i media conoscono è importante entrare nelle case delle famiglie per essere ascoltati. È importante che se ne parli, sempre. Parliamone, parliamone, parliamone.

(Funzionario direttivo Dipartimento della Giustizia Minorile presso il Ministero della Giustizia; in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n.24/2011).

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