Bullismo. “Scopriamo le carte” un progetto della Provincia di Milano

di Raffaele Di Paolo

 

Dal mio punto fortunato di osservazione, in qualità di coordinatore del Progetto provinciale “Scopriamo le carte”, mi sembra di poter affermare, a ragione, che, da allora ad oggi, di strada se n’è fatta tanta.

Il progetto “Scopriamo le carte” prese corpo nel febbraio del 2007,  a seguito di una campagna ministeriale di “prevenzione dei comportamenti a rischio di devianza e bullismo”, per iniziativa dell’Assessore provinciale Giansandro Barzaghi, che coinvolse personalità della Cultura, delle Università e delle Istituzioni oltre che rappresentanti di associazioni professionali, tra cui la nostra ANPEC.

Fin da subito si fissarono i caratteri distintivi del progetto e si insistette perché, tra l’altro:

  • si definisse una strategia di ‘antidoti preventivi’, anticipando, almeno alla scuola media, la riflessione sui modelli considerati vincenti nella società odierna (successo personale, interesse egoistico, competitività, sopraffazione) e, nel contempo, promuovendo la ricerca di valori alternativi da condividere; la programmazione nella didattica di ‘buone pratiche’ fondate sul riconoscimento e il rispetto dell’altrui persona, su azioni di pace e di democrazia, su rapporti di tipo solidaristico e non conflittuale: per far crescere, attraverso la formazione alla legalità, una robusta coscienza civile e civica;
  • si assicurassero, di conseguenza, alle scuole stimoli e risorse per aiutarle a recuperare, attraverso interventi di formazione mirata, la consapevolezza piena delle responsabilità e degli obblighi istituzionali;
  • e si coinvolgessero nella formazione le famiglie, sostenendone il ruolo e la partecipazione e implementando, nelle scuole, gli sportelli di consulenza, mediazione e orientamento.

Con questa scelta di prospettiva, la Pedagogia Clinica veniva chiamata ad investire interesse, attenzione e risorse professionali.

Inoltre, scegliendo di resistere alla gogna mediatica che investe le scuole che finiscono sotto tiro per eventi incresciosi e proponendo a sostegno percorsi di formazione/autoformazione, centralizzati o periferici, ci si impegnò a parlare il meno possibile di bullismo e ad operare per individuarne le cause remote e col tempo rimuoverle.

Questo perché il bullismo appariva a tutti come la punta di un iceberg, il riflesso opaco di una società che non sa più vivere nel rispetto delle regole, della legalità, dei diritti e dei doveri condivisi; una società che ha smarrito valori e riferimenti forti: i fondamenti distintivi di una convivenza degna degli autentici destini della persona umana; la trama nobile del tessuto relazionale.

Il contributo che si intendeva costruire e condividere con i diversi soggetti coinvolti riguardava (e riguarda) proprio l’istituzione scolastica come luogo privilegiato di relazioni quotidiane, come ambito di formazione della persona e del cittadino, dove l’educazione alla legalità può realizzarsi attraverso un lavoro a più voci che, investendo diverse competenze e conoscenze, agisca in profondità e sul lungo periodo produca benefìci rigenerativi.

In coerenza con questi indirizzi condivisi, l’Assessorato all’Istruzione promosse, da novembre 2007 a gennaio 2008, un corso di formazione, “Legalità e diritti, contro il bullismo e per le buone pratiche nelle scuole”, finalizzato a fornire limpide coordinate di riferimento per l’elaborazione dei progetti, con l’invito esplicito a “scoprire le carte”, appunto; ad investire cioè tempo, coraggio e risorse nell’attività quotidiana; a programmare opportuni interventi di corresponsabilità formativa alla riscoperta di una superiore consapevolezza del proprio ruolo educativo e orientativo nei confronti delle giovani generazioni per sviluppare un processo di resistenza ai modelli attualmente vincenti e di recupero di quei valori (persona, solidarietà, diritti, pace, legalità), che contraddistinguono una degna convivenza democratica.

La risposta di dirigenti e docenti fu notevole: segno evidente del diffuso disagio che rispetto al problema del bullismo va sviluppandosi nei diversi contesti scolastici.

Ne sono testimoni i colleghi che hanno frequentato quel corso. Ne è soprattutto testimone la collega Michela Diani che, in un intervento molto applaudito, ha portato il contributo della Pedagogia Clinica relativamente al nodo problematico della “relazione come modello patologico”, proponendo la via maestra della mediazione dei conflitti fino alla tessitura di una relazione costruttiva.

E sorprendente fu, a corso ultimato, la risposta delle scuole: 61 progetti il primo anno, 54 il secondo. Ora non so se il progetto continuerà a vivere l’ultimo anno del triennio previsto: comunque vadano le cose dopo le prossime elezioni, sarebbe interessante rilevare quanti saranno, alla fine, i colleghi della provincia di Milano ad aver colto questa opportunità ed in quali scuole si saranno sviluppati e radicati i loro interventi e i loro progetti.

Due informazioni prima di concludere:

1.Il circuito virtuoso delle “buone pratiche” ha subito intanto una duplice accelerazione per effetto di un’iniziativa dell’Osservatorio Regionale della Lombardia sul fenomeno del bullismo che, alla fine di un ampio confronto tra addetti ai lavori, guidato dal prof. Gustavo Pietropolli Charmet, ha pubblicato il ‘Patto educativo di corresponsabilità’ che, all’interno, riporta una guida per la “valorizzazione delle buone pratiche”, nelle scuole e sul territorio

2.E per un evento di alto significato “Il 1° Salone delle Buone Pratiche”, promosso dall’Assessorato provinciale all’Istruzione, evento che, in due giorni, il 13 e 14 marzo, ha riscosso un enorme successo di pubblico e un largo consenso: presenti 117 scuole con le università milanesi, 26 associazioni, tra cui la nostra ANPEC, oltre 50.000 visitatori (i dati sono del ‘Corriere’).

Per contrastare il bullismo ed altre manifestazioni di devianza a me sembra che la strada sia definitivamente tracciata; che basti seguirla con determinazione, professionalità e competenza.

“Negli ultimi anni -si legge nel citato volumetto dell’Osservatorio Regionale- la scuola è stata progressivamente investita di problematiche che originano altrove…e che vengono esplicitate sullo scenario della scuola, identificata sempre più come il territorio sociale dei conflitti. Nella semplificazione e nella sottocultura massmediatica la scuola è spesso accusata di causare danni e conflitti di cui in realtà è il più delle volte vittima…I ragazzi portano in ambiente scolastico tutto ciò che riguarda se stessi, la propria persona, e quindi la sofferenza individuale e il disagio relazionale”. La scuola si trova, quindi, “ad essere, in modo più evidente e spettacolare rispetto al passato, come uno spazio dove fare transitare i conflitti, i timori e le angosce che inevitabilmente caratterizzano lo sviluppo delle capacità individuali e sociali, soprattutto in adolescenza”.

Tutto questo la Pedagogia Clinica lo sa bene e sa altrettanto bene di poter condividere la sfida e l’impegno sinergico da tutti auspicato, alla luce, anche e non solo, della proficua collaborazione con le scuole impegnate a realizzare i progetti inerenti a “Scopriamo le carte”.

(iIn Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 21/2009)

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