Carla Basiricò

Per poter meglio raccontare il mio percorso formativo ritengo necessario spendere alcune righe riguardo il mio incontro con la Pedagogia Clinicae la nascita di questo nuovo amore. Era un pomeriggio di lockdown in piena pandemia e l’essere costretta a stare in casa mi portò ad una lunga riflessione riguardo a ciò che ero e che volevo essere professionalmente; in quanto Pedagogista sentivo come se mi mancasse qualcosa, un tassello mancante, ero alla ricerca di qualcosa che mi desse la “sicurezza” di far bene il mio lavoro, soprattutto nell’approcciarmi alla persona e alle sue difficoltà, poiché nello svolgere il mio lavoro educativo ho sempre sentito il peso della responsabilità che ha o dovrebbe avere, a mio avviso, chi lavora con e per la persona. Mi sono così imbattuta in diversi video e conferenze del Professor Guido Pesci, ne rimasi affascinata benché non avessi ancora una visione completa rispetto alla grandiosità e globalità di questo percorso e le conquiste che mi avrebbe permesso di raggiungere; nonostante questo, ricordo di essermi confrontata con la mia famiglia, entusiasta e certa di aver trovato ciò che da tempo stavo cercando, e dopo qualche giorno mi ritrovai ad iniziare questo nuovo percorso di crescita personale e professionale. Ciò che maggiormente mi ha affascinata della Pedagogia Clinica è stato proprio il suo differente approccio alla persona, differente dal considerarla portatrice di una qualche etichetta, dal metterla in secondo piano rispetto alle sue difficoltà e nel lavorare su ciò che manca piuttosto che su tutto ciò che è presente e potenziabile; per me, che allora lavoravo con i bambini della Scuola dell’Infanzia e mi veniva chiesto mensilmente, da chi coordinava la struttura, di elencare ciò che non andasse e mai di descriverne qualità e abilità, quello della Pedagogia Clinica fu da subito un approccio alla quale mi sentivo legata e fedele, nella quale mi riconoscevo, l’essere in grado di vedere la persona nella sua globalità, di far emergere potenzialità e punti di forza senza la necessità di etichettarla, ma non per questo non riconoscerne o addirittura nasconderne le sue difficoltà; ancora, la capacità di andare oltre, l’attenzione ai dettagli, ad ogni aspetto della persona, da quello prassico-motorio, al senso-percettivo, al cognitivo, allo psichico-affettivo-relazionale fino a quello contestuale-ambientale. Nel lavorare con e per la persona non si può escludere nessuna sfera, ma considerare il soggetto nella sua interezza e individualità con la consapevolezza di essere in continua evoluzione, in uno spazio e in un tempo in continuo mutamento. Oggi, che lavoro come Docente di Sostegno Specializzato nelle Scuole secondarie di secondo grado, sento fortemente questo mio cambiamento avvenuto grazie al grande contributo della Pedagogia Clinica come scienza e di tutte quelle persone, docenti che oggi posso chiamare colleghi, dalla quale ho potuto attingere, prendere e conservare i loro insegnamenti, e che hanno apportato modifiche alla mia vita personale e professionale, oltre ad essere stati occasione di grande crescita. Vorrei concludere lasciando qui di seguito poche righe da me spese nel Luglio 2022 al termine del percorso formativo: “Ad un passo dalla conclusione di un percorso MERAVIGLIOSO come direbbe il Professor Guido Pesci, padre della Pedagogia Clinica di cui stimo, ammiro e invidio la sua genialità nell’andare oltre, la sua capacità di lettura dell’altro e degli aspetti e dinamiche della vita in generale, il suo intuito, la sua vitalità, l’energia, il rispetto nei confronti dell’individualità della persona e la fiducia che ri-mette [porre una cosa nel luogo da cui si era presa, mettere a posto, ricollocare, risistemare…] nelle potenzialità di chiunque. Una conclusione che rappresenterà un nuovo inizio, una nuova avventura ricca di incontri imprevedibili. Un onore e una fortuna aver conosciuto il Professor Guido Pesci e aver avuto la possibilità di raccogliere, apprendere, modificare la direzione del mio sguardo…andare oltre!”