Carla Betti

“Nel lontano ormai 1996, conseguii la Laurea in Pedagogia, c/o l’Università degli Studi di “Roma Tre” con mia grande soddisfazione, portando avanti sempre un interesse spiccato anche per le discipline psicologiche, tanto che redassi la mia tesi sulla Grafologia, argomento molto particolare e apprezzato, per il corso di Laurea intrapreso.
Mi iscrissi a Pedagogia invece di Psicologia su indicazione di un mio stimato professore delle superiori che al conseguimento del Diploma, pensò di tutelarmi affermando che con un percorso educativo, rispetto a quello Clinico di Psicologia dell’età Evolutiva, altra mia ipotetica scelta, fosse più facile un inserimento professionale. Forse, il mio mentore, in parte, ebbe ragione. La Laurea in Pedagogia infatti, mi consentì di formarmi e lavorare nel settore dell’infanzia. I bambini, sono sempre stati la mia passione e mi sono potuta sperimentare nel campo socio-educativo, ludico e ricreativo con bambini di tutte le età. Mi sono specializzata in vari settori che avevano come denominatore comune la Pedagogia Speciale e l’ inclusione dei bambini con Diverse Abilità. L’Autismo poi ha rivestito un interesse e un ruolo prioritario nella mia formazione universitaria e post-universitaria e nella successiva esperienza professionale e di vita. Ho lavorato come operatore specializzato nel centro, a scuola e con le domiciliari, c/o un’associazione “Il Filo dalla Torre” che operava nel sociale, sostenendo bambini autistici e con disabilità grave e le loro famiglie. Ho seguito poi un corso regionale per Responsabile di Ludoteca e fatto il tirocinio c/o il Cemea del Mezzogiorno che operava nel settore socio-educativo e ricreativo. In relazione alla mia preparazione e motivazione, anche in quel periodo ho affiancato un bimbo autistico in un centro estivo, all’interno di una scuola dell’infanzia. La mia passione e curiosità nei riguardi di un percorso Clinico e della Psicologia dell’Età Evolutiva non mi ha mai abbandonata e a volte ho provato un po’ di rammarico, per non aver avuto il coraggio di prenderla come seconda laurea, ritenendolo un percorso troppo lungo, ai fini di un successivo inserimento professionale.
Per il detto che niente accade per caso, venni a sapere tramite pubblicità nella cassetta della posta, di una Scuola Internazionale di Pedagogia Clinica. Quando lessi il connubio Pedagogia e Clinico ebbi una folgorazione perché era quello che avevo sempre sognato. Telefonai alla Scuola di Firenze e parlai con il direttore dott. Guido Pesci che mi colpì per la sua disponibilità e cordialità ma soprattutto per la passione e l’enfasi, con le quali raccontava di questo percorso finalmente molto più scientifico e operativo, rispetto alla facoltà di Pedagogia dalla quale provenivo. Il fatto che all’inizio il percorso formativo si svolgesse interamente a Firenze mi bloccò e per tutta una serie di difficoltà oggettive, rinunciai, anche se con molto dispiacere. Passò qualche anno e grazie al destino e a quella verità che “niente accade per caso”, mi imbattei di nuovo in una pubblicità dell’ISFAR ( Istituto Formazione e Aggiornamento) Formazione post-Universitaria delle Professioni, che promuoveva un Corso di Formazione Professionale in Pedagogia Clinica. Telefonai speranzosa e incerta alla segreteria dell’ Istituto per avere nuove info e scoprii con massima gioia che il corso si sarebbe tenuto a Roma, tranne una settimana formativa estiva a Montevarchi. Non avevo più scuse…
Il destino mi aveva bussato alla porta una seconda volta e non potevo non aprire!!
E’ stata una formazione lunga, intensa e appassionante di quasi tre anni, conclusasi nel 2010 con la discussione di una tesi per l’iscrizione all’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici (ANPEC). I docenti che si sono alternati nel nostro percorso formativo, hanno saputo ognuno con le proprie peculiarità, trasmetterci un sapere pregno di umanità, disponibilità, e competenza favorendo esperienze significative capaci di farci acquisire i metodi e le tecniche propri di questa Scienza che fornisce aiuto alla Persona in difficoltà per tutto l’arco della sua vita. Questo periodo formativo, fu il più ricco e interessante di tutte le mie esperienze di studio e di lavoro, migliore anche degli anni dell’Università. A Roma eravamo un gruppo numeroso di colleghe provenienti da tutta Italia. Mi sono potuta confrontare e arricchire nello scambio quotidiano, di esperienze pratiche, tecniche professionali specifiche e competenze teoriche, oltre che di bei momenti conviviali vissuti e di conoscenze nuove che arricchiscono la vita. Tutti i docenti conosciuti in formazione e in particolare Marta Mani con la quale ho seguito la maggior parte degli aggiornamenti successivi, sono sempre stati molto disponibili a supportarci anche da lontano.
Per i primi anni ho avuto la possibilità di svolgere aggiornamenti dei vari Metodi appresi in presenza, in varie sedi in Italia e anche questo è stata una fonte di confronto utile e arricchente, con i professionisti che operano in altri territori e contesti vari. Da diversi anni sono passata alle formazioni online e raramente in presenza a Firenze, ma rimangono comunque uno strumento necessario ed importante di crescita personale e professionale e di confronto con gli altri, docenti compresi.
Per scelte personali non ho aperto uno studio e non esercito ancora la professione. Sono un Educatrice di Asilo Nido nel Comune di Roma dal 2000 e amo infinitamente il mio lavoro. Grazie alla Pedagogia Clinica e alle tecniche e ai metodi appresi, sono diventata nel tempo più consapevole e attenta ai processi evolutivi e ad utilizzare sul campo elementi delle tecniche apprese per stimolare, sostenere e supportare lo sviluppo dei bambini anche e soprattutto in una prospettiva di inclusione, valorizzando le peculiarità di ognuno e cercando di partire soprattutto dalle potenzialità e mai dalle difficoltà, pur tenendole presente per progettare e pianificare l’ intervento educativo. Il lavoro in team, cosa arricchente ma non facile, è ancora più gestibile e stimolante e la relazione e la comunicazione con i genitori più fluida e consapevole. Anche se, ancora, non esercito sono orgogliosa di aver intrapreso questo percorso maggiormente scientifico e operativo e poterlo tradurre nel mio lavoro di Educatrice.”