Carla Forte

Non mi addentrerò in questo scritto nei tecnicismi che ovviamente fanno parte del mestiere del Pedagogista Clinico®. Desidero, invece, porre l’accento sull’aspetto umano di una tale professione. Entrare in questo mondo è stato, per me, scoprire una mia nuova dimensione, la cui esistenza avevo sempre intuito ma di cui non mi ero mai pienamente impossessata. Con il master in Pedagogia Clinica ISFAR ho potuto prendere coscienza della capacità di dare aiuto nella fattività di un percorso da dover condividere: di fronte al disagio non far sentire sola la persona è molto importante per la Pedagogia Clinica. La formazione, tenuta a Roma, la ricordo coinvolgente ed empaticamente condotta dai diversi formatori, Guido Pesci in primis – Marta Mani – Antonio Viviani e quanti non stiamo a ricordare. Nello scambio di informazioni c’era sempre un loro “dare un po’ di sé” per farci intuire e comprendere a fondo il significato profondo di una professione delicata e, a volte, anche molto gravosa. L’ho vissuta così la mia formazione e quanto mi era stato riversato nella mente nel percorso è stata luce nell’affrontare le successive diverse problematicità che mi venivano proposte nel dare aiuto alle persone che il cammino professionale mi faceva incontrare.
Ricordo un bambino di appena sei anni la cui mamma era affranta per la balbuzie del figlio di sei ani al quale ho offerto un aiuto significativo con esperienze tratte dalla presa di coscienza del proprio “Aplomb” e dall’uso della maschera che le ha permesso di nascondersi e svelarsi aggiustando i disagi affettivi che affliggevano il piccolo.Il mio asso l’ho, comunque, raggiunto con una ragazza appena trentenne dichiarata “affetta” e sofferente da annidi anoressia. Intervento di aiuto presentato ai 1200 congressisti presenti al Congresso Internazionale di Pedagogia Clinica tenuto a Firenze tenuto nella prestigiosa sala del Palazzo dei Congressi. L’esperienza è stata pubblicata in un romanzo dal titolo “Ladra d’amore”. Lo scopo è solo quello di supportare, attraverso la sua lettura tutte le persone che trovandosi nella difficoltà possano capire che lo spettro si può neutralizzare chiedendo aiuto. La riottosità nel non comprendere, nel non saper leggere i segnali del malessere sono una condizione di infelicità che va combattuta. La Pedagogia Clinica offre alla persona, nel suo approccio olistico, un aiuto affinché possa ritrovare il proprio benessere, traendo fuori dal proprio abisso la positività che il disagio stesso occulta. Desidero pensare che il romanzo “Ladra d’amore” possa essere l’elogio a quella scienza nuova che è la Pedagogia Clinica, nata dalla mente di un uomo illuminato: grazie professor Guido Pesci.