Carla Rossella Cavallo

Sono entrata nel mondo pedagogico dall’inizio del mio percorso scolastico, può sembrare particolare ma fu proprio alle “elementari” che mi innamorai di questa disciplina. Tutto è scattato dall’approccio negativo che aveva una delle due mie maestre, soprattutto con alcuni mie compagni di classe che temporaneamente erano in difficoltà e non avevano gli strumenti adeguati per poterle fronteggiare. Seppur non sono molto in là con gli anni, non sono neanche giovanissima, le elementari le ho terminate da 30 anni, quindi capite bene che parliamo di un’altra generazione scolastica, di altri metodi d’insegnamento e di diverse strategie d’intervento. L’approccio che ho vissuto a scuola era veramente odioso, fortunatamente avevo un’ottima amica di banco, per cinque anni e anche alle medie siamo state sedute insieme e così abbiamo creato il nostro metodo di studio, era un supporto costante da entrambe le parti, sia dal lato emotivo che da quello didattico. In quegli anni, in me si accese la domanda “Cosa posso fare per i futuri bambini che entreranno nella scuola?” E così alle superiori intrapresi gli studi al Liceo socio-psico-pedagogico, per proseguire con Scienze della Formazione primaria e la specializzazione nel sostegno, potevo ritenermi soddisfatta ero entrata nella scuola, ero apprezzata dai colleghi e dai miei piccoli alunni, dopo quattro anni di precariato ero di ruolo, ma non mi sentivo completa mi mancavano altre conoscenze, volevo capire le diverse fasce d’età e andare oltre la scuola, cosa e come posso andare in aiuto alla persona anche fuori. Decisi di approfondire iscrivendomi a Pedagogia Clinica e rimasi entusiasta del percorso. Al termine cercai di esercitare subito nelle scuole e fuori, come volontario e come professionista in libera professione. Non è stato sempre facile e ancora tutt’ora ci sono periodi in cui faccio più fatica ma nelle diverse soddisfazioni di questi anni trovo la carica per andare avanti e per altre idee. Dopo 13 anni mi sento di poter dire che la scelta di diventare un Pedagogista Clinico®, professionalmente è stata la mia scelta migliore, mi ha aperto diverse porte, dandomi la possibilità di conoscere nuovi ambienti, dinamiche e persone, di collaborare con diversi professionisti, sperimentare e godere dei risultati. Da tre anni ho conseguito la Laure Magistrale in Pedagogia, questo per darmi accesso alla secondaria di II grado e poter sperimentare le strategie adatte agli alunni e con i colleghi, come insegnante di sostegno e di materia. Entrare in un nuovo ambiente e più grande di me, senza la valigia del Pedagogista Clinico® non ci sarei riuscita. Riuscire ad applicare la Pedagogia in classe sia alla primaria che alla secondaria di II grado è veramente qualcosa di fantastico, lavorare con le persone è fantastico. Essere un Pedagogista e Pedagogista Clinico® significa possedere un valore inestimabile tra le mani da custodire e da usare sempre, nei diversi ambienti. Una delle più belle esperienze è stata presso il Cento della documentazione pedagogica e didattica, del comune di Vicenza, gestivo lo sportello per mutismo selettivo, ridare sicurezza e voce alle persone che avevo di fronte e vedere la gioia nei loro occhi è stato qualcosa di magico. La mia carriera è nata come insegnante di scuola primaria, da qualche anno alla secondaria di II grado, contemporaneamente svolgo l’attività di Pedagogista Clinico® in libera professione e come collaboratrice di qualche progetto, ho insegnato presso l’ Università degli Studi di Verona e per hobby scrivo qualche articolo scientifico, in ultimo ma non perché meno importante più volte ho dato il mio contributo pedagogico attraverso incontri formativi serali per adulti, le interviste televisive e qualcuna radio fonica, esperienze formative e gratificanti che mi danno la grinta di andare sempre più avanti, …, salire per arrivare alla cima della montagna più alta, con forza e coraggio!