Come si legge nelle Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo dell’istruzione del settembre 2007 “le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali.
La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione”.
Alla luce di ciò, acquista importanza ciò che il mondo-adulto può offrire ai bambini e alle bambine. Infatti, il saper offerto dagli adulti alle nuove generazioni non si può più limitare al “passaggio” di informazioni e abilità utilizzabili nel mondo del lavoro, ma esso dovrebbe offrire la possibilità di favorire l’esperienza del vivere.
Proprio attraverso il vissuto possiamo aiutare i bambini a costruire quella rete di relazioni e di appartenenza della quale facciamo parte da sempre come Esseri Umani.
È interessante notare come la rete, l’intreccio, la tela, sono costruzioni appartenute tradizionalmente alla donna, grazie alla quale ogni nuovo arrivato poteva mettere insieme le tracce simboliche delle relazioni familiari.
In questa rete di relazioni ognuno può riconoscersi, raccontarsi e vivere, valorizzando quella modalità “morbida”, accogliente e improntata sull’ascolto.
L’ascolto implica però sguardi, silenzi, gesti e, soprattutto coinvolge il Corpo.
Per la Pedagogia Clinica il Corpo e la Persona sono un “Unico Essere”. Essi si connettono, si fondono in un’unica visione solistica.
Ecco perché per il Pedagogista Clinico® ascoltare, accogliere, prendersi cura del Corpo, significa riconoscerlo come “luogo” da esplorare, conoscere, rispettare; come “spazio” vasto, misterioso, unico appartenente alla Persona e come tale luogo di costruzione della propria identità.
Accogliere ogni individuo come persona, significa quindi, rendersi disponibile al rispetto delle sue esigenze di crescita, di autonomia, di comunicazione e socializzazione attente alle sua storia personale e al vissuto emotivo-affettivo, ma, anche ai suoi disagi, inibizioni e paure.
Si legge ancora nelle Indicazioni, il bambino “è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi.
In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti,
ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato”.
Dare significato all’esperienza, al vissuto significa allora, dare senso al nostro Esserci; significa dare importanza alla globalità della persona, all’individuo che agisce, che si muove, che pensa, che vive.
Quindi, Essere nel corpo significa, anche, co-esistere: non si può Essere solo in virtù di sé stessi, ma, inter-essere con ogni altra cosa e con gli altri.
Il Corpo diventa, allora, il luogo privilegiato della relazione con l’Altro, ma non perché lo si debba leggere con un codice rigido, come un sistema codificato di gesti ai quali corrispondono dei significati, ma perché esso diventa costruttore di relazioni, di accoglienza, di sintonizzazione con l’altro.
La Pedagogia Clinica valorizza i gesti, la respirazione, gli sguardi, i quali rimandano l’invito a partecipare ad una relazione, ad uno scambio; essi sono segni dell’apertura verso l’altro, della disponibilità al contatto e all’ascolto, ai quali il Pedagogista Clinico® non si sottrae.
Il corpo, quindi, diventa uno strumento privilegiato di relazione ed il “contenitore” delle esperienze dei vissuti emotivo affettivi.
La scuola, allora, si dovrebbe proporre non solo come il luogo dell’apprendimento, dello sviluppo e della crescita, ma anche come luogo della cura. Essa si dovrebbe costruire come spazio accogliente, “caldo” e coinvolgente.
“Sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso”.
Per ogni docente, quindi, l’aspetto dell’ascolto, la cura nella costruzione di una relazione positiva, l’apertura alla dimensione della corporeità possono essere delle sfide interessanti, dei percorsi sui quali riflettere, confrontarsi, sperimentare, mettendosi in gioco in prima persona, facendosi coinvolgere in maniera globale, grazie all’aiuto del Pedagogista Clinico®.
Myriam Perseo
Pedagogista Clinico®

