Centro di Pedagogia Clinica in Betlemme: interventi pedagogico clinici in un contesto di conflitto

di Sami Basha

 

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Il perdurare delle violenze in Palestina, le restrizioni alla libertà di movimento e la generale mancanza di prospettive per il futuro hanno prodotto effetti devastanti sul benessere psicologico degli abitanti, incidendo gravemente sulla loro capacità di concentrazione e di apprendimento. L’impatto psicologico della guerra è infatti incalcolabile, tutti gli eventi traumatici ad essa connessi provocano un danno irreparabile al senso di fiducia negli adulti da parte dei bambini, accrescono la tolleranza alla violenza come strumento idoneo alla risoluzione dei problemi, diminuiscono la capacità di sopportazione e di speranza nel futuro nei soggetti più deboli.

In poche parole, essi crescono con grossi deficit che riguardano la coscienza della loro dignità, l’autostima, la speranza di costruirsi un avvenire, la stabilità nella vita quotidiana.

Le stime rivelano che un alto numero di bambini palestinesi è stato direttamente esposto a qualche forma di violenza, mentre si registra un aumento delle violenze in ambito domestico e scolastico, riflesso delle pressioni cui genitori e figli sono sottoposti nel corso della loro vita quotidiana. Gravi e numerosi risultano essere inoltre i problemi emotivi riscontrati nei piccoli palestinesi: disturbi del sonno, incubi e incontinenza notturna, difficoltà di concentrazione e di apprendimento, aumento dell’aggressività e degli stati di tensione, dei comportamenti a rischio, dei sintomi di stress, di sconforto e frustrazione. Infine, ogni ragazzo vive in uno stato di paura, di incertezza e di minaccia continua alla sua incolumità, non ha la capacità di proiettare se stesso nella costruzione del futuro personale e collettivo. Una soluzione si intravede solo nella possibilità di lasciare il paese.

Da tali emergenze è nata la necessità di un intervento pedagogico clinico, che si configura, grazie alle tecniche di cui dispone, come l’unico capace di far ritrovare il senso della vita, e di togliere spazio alla disperazione e alla cultura della morte e dell’odio. Un percorso educativo liberante, capace di dar vita ad una società civile che sappia auto-rafforzare la propria identità e costruire il proprio progetto di vita, un processo di liberazione dallo stato attuale per un’alternativa positiva in ausilio alla persona con le modalità e le tecniche della Pedagogia Clinica .

Il Centro di Pedagogia Clinica è sorto a Betlemme e segue la linea di insegnamento e di ricerca dell’ISFAR – Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca di Firenze – e dell’ANPEC – Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici – guidati dal professore Guido Pesci. Gli anni di formazione e di esperienza ci hanno fatto crescere in questo campo e soprattutto saper usare i metodi e le tecniche della Pedagogia Clinica per aiutare le persone che soffrono in questa Terra martoriata. Questo appoggio scientifico è accompagnato dalla mia esperienza personale all’Università cattolica di Betlemme, dove insegno come professore di Pedagogia e di Scienze dell’Educazione.

Il centro pedagogico clinico è nato come studio professionale per rispondere a quanti si presentano per richiedere il nostro aiuto, ma vuole anche essere presente nel territorio con progetti rivolti alle strutture già esistenti, come ospedali pediatrici, centri di formazione e riabilitazione, scuole.

Un impegno che rappresenta il primo gradino verso un progetto di un grande centro pedagogico clinico in Palestina, che possa essere d’aiuto a tutti gli abitanti.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 17/2007)

 

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