Centro famiglia

Il Centro presso cui ha avuto luogo la progettazione del per­corso pedagogico clinico, ogget­to di questo studio, è un Centro Famiglia aperto alla sperimenta­zione e alla ricerca, peculiarità che lo caratterizzano per l’atten­zione in visione olistica alla per­sona, alla coppia e alla famiglia mutuate da un lavoro di équipe fra operatori di diversa forma­zione professionale e in rete con altre istituzioni. Un’équipe in cui il Pedagogista Clinico® garan­tisce una visione d’insieme in ogni momento dell’intervento in maniera flessibile, dinamica.
Dall’intesa delle istituzioni in rete si è dato avvio alla progetta­zione e gestione di un Piano per­sonalizzato rivolto ad una donna di 40 anni, realizzato in sinergia tra Pedagogista Clinico® e dietolo­go in collaborazione con il Di­stretto di Salute Mentale e i Ser­vizi Sociali del Comune. Tiziana presentava gravi difficoltà di ca­rattere psicosomatico, una obe­sità subita per tanti anni passiva­mente tra il fatalismo e i sensi di colpa e attacchi di panico che l’hanno portata con il passare del tempo a perdere sempre più autonomia fino a utilizzare la se­dia a rotelle.
Dall’anamnesi e dall’osserva­zione scopica il Pedagogista Cli­nico® ha potuto rilevare aspetti connotazionabili in specifici mo­menti e situazioni di vita frenan­ti il buon equilibrio emozionale cause di alterazioni comporta­mentali. Tiziana ha descritto cir­costanze in cui ha dovuto convi­vere con la paura ed i conse­guenti intensi disagi tra cui forti palpitazioni, tremori e moti clo­nici, sensazioni di soffocamento, di disequilibrio e di instabilità fino a strutturare il timore di per­dere il controllo, “di impazzire”, “di morire”. Sensazioni che le hanno impedito di uscire da sola e vivere una vita sociale di rela­zione. Una perdita di autonomia che frena, ostacola e immobiliz­za. Inoltre la grave obesità ancor più rallenta ogni movimento ed infierisce con impacci organiz­zativo-cinestetici e con altera­zioni del dinamismo respirato­rio.
L’intervento di aiuto ha trovato un buon ausiliario nel metodo Reflecting® che ha consentito alla donna di narrare vissuti inti­mi recuperando particolari espe­rienze positive di vita in cui il suo corpo era espressione di ar­monia e di abilità abbandonate dopo una triste esperienza di abuso vissuta da bambina, an­ch’essa emersa dalle elaborazio­ni in riflessione. Gli incontri con il Reflecting® hanno offerto l’op­portunità a Tiziana di ascoltare se stessa, di far affiorare atteggiamenti e preoccupazioni su come soddisfare coloro che vi­vevano attorno a lei, dichiarare risorse inespresse, come incap­sulate, necrotizzate, che portano a “gonfiare” un corpo rendendo­lo deforme e sempre più “lega­to” nei movimenti.
Contemporaneamente all’oppor­tunità di oggettivare aspetti si­gnificativi del proprio essere e del proprio esistere siamo inter­venuti con tecniche dialogi­co-corporee, vivere il piacere del tatto e dal contatto, assaporare ogni forma e dimensione e ricre­are simpatia dialogico-corporea.
Il percorso ha favorito nuove motivazioni attivato il desiderio di cambiamento e la disponibili­tà di riappropriarsi del proprio corpo e renderlo idoneo al movi­mento in funzione del piacere di vivere e dell’autonomia.
La maggior sicurezza personale e il rinforzo dell’autostima han­no permesso alla donna di rintracciare buone potenzialità di elaborazione e di osservazione, di ricercare nella realtà che la circonda occasioni aderenti alle reali capacità, riscoprire passio­ni e riconquistare fiducia.
Mentre l’intervento di aiuto con­tinua ancora oggi per vincere ogni situazione negativa del pas­sato, in accordo e in collabora­zione con il C.I.M, è stato pro­grammato un inserimento lavo­rativo (L. 20/98) presso una stu­dio veterinario, aprendo così una prospettiva capace di offrire a Tiziana occasioni di relazione e impegni che garantiscano il sen­tirsi utile dimostrando, attraver­so il lavoro, di essere soggetto di pieno diritto.
Il percorso pedagogico clinico condotto all’interno della strut­tura del Centro ha trovato apprezzamento e riconoscimento nel sociale. Ciò ha significato che la cultura del lavoro in éq­uipe può permettere serie oc­casioni di intesa tra operatori e promuovere importanti alleanze educative.

Andrea Demelas
Pedagogista Clinico®
M.Clotilde Merlin
Pedagogista Clinico®