La prima volta che ho sentito parlare di Pedagogia Clinica era il 2003, stavo frequentando la formazione per OFI (operatore famigliare per l’infanzia) quando una delle docenti del corso presentandosi disse che era una Pedagogista Clinica. Questa parola mi colpì tantissimo, mi risuonò per giorni e giorni nella mente, oggi posso dire che ho finalmente incontrato quello che intimamente volevo fare, ma non sapevo, quindi ho dato un nome alle emozioni e sensazioni che sentivo.
A novembre dello stesso anno, all’età di 42 anni mi sono iscritta con entusiasmo alla formazione di Pedagogista Clinico®, sono stati tre anni di grande formazione sia professionale che personale, ho iniziato con una “valigia vuota” e ogni anno la riempivo di nuovi strumenti, tecniche e metodi, dove le settimane intensive a Montevarchi hanno dato un valore aggiunto incredibile. A fine del secondo anno di formazione ho iniziato a seguire il figlio di 7 anni di un conoscente con difficoltà di relazioni con i coetanei, è stato incoraggiante e stimolante verificare sul “campo” come l’approccio pedagogico clinico dava risultati tangibili in così poco tempo. Ho fatto mio ed ho messo in pratica il consiglio della professoressa Marta Manni “non vi preoccupate, fate lavorare le tecniche…”. Il terzo anno una mia carissima amica mi invia una collega in crisi a causa della separazione con il marito, il suo percorso diventa l’argomento della mia tesi “Passo dopo passo verso l’autonomia e coscienza di sé. Ad aprile 2006 (tre mesi dopo la discussione) ho cercato e trovato una bellissima stanza luminosa in centro a Livorno, l’ho arredata e sistemata come il set Pedagogico Clinico suggerisce, curando ogni minimo dettaglio ed ho iniziato la mia nuova professione con molti dubbi e paure, ma anche con il forte desiderio di poter contribuire allo sviluppo e alla felicità del bambino o adulto che avrei avuto davanti. Nei primi anni ho lavorato con bambini e preadolescenti, è stato importante cercare da subito un rapporto sinergico con le maestre e i genitori per aiutarli a mettere al centro non il problema del bambino come qualcosa da aggiustare, ma il bambino con le sue potenzialità, abilità e disponibilità. Questo cambio di prospettiva e atteggiamento, ha fatto in modo che il bambino in questione si sia sentito visto, protetto e considerato, acquisendo fiducia e stima di sé per fare nuove esperienze.
Gli scambi e i confronti con le maestre, in particolare di una scuola elementare, hanno fatto nascere l’idea di un progetto che vedeva coinvolti alunni, maestre e in un secondo tempo i genitori. E’ stata una delle esperienze più belle e arricchenti che abbia mai fatto, gli obiettivi che c’eravamo prefissate sono stati tutti raggiunti, e il lavoro con i genitori è stato sorprendente, tanto che il progetto è stato finanziato per altri due anni arrivando così alla conclusione del percorso scolastico.
Non è stato più possibile continuare il lavoro in classe perché nel frattempo i fondi alla scuola per i professionisti esterni erano stati drasticamente ridotti, è però iniziato il lavoro nel mio studio perché alcuni genitori si sono resi conto di aver bisogno di essere aiutati sulla genitorialità. Anche una delle tre insegnanti mi ha contattato per fare un percorso personale.
Queste esperienze mi ha fatto acquisire più sicurezza ed è stata naturale l’apertura al mondo adulto e genitoriale. Grazie ai vari corsi di formazione che l’Isfar propone ho approfondito varie tematiche che di volta in volta mi trovavo ad affrontare per stare al passo con i tempi e i cambiamenti.
Negli anni si è creata una rete di professionisti come, pediatri, psichiatri, psicologi, naturopati, nutrizionisti e riflessologi, ma anche colleghi Pedagogisti Clinici. All’inizio è stato più un seguire il consiglio che nella formazione ho ricevuto, ma con il tempo ho compreso la preziosità del confronto, contributo e scambio reciproco. Oggi posso dire con gioia che con alcuni di loro è’ nata una relazione che va al di là del rapporto professionale. Sono stati anni intensi, stimolanti e formativi, sentivo e sento molta gratitudine per le persone che venivano nel mio studio ed ho sperimentato la frase che dice : “quando accendi una luce per illuminare la strada di qualcuno, illumini anche il tuo cammino”.
Gli anni si susseguono e arriva il 2020 l’inizio del Covid 19, questo per me è’ stato un passaggio molto complicato e complesso, ho chiuso lo studio per 2 mesi, mi è’ dispiaciuto molto per alcune persone che avevano iniziato il percorso da poco, ho provato con le video chiamate, ma questo approccio non era nelle mie corde, ho fatto molta fatica, ho compreso più profondamente quanto sia importante l’incontro, lo sguardo, la stretta di mano, il contatto ravvicinato con le tecniche corporee, la prossemica ecc. ecc. Anche quando ho riaperto lo studio non era la stessa cosa, ho percepito la contentezza delle persone di riprendere il percorso, ma anche lo smarrimento. Le mascherine, la distanza di 2 metri, le finestre aperte anche d’inverno, niente era più come prima, ho compreso che dovevo fare un salto di qualità, dovevo io per prima evolvermi e trovare nuove risorse per affrontare le mie paure e i miei disagi per poter stare nella relazione d’aiuto. In quel periodo ho approfondito in particolar modo il rapporto maieutico, devo dire che è stato funzionale, in particolare con i ragazzi tra i 18 ai 30 anni, la fascia d’età più confusa e smarrita.A marzo 2023 sono andata in pensione dalla Residenza psichiatrica dove lavoravo come Educatore Professionale, da allora mi dedico soltanto alla libera professione. Oggi oltre che lavorare con bambini, adolescenti, giovani e genitori, sono stata contattata da due ragazzi di 24 e 25 anni che seguii quando erano bambini. E’ stato emozionante rivederli giovani uomini, ma ancora di più è stato ascoltare come si ricordavano i giochi, i disegni e le cose che ci dicevamo quando andavano sul pouf, intravedere nella loro espressione quel sorriso di bambino che ho avuto l’onore di incontrare.
Queste e tante altre esperienze vissute in questi anni mi fanno fatto percepire che il Pedagogista Clinico® è il lavoro che sono nata per fare, anzi per me non è nemmeno un lavoro ma un mestiere, una missione.
Per concludere questa condivisione voglio ringraziare calorosamente il dott. Gudo Pesci per aver portato la Pedagogia Clinica a questo grado di visibilità e tutti i docenti che in questa continua e costante formazione ho incontrato.

