Non è facile trovare le parole per descrivere il mio rapporto con la Pedagogia Clinica, che ho incontrato casualmente sulla mia strada di formazione permanente grazie ad una carissima amica, con cui avevo condiviso, negli anni novanta, il Corso di Specializzazione Polivante per Docenti di Sostegno e con la quale, accomunate da interesse, sensibilità e passione per le problematiche educative, aldilà dei nostri differenti ambiti di lavoro, ho sempre mantenuto un intenso rapporto amicale e un costante e proficuo confronto professionale, purtroppo interrotto bruscamente per la sua prematura dipartita. Lei insegnava da molto tempo alla Scuola Primaria ed io, dopo anni nello stesso ordine scolastico, desiderosa di mettermi in gioco in altri settori, ero passata in un Centro Territoriale Permanente per l’Educazione in Età Adulta, che aveva pure previsto il distacco di un’insegnante per adulti diversamente abili in un Centro Diurno della provincia di Sondrio.
Così, con una forte carica motivazionale e la voglia di fare, di acquisire competenze specifiche, insieme ad un ricco e solido patrimonio di tecniche, metodi, strumenti messi a punto nel tempo e tenuti sotto controllo da ricerche scientifiche, insomma per poter conoscere l’enorme bagaglio funzionale, mirato a consentirci di misurarci con una pluralità di soggetti – bambini, ragazzi, adulti, famiglie -, ai fini di contribuire al loro benessere, abbiamo iniziato la stimolante avventura promossa dall’ISFAR in quel di Milano e, a prescindere dalla spendibilità nei settore in cui abbiamo prestato servizio, non ci siamo mai pentite. Personalmente sento che la Pedagogia Clinica è in sintonia con me stessa, è un approccio che a pelle, di pancia, con la testa e col cuore, abbraccio: ha contribuito ad emulsionare, a ben amalgamare come linfa vitale i miei percorsi di studio ed esperienziali precedenti e costituisce un ottimo nutrimento non solo per l’esercizio della professione, ma anche per la gestione del quotidiano, specie se pesante e faticoso. A tal proposito riconosco che, per svariate ragioni personali, familiari e lavorative, ho attraversato lunghi periodi difficili e complicati da un punto di vista organizzativo, affettivo, relazionale e con un carico emotivo non indifferente ma il supporto psicologico di immagini, strategie, principi cardini mutuati dalla Pedagogia Clinica non è mai venuto meno e mi ha sempre permesso di fronteggiare con sufficiente serenità le diverse situazioni.
Centralità e massimo rispetto della persona nella sua globalità – essere unico irrepetibile dotato di numerose potenzialità -, disponibilità all’ascolto attivo, risveglio, recupero e potenziamento di energie e capacità vitali, relazione educativa autentica… sono solo alcuni fondamenti valoriali che d’acchito mi vengono in mente pensando alla Pedagogia Clinica – venuta alla luce nel lontano 1974 grazie alla felice intuizione e alle grandi competenze del professor Guido Pesci che, avvalendosi di collaboratori esperti, ha poi via via consolidato in un complesso organico e ben articolato, in continuo divenire – e che sono gli elementi sempre presenti nella mia “borsa” pedagogico clinica.
Esperienze personali.
Ho agito in qualità di Pedagogista Clinico® a scuola, prevalentemente con giovani ragazzi e adulti stranieri e italiani, in laboratori con attività di gruppo, volte a favorire l’accoglienza, l’accettazione dell’altro, l’utilizzo di diversi canali sensoriali per facilitare una maggiore conoscenza di sé e la crescente consapevolezza del sommerso, con l’intento di promuovere processi di apprendimento significativi e tesi all’inclusione e all’integrazione, nel rispetto delle individualità soggettive e culturali, in un positivo ed arricchente clima sociale, a vantaggio di ogni persona e dell’intero gruppo.
Ho compiuto un’esperienza laboratoriale estiva anche con alunni al termine della prima classe primaria partendo da alcune attività espressive per fornire opportunità comunicazionali, per stimolare la creatività, per sviluppare le capacità di ascolto, di comprensione e di produzione, per sostenere un’azione di aiuto e la crescita individuale e sociale di ogni bambino, puntando sullo star bene in classe e sulla conquista di differenti e crescenti gradi di autonomia.
Ho gestito in un Istituto Comprensivo insieme a un’altra collega uno Sportello con attività rivolte soprattutto a prendere atto di difficoltà particolari di allievi e familiari nell’esecuzione di compiti scolastici e a ipotizzare e sperimentare percorsi risolutivi o, almeno, frenanti e riducenti la spirale negativa degli insuccessi e il conseguente livello di ansia e di stress. Ad uno Sportello aperto per un paio di anni presso la Scuola per Adulti sono afferiti utenti per esporre prevalentemente problemi relativi alla gestione dei figli e, in particolare, si rivolgeva un giovane italiano che accusava sostanzialmente malessere esistenziale ed era alla ricerca di nuovi equilibri.
Ora, dopo 42 anni di insegnamento, con esperienze plurime – conduttrice di gruppi di lavoro e impegnata a livello organizzativo, formatrice – sono in pensione e continuo con gioia a vivere qualche esperienza in campo educativo, respirando aria di stampo pedagogico-clinico per ampliare la conoscenza, per sostenere lo star bene con sé stessi e con gli altri, per potenziare il dialogo interpersonale e promuovere lo sviluppo di comunità educanti, non dimenticando mai l’elevata incidenza della dimensione emotiva nella vita umana.
E per finire racconto un fatto strettamente personale. Anni or sono, mi stavo recando ad una formazione a Vicenza quando sono stata coinvolta in un terribile incidente: improvvisamente le porte del treno su cui stavo salendo si sono chiuse ed io sono rimasta letteralmente incastrata mentre il mezzo riprendeva la sua corsa e, forse per uno strano fortunato scherzo del destino, sono stata protetta da due borse contenenti proprio alcuni testi della sopracitata disciplina. Ho riportato notevoli conseguenze ma visto che tuttora posso parlare di quel tremendo sinistro, tra il serio e il faceto, riprendo un vecchio motto e dico che la Pedagogia Clinica salva la vita!!!
Auguri alla splendida cinquantenne e… lunga, lunga vita alla Pedagogia Clinica e a tutti i suoi professionisti.
Con gratitudine dalla Valtellina
© 2021 ANPEC - ASSOCIAZIONE NAZIONALE PEDAGOGISTI CLINICI, VIALE EUROPA 153 - 50126 FIRENZE (FI) C.F. 94064430484
PRIVACY POLICY

