Claudia Ferraroli

Correva l’anno duemila, quando mi imbattei nella Pedagogia Clinica.
All’epoca lavoravo come educatrice in una comunità per il recupero di ragazzi tossicodipendenti ed alcolisti in provincia di Lecco. Una laurea in filosofia ad indirizzo psicologico in tasca, ma il bisogno di impadronirmi di strumenti operativi, con cui essere di aiuto fattivo e concreto. Trovai, non ricordo esattamente dove, del materiale che illustrava il percorso relativo alla Pedagogia Clinica e subito mi sembrò calzante con quanto cercavo. Il tempo di organizzare impegni lavorativi e famigliari e mi ritrovai in aula a Milano alla prima lezione del prof. Pesci Guido. Il gruppo di lavoro era piuttosto numeroso, una trentina di persone, e contribuì, unitamente alle proposte in aula a creare quel clima di accoglienza, serenità e disponibilità che hanno reso l’intero percorso così fruttifero ed importante.
Allora stavo vivendo un momento difficile, contrassegnato da grandi cambiamenti che mettevano in discussione tutto il modo di approcciare me stessa e gli altri. Credo che la formazione in Pedagogia Clinica, con tutti gli strumenti operativi che abbiamo sperimentato personalmente all’interno del gruppo, abbia contribuito notevolmente a una sorta di fioritura in me, dandomi stimoli e occasione di conoscenza che hanno aperto nuove vie.
Quello che mi divenne chiaro, una volta finita la formazione, era la propensione e la gioia che provavo nell’utilizzare tecniche afferenti all’ambito artistico e narrativo. Un interesse che ho approfondito negli anni, insieme alla consapevolezza della predisposizione a lavorare con il gruppo, più che con il singolo. Le scelte operate sono state ovviamente condizionate anche dallo svolgersi della mia vita, dai figli in arrivo, il cambio casa e lavoro. La presenza dei figli mi ha sollecitata a scrivere storie per bambini ed a inventare giochi in scatola con finalità educative e narrative, che ho poi pubblicato con una casa editrice. Nei giochi da me elaborati c’è molto degli insegnamenti della Pedagogia Clinica!
Successivamente mi sono avvicinata al mondo della scuola, in un primo momento attraverso laboratori ed interventi legati ai libri e ai giochi, poi come docente. Stare con i bambini mi permette di tenere viva ed attiva la mia parte fanciullesca e la creatività. Le storie e i giochi poi risultano essere uno strumento fondamentale di comunicazione e trasmissione, oltre che per aiutare il bambino ad esprimere tutte le sue potenzialità.
Una volta diventati più autonomi i miei tre figli, ho aperto anche uno studio-atelier, collaborando con altri studi professionali, anche se sento che il mio contributo rimane amplificato ed efficace soprattutto quando opero in gruppo.
Attualmente collaboro con l’Isfar proponendo un webinar a carattere annuale sulla pedagogia narrativa a scuola, continuo ad insegnare nella scuola primaria, collaboro con alcune case editrici per la redazione dei testi scolastici, apportando un taglio ludico/ narrativo alla didattica, continuo a scrivere storie e sono formatrice per alcuni enti e per l’università di Torino, preparando future ed attuali insegnanti. I miei strumenti sono la poesia, la fiaba, le storie in genere e i giochi. Ottimi per stimolare benessere e nuove disponibilità.
La mia formazione personale negli anni si è andata arricchendo con altri due master: uno in toy design e uno recentissimo in biblioterapia dello sviluppo presso l’Università di Verona, ma i metodi e gli strumenti offerti dalla Pedagogia Clinica rimangono la base attorno a cui ruota tutto il resto.