Il laboratorio “Coloriamo il mondo dei bambini” nasce dall’esigenza di realizzare nella scuola dell’infanzia uno spazio privilegiato caratterizzato dall’universo cromatico e iconico in cui, per il valore simbolico che il colore e l’immagine possiedono, si libera il fluire di istanze affettive, psichiche e mentali tali da generare piacere, affrancare e riscattare sentimenti ed emozioni. Attraverso l’uso di colori e forme che permettono la “narrazione di sé sul foglio bianco” è dato ad ogni individuo di esprimere il proprio profondo, il proprio inconscio, ogni emozione e conflitto interiore, ma soprattutto ogni risorsa necessaria a fronteggiare le difficoltà esistenziali.
Perché il progetto assumesse una forma inconsueta ma autentica nei principi scientifici di base, e pedagogico clinici di riferimento, era indispensabile rendere questo spazio “interattivo” dove genitori e figli, stando assieme, potessero diventare protagonisti assoluti del loro tempo in totale armonia e spensieratezza scoprendo e sviluppando un miglior scambio comunicazionale.
Il percorso ha previsto l’articolazione di due momenti, il primo, improntato maggiormente su aspetti teorici con il coinvolgimento dei soli genitori, e il secondo a prevalenza pratica per consolidare, con l’occasione dello stare assieme genitori e figli, tutto ciò che derivava dal primo momento.
Suddividere il progetto in due tempi, anche se disgiunti comunque interdipendenti, ha avuto lo scopo di consentire ai genitori l’assunzione di nuove e preziose conoscenze sia sui valori cromatici che sullo sviluppo delle abilità grafo-segniche del bambino, utili per poter dare maggior rilievo e significatività ai successivi percorsi laboratoriali con i propri figli e per rispondere con maggior adempimento alla funzione principale di “interattività”.
Lo spazio teorico offerto al gruppo genitoriale per promuovere riflessioni, si è basato sulla conoscenza degli aspetti simbolici del colore, dell’esposizione di alcune teorie di autori che negli anni si sono occupati dei colori e della loro importanza per l’uomo e sull’evoluzione cromatica e grafico-figurativa nel bambino. Tale occasione ha generato scambi di idee e promosso il piacere in ciascuno di nuovi saperi, nuove elaborazioni e considerazioni.
Da sempre si rintraccia quanto l’ascendente cromatico abbia inciso su ogni cultura e religione apportando testimonianze e dimostrazioni degli effetti conseguenti, i colori non ci lasciano indifferenti, il nostro mondo è ricchissimo di colori; la sola idea di un mondo senza colori, un mondo grigio dove tutto è piatto e banale, ci rende tristi; un tale mondo ci apparirebbe subito come desolato e morto, perché la monotonia del grigio ha un effetto deprimente, ma le fragole sono rosse anche di notte. La medicina si affida ai valori simbolici cromatici, la luce blu è utilizzata nei reparti di neonatologia per il trattamento di bambini itterici, quella bianca per contrastare le depressioni stagionali, la luce rossa nel trattamento di infiammazioni e cicatrizzazioni, il colore verde nelle sale operatorie. Da circa cinquant’anni la psicologia, la pubblicità e il marketing industriale si occupano in maniera continuativa della psicologia dei colori e dell’ingegneria cromatica e in seguito a questi studi, nell’arredamento di scuole, fabbriche e uffici la scelta dei colori è diventata uno strumento utile per creare una buona atmosfera di studio e lavoro.
Tra gli autori che hanno realizzato ricerche e studi si è individuato Goethe, di cui si dice sia stato il primo psicologo dei colori che ne ha trattato l’effetto etico, Steiner che riferisce di colori-immagine, di colori-splendore considerati come i colori metafisici dellate, della vita, dell’anima e dello spirito, Kandinskij che nel 1919 studiò l’influenza del colore sull’anima e sostenne la tesi del rapporto tra forma e colore affermando la corrispondenza del giallo al triangolo, del rosso al quadrato e del blu al cerchio, ed infine Lüscher noto psicoterapeuta svizzero, che nel 1949 con la sua tesi di laurea mise a punto un valido test proiettivo in grado di individuare situazioni di tensione fisiologiche e psicologiche.
Perciò che i colori agiscano sull’uomo è ormai un fatto universalmente riconosciuto, eppure, se è chiaro a tutti che la percezione dei colori è affidata agli occhi, diversi esperimenti sottoposti a non vedenti dimostrano che i colori muovono sull’organismo umano anche sotto forma di frequenza d’onda, ovvero senza dar luogo ad alcuna percezione visiva.
Considerato che bambini e colori formano un binomio inscindibile, si è reso necessario capire quando e come il bambino si predispone al colore. L’incapacità iniziale del bambino di vedere i colori è dovuta al fatto che la retina e il cervello impiegano tempo a svilupparsi e sebbene l’ottica dell’occhio sia matura, un bimbo deve imparare ad usarla. La percezione dei colori è attiva anche nei bambini molto piccoli, tramite il movimento oculare verso un cerchio colorato è stato dimostrato che bambini di età compresa tra i 15-70 giorni distinguono tra rosso e giallo-rosso, tra rosso e verde e blu e verde.
A circa 8 mesi, il bambino è in grado di distinguere prontamente i colori. Questi risultati rivelano che un neonato nelle prime fasi di sviluppo pur facendo fatica a focalizzare con precisione distanze e sfumature, ha comunque una capacità di differenziare ed interagire. Istintivamente i bambini preferiscono guardare bordi e forme ad elevato contrasto. Forme, oggetti e giocattoli a colori brillanti rappresentano uno stimolo visivo che, oltre a contribuire lo sviluppo della vista, ne migliora anche la capacità di apprendimento.
Osservando l’evoluzione del bambino, l’importanza viene data al suo bisogno inesauribile di fare esperienze attraverso il movimento, al suo continuo desiderio di compiere delle azioni e di essere coinvolto in attività motorie, gestuali e manipolative. Il fare del bambino nei primi due anni è assolutamente istintivo e casuale poi, lentamente inizia ad essere orientato a degli scopi. La discriminazione visiva si affina e a 2 anni riconoscono come primo colore il rosso e tendono ad utilizzare il suo nome anche per indicarne altri, in seguito distinguono il giallo, il blu e il verde. È solo dopo essere entrati in possesso di questi quattro nomi che riescono a riferirli con esattezza ai colori corrispondenti. Deve però ancora maturare il processo di discriminazione cromatica. A tre anni cominciano a ordinare gli oggetti in base al colore e gradualmente si sviluppa in loro una percezione sempre più differenziata delle diverse tonalità cromatiche e delle loro sfumature, oltre a sviluppare la capacità associativa colore-nozione.
Anche il disegno nella crescita del bambino riveste un ruolo fondamentale sia per l’effetto specifico di azione cinestetica sia per quello catartico. Il disegno per il bambino è come una fotografia del suo investimento affettivo, del suo modo di vedere la realtà, la quale spesso non collima con la sua realtà oggettiva, è come una finestra che permette al piccolo sia di guardarsi dentro sia di guardare fuori e comprenderne il significato. Il disegno è strettamente legato alla maturazione affettiva, intellettiva, e sociale del bambino. Grazie ai segni lasciati sul foglio il bambino comunica liberamente il proprio mondo interiore: stati d’animo, bisogni, sentimenti, paure, vissuti, pensieri… e riesce ad elaborare e a far proprie le esperienze vissute e i numerosi stimoli provenienti dal mondo esterno.
Nell’evoluzione del disegno il bambino percorre delle tappe evolutive che, pur non essendo obbligate, fisse e rigide per ogni singola persona, sembrano guidare lo sviluppo di molti.
Inizialmente i bambini si sperimentano negli “scarabocchi” (termine riduttivo e a volte svalutativo, vista la grande importanza che ha l’acquisizione di questa abilità) così a partire dai 12 mesi i bambini provano il piacere di lasciare traccia di sé in quel meraviglioso luogo grafico qual è il foglio.
Kellogg definisce una lista di 20 tipi diversi di “Scarabocchi di base” (che richiedono abilità grafiche crescenti: dal semplice punto, al complicato cerchio chiuso) e che saranno la base per il disegno più elaborato.
Da scarabocchi “disorganizzati” il bambino passa a composizioni più organizzate alle quali riesce ad attribuire un significato simbolico: prima con la semplice attribuzione di un nome allo scarabocchio (pur non essendoci somiglianza con oggetto o persona associata), poi avviene un’attribuzione a livello del tutto fortuito (il bambino dopo aver lasciato traccia sul foglio ricerca una somiglianza con elementi della realtà), solo dopo i 24 mesi i bambini riescono a sviluppare abilità cognitive più complesse che gli permettano di effettuare un disegno intenzionale (il bambino cerca di rappresentare la realtà fornendone una rappresentazione abbastanza veritiera): il massimo sviluppo di questa fase si ha verso i nove anni, momento in cui il bambino entra nella fase del “realismo visivo” (il bambino a questa età sviluppa nuove abilità cognitive e di motricità fine della mano che gli permettono di rappresentare la realtà con sufficiente realismo).
La prima immagine reale che il bambino cerca di rappresentare è la figura umana. Il bambino molto piccolo (30-36 mesi) dà inizio alla rappresentazione della figura umana a partire dal cerchio che rappresenta il volto materno: prima immagine che il bambino riconosce come staccata da sé, ma dalla quale dipende completamente. In seguito la rappresentazione può seguire differenti percorsi in base alle caratteristiche del singolo bambino, per giungere poi alla rappresentazione di un omino completo di particolari. Il disegno della figura umana, studiato da tanti ricercatori, diventa uno strumento utile per trarre preziose informazioni sullo sviluppo del bambino, il modo in cui percepisce il proprio schema corporeo e i desideri-bisogni che il proprio corpo gli comunica.
Apprendere questi aspetti è stato assai importante per i genitori che sono stati capaci di tradurre poi in pratica, durante il laboratorio realizzato assieme ai propri figli. Il laboratorio diventa così una base sicura su cui l’azione educativa trova solide fondamenta per aggiungere alle altre esperienze della quotidianità l’occasione agli uni e agli altri di acquisire nuove abilità.
Le varie esperienze pratiche erano guidate dai seguenti obiettivi: facilitare la relazione genitore-bambino; facilitare la relazione di gruppo; stimolare la creatività e la fantasia; condividere delle emozioni sperimentate durante l’attività; riconoscimento dei colori; sviluppo della manualità; stimolare l’ascolto condiviso; instaurare nuove modalità relazionali.
La presenza di due trainer ha consentito di cogliere le molteplici sfaccettature riguardo alla relazione genitori-figli evidenziandone alcune di maggior rilievo. Dalle osservazioni durante i laboratori emergeva la difficoltà per i genitori di abbandonare il ruolo di guida direttiva nei confronti dei figli e di lasciarsi coinvolgere. Faceva invece sorridere lo stupore dei bambini nel vedere gli adulti di riferimento che collaboravano con loro in attività semplici ma molto stimolanti. I genitori, dopo un iniziale, ma comprensibile imbarazzo, sono riusciti a entrare in relazione con i bambini in modo spontaneo, accompagnandoli con serenità e fantasia nel “percorso” proposto. Le diverse esperienze con l’uso di colori in tutte le loro forme e consistenze venivano sempre introdotte da semplici consegne e il materiale veniva posizionato in modo da essere raggiungibile da tutti.
L’appuntamento del sabato pomeriggio era diventato un momento importante per gli uni e gli altri: gli adulti hanno saputo ricavare al massimo le opportunità offerte in termine di tempo, spazio e professionalità; i bambini hanno potuto instaurare nuovi rapporti con i coetanei sperimentando inoltre un nuovo modo di relazionarsi con i propri genitori.
L’obiettivo principale dei laboratori era essenzialmente quello di creare tra genitori e figli una nuova modalità relazionale basata sulla cooperazione. Con il procedere delle attività l’adulto ha saputo sviluppare nuove modalità di relazione con i bambini, valorizzare le abilità del bambino arricchendole con piccoli particolari e suggerimenti che hanno reso i lavori ancora più belli e ricchi di nuovo significato. Durante il laboratorio interattivo genitori-figli, i partecipanti hanno vissuto esperienze creative ed espressive che hanno promosso piacevoli sensazioni e importanti momenti di interazione.
L’esperienza fatta assieme ai figli, in un percorso di crescita reciproca, ha portato alla consapevolezza della possibilità di creare il “bello” sviluppando le abilità di ognuno grazie a sereni rapporti collaborativi, liberi da ansia, da inutili competizioni e da obiettivi sopra le proprie possibilità.
La forza del gruppo genitori-bambini è stata tale che è nato un proficuo momento di confronto tra i genitori spinti dalla condivisione di attività con obiettivi comuni e stimolati da quanto le professioniste avevano osservato, chiedendo di creare uno spazio di dialogo aggiuntivo all’attività pratica. Momento importante che ha permesso di fare lettura degli elaborati grafici con evidenziazioni di aspetti simbolici del colore, delle immagini rappresentate e del loro posizionamento nello spazio grafico, il gruppo di ed elaborato utili riflessioni sul loro rapporto con i figli.
Il genitore, rinnovato nelle conoscenze, nelle proprie potenzialità e limiti ha colto che può intervenire senza giudizi a priori diventando per il bambino, quella “guida discreta”, capace di garantire con pregnanza affettiva l’origine di forme adeguate di apprendimento sociale e comportamentale.
Francesca Santello
Maria Luigia Tortorella

