Consulenza tecnica d’ufficio (CTU)

di Liliana Marchi

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In questi ultimi anni, per la formazione acquisita di Pedagogista Clinico e nello specifico di Consulente Tecnico e Peritale del Tribunale, ho avuto modo di svolgere consulenze tecniche di parte (CTP) collaborando con alcuni studi legali cittadini e nel 2006 mi è stata chiesta la disponibilità per una consulenza tecnica d’ufficio (CTU)  per il reato di cui all’articolo n. 609. bis del codice penale, (ovvero ipotesi di abuso sessuale, nel caso specifico l’abuso era stato perpetrato su una ragazza disabile da parte di una figura intrafamiliare (il fratello), allontanata – con misura cautelare –  dall’abitazione, a seguito della querela sporta dal curatore speciale della giovane nominato ad hoc dal giudice).

Una volta offerta la mia disponibilità  mi è stato conferito l’incarico dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale. Il termine posto per la consegna della perizia è stato indicato in 90 giorni.

I quesiti a cui dovevo rispondere erano due:

il primo prevedeva di accertare il grado di capacità della giovane di rappresentarsi e riferire fatti e circostanze, mettendo in luce l’esistenza di eventuali malattie o alterazioni che ne impedissero la corretta percezione della realtà;

il secondo prevedeva di indicare se erano individuabili sintomi compatibili con l’abuso sessuale.

 

Modalità di lavoro

L’avvio della CTU prevede un preliminare incontro ufficiale con le altre parti interessate, il consulente tecnico del P.M. (che precedentemente aveva già stilato una perizia su incarico del Pubblico Ministero e che avrebbe avuto il compito di affiancare il perito per tutte la durata dei lavori e verificare l’imparzialità delle operazioni peritali) nonché il consulente tecnico di parte, prescelto dall’avvocato della difesa.

Questo incontro introduttivo viene indicato come:

“Apertura delle operazioni peritali” cui segue solitamente la lettura del fascicolo messo a disposizione del perito in sede di conferimento dell’incarico e la redazione del calendario degli incontri con gli adulti coinvolti a vario titolo  nella vicenda e quelli con la giovane.

Tappe propedeutiche agli incontri

-Studio del fascicolo personale della ragazza

-Ricostruzione del nucleo familiare della giovane

-Ricostruzione del quadro clinico della ragazza desunto dal fascicolo personale

Items che hanno costituito la Diagnosi Funzionale da parte dell’A.S.S. di riferimento

-L’inserimento scolastico

-L’origine delle segnalazioni

-Individuazione delle tappe salienti della vicenda

 

L’anamnesi

a)Commissione medica periferica per le pensioni di invalidità civile.

Diagnosi: nata con parto prematuro presenta grave ipoacusia neurosensoriale: invalidità totale e permanente con inabilità lavorativa al 100% e con necessità di assistenza continua.

b)Certificazione diagnostica A.S.S.  

Diagnosi: grave ipoacusia bilaterale in un soggetto con ritardo mentale di grado lieve.

Conseguenze funzionali: pesante limitazione sul piano della comunicazione, del linguaggio e degli apprendimenti.

c)Diagnosi funzionale redatta in forma conclusiva

Diagnosi: è affetta da un’ipoacusia bilaterale profonda, che negli anni ha compromesso seriamente le sue potenzialità comunicative, cognitive e relazionali. Negli ultimi anni vi è stato un notevole miglioramento sul piano delle capacità d’adattamento al contesto didattico e della motivazione all’apprendimento. Permangono evidenti limitazioni nella comunicazione verbale e nella sensibilità acustica. La ragazza ha bisogno di lavorare individualmente con il supporto dell’insegnante di sostegno.

 

L’inserimento scolastico

La giovane disabile frequenta un istituto professionale. Usufruisce della certificazione, secondo la L. 104/92, e si avvale dell’insegnante di sostegno per un congruo numero di ore settimanali. Conosce la lingua dei segni e dopo l’intervento chirurgico per l’impianto cocleare ha iniziato ad utilizzare il linguaggio verbale. E’ ben inserita ed accettata nel contesto della classe, si relaziona volentieri con le compagne con gli insegnanti. Dall’insegnante specializzato sono state attuate strategie per la costruzione per l’allargamento del vocabolario passivo e attivo che le hanno fatto superare l’uso della parola-frase a vantaggio della costruzione di una frase più articolata. Ha compiuto progressivi miglioramenti nella comunicazione interpersonale, attraverso l’uso congiunto della lingua di segni e dell’oralismo. Il dispositivo acustico che porta ha stimolato la ragazza a imparare e pronunciare un buon numero di parole. La relazione con i coetanei e con gli adulti risulta significativa.

 

Gli incontri con gli adulti di riferimento

   Tutti gli incontri con gli adulti (ne ho effettuati 12), in vario modo coinvolti nella situazione, sono stati da me attuati prima di incontrare la giovane, al fine di mettere insieme un quadro quanto più possibile completo della vicenda. Molte delle persone indicate sono state sentite più volte. Gli adulti incontrati: le insegnanti di classe,  l’assistente sociale di riferimento, il preside dell’Istituto frequentato, lo psicologo dell’A.S.S. di riferimento, il curatore speciale, la madre.

 

Gli incontri con la ragazza

Tutti i colloqui con la ragazza sono stati videoregistrati e si sono svolti alla presenza del Consulente Tecnico nominato dal P.M. e del Consulente Tecnico di Parte. Gli incontri si sono effettuati presso una sala messa a disposizione dal Servizio Sociale del Comune di residenza.

 

L’osservazione della ragazza

Al primo incontro la ragazza è apparsa  piuttosto minuta nella persona  e dimostrava meno dei suoi anni anagrafici. Pallida e mingherlina, i mesi trascorsi per lo più in casa in quasi totale mancanza di compagnia e stimoli e, unito a questo,  l’atteggiamento svalutante e quasi “persecutorio” del contesto familiare e parentale, non avevano contribuito ad alleviare il disagio della giovane.

 

Il colloquio clinico

I colloqui (registrati e videoregistrati) con la giovane sono stati effettuati al fine di valutare la coerenza e la strutturazione logica del suo pensiero. In particolare tutte quelle volte a scandagliare il grado di capacità di collocare nel tempo gli eventi. Sono state create situazioni miranti a valutare la capacità della ragazza di collocare nello spazio e nel tempo gli eventi e mantenere l’ordine cronologico degli stessi: (la sua età e quella dei suoi familiari – la sequenza cronologica dei giorni della settimana); nonché i contesti in cui avvenivano episodi specifici (la sua camera da letto, quella del fratello, la disposizione delle stanze); infine la contemporaneità delle azioni svolte dagli altri membri della famiglia. La ragazza ha dimostrato di sapere rispondere adeguatamente alle situazioni  relative alla collocazione spazio-tempo, mentre ha rivelato incertezze nell’ordinare cronologicamente gli eventi. Queste esitazioni, non intaccano la sua capacità di esame della realtà. La ragazza, come si evince dalla cartella clinica esaminata, è accompagnata fin dalla nascita dalla diagnosi di grave ipoacusia bilaterale con ritardo mentale di grado lieve. L’impianto protesico cocleare le è stato effettuato parecchi anni dopo, pertanto si è accostata solo di recente alla comprensione/produzione del linguaggio orale.

 

Analisi storica persoanle

La ragazza è nata con parto prematuro, deficit crescita e sviluppo, è presente una grave ipoacusia bilaterale profonda.

E’ dichiarata dalla commissione medica invalida al 100%. Le sue capacità cognitive risentono della grave ipoacusia. Non si rilevano evidenti disturbi dell’affettività. L’uso di apparecchi protesici correttivi messi fin dall’infanzia, ma impiegati in modo poco costante… L’impianto protesico cocleare effettuato con intervento chirurgico, con esito positivo, affiancato dall’intervento della logopedista ha consentito di recuperare e potenziare la produzione orale ostacolata dalla sordità bilaterale. Le capacità d’adattamento sul piano relazionale (in contesto scolastico ed extrascolastico) sono apprezzabili.

Dall’analisi storica personale, dall’osservazione della giovane, dai colloqui con lei sostenuti, è stato possibile evidenziare che il quadro di personalità della ragazza non può essere disgiunto dalla disabilità con cui è convissuta fino all’intervento protesico.  Il ritardo “di grado lieve”, così come evidenziato dagli psicologi dell’A.S.S. di riferimento non va sottovalutato, ma sono anche evidenti i miglioramenti cognitivi, intellettivi, nonché quelli raggiunti sul versante delle autonomie e degli aspetti relazionali. A detta delle insegnanti di classe e di sostegno i progressi sono significativi, anche se recenti nelle loro acquisizioni.

Dai graphonage si evidenziano: forte dipendenza dalla figura materna, al punto che non sembra ancora riconoscersi come persona autonoma, disgiunta dalla madre. Scarsa fiducia in se stessa, insicurezza e paura spesso generati dall’ambiente. Ancoramento al passato e timore per quanto il futuro può rappresentare per lei.

In relazione scopica è emerso: difficoltà a riferire gli eventi collocandoli secondo un ordine cronologico, che non compromettono però la sua capacità di esaminare la realtà. Limitata capacità comunicazione, strettamente connessa al suo handicap. Difficoltà correlate con il mondo affettivo, emotivo e di contatto sociale.

Allo stesso tempo, però, la giovane appare sufficientemente in grado di recepire le informazioni, collegarle tra di loro secondo processi logici, e rievocarle in modo adeguato, pur con le limitazioni del suo scarso bagaglio verbale.

 

L’attendibilità delle risposte

Per quanto concerne la coerenza e l’attendibilità delle risposte lo psicologo ha proceduto – nel primo e nell’ultimo colloquio – con la tecnica di intervista denominata Step-wise Interview (elaborata da Yuille e coll. nel 1993). Questa tecnica prevede una serie di fasi (gradini), ognuna delle quali va affrontata con gradualità.

Si propongono inizialmente argomenti neutri, a cui segue la fase dell’accordo a fornire informazioni veritiere; la fase successiva è il racconto libero, seguono poi domande generali ed infine domande specifiche. Possono essere introdotti alcuni strumenti d’aiuto come i disegni. Va comunque rilevata la difformità tra quanto affermato nel primo e nel secondo colloquio. La motivazione non è imputabile alla sua incapacità di mantenere la coerenza dei ricordi riferiti, ma è da ricercarsi nelle forti pressioni psicologiche esercitate dalla madre affinché ritrattasse la versione iniziale e, ancor più, nello stretto legame che unisce madre-figlia.

Quando finalmente è stata svincolata dall’obbligo del silenzio impostole dalla madre la ragazza ha confermato le dichiarazioni fatte nel primo incontro, riferendo con precisione  le circostanze e le modalità secondo cui si è svolto l’episodio di abuso da parte del fratello. Le affermazioni fatte nel primo colloquio e quelle confermate nell’ultimo appaiono perfettamente sovrapponibili alle dichiarazioni rese immediatamente dopo l’episodio alle sue insegnanti e al consulente del P.M. negli incontri videoregistrati effettuati nella  primavera scorsa.

Il collega psicologo ha proceduto a fare un’ indagine più profonda per mezzo dei disegni delle emozioni.

Test delle emozioni

E’ stato richiesto di riprodurre graficamente alcune emozioni (gioia, paura e dolore). Per facilitare la consegna ci si è avvalsi della gestualità e della mimica e la ragazza ha  dato prova di comprendere questi concetti astratti.

Disegno della gioia

…La gioia per lei è la condivisione di affetto e sentimenti, per trovare questo appagamento, almeno in questo momento, deve spostarsi fuori dalla dimensione familiare…

Disegno della paura

Ha disegnato se stessa in atteggiamento di fuga, mentre viene inseguita da un ragno. Dalla sua bocca parte la nuvoletta del fumetto che contiene la parola “AIUTO”, esprimendo così uno stato emotivo di forte ansia. Il ragno che la insegue può essere inteso come elemento esterno minaccioso. 

Disegno del dolore

Questo disegno è il più emblematico delle tre emozioni rappresentate, caratterizzato da un forte contenuto di pathos. Ha disegnato se stessa col volto rigato di lacrime mentre in una nuvoletta, che in questo caso è il suo pensiero, ha racchiuso due piccole figure. Mi ha spiegato che sono lei e il fratello. La giovane esprime così il forte desiderio di rivedere il fratello. Questo desiderio, adesso, alla distanza di parecchi mesi dall’evento prevale su altri sentimenti o ri-sentimenti.

 

Risposta ai quesiti richiesti dal giudice

Primo quesito: capacità della giovane di rappresentarsi e riferire fatti e circostanze, evidenziando l’esistenza di eventuali malattie o alterazioni tali che impediscano la corretta percezione della realtà

 

La tipologia della patologia della ragazza viene definita “grave ipoacusia bilaterale in un soggetto con ritardo mentale di grado lieve”. La ragazza solo da un anno e mezzo, dopo l’intervento per l’applicazione dell’impianto cocleare, si è avvicinata alla comprensione e alla produzione del linguaggio orale. Ciononostante l’osservazione, i colloqui con lei sostenuti e le prove testistiche hanno evidenziato una buona capacità di comprendere quanto accade nel mondo circostante, di rievocarlo con modalità adeguate alle sue pur limitate capacità di verbalizzazione. Le dichiarazioni, del tutto simili a quelle già espresse in precedenti occasioni, si presentano sufficientemente organizzate sul piano della coerenza logica, della precisione dei particolari forniti e riferiti, seppur denotano difficoltà nella collocazione spazio temporale degli eventi e il loro ordine cronologico. L’analisi della produzione verbale della giovane ha permesso tuttavia di isolare nel racconto alcuni elementi descrittivi indicanti il luogo e la collocazione contemporanea degli eventi nel tempo. Le frasi riferite, anche se non organizzate nell’unicità di un racconto, appaiono strutturate e coerenti.

Si ritiene pertanto che allo stato non sembrano esistere alterazioni tali da impedirle una corretta percezione della realtà.

 

Secondo quesito: l’esistenza di sintomi compatibili con l’abuso sessuale.

Letti gli atti, esaminata la ragazza e tenuto altresì conto delle dichiarazioni rilasciate da persone di significativo riferimento si ritiene di poter affermare che esistano elementi sufficienti per poter sostenere l’attendibilità delle dichiarazioni da lei stessa formulate. La partecipazione emotiva appare un po’ attenuata rispetto a quanto riferito dalle insegnati al momento delle prime esternazioni. Va rilevato che  sono trascorsi otto mesi dall’evento e il tempo cronologico per lei non riveste lo stesso significato del tempo vissuto. La terminologia usata per descrivere i dettagli dell’episodio appare compatibile con gli strumenti linguistici in possesso di una persona con le difficoltà denunciate dalla giovane (il rapporto sessuale subito viene descritto con particolari inequivocabili). Sussistono elementi per poter collocare questo evento tra…e tra… (vedere le deposizioni delle insegnanti di scuola), mentre non vi sono elementi per poter situare con esattezza gli altri episodi d’abuso, risalenti alla prima segnalazione.

Appare pertanto presumibile ritenere attendibili le dichiarazioni fornite dalla ragazza, e ipotizzare che il quadro complessivo emerso sia compatibile con l’ipotesi di abuso sessuale.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 18/2008)

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