Consulenze tecniche per il tribunale

di Carmen Fedele

 

In questo mio breve contributo mi soffermerò sulla mia esperienza di Pedagogista Clinico® Consulente Tecnico d’Ufficio (ctu) per il Tribunale Civile e Penale di Pescara e Chieti.

La richiesta di consulenza tecnica del Tribunale Civile, ha l’obiettivo di consentire al giudice, in caso di separazione dei coniugi, una visione più ampia, fornendogli tutti gli elementi necessari per decidere l’emissione di provvedimenti sulle modalità di affidamento dei minori, tenendo presente la situazione pedagogico clinica, il contesto socio-ambientale, il rapporto intercorrente tra ciascun genitore e i minori. Tramite l’intervento del consulente può inoltre essere individuato e accertato, sempre in caso di separazioni, il motivo per cui, per esempio, un bambino decide di non voler incontrare uno dei due genitori.

Nell’espletamento dell’incarico di c.t.u., attraverso il colloquio con il minore e con i genitori, bisogna prendere in considerazione soprattutto i rapporti e le dinamiche interpersonali e se si può, individuare un’ipotesi di riflessione, allo scopo di non perdere di vista il benessere del bambino conteso. Infatti, una consulenza tecnica in ambito civile, viene richiesta quando tra gli ex coniugi non vi è buon senso, ma una grande conflittualità.

La richiesta di consulenza da parte del Tribunale Penale, che può pervenire dal Pubblico Ministero o dal Giudice delle Indagini Preliminari, è particolarmente delicata, in quanto il c.t.u. ha la funzione di comprendere e analizzare, in un tempo limitato se un minore ha subito molestie e abusi sessuali.

Le operazioni peritali, si possono svolgere presso strutture indicate dal Pubblico Ministero o presso lo studio professionale del perito, dove il bambino, in un clima più rassicurante e tranquillo, ha maggiori possibilità di aprirsi.

Quando ad affidare l’incarico, è invece il Giudice delle Indagini Preliminari, l’incontro con il minore può avvenire esclusivamente nelle forme dell’audizione protetta.

Il consulente ha il delicato compito di raccogliere la testimonianza del bambino molestato o abusato, in una stanza con specchio unidirezionale, dietro al quale ci sono magistrati, periti di parte, avvocati e talvolta anche l’abusante. In questo caso la difficoltà più grande è far comprendere che i tempi di un bambino non coincidono con quelli degli adulti.

Sia che la richiesta di consulenza tecnica provenga dal Tribunale Civile che da quello Penale, la responsabilità deontologica e professionale è comunque notevole; tutte le operazioni peritali, devono avvenire nel pieno rispetto della procedura di indagine, salvaguardando i minori.

I bambini che incontro, sono in genere maltrattati o abusati, sofferenti nel corpo e nello spirito. Di solito preferiscono tacere o comunicare frammentariamente, con enormi difficoltà, tra sensi di colpa e vergogna. Hanno bisogno soprattutto di qualcuno disponibile a raccogliere quanto dicono e a stabilire la veridicità delle loro parole.

 La ricerca degli elementi di prova è resa difficile per la presenza di barriere difensive, perciò occorre possedere abilità di relazione e capacità di comprensione e di interpretazione dei diversi messaggi e della loro attendibilità, offrire al bambino l’opportunità di sentirsi accettato e riconosciuto, cogliere lo spazio delle risorse quale occasione per aprirsi e svelare segreti pesantissimi. È nel dare voce al proprio dialogo interiore, che egli recupera stima e serenità, uscendo dai fantasmi della vergogna e dei sensi di colpa.

( in G. Pesci (2005), Pedagogista Clinico-Formazione e Professione, Roma, edizioni MaGi)

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