Cristina Pedali

La mia esperienza come Pedagogista Clinico®.Ecco come ha avuto inizio questo meraviglioso percorso che ha cambiato la mia vita! Chi legge questa prima affermazione potrebbe trovarla esagerata, tuttavia nell’approfondire questo mio contributo potrà verificare come non sia altro che una constatazione veritiera, di una realtà che ormai perdura da 13 anni.
Quando ho concluso il mio articolato percorso di studi all’Università, mi sono ritrovata con una Laurea in mano che avevo tanto desiderato e inseguito con sacrificio. A questo è seguito, però, una presa di coscienza: dopo il lavoro e gli anni investiti, sentivo di avere bisogno di ulteriori strumenti per lavorare nel campo dell’educazione. Ho sempre creduto nelle Scienze Pedagogiche, nell’importanza del ruolo educativo e nel Pedagogista come figura professionale, ma sentivo di avere bisogno di maggiori competenze per intervenire efficacemente in quest’ambito, e poi, in che modo potevo impormi in un campo così vasto? Quale settore dovevo abbracciare e in che modo intendevo mettere a frutto gli anni di studio? Così, come spesso accade, mi sono messa alla ricerca, ho valutato diversi percorsi formativi, e quello che mi ha davvero convinta è stato il percorso offerto dall’Isfar di Firenze per la figura del Pedagogista Clinico®.
Fin dal primo momento mi sono convinta di essere nel posto giusto. Professori competenti e preparati, hanno man mano plasmato le mie abilità, sono cresciuta come persona, in quanto ho davvero iniziato a credere nella possibilità che io potessi lavorare con metodi e tecniche, che mi permettessero di avere una preparazione adeguata rispetto al bisogno della persona. Sono sicuramente sbocciata nella mia professionalità, perché ho ampliato il mio bagaglio, ho acquisito una metodologia ed una struttura di lavoro che mi ha permesso, una volta terminato il percorso di studi, di propormi senza timore come professionista.
Ho infatti aperto uno studio tutto mio, in un momento in cui nessuno conosceva la figura del Pedagogista Clinico®, soprattutto in un piccolo paese della Puglia. Eppure pian piano, grazie anche alla tenacia che con mio stesso stupore era emersa, sono riuscita ad impormi nel mio territorio, collaborando con altre figure professionali e soprattutto grazie al passaparola di coloro che (famiglie con bambini, adulti, giovani), avevano compiuto un percorso insieme a me.
La formazione continua che il Pedagogista Clinico® è chiamato a svolgere, e che l’Isfar propone rinnovando spesso l’offerta, permette, inoltre, di stare al passo con i tempi e con i cambiamenti che la nostra società porta con sé, rendendo il Pedagogista Clinico® una valida possibilità, nel ventaglio delle opzioni che oggi una famiglia o un singolo individuo ha a disposizione, per far fronte a quelli che possono essere considerati momenti delicati e difficili di un percorso di vita personale o di crescita.
Sicuramente, quindi, la decisione presa con entusiasmo ormai più di un decennio fa, ha effettivamente modificato il mio percorso di vita, avviando una serie di scelte che mi hanno portata oggi a vivere di questo lavoro, permettendomi anche di affinare e gestire le sfaccettature emotive di naturali predisposizioni, come empatia e capacità di comprensione della persona, mettendole a frutto. Un ringraziamento speciale, e non di circostanza, va al Professor Guido Pesci, che ha avuto questa intuizione e ne ha fatto una ragione di vita, e a tutti i professori che credono fortemente nella figura del Pedagogista Clinico®, formando con competenza e grande serietà. Grazie all’ANPEC, Associazione che ci supporta nel nostro lavoro, in modo puntuale ed efficace. Svolgere un lavoro come il nostro non è sempre facile, soprattutto se si sceglie la strada della libera professione, tuttavia credo fortemente nel messaggio che il Pedagogista Clinico® porta avanti: in una società sempre più considerata malata, occorre credere nel fatto che la persona possa emergere grazie a capacità a volte ancora inespresse o sperdute, in una prospettiva di crescita e scoperta continua, che ha inizio quando si emette il primo vagito e termina quando si esala l’ultimo respiro.