Difficoltà espressivo-elocutoria

di Guido Pesci

 

Il problema del linguaggio inteso come complesso sintomatologico, organogenetico, come problema di proporzione e grado dell’insufficienza, è una concezione che, indirizzata a criteri  meramente quantitativi, rinnega i fenomeni sociogenetici e psicogenetici e non tiene conto della struttura interna della personalità. Un principio che la Pedagogia Clinica, orientata verso una esigenza nuova nel campo della conoscenza teorica e del lavoro scientifico-pratico, ha inteso rendere obsuleto.

I problemi dei soggetti con difficoltà espressivo-elocutorie, secondo questa nuova disciplina, possono essere risolti solo se si considera la personalità nel suo insieme, nella sua interazione con l’ambiente, in base a caratteristiche positive e agli aspetti della normale vita psichica.

Di fronte alla Pedagogia Clinica si schiude un mondo di forme e di vie di sviluppo nuove e infinitamente varie rivolte a favorire processi creativi di strutturazione della personalità, basata sulla ricostruzione di tutte  le funzioni di adattamento, sulla formazione di nuovi processi integrativi  e sulla creazione di nuovi percorsi alternativi di sviluppo. Un aiuto pedagogico clinico che si edifica su nuovi principi, orientati a formare un nuovo equilibrio, una reazione della personalità alle difficoltà manifeste, una compensazione nel processo di sviluppo, la cui soluzione  necessita di un lavoro positivamente creativo, di una lotta contro il senso di inferiorità e di incentivi all’incoraggiamento. Non è possibile sottrarci dal considerare  che ogni difficoltà influenza i rapporti personali e si traduce in una anormalità sociale del comportamento, perciò al disordine nel linguaggio si associa il corpo, il modo in cui ce ne serviamo nell’atto di percepire il mondo e il ritmo che lo coniuga a noi. Un corpo che deve poter partecipare ai processi della percezione e della azione, correlato alla dinamogenesi universale, abilitato alla lettura dei fenomeni universali dei quali il ritmo è denominatore comune. Un corpo che, sollecitato dal ritmo e dalla melodia, si estende in ogni direzione e rende il soggetto capace di vivere il progetto originale del sè, soggetto attivo che investe i sentimenti  e le emozioni, le parole i ritmi e i suoni e li esaurisce nell’elaborazione espressiva.

Una adeguata esposizione della parola, non può che nascere quindi dalla traduzione interiore in termini psico-fisici del linguaggio, suoni, tono, volumi, devono poter essere vissuti come un’ondata di significazione nuova, netta e viva nella denuncia elocutoria, suffragata da stimoli ritmici e dall’arte del movimento. La Pedagogia Clinica nel realizzare le sue forme di intervento, considera il corpo come  il mezzo permanente con cui la parola comunica agli altri il pensiero. Al pari del gesto e assieme ad esso e alla sincronia ritmica di ogni movimento significante un motivo musicale, la parola diviene  così  un linguaggio vettore di espressione e comunicazione. Questo dimostra che la Pedagogia Clinica non limita i suoi interessi all’esclusiva articolazione, essa si basa sul principio che  il linguaggio nasce dalla necessità di comunicare e di pensare, che è parte cioè  dell’intero comportamento, dell’atto, dell’attività, dell’esperienza, una esigenza di dirigersi sull’enorme riserva di salute, sui meccanismi che restituiscono  allo stesso parlante lo stimolo al linguaggio come veicolo di esperienza sociale.

Join our
mailing list

to stay up date

Please enter a valid e-mail