Diritto di famiglia: il Pedagogista Clinico e l’avvocato

di Elisa Pavoni e Luigi Tranquilli

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In questi ultimi anni, alla consueta attività di Pedagogista Clinico®, ho condotto una collaborazione con alcuni studi legali nell’ambito del diritto di famiglia e minorile.

Gli interventi specifici di aiuto e sostegno in questi ambiti e con gli studi coinvolti si sono rivelati utili ed efficaci.

È pertanto maturata, come studio pedagogico clinico, l’intenzione di promuovere, per ampliare anche alle altre possibili aree di collaborazione con gli studi legali, opportunità di sostegno alla genitorialità durante il processo di adozione, alle coppie in fase di separazione, interventi educativi individualizzati per i figli che vivono questo particolare momento, relazioni diagnostiche, osservazioni, attività di compresenza con la figura legale.

Il processo di separazione, in un’ottica pedagogica e psicologica del termine, in quanto frattura, distacco, rappresenta per tutti i componenti una situazione di crisi che richiede tempo, riflessione, rielaborazione ed acquisizione di nuovi equilibri e diversi stili comunicativi.

È perciò necessario attuare un intervento di aiuto a favore di una progettazione adatta a prevenire eventuali difficoltà di relazione fra gli ex coniugi e i figli; una opportunità educativa rivolta sia ad affrontare l’emergenza, sia a svolgere una funzione preventiva che riduca al minimo i disagi e i rischi.

Le coppie sinora da me seguite, in cui, anche solo uno dei membri ha intrapreso  questo percorso, sono pervenute ad una separazione consensuale in cui le condizioni venivano stabilite di comune accordo,  anche quando i presupposti facevano pensare ad una separazione sicuramente più conflittuale e problematica. In qualche occasione, si è ripristinato addirittura un rapporto amichevole ma soprattutto una buona ed efficace comunicazione, condizione essenziale e indispensabile per continuare ad essere genitori.

Per quanto riguarda le coppie con figli significa offrire nuovi strumenti conoscitivi e di consapevolezza che li aiuti ad “essere genitori” senza essere più partners.

Apprendere ed integrare in sé questa esperienza non è così scontato, richiede grande maturità, consapevolezza e padronanza delle proprie risorse interiori oltre che una certa chiarezza degli obiettivi comuni.

È doveroso specificare che si tratta di finalità generali relative a un possibile  percorso educativo, le quali devono poi essere costruite, scandite, ritagliate su misura per le persone che siamo chiamati ad aiutare.

Nel processo di separazione, quando le dinamiche della relazione di coppia, specie con figli, sono altamente conflittive, confrontarsi sulla esperienza vissuta e sui risvolti emotivi impliciti permette una elaborazione utile ed essenziale soprattutto per non far passare i risentimenti personali e le rivendicazioni nelle relazioni. Ciò significa costruire insieme uno spazio di dialogo in cui valutare i bisogni e le esigenze reciproche per decidere poi le priorità delle relazioni affettive da tutelare e da assolvere.

L’intervento pedagogico clinico prevede un percorso che si basa sugli orientamenti del metodo Reflecting®, occasioni che ciascun componente ha di analizzare e riflettere sulle proprie necessità e quelle altrui, in una autenticità comunicativa e congruente rispetto al proprio sentire, evitando manipolazioni e sotterfugi, e creare i presupposti idonei ad investire sui nuovi stili e assetti familiari.

Questo significa definire e costruire concretamente uno spazio di ascolto, esente da ogni forma di giudizio, in cui la coppia, i genitori o il singolo, in rapporto dinamico con il Pedagogista Clinico, riflette, elabora e si confronta in relazione ai propri pensieri, idee, esigenze, sentimenti, emozioni, trova risposte alle proprie perplessità, alle incertezze, ai dubbi, agli interrogativi. Preziose opportunità di evoluzione e di crescita  personale che permettono di giungere ad un diverso punto di vista, uscendo e  distaccandosi da quella prospettiva spesso unilaterale, ancorati su posizioni chiuse e rigide, dettate dalle implicazioni emotive, legali, economiche e pratiche.

Un intervento di aiuto che garantisce il potenziamento della stima e fiducia in sé, un rinforzo positivo in appartenenza, al fine di raggiungere maggiori equilibri psico-emozionali e relazionali, necessari anche quando la persona, nella considerazione di una nuova opportunità affettiva, deve fronteggiare nuove situazioni e conquistare nuove e diverse stabilità (Pavoni Elisa).                                                                                                                

Da qualche anno il mio studio legale ha iniziato una collaborazione con la Dott.ssa Pavoni Elisa, Pedagogista clinico, per seguire i casi di separazione dei coniugi e/o di divorzio, di pari passo con lo svolgimento delle attività legali, allo scopo di sostenere i soggetti coinvolti nell’affrontare le implicazioni pedagogiche per la cui soluzione non è sufficiente la sola competenza dell’avvocato. Il più delle volte, il punto più difficile che si incontra è quello iniziale di come comunicare al partner la decisione di separarsi. Si procede inviando una missiva all’altro coniuge ove viene fissato un incontro presso il proprio studio. In detto incontro, se l’altro coniuge dovesse presentarsi, vengono illustrate tutte quelle che sono le procedure legali da intraprendere e vengono sommariamente valutate quelle che potrebbero essere le condizioni della separazione o del divorzio, auspicando la scelta di una via consensuale piuttosto che giudiziale. Se l’altro coniuge dovesse invece decidere di non presentarsi, perché contrario alla separazione, alle condizioni proposte o per altri motivi, dovrebbe procedersi col valutare l’ipotesi di una separazione giudiziale, sicuramente più complessa e onerosa rispetto a quella consensuale, sia in termini economici che di stress. Infatti, mentre la procedura prevista per la separazione consensuale si conclude con un accordo tra i coniugi che verrà poi omologato dal tribunale successivamente alla celebrazione di un’unica udienza presidenziale, con un ingente risparmio in termini di stress e di denari, la separazione giudiziale, comporta  l’instaurazione di una vera e propria causa che si prolunga nel tempo, nell’ambito della quale le parti in giudizio, i coniugi, sono tenuti a produrre in giudizio le prove a sostegno delle proprie pretese, rischiando così di travolgere anche la vita degli altri membri della famiglia, a volte anche dei figli chiamati a testimoniare a favore dell’uno o dell’altro dei genitori. Il tutto con la conseguenza che la famiglia viene spaccata in due così come il cuore dei soggetti che la compongono. Pertanto, dal momento in cui il cliente si rivolge al mio studio per aprire una pratica di separazione, mi avvalgo fin dal primo incontro della collaborazione del Pedagogista Clinico per valutare tutti quegli aspetti che esulano dall’ambito prettamente giuridico e legale ma che sono complementari ad esso. Riguardo al problema di come e quando comunicare all’altro coniuge l’intenzione di separarsi, è importante per il cliente avere un colloquio con il Pedagogista Clinico onde evitare di agire impulsivamente e aggravare ulteriormente le situazioni di disagio familiare che si stanno attraversando col rischio che diventino incontrollabili. In questa fase, ho avuto modo di constatare che il cliente, si sente già più sollevato, sostenuto nel fare la scelta più adeguata per affrontare la situazione. È naturale che l’incontro con il Pedagogista Clinico, assume una rilevanza ancora maggiore, quando si è in presenza di prole, perché, in tal caso, quest’ultima, potrebbe subire passivamente le tensioni dei genitori separandi, vedendo pregiudicata la possibilità di vivere e crescere con gli affetti di riferimento. A questo proposito, la collaborazione tra avvocato e Pedagogista Clinico, diventa ancora più importante laddove possono evitarsi e prevenirsi complicazioni nell’ambito della educazione e sviluppo della prole, soggetto che più di ogni altro, in detto frangente, viene ritenuto “a rischio”. Gli attuali orientamenti legislativi vedono una procedura preventiva di mediazione nell’ambito della separazione dei coniugi, secondo cui, ancor prima di pervenire alla separazione, essi devono espletare un tentativo di conciliazione, e di affidamento condiviso nei confronti della prole, in cui entrambi i genitori in egual misura devono continuare a seguire la prole e a prendere le decisioni per garantire ai figli una crescita equilibrata e serena, mantenendo ambedue sia la titolarità che l’esercizio della potestà parentale. Diventa perciò fondamentale creare le basi per stabilire un dialogo costante e autentico che consenta di valutare la scelta di separarsi in maniera seria, obiettiva e consapevole.

Mantenere un dialogo costante tra i coniugi che decidono di separarsi o già separati, sia in presenza che in assenza di prole, diventa pertanto ancora più rilevante laddove si richiede agli stessi una maggiore consapevolezza e responsabilità nel passo che intendono compiere. Infatti, è vero che una volta separati, ognuno dei coniugi acquista la propria autonomia per il venire meno di certi doveri esistenti in pendenza di matrimonio, ad esempio la convivenza sotto lo stesso tetto, con tutte le conseguenze che questa comporta, ma è anche vero che tra gli stessi continuano ad esistere reciproci diritti e doveri che vanno mantenuti, quali il mutuo rispetto, il mantenimento, nei casi in cui uno dei coniugi sia economicamente più debole, per non parlare delle situazioni in cui vi è la presenza di prole nei cui confronti gli obblighi come genitori, non sono affatto mutati. Questa permanenza di reciproci diritto e doveri, molto spesso viene difficilmente accettata dai coniugi in fase di separazione dal momento che questi vorrebbero eliminare e cancellare all’improvviso ogni tipo di vincolo preesistente. Ma ciò non è ovviamente possibile. Anche in questo frangente, diventa importante l’intervento del Pedagogista Clinico, per evitare e per prevenire quelle interminabili liti giudiziarie frutto, molto spesso, di crisi emotive e rivendicazioni estemporanee dettate soltanto da rabbia e rancore e raramente da una profonda ed accurata riflessione. Come risultato dell’esperienza di collaborazione con la Dott.ssa Pavoni negli ambiti del diritto di famiglia sopra illustrati e come riferitomi dai clienti che hanno accettato di rivolgervisi nella difficile fase della separazione personale, è emersa la peculiare capacità del Pedagogista Clinico di mettere a proprio agio l’interlocutore o gli interlocutori tranquillizzandoli sul fatto che non si trattasse di una terapia o di una cura, bensì di un percorso da intraprendere insieme, aiutando  la persona ad attingere alle proprie risorse interiori con conseguente accrescimento della propria dignità e della fiducia in se stessi. Inoltre, nell’ ambito dei casi in cui mi sono avvalso di detta collaborazione, la chiusura e l’astio iniziale dei coniugi in procinto di separarsi, che lasciava intravedere la sola ipotesi della lite giudiziaria, con tutto quello che ne consegue, sono state sostituite, nel giro di qualche mese, da un clima più disteso e consapevole che ha consentito il raggiungimento di un accordo sulle condizioni della separazione soddisfacente per entrambi. È naturale che di questo, ne ha beneficiato in particolar modo anche la prole, ove esistente.

Dalla mia esperienza personale posso esprimere con ampia soddisfazione che la collaborazione del Pedagogista Clinico nell’ambito della separazione dei coniugi e nel divorzio, è stata di grande aiuto per i clienti nel superare quei grandi problemi che dette vicende presentano, in particolare modo, per la finalità educativa che caratterizza l’operato del Pedagogista Clinico, con la conseguenza che i clienti che vi si sono rivolti, non si sono sentiti considerati come pazienti in cura o malati, ma come persone sostenute ad affrontare i problemi, passo dopo passo, stimolate verso il superamento degli stessi. (Luigi Tranquilli)

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 17/2007)

 

 

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