Docenti e benessere

di Michela Diani

 

L’esperienza svolta presso un istituto di scuola superiore della Provincia di Milano e che rientra nell’ottica del progetto ‘ Scopriamo le carte’ è stata una esperienza pilota rivolta ai docenti non tanto nell’ ottica di formatori ed educatori, quanto come persone. Il titolo del percorso, infatti, è stato: ‘ Per una volta pensiamo ai docenti’, desiderando trasmettere con questo contenuto un messaggio di crescita per i docenti a livello personale e non professionale, anche se chiaramente il benessere individuale del docente si ripercuote sulle modalità di ‘ dar vita’ al proprio ruolo e di conseguenza alla propria efficacia professionale. E’ in questa ottica che la proposta si è inserita nel progetto provinciale: pensare ai docenti come persone fa sì che si lavori indirettamente sulla prevenzione dei comportamenti dei ragazzi, in quanto docenti che ‘ stanno bene’ sono educatori maggiormente propositivi ed aperti, pronti ad intervenire.

La proposta è nata da un connubio ben riuscito tra il Pedagogista Clinico® che ha contattato la scuola e il docente referente del progetto ‘ Scopriamo le carte’ che ha saputo leggere  in maniera concreta e effettiva le esigenze del corpo docente, traducendole in una richiesta esplicita di un corso-percorso con tema, il benessere dei docenti.

Il percorso ha previsto 4 incontri pomeridiani di formazione, ma in seguito ad una richiesta da parte del gruppo è stato prolungato di altri due incontri. Esso è stato strutturato e sviluppato in itinere, procedendo nella conoscenza del gruppo per meglio soddisfarne le esigenze, cogliendo informazioni, umori, bisogni ed emozioni dei docenti sempre più in profondità e verità.

Il primo incontro è stato di fondamentale importanza per la conoscenza del gruppo e per cogliere le dinamiche di relazione, i bisogni coscienti e nascosti sia delle singole persone nella loro unicità, sia dell’intero gruppo docente come ‘ gruppo di lavoro’.

Finalità di questo primo incontro, la conoscenza del gruppo da parte del Pedagogista Clinico e la promozione di un primo ‘ amalgamamento’ dello stesso nell’ottica della creazione di una relazione all’interno del gruppo che potesse favorire apprendimento e crescita personale interiore e esteriore.

Dopo un primo momento di condivisione da parte del gruppo delle regole della dinamica, sintetizzabili nella discrezione e nel rispetto reciproco in merito alle rivelazioni e alla espressione delle opinioni, emozioni, sensazioni e riflessioni individuali, il gruppo è stato invitato ad una esperienza chiamata la ‘ scatola magica’.

Ogni docente poteva pescare da una ‘ scatola magica’ un bigliettino con una frase incompleta che era chiamato a completare come riteneva opportuno.

Attraverso questa esperienza sono emerse in maniera chiara e condivisa le aspettative del gruppo e i loro bisogni concreti. Si è delineata una necessità generale e condivisa ( anche dai colleghi che si sono aggiunti a partire dal secondo incontro e che hanno pescato comunque il loro bigliettino) di creare o ricreare un gruppo di condivisione tra colleghi, il bisogno di creare e proteggere, di mantenere uno spazio dove poter raccontare e raccontarsi, dove poter affidare oneri ed onori, glorie ed ansie per creare una rete di aiuto reciproco sintetizzabile in tre direzioni:

  • organizzativo-pratico: per i nuovi docenti è importante avere riferimenti sicuri a cui poter chiedere aiuto e consiglio sulla gestione della classe o sulle procedure amministrative-burocratiche
  • nel creare un clima sereno di condivisione che favorisca la accoglienza e la fiducia e che faciliti l’ apertura e la confidenza nelle difficoltà
  • nell’aiutarsi reciprocamente a maturare una sempre maggiore sensibilità e ‘ fiuto empatico’ per accorgersi quando l’altro si trova in difficoltà ed ha bisogno di aiuto, anche se non è in grado o non vuole chiederlo esplicitamente.

Rispetto, invece, ai bisogni personali, si è manifestata una necessità di mantenere o ritrovare un benessere e un equilibrio personale e profondo nel vivere il lavoro di docenti, di trovare nuovi stimoli per proseguire nella propria missione educativa ed affrontare la fatica quotidiana, le sfide inevitabili dell’educazione, la frustrazione di risultati non sempre tangibili nell’immediato. Vi è stata una conferma dichiarata e globale sulla scelta del tema: non esigenze riferite alla gestione della classe, ma pensare al docente!

E’ stato un momento di verifica importante perché ha permesso di proseguire nel percorso con la certezza che la proposta formativa aveva centrato l’interesse del gruppo e che i bisogni del corpo docente fossero stati realmente colti da parte del referente del progetto. Una partenza di questo genere, oltre ad essere profondamente rassicurante e di buon auspicio, ha rafforzato nel Pedagogista Clinico la consapevolezza e la opportunità di strutturare via via il percorso anche ‘ azzardando’ modalità variegate di crescita, grazie alla disponibilità del gruppo nel mettersi in discussione e nel desiderio di vivere l’esperienza formativa come una opportunità di sviluppo ed evoluzione personale.

L’ insegnante è una persona, con sentimenti, emozioni, ansie e paure. Ignorare questi ‘ stimoli’ interiori allontana dalla verità di se stessi: occorre confrontarsi con tutto ciò, capire quello che si vive dentro di sé per poter giungere ad una serenità interiore di vita e di ruolo. Far finta che emozioni, ansia e paure non esistano equivale a ridurre il docente a una sorta di ‘ robot’ a cui non è permesso provare o vivere determinati sentimenti, esperienze ed emozioni e da cui si pretende sempre il meglio, nel modo migliore, in qualsiasi momento e senza defaiances.

Dal gruppo emergono emozioni variegate: bisogno di pace, fatica, la ricerca della solitudine come luogo di ricarica, la paura della solitudine nel confronto con se stessi e le proprie ombre, ….

Emerge una positività di reazione, una volontà di uscire dai propri schemi nei confronti di se stessi e nei confronti dei ragazzi, il desiderio e lo sforzo di essere educatori fino in fondo, una evidente capacità di mettersi in discussione, un impegno a dare priorità all’ essere piuttosto che al fare.

Il clima presente nel gruppo è positivo e propositivo, di riscoperta di relazioni e rapporti personali, di condivisione e apertura, di rispetto, discrezione ed aiuto reciproco.

Una seconda esperienza proposta al gruppo e che ha occupato il secondo incontro è stato il collage fotografico sulla consegna ‘ Io nel mio lavoro oggi’. Ogni docente ha costruito il proprio collage di foto, scegliendo tra un numero abbondante di fotografie a loro messe a disposizione, rispondendo alla consegna e dando un titolo-motto ad esso, anche usando i colori. Successivamente è avvenuto un aperto scambio tra i collage: ogni docente ha spiegato il proprio e ‘riflettuto’ sul collage dei colleghi, condividendo impressioni, motivazioni e emozioni.

I collage fotografici, pur nella loro enorme diversità l’uno dall’altro, hanno rivelato una situazione abbastanza preponderante di ‘ consumo di energie’, di bisogno di pace e serenità, di tempo per se stessi e per il proprio star bene ed insieme la pro positività di ricercare soluzioni per raggiungere questo obiettivo. Nello stesso tempo, è emersa una coscienza profonda del proprio ruolo educativo e formativo, del valore delle proprie azioni in relazione alla formazione degli alunni. Non sono emerse particolari difficoltà nella gestione della classe o nella trasmissione della propria materia, quanto nella propria capacità di mantenersi sempre in ‘ stato di armonia interiore’ ai fini di uno svolgimento sempre efficace del proprio lavoro rispetto alle spesso elevate richieste dell’ambiente scolastico e delle nuove generazioni da formare.

Dopo il secondo incontro, il Pedagogista Clinico ha potuto delineare il proseguimento del percorso in due direzioni che sono parse più opportune per lo sviluppo del gruppo. Da una parte un lavoro sulla presa di coscienza di sé, del rinforzo ergico e dello sviluppo armonico e globale del sé e dall’altra, una esperienza legata al corpo e alla comunicazione non verbale con sé e con gli altri.

Il primo obiettivo è stato favorito da un lavoro attraverso gli archetipi, coniugando visione di spezzoni di filmati e riflessione personale, e mettendone in luce comportamenti ‘ tipici’ ed emozioni prevalenti, per riportare l’archetipo nella propria vita quotidiana, nei suoi aspetti positivi e nelle sue zone di ombra.

Una via per conoscersi meglio, per dare un volto a comportamenti talvolta sconosciuti e non sempre chiari dal punto di vista razionale, non con l’intento di ‘ catalogare’ ma unicamente con quello di aiutare la persona a conoscere i propri limiti, le proprie ‘ forze’ e riattivare le proprie risorse personali in funzione di un rinforzo ergico e di uno stare meglio, così come di uno stimolo verso un auto-miglioramento e cambiamento di sé.

Avere coscienza di dove si è può aiutare ad andare oltre e come diceva Jung: ‘ Le ombre che sono in noi sono fonte di energia se abbiamo il coraggio di conoscerle e scoprirle’.

Da ultimo, ma sicuramente non per importanza, il percorso ha voluto dare uno stimolo ai docenti a partire dal corpo. Nell’ottica tanto preziosa e viva per la Pedagogia Clinica  che concepisce la persona come totalità di mente e corpo, come una globalità in cui il corpo non è solo una appendice di vita, ma parte dell’uomo in senso olistico, l’ultima parte del percorso è stata una proposta di stimoli a partire da un motto…’ anche i prof. hanno un corpo!’ volti a favorire nella persona una maggiore consapevolezza del proprio sé corporeo, del legame tra tensioni corporee e tensioni psico-emotive, e di conseguenza promuovere una maggiore integrazione ed armonia tra mente e corpo.

In un percorso sul benessere della persona sarebbe stato assurdo trascurare il corpo. Rafforzarci come persone, pensare al nostro benessere equivale anche a conoscerci maggiormente nel nostro corpo per integrarlo in armonia con il tutto.

Riscoprire le tensioni presenti nel nostro corpo e i punti di forza nella nostra disponibilità al movimento, così come rinnovare una presa di coscienza più consapevole dell’essere corpo. Noi ci esprimiamo anche con il corpo, nonostante spesso il corpo sia il gran dimenticato.

Le esperienze proposte con l’ausilio del metodo Edumovment® ed in particolare per favorire la relazione tra il gruppo, l’aggiustamento, la percezione di sé statica e dinamica sono state accolte con iniziale timore, ma con finale entusiasmo.

I docenti hanno infatti dichiarato esplicitamente che, nonostante le prime riserve verso uno stile di esperienza preannunciata ( erano stati avvisati al termine dell’incontro precedente che la parte successiva del corso sarebbe stata dedicata al corpo…), essa si è rivelata efficace ed utile per comprendersi meglio e per stare meglio con se stessi e con gli altri.

In una condivisione finale del percorso, i docenti hanno espresso il desiderio di proporre un proseguimento ed un approfondimento del percorso nel successivo anno scolastico e qualcuno ha anche lanciato l’ipotesi di costruire percorsi di crescita personale privatamente, all’esterno della scuola.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 21/2009)

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