Elisabetta Calvi

Per raccontare la mia relazione con la professione di Pedagogista Clinico® che svolgo dal 2008, voglio iniziare da una domanda solo apparentemente curiosa che ogni tanto mi arriva dagli interessati al mio lavoro: “Ma come ti è venuto in mente!?!” Potrei soffermarmi a lungo sulle ragioni che mi hanno avvicinata ad una professione strutturata sulla relazione di aiuto: nel mio caso non si è trattato di una “prima scelta consapevole”, bensì del risultato di un percorso intimo e personale costellato di suggestioni indistinte, antichi richiami, aspirazioni che si facevano nel tempo sempre più chiare, seduzioni di Maestri incontrati lungo la via della crescita, bisogni dell’anima. La Pedagogia Clinica è stata, per me, la metafora di un percorso di individuazione, anche se per molto tempo non ne sono stata consapevole. Grande appassionata di scrittura e di narrazione da sempre, da bambina volevo fare la “pensatrice” e “la studiosa delle cose dell’uomo e del mondo”: per questo mi fu regalata un’enciclopedia per ragazzi intitolata “I mille perché”… e compresi velocemente che le risposte che cercavo me le dovevo, in linea di massima, trovare da sola. Mia madre e mio padre ascoltavano le mie riflessioni sull’esistenza in maniera partecipe, ma ogni tanto sospiravano e lasciavano le mie domande senza risposta, forse presi dallo sfinimento. Lavoravano entrambi come Infermieri psichiatrici all’ospedale ed io mi chiedevo spesso cosa succedesse in quel luogo: era mia madre, in particolare, a parlarmi delle sue pazienti, sembrava amarle molto e, forse, è proprio dalla mia famiglia che ho “ereditato” la predisposizione ad ascoltare gli altri. Sono cresciuta con i libri di Psicologia e Psichiatria tra le mani, animata da un’intima e personale vicinanza ai più fragili e da un precoce fastidio per le ingiustizie. Tenevo però molto vicini anche i libri di Letteratura, tanto da arrivare alla Laurea in Lettere Moderne: in molti mi vedevano terapeuta, forse perché arrivavo da una Maturità Pedagogica che era il frutto di cinque anni passati a studiare Pedagogia, Psicologia, Filosofia (ma anche Latino, Letteratura, Storia, Arte, Musica…): io invece mi pensavo come una ricercatrice indipendente, desiderosa di “conoscere”. Fu proprio mentre preparavo, e inconsciamente boicottavo, il concorso per l’ammissione ad un Dottorato di ricerca in Storia, nel 2003, che mi avvicinai al mestiere di alcuni professionisti formati dall’ISFAR rimanendone colpita e attratta. A sedurmi furono in particolare la genesi culturale della Pedagogia Clinica e le intenzioni di rinnovamento sociale dei suoi fondatori, maturate tra gli anni ‘60 e ’70. Più recentemente ho molto apprezzato l’impegno dell’ISFAR nello Stato di Gibuti, nel Corno d’Africa, in favore di progetti di inclusione e promozione sociale. Riprendere gli studi post universitari e scegliere la Pedagogia Clinica come professione di aiuto, è una decisione che per me ha avuto il sapore dell’integrazione tra le diverse parti della mia persona: non era più “o”…”o”, ma “e”…”e”. Un’integrazione che, proprio grazie alla Pedagogia Clinica, ha oggi il sapore del “fare” che, insieme al mio antico “pensare”, mi porta ad essere pronta a rispondere ai bisogni delle Persone con una professionalità educativa chiara e distinta, della quale vado molto orgogliosa.
Nel 2005 mi sono iscritta alla formazione in Pedagogia Clinica promossa e curata dall’ISFAR e dal 2008 lavoro in due ambiti diversi a Vicenza: come docente di scuola secondaria di secondo grado e come Pedagogista Clinico.
Lavoro privatamente in favore di adolescenti, genitori, adulti che chiedono aiuto e, nel tempo, ho creato sinergie proficue con professionisti dell’area medico-sanitaria. Da circa tre anni ho iniziato ad occuparmi molto di prevenzione e sono presente in alcune scuole dell’infanzia, all’interno delle quali ho attivato degli sportelli di ascolto Pedagogico Clinico per genitori ed educatrici.
Ho approfondito attraverso la frequenza di alcuni Master tematiche legate ai Bisogni Educativi Speciali e agli studenti con Disturbi Specifici negli apprendimenti. Negli anni ho frequentato molti Corsi di Perfezionamento per Pedagogisti Clinici promossi dall’ISFAR, trovando sempre all’interno dell’Istituto riferimenti importantissimi, solidità, esperienza, qualità formativa. Ho studiato e approfondito all’interno di altri contesti formativi tematiche di area psicologica e sono formata per utilizzare Metodologie immaginative e Disegno Onirico con una postura che, per scelta, rimane sempre educativa. Nell’ultimo anno ho ultimato presso ISFAR un Master interdisciplinare per l’aiuto degli adolescenti ed ho approfondito lo studio di nuove forme di disagio come “Hikikomori”. Fanno parte della mia formazione sia un percorso di crescita affiancato da un Pedagogista Clinico (anni 2005/2006) sia un’analisi personale, più recente. Della Pedagogia Clinica amo soprattutto l’attenzione per la corporeità e la possibilità che offre al professionista di creare situazioni di apprendimento significative e concrete per i singoli e per i gruppi. Un metodo che sento particolarmente affine è il metodo Reflecting® che, utilizzato in uno specifico percorso di aiuto, presenta molti vantaggi per accompagnare la Persona attraverso una consapevolezza e uno sviluppo delle proprie risorse.