Erik Pozza

La mia esperienza di cambiamento ha avuto inizio durante un periodo cruciale della mia vita: il servizio civile. In quel contesto, mi sono avvicinato alla formazione degli adulti, attraverso l’interazione con gli obiettori di coscienza e la partecipazione ai training nonviolenti. Questi percorsi mi hanno permesso di confrontarmi con approcci alternativi all’educazione, basati su un rispetto profondo dell’individualità e sulla necessità di affrontare conflitti e problematiche sociali in modo nonviolento e trasformativo. È stato proprio durante quei mesi che ho compreso quanto fosse potente la formazione quando orientata non solo all’apprendimento di nozioni teoriche, ma anche allo sviluppo di capacità pratiche di gestione dei conflitti e di collaborazione. La formazione nonviolenta, in particolare, ha dato avvio alla mia riflessione sull’importanza di un approccio formativo che vada oltre i contenuti didattici tradizionali e che sappia incidere direttamente sulla realtà sociale e personale di ogni partecipante.
Questa esperienza formativa ricca e stimolante mi ha condotto all’iscrizione alla facoltà di Scienze dell’Educazione, ma ho presto iniziato ad avere sentimenti contrastanti relativamente alla formazione universitaria: fascino per la teoria ma insoddisfazione dal punto di vista pratico. L’università, per me, era intrappolata in un paradigma rigido, centrato per lo più su una didattica tradizionale che faticava a includere la realtà mutevole e complessa del mondo esterno: la dicotomia tra scuola ed extrascuola lasciava l’onnipresente mondo extrascolastico fuori dalle possibilità di conoscenza e approfondimento. Parallelamente nasceva l’esigenza di una identità professionale più autentica e completa: “scienziato dell’educazione” suonava male.
Il desiderio di trovare un senso professionale che unisse approfondimenti teorici solidi con una vera partecipazione pratica ai contesti educativi e sociali mi ha portato a esplorare strade nuove. La Pedagogia Clinica si è presentata come elemento fondamentale di risposta a questa ricerca, poiché mi offriva un approccio che non solo integrava teoria e pratica, ma che si focalizzava sulla persona nella sua complessità e unicità.
Fondamentali in questo senso gli insegnamenti del Professor Guido Pesci e di tutti i docenti del corso di Pedagogia Clinica, che hanno saputo indirizzare con grande competenza non solo i miei apprendimenti, ma anche i miei atteggiamenti professionali. La loro guida mi ha permesso di confermare il mio approccio educativo e sostanziarlo con metodi e tecniche nuove.
Dopo aver completato la mia formazione in pedagogia clinica, mentre ero coordinatore e poi direttore educativo di servizi per la disabilità, per la disabilità intellettiva profonda e la multidisabilità, ho aperto lo studio professionale. In quegli anni, mi sono dedicato con passione all’accompagnamento di individui e gruppi, utilizzando le tecniche apprese e continuando a sviluppare nuove competenze attraverso l’esperienza diretta. Mi affascinava l’idea di lavorare sulla relazione educativa come strumento di trasformazione e di crescita, e ho visto quanto il disegno onirico e la pedagogia clinica in generale fossero efficaci nel facilitare processi di consapevolezza e cambiamento.
Nonostante la soddisfazione derivante dall’esercizio della professione in studio, con il passare del tempo ho sentito l’esigenza di cambiare prospettiva. La Pedagogia Clinica ha continuato a informare il mio agire e il mio pensare, ma ho sentito il bisogno di orientarmi verso una nuova dimensione professionale. Ho deciso, quindi, di dedicarmi all’insegnamento come docente di sostegno. In questa veste, ho potuto applicare i principi della pedagogia clinica in un contesto diverso, ma altrettanto significativo. Lavorare a stretto contatto con studenti con bisogni educativi speciali mi ha dato l’opportunità di utilizzare le mie competenze in un modo più diretto e immediato, e di approfondire alcuni atteggiamenti professionali fondamentali.
Parallelamente al mio lavoro come insegnante di sostegno, ho iniziato a collaborare con l’Università sia nell’ambito della formazione di base degli psicologi che nel corso di specializzazione per le attività di sostegno. Questo mi ha permesso di continuare a coltivare la mia passione per la formazione degli adulti, mettendo a disposizione la mia esperienza e le mie competenze per formare futuri professionisti dell’educazione. In questa prospettiva, porto sempre con me il bagaglio teorico e pratico della Pedagogia Clinica, con l’obiettivo di trasmettere agli studenti l’importanza di un approccio educativo che metta al centro la persona e la sua crescita integrale, fisica, psicologica e sociale.