Esperienze con gruppi e singoli di età diverse

La Pedagogia Clinica ha per oggetto l’uomo nella sua totalità psicofisica, nei suoi atteggiamenti verso di sé e verso gli altri. Questa scienza considera l’essere umano come microcosmo e non più come un oggetto formato da tanti pezzi da poter staccare ed esaminare singolarmente, come se avessero una vita propria. Tale modo negativo di considerare l’individuo, però, persiste ancora oggi.
Siamo stati abituati, e continuiamo attualmente, a parlare di malattia, a curare un dato malanno, come se fosse il guasto di una macchina nella convinzione che, una volta riparato o sostituito il pezzo, l’uomo possa tornare a funzionare. Ma se è necessario “riparare” una momentanea disfunzione, non bisogna dimenticare che la macchina-uomo non riparte se non c’è la volontà dell’autista di avviare il motore, e questa potrebbe venire a mancare per i motivi più diversi ed indipendenti dal guasto.
L’efficienza, la vitalità, il benessere dell’individuo dipendono dalla coordinazione armonica fra psiche e soma.
Una depressione, uno stato ansioso, un calo della libido… non possono essere compresi ed affrontati se non vengono posti in relazione con il vissuto del soggetto, con le sue abilità e disponibilità.
Al Pedagogista Clinico® non sfugge l’importanza di rivolgersi alla persona e perciò oltre ad intervenire sugli ostacoli, punta alla relazione interpersonale, al rapporto diretto con il soggetto per aiutarlo a riflettere e, piano piano ad “educere” la “veritas” relativa. Un dialogo maieutico che spinge a guardare dentro, a conoscersi, a non essere mero esecutore di precetti altrui, e scegliere quelle strategie capaci di restituire alla persona fiducia e coraggio nel perseguire la conoscenza di se stessa. Essa va stimolata affinché si sforzi di scoprire qualcosa da sé, affrontando e utilizzando le proprie capacità, con l’assistenza del Pedagogista Clinico® che assumerà una posizione di mediazione tra lei e suoi problemi.
Una buona occasione per instaurare un rapporto, una relazione transferale intensa ed affettivamente significativa con chi vive la difficoltà, fino a permettergli di raggiungere una propria autonomia nell’adattamento alla realtà esterna, nella convinzione, sempre più certa, di essere “individuo”. La persona tornerà così a vivere serenamente ed armonicamente i propri sentimenti, i propri impulsi, lontano da qualsiasi conformismo e da ogni soffocamento. Potrà liberare il proprio io nella realizzazione dei desideri, vincere la paura, l’impotenza e porsi sulla strada della sperimentazione, dell’esplorazione secondo le proprie effettive ed uniche qualità e capacità. Si potrà pervenire a questi risultati grazie a una strutturazione del colloquio ispirata al Reflecting®, che si correda di altri metodi e tecniche rivolte alla corporeità; vie diverse per coniugare lo psichico con il corporeo e rispondere adeguatamente all’unità psico-fisica della persona.
In qualità di Pedagogista Clinico® ho avuto la possibilità di fare significative esperienze con gruppi e singoli di età diverse.
Su richiesta dell’équipe educativa di una scuola ho condotto quattro incontri con insegnanti e genitori sul tema: “Verso il bambino”. Durante gli incontri sono emerse problematiche riguardanti la vita di coppia, i rapporti con i figli e con le figure parentali più strette, sulle quali siamo sostati in riflessione. È stata un’esperienza assai significativa per i riconoscimenti che ne sono derivati.
Un’altra esperienza che mi piace menzionare è quella relativa ad un soggetto di dieci, anni ritenuto “superdotato”, in conflitto con i fratelli di due e tre anni. Nel primo incontro, alla presenza dei genitori, è emersa una loro difficoltà a gestire la vita familiare con i tre figli senza rinunciare ai propri momenti di coppia. La situazione conflittuale impediva che tutti pranzassero tutti insieme per evitare litigi. È emerso anche che i figli più piccoli dormivano nella camera da letto dei genitori e Roberto, il maggiore, in una stanza tutta sua. Egli era molto geloso delle sue cose, rifiutava la presenza dei fratelli nella sua camera perché troppo disordinati, ogni volta che usciva la chiudeva con una chiave che portava con sé.
Nell’inseguire una diagnosi ho proposto a Roberto il test Mnesi e Faticabilità e quello di Maturità Logica, ho richiesto un disegno della famiglia e altri disegni liberi, uno dei quali ho proposto di colorarlo e di scrivere una breve storia che avesse come personaggi gli stessi del disegno. La storia riproponeva la dinamica fra fratelli e ciò, ha offerto, grazie alle ottime potenzialità e capacità del soggetto, confermate dai test, e all’ottimo rapporto stabilitosi con lui, una prima opportunità per avviare una revisione dei comportamenti. Negli incontri successivi, l’elaborazione di altri costrutti in un clima simpatetico, lo hanno portato ad accogliere i fratelli nella sua stanza, una decisione che lui stesso ha annunciato ai genitori. A tale disponibilità si è aggiunta quella di giocare con loro e di curarli.
Un’altra esperienza riguarda una ragazza di sedici anni, innamorata del cugino, che così si esprimeva: “…non ho potuto fare a meno di esternargli questo sentimento… Ho cominciato a mostrargli il mio particolare affetto… Il nostro amore cresceva di giorno in giorno… Dovevamo nasconderlo… Nessuno avrebbe dovuto sapere. Un giorno mia madre ha visto che non eravamo due semplici cugini… Da quel momento lo sdegno e l’indignazione dei miei familiari… Nonostante ciò continuavo a stare con lui, fregandomene… Ora non siamo più insieme. Lui vive al settentrione… Io soffro molto. Mia madre non mi perdona per quello che ho fatto… Dice che è come se mi fossi messa con mio fratello… Ma quando stavo con lui non sentivo che tra noi scorresse lo stesso sangue… Mi fanno sentire uno schifo…”. Una situazione assai compromessa che ha comunque trovato una positiva soluzione.
Infine ricordo la storia di una signora di cinquant’anni che soffriva di vaginismo. È venuta da me dopo aver consultato e seguito vari specialisti.
Dal punto di vista anatomico e clinico tutto era nella norma. La signora, sposata, aveva avuto due figli introducendo nella vagina con le sue dita lo sperma del marito.
Durante il colloquio sono emersi un pessimo rapporto con la madre, un giudizio negativo sul proprio aspetto fisico, i tradimenti del fidanzato, poi divenuto suo marito, il quale le faceva notare la sua bruttezza, sottolineando che lei “era buona” solo per prestazioni sessuali stravaganti.
L’indagine conoscitiva, condotta proponendo, tra gli altri, il test del Self-Concept, aveva evidenziato una scarsa accettazione di sé, mancanza di autostima, insicurezza, con note di impaccio e di inadeguatezza.
Ho seguito questa persona ispirandomi alle tecniche del Pedagogista Clinico® e utilizzando le esperienze che ho acquisito specializzandomi in Reflecting e in Disegno Onirico.
L’intervento non è stato breve, ma la signora lentamente ha recuperato fiducia e sicurezza, si è separata dal marito, rompendo una nefanda dipendenza.
La sua vita è cambiata, ha scoperto l’emozione di sentirsi amata e di donarsi pienamente, una gioia annunciata con la frase: “Finalmente ho avuto anch’io la mia deflorazione e posso vivere la mia sessualità”.
Ad ogni incontro noto che è sempre più bella, conseguenza di un rapporto di reciproca stima e rispetto.
Ritengo che queste esperienze che ho illustrato ben dimostrano i diversi impegni e gli ambiti operativi del Pedagogista Clinico®.

Giuseppe Maira
Pedagogista Clinico
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