ESPERIENZE FORMATIVE E PROFESSIONALI

Alessandra Lodetti

Avevo deciso di diventare una pedagogista quando ancora non sapevo che il lavoro che volevo fare da grande si chiamasse così.
Avevo 8 anni, nel mio palazzo viveva un ragazzo che mi incuriosiva molto, lo vedevo molto grande  ma comportarsi da bambino piccolo, con se aveva sempre una Barbie alla quale pettinava i capelli.
Un giorno, arrivò una tempesta molto forte, quasi improvvisa, io stavo rientrando da scuola a piedi e mi misi a correre verso il portone, aprii la porta e veci i primi scalini, quando il portone alle mie spalle sbattè con una violenza tale da riuscire a rompe i vetri.
Nello stesso momento il ragazzo stava scendendo le scale e avendo sentito il forte rumore corse veloce verso di me e mi abbracciò forte.
Lui era molto più alto e grosso di me, abbracciandomi mi avvolgeva tutta e tremava di paura, capi in quel momento che era un ragazzo fragile e sensibile, ma di certo non “grande”.
Nello stesso momento mia madre aprii la porta di casa e ci trovò sulle scale, mi guardò impietrita e mi disse: “Ale non avere paura, non ti farà male” io le risposi “mamma lui ha tanta paura non io.”
Entrambe le nostre madri sono venute a tranquillizzarlo e a staccarlo da me.
Questo episodio della mia vita mi rimase impresso per sempre, già li avevo capito che questa modalità di trovarmi a mio agio con “ragazzi speciali” poteva essere d’aiuto a loro.

Esperienze formative
Negli anni, l’interesse per gli studi umanistici e il mio temperamento di andare oltre a ciò che vedevo mi portò a iscriversi all’università nel corso di Scienze dell’infanzia a Firenze.
Ma il mio desiderio di essere ancora più afferrata e professionale in quelle materie che mi appassionavano tanto, mi ha portato a scegliere il corso magistrale in Pedagogia clinica e dirigenza scolastica.
Durante i due anni della specialistica e durante i diversi tirocini in area pedagogica, continuavo a sentirmi “insoddisfatta” sentivo che mi mancava qualcosa “del fare”, sentivo di aver studiato cosi tante teorie e correnti di pensiero che non capivo più la vera direzione pedagogica.
Un giorno camminando per le strade di Firenze vedo un manifesto “corso in Mediazione Familiare presso l’Istituto ISFAR”, era il 2014.
Il primo pensiero era rivolto alla sofferenza che avevo vissuto per via della separazione dei miei genitori e pensai che sicuramente era una formazione e un lavoro che sentivo molto affine con gli studi che stavo ultimando.

Esperienza formativa in Pedagogia Clinica
Fu solo durante il corso di mediazione familiare che entrai a conoscenza dell’Associazione ANPEC e della scuola di Pedagogia Clinica presso lo stesso istituto.
Non ci pensai due volte, mi iscrissi subito mentre già frequentavo il corso di mediazione e per un anno con tanto sacrificio in diversi aspetti, feci contemporaneamente entrambi.
Da subito l’entusiasmo e la curiosità furono i sentimenti principali, ma solo il primo incontro con il professor Guido Pesci, che avevo capito di aver  trovato concretamente ciò che stavo cercando da anni, avevo finalmente in mano quel fare che sentivo mi mancava, con metodi e tecniche che ho ritenuto fin da subito essenziali per una crescita armonica.
Dall’esperienza formativa agli impegni professionali
Dopo anni in più studi professionali a cui mi appoggiavo e molte supervisioni per essere certa stessi lavorando in conformità alla professione, nel 2021 ho fondato il mio studio, coronando il sogno di lavorare come professionista in aiuto alla persona.
Ma non finisce qui, oggi, grazie anche alle capacità acquisite come pedagogista Clinico®-, conduco formazioni e supervisioni tecniche per il Consorzio di cui faccio parte, sono diventata anche un componente del CTS dello stesso Consorzio, nonché componente del CDA.
Oggi mi trovo a coordinare, formare e supervisionare decine di educatori che operano nei servizi territoriali e scolastici spasi per l’Italia e a svolgere in studio la libera professione di Pedagogista Clinico®.

Barbara Bettetini

Ho conosciuto la Pedagogia Clinica in occasione della prima formazione proposta a Torino. Ero iscritta all’università, ma mi sembrava di stare imparando tante teorie indubbiamente di valore ma decisamente scollegate dalla realtà educativa con cui avevo iniziato a confrontarmi, nella scuola e nei centri diurni. Mi mancava il collegamento con i reali bisogni delle persone, con le situazioni di disagio causate da qualcosa che non era andato per il verso giusto: nella formazione accademica classica non stavo individuando opportunità per chi voleva eccellere né sostegno concreto a chi si trovava in difficoltà, e anche nel mio percorso scolastico avevo vissuto situazioni frustranti e poco funzionali ancora senza risposte.

Esperienza formative in Pedagogia Clinica
In questo panorama incontrai la pubblicità di un master in Pedagogia Clinica, e già dalle premesse mi sembrò di aver trovato nuove strade percorribili nei vari argomenti che definivano il programma del corso.
Gli argomenti erano tali e tanti da non poter che fornire ulteriori spunti di riflessione e ricerca, che negli anni hanno arricchito ulteriormente il mio bagaglio di conoscenze, soprattutto grazie agli approfondimenti e ai percorsi di ulteriore specializzazione, dal disegno onirico alla psicomotricità funzionale, alla consulenza tecnica per i tribunali ad esempio.
E’ stato un periodo molto costruttivo in cui ho arricchito la mia professionalità grazie al Prof. Pesci, e fra gli altri a sua sorella Anna, professionisti come Talamucci, Gaiffi, RIcci, Raugna, Bulli, Mani e tanti altri. Ho avuto modo di conoscere e confrontarmi con colleghi di tutta Italia, che nei convegni e negli incontri di formazione hanno reso uniche le esperienze formative che sono seguite. Nel 1995 aperto un mio studio, organizzato corsi di formazione, promosso la professione in un territorio ancora vergine e diffidente ma pronto ad accogliere e valorizzare la valitdità dei risultati.
Nel frattempo avevo seguito il corso di Psicomotricità Funzionale con Jean Le Boulch che mi aveva offerto ulteriori opportunità e prospettive, e conseguito una seconda laurea in materie letterarie. Era un periodo molto attivo, avevo trent’anni e il mondo nelle mani.
Ma nel 2001 ho preso gli orecchioni, che da adulti possono avere qualche complicazione, e io ho vinto la lotteria al contrario, ritrovandomi improvvisamente con una grave labirintite, acufeni, vuoti di memoria di procedure e nozioni, difficoltà a ragionare, a mantenere l’equilibrio, la concentrazione. Ricordo che al termine dell’ultimo percorso di visite culminato dal primario di un importante ospedale di Torino ero uscita dall’ambulatorio con una diagnosi lapidaria riassumibile in danno neurologico irreversibile di eziologia incerta, con interessamento delle capacità cognitive, importante deficit motorio e sordità monolaterale. Avrei dovuto accogliere il bastone con cui mi aiutavo a mantenere l’equilibrio come compagno di vita, dire addio allo sci, alla subacquea, all’automobile, per non parlare della motocicletta e della professione specialistica. Lavoravo ancora come impiegata, quindi economicamente me la sarei cavata, ma la mia vita personale era rimasta con poco senso.
Ricordo l’attimo esatto in cui uscii in strada, strappai il referto e lo gettai in un cestino, e decisi che se non avrei più potuto usare ciò che avevo imparato con gli altri lo avrei usato per rieducare tutto il possibile. Sono stati quasi due anni in cui ho messo tutto in stand by e ho sperimentato su me stessa la Cyberclinica, la Psicomotricità Funzionale, le tecniche corporee, immaginative e quasi tutto quello che avevo imparato nei week end e nelle settimane intensive a Firenze e a Montevarchi. Ripartendo dalle basi ancora solide dei vent’anni, fondate sulle pratiche di apprendimento avanzato, sullo shiatsu e sul taichi, ho così potuto ricostruire un mattone alla volta quello che era crollato.
Qualcosa l’ho riconquistato, qualcosa è rimasto per strada, ma a 35 anni avevo ripreso le attività in studio, avevo sviluppato strategie per continuare a imparare e ricordare ed ero finalmente tornata su una moto, arrivando ad allenarmi sugli sterrati di montagna al seguito di una compagnia di enduristi.

Dall’esperienza formativa al ruolo professionale
È la prima volta che racconto questa storia, e forse avrei scritto con maggior facilità di tutti gli altri risultati ottenuti nella professione, nello studio professionale, nella direzione di un asilo nido che cerco di orientare ai principi educativi propri della Pedagogia Clinica fino al riconoscimento dei colleghi della direzione regionale per Piemonte e Valle D’Aosta. Ma credo che la mia esperienza possa trasmettere la riconoscenza che mi lega al potenziale straordinario di una scienza che offre opportunità ancora poco conosciute e che vale la pena diffondere. Adesso ho passato i 50 anni, ma l’entusiasmo e il calore che provo quando descrivo questa meravigliosa professione continuano ad accompagnarmi, e confido continueranno a farlo negli anni che seguiranno.

Claudio Rao

La mia esperienza formativa, il mio percorso di Pedagogista Clinico® è atipico e piuttosto singolare. Sensibile alle fragilità della Persona fin dalla più giovane età, mi sentii interpellato da bambini ed anziani che nelle rispettive età evolutiva e involutiva sembravano richiamare la mia attenzione.
Docente di Scuola Primaria a soli ventun anni, proseguii con passione i miei studi presso l’Università di Torino trovando riscontro alla teoria nella pratica quotidiana di realtà non sempre facili e lineari come la Pedagogia accademica sembrava indicare.
Nonostante le spinte centrifughe che avvertivo in diverse direzioni, avvertivo una prepotente forza centripeta verso ciò che potrei definire l’Aiuto alla Persona.
Così, senza trascurare la mia seconda lingua, il francese, divenendone formatore – su invito del Provveditorato agli Studi di Torino e partecipando ad alcuni lavori dell’IRRSAE Piemonte, mi laureai in Pedagogia.
La mia tesi «Linee didattiche deducibili da studi piagetiani sui processi cognitivi», depositata all’Università svizzera di Ginevra, testimoniava già – se non una volontà – almeno una ricerca di “calare i principî della Pedagogia nella concreta pratica educativa”.
La conoscenza del francese mi portò a vivere ed insegnare all’estero, dapprima in Svizzera, poi in Belgio. Lì ebbi modo di conoscere le problematiche degli italiani di terza generazione e quelle dei connazionali espatriati. Questo ravvivò il mio desiderio di rendere operative le mie conoscenze pedagogiche.
Iniziai dunque un breve periodo di collaborazione col Servizio di Psichiatria infantile dell’Ospedale dei Bambini di Losanna che mi confermò nelle mie intuizioni, ma mi provò la carenza di tecniche pedagogiche efficaci. Le mie capacità e le mie conoscenze, insomma, erano inceppate dalla mancanza di metodologie educative concretamente spendibili per il recupero delle difficoltà e dei disagi.

Esperienza formativa in Pedagogia Clinica
Fu in quel frangente che – forse per un volantino reperito nella mia abitazione torinese – venni a conoscenza dei Corsi di formazione post-Universitaria in Pedagogia Clinica tenuti presso l’Istituto  Superiore Aggiornamento e Ricerca (ISFAR) dal Professor Guido Pesci.
Dopo un breve momento di esitazione, decisi d’intraprendere quest’avventura. Mi iscrissi a Milano e un week end al mese, prendendo il treno direttamente da Losanna, ne iniziai la frequenza. 
Ebbi così il privilegio di conoscere il fondatore e caposcuola dottor Guido Pesci che fu – tra gli altri qualificati docenti – mio professore ed amico!
Con lui, nonostante la distanza e gli impegni, manteniamo rapporti quasi fraterni.
Potei così scoprire e beneficiare di una formazione qualificata e qualificante. Fu una scoperta capace di direzionare la mia vita e le mie scelte. Una scienza eclettica, ecumenica ma non per questo meno precisa. Socratica e puntuale al tempo stesso che ben si confà alla mia natura libera ma bisognosa di riferimenti precisi.
Nel 2002, conseguii dunque il Master in Pedagogia Clinica con la tesi «La Pedagogia Clinica come aiuto all’épanouissement socio-affettivo e relazionale dei discenti nei Corsi e nelle Scuole internazionali».
Nel frattempo ero passato a vivere in Belgio e i miei viaggi iniziati in treno da Losanna a Milano, si conclusero in aereo da Bruxelles a Firenze.
Sostanziato dai metodi e dalle tecniche in continua evoluzione supervisionate dall’ISFAR (Istituto Superiore di Formazione Aggiornamento e Ricerca) il mio desiderio di contribuire alla diffusione della nuova Scienza educativa prese forma attraverso la costituzione di un’associazione di Pedagogia Clinica belga. E una pubblicazione in lingua francese diffusa ai Centri psicopedagogici territoriali pubblici e privati.
Ebbi la preziosa opportunità di entrare a far parte del Comitato scientifico della rivista professionale Pedagogia Clinica – Pedagogisti Clinici® che accoglie articoli, studî e riflessioni da me modestamente elaborati.

Esperienze professionali
Per integrarmi meglio al tessuto socio-culturale locale collaborai col Service de Pédopsychiatrie (neuropsichiatria infantile) della Clinica Saint-Jean di Bruxelles sulla base di un progetto presentato dall’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Clinici®.
La necessità di risposte educative venne accolta positivamente in una nazione complessa, attraversata da diverse comunità linguistiche e culturali. Non mancarono le difficoltà, tra le quali si fece strada un’intuizione collegiale piuttosto ambiziosa: la creazione di un’associazione europea!
Così, dopo una serie di operazioni burocratico-amministrative, nel Congresso internazionale di Pedagogia Clinica del 2004, ebbi modo di annunciare la creazione dell’EURO-ANPEC® (Associazione vocata a federare i Pedagogisti Clinici® di tutta Europa). Ne assunsi la Presidenza in piena concertazione con l’ISFAR, titolare del marchio.
Dal 2019, in qualità di Giornalista pubblicista, collaboro con giornali locali e nazionali cartacei e online, ivi compresa una televisione regionale piemontese, per promuovere la lettura della Persona nella sua unicità e specificità, favorendo un approccio empatico e simpatetico all’altro che – in ultima analisi – si propone come un invito a ri-scoprire se stessi e le proprie disponibilità, valorizzando le proprie potenzialità e sviluppando le proprie abilità.

Carlo Callegaro

“La coincidenza o la sincronicità, quale delle due spiega realmente la vita? Personalmente, ho sempre creduto che “quando l’allievo è pronto, il maestro appare,” e così è stato per il mio incontro con la Pedagogia Clinica.
Non posso evitare di pensare che la mia scoperta del corso per Pedagogista Clinico® non sia stata semplicemente frutto del caso. Nonostante abbia “casualmente” trovato l’annuncio del corso all’interno di una rivista destinata a mia madre, insegnante elementare, nel 2000, credo che sia stata la manifestazione del destino. A quel tempo, la pubblicità non scorreva nei social media o su Internet. Quel giorno, ero a casa dei miei genitori, e per pura curiosità, ho preso in mano quella rivista che non avrei mai letto altrimenti. Sfogliandola, mi sono imbattuto nella promozione del corso.
Il contenuto esatto di quell’annuncio sfugge alla mia memoria, ma l’impatto che ha avuto su di me è stato profondo. Il giorno successivo, ho chiamato per chiedere informazioni. Al telefono, una gentile signora di nome Milena mi ha informato che il corso si sarebbe tenuto a Padova, partendo la settimana successiva. Non avevo molto tempo per decidere, eppure, sentivo che avevo già preso una decisione mentre parlavo al telefono. Ho detto che sarei apparso di persona il sabato seguente e ho chiesto gentilmente di riservarmi un posto in prima fila.

Esperienza formativa
Non avevo ancora parlato con mia moglie e non avevo pianificato nulla. A quel tempo, nostro figlio aveva appena compiuto un anno, il mio lavoro mi assorbiva molto e rinunciare a un fine settimana in famiglia, una volta al mese, comportava costi e sacrifici. Ma quando la testa e il cuore si scontrano, il cuore ha sempre la meglio.
Così, mi sono ritrovato nella splendida sala dell’Hotel Grand’Italia insieme a circa 25 colleghi. In poche ore, ho compreso che avevo finalmente trovato la mia casa.
La mia formazione universitaria era stata principalmente teorica, e sebbene mi avesse appassionato profondamente, sentivo il desiderio di “mettere le mani in pasta”, di mettere in pratica la pedagogia nella vita di tutti i giorni. Avevo lavorato come formatore e avevo frequentato vari corsi professionalizzanti, ma la mia sete di conoscenza non si era ancora appagata.
Nei primi due giorni, il professor Guido Pesci ha presentato i principi fondamentali della Pedagogia Clinica, e ho capito che quei principi erano profondamente radicati nei miei valori personali.
Frequentare il corso non è stato semplice per svariate ragioni. In primo luogo, significava dedicare tempo ed energie alla formazione, distogliendoli dalla mia famiglia. Inoltre, era una sfida personale molto intensa. Il corso richiedeva ai partecipanti di sperimentare prima su se stessi le tecniche prima di poterle insegnare ad altri. È stato un viaggio interiore e un percorso di crescita personale. Ho dovuto affrontare i miei blocchi emotivi e fisici, che avevano impedito per molto tempo di mostrarmi autenticamente al mondo. Questo è il cuore stesso del percorso pedagogico clinico: la ricerca dell’autenticità.
Alla fine del corso, ho superato con successo l’esame finale, e mi sentivo pronto ad aprire il mio studio.

Esperienze professionali
In collaborazione con una collega del corso, Erika Porrino, e un’altra collega che aveva partecipato a un’edizione precedente, Elisa Galeazzo, abbiamo inaugurato il primo studio di Pedagogia Clinica a Padova. Era una stanza all’interno dell’ufficio in cui lavoravo, che ero riuscito a ottenere e a condividere con le mie colleghe. Come spesso accade, abbiamo iniziato un cliente alla volta. Nonostante nessuno a Padova conoscesse la Pedagogia Clinica all’epoca, le persone hanno cominciato ad arrivare. Dal 2002 in poi, non ho mai smesso di esercitare questa professione. Da quel lontano giorno in cui ho scoperto la Pedagogia Clinica, ho fatto della mia casa la mia professione.

Chiara Miccadei

Appena laureata in Pedagogia presso l’Università degli studi dell’Aquila nel 2000, ho iniziato a lavorare come educatrice a Teramo al Centro di riabilitazione e ricerca gestito da Anffas onlus provinciale. Cercavo nel contempo un percorso di specializzazione che seguisse la mia attitudine alla cura della persona, allo stare in ascolto dell’altro ed insieme unisse la pratica di una clinica che rendesse esclusivo il percorso di crescita delle persone ed esaltasse la loro unicità.

Dall’esperienza formativa all’impegno professionale
Ho iniziato il mio iter di specializzazione in Pedagogia Clinica all’ISFAR di Firenze nel 2002 concludendolo nel 2005. Nel 2004 avevo già inaugurato il mio primo studio specialistico a Pineto, per poi aprirne altri a Roseto degli Abruzzi e a Teramo città.
Le competenze acquisite mi hanno portato a collaborare in oltre venti anni di attività con colleghi professionisti di equipe di neuropsichiatria infantile, con scuole ed istituti comprensivi, associazioni, enti formativi. 
Grande soddisfazione è stata partecipare come saggista al libro bianco dell’ANPEC dal titolo “Ministero dell’Educazione” poi pubblicato dalla casa editrice Armando Editore nel 2022.
Umanamente il dono più importante mi è stato fatto dai docenti dell’ISFAR, in primis il Prof Guido Pesci, amico e collega prezioso con cui ho un debito di riconoscenza grandissimo, la prof.ssa Marta Mani e la Prof.ssa Anna Pesci, e dai colleghi pedagogisti clinici che in questi anni ho avuto l’onore di conoscere e con cui ho stretto rapporti professionali proficui e personali molto forti. Il mio ringraziamento alla Dott.ssa Stefania Salvaggio e alla Dott.ssa Francesca Cartellà.

Eugen Galasso

Era l’anno 2000, in marzo; all’epoca frequentavo a Firenze un corso postuniversitario, dopo vari studi (filosofia, pedagogia, lettere, magistero di scienze religiose-l’unico studio non conseguito a Firenze- e a Bolzano insegnavo in un liceo linguistico, essendo di ruolo già da anni.  Francamente ero ancora molto colpito dalla morte, avvenuta un anno prima, di mia madre. Dolore a parte, da figlio unico e orfano di padre da molti anni,  senza una relazione sentimentale vera e propria, avevo altri “grilli pel hapo” ma una reclame vista nella galleria della stazione Santa Maria Novella mi aveva colpito: “Diamine, non è il solito corso di pedagogia”.  avevo pensato e  in seguito avevo preso informazioni in segreteria ANPEC e il quadro si era fatto più chiaro.

Esperienze formative
Avevo iniziato a seguire i corsi in ottobre -novembre dell’anno in questione ed era un anno “particolare”, anche perché  mi stavo sposando dopo vari tentennamenti, ma ero anche impegnato in uno sciopero della fame contro la discriminazione etnica in Sudtirolo… Corsi che, tenuti brillantemente dal prof, Pesci come dagli/dalle altri/e docenti, mi avevano aperto una visione “altra” (the other side of the pedagogy, viene da dire), intensificatasi con il susseguirsi delle proposte, fino a una definizione di tesi.
Nell’anno 2002 (stavo redigendo la tesi) in estate un grave lutto personale (la morte del prof.Luigi Baldacci, cui ero molto legato) mi mette in crisi, ma mi riprendo con uno “scatto di volonta’” (espressione molto discutibile psicologicamente, ma in questo caso espressiva, credo) e la tesi viene alla luce, orientandomi poi anche per il corso successivo di Reflecting®  e quello per divenire formatore in Disegno Onirico  e per altre formazioni connesse, in particolare (ma non solo) Interart®

Esperienze professionali
Da allora, tra l’altro, ho condotto vari gruppi di disegno onirico a Bologna, presso l’Università di Milano, a Firenze, Bolzano, Merano, in Basilicata (provincia di Potenza, fatico a ricordare il nome della località), in provincia di Bari, ma anche come Reflector® mi sono mosso non poco rivolgendomi a studenti, docenti (formazione docenti, in particolare), attori di teatro, musicisti, ma anche a gruppi di persone di professione e età diverse.
Naturalmente ho portato avanti anche (oltre a recensioni per le nostre riviste: Pedagogia Clinica-Pedagogista Clinico® e Nuovi Orizzonti, e a riflessioni, soprattutto ma non solo sul disegno onirico, anche l’attività di Reflector®, accorgendomi, però che qualche persona, soprattutto  se impegnata in attività pedagogiche, anche in ruoli importanti, cercava (cerca) di rubare le modalità operative del metodo in questione, senza interessarsi in alcun modo alle premesse teoriche dello stesso.  Negli ultimi tempi, per seri motivi di salute, ho dovuto ridurre la mia attività, ma non al punto da non avere più esperienze su cui riflettere, proponendo talora tali riflessioni alle nostre riviste. 

Federica Ciccanti

Ho visto per la prima volta le locandine del corso di Pedagogia Clinica quando stavo terminando la facoltà di Scienze dell’Educazione presso l’Università di Padova. stavo uscendo dalla segreteria dove avevo appena consegnato la tesi di laurea; Quando mi ero iscritta alla facoltà avevo il segreto nascosto di poter fare un dottorato di ricerca, ma la vita poi mi ha portato a cambiare prospettiva e a scegliere di entrare subito nel mondo del lavoro una volta laureata. quando passavo nei corridoi e vedevo la locandina, mi fermavo sempre a leggerla, ne ero e incuriosita cercavo di capire se poteva fare al caso mio. qualche mese dopo ho ricevuto a casa un depliant dell’ISFAR che ancora conservo, Ma la carriera come insegnante di sostegno che avevo iniziato da poco mi assorbiva al punto da non riuscire a pensare di fare corsi professionalizzanti come quello di Pedagogista Clinico®. a distanza di qualche anno mi sono però resa conto, proprio Grazie all’esperienza scolastica, che la carriera di insegnante non era ciò che speravo per me.

Esperienza formativa
Stava nascendo il desiderio di essere di aiuto in modo diverso alle persone e alle famiglie, svolgendo un’attività che mi permettesse di entrare più in profondità e di aiutare le persone a trasformare le proprie difficoltà in nuove opportunità. nel giro di pochi giorni ho chiamato l’ISFAR e mi sono iscritta al corso di Pedagogia Clinica. ricordo come fosse ieri quando sono entrata nella sala dell’albergo, Milena mi ha accolto con un grande sorriso e mi ha dato il suo Benvenuto. Il prof Pesci nell’arco delle prime due ore è riuscito a darmi e a trasmettermi la concretezza della professione, i suoi presupposti e le sue competenze specifiche. Mi è rimasto impresso anche il valore sociale che il professor pesci ha dato alla nostra figura professionale fin dalle prime battute. alla sera del sabato avevo già deciso che avrei continuato il corso, non avevo dubbi che quella sarebbe stata una strada in salita, e, anche per questo, era la mia strada: non ho mai amato le cose Facili e semplici, sono piuttosto sempre stata selettiva nello scegliere corsi che mi mettessero alla prova e mi obbligassero a mettermi in discussione, a studiare, per crescere e per imparare seriamente una professione. l’ultimo giorno del corso sono risalita in sala per prendere un quaderno che avevo dimenticato, tutti i miei colleghi erano usciti dalla sala e c’era il professor pesci che stava sistemando il suo materiale. Mi sono avvicinata e commossa gli ho detto “Grazie Prof per aver dato vita ad un lavoro che diventerà la mia vita”. E mentre raccontavo quella frase, mi sono resa conto che davvero la mia vita stava cambiando, avevo trovato finalmente una professione nella quale sentirmi realizzata e appagata. È ancora così a distanza di 20 anni.

Dall’esperienza formativa all’impegno professionale
Il mio primo studio di Pedagogia Clinica l’ho aperto all’interno della casa dei miei genitori, poi sono passata in un poliambulatorio, poi in uno studio mio, poi mi sono aperta a collaborazioni con colleghi, arricchendomi in continuazione di esperienze e di nuovi orizzonti lavorativi. Mi sento sempre in cammino, come se questi 20 anni fossero l’anticamera ed il meglio dovesse ancora arrivare.

Francesca Cartellà

A marzo 2007 avevo raggiunto un obiettivo importante: la mia laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Messina con il massimo dei voti e tanto di Lode. Tanti anni di studi e sacrifici è vero, ma mi sentivo disorientata sul mio cammino futuro.

Esperienza formativa
Per un caso ricevetti, dopo appena due settimane dalla mia laurea, una brochure della Scuola di Pedagogia Clinica e rimasi colpita da quel messaggio di aiuto alla persona di ogni età che veniva richiamato nel profilo aiuto alla persona  del Pedagogista Clinico®.
Decisi di fare l’iscrizione e fui inserita nel gruppo di Bari per il primo week di formazione: era dicembre 2007 ed io, carica di entusiasmo, partì dalla mia Calabria con l’intento di abbracciare una professione che mi avrebbe dato strumenti concreti di lavoro e aperto nuovi orizzonti con un approccio rivolto alla persona.
In quei giorni intensi di formazione l’incontro con il prof. Guido Pesci (padre della Pedagogia Clinica) segnò una vera svolta nella mia vita professionale e umana. Nonostante fossi piena di timori riguardo all’impegno che mi si chiedeva per la formazione, essendo poi l’unica calabrese in quel gruppo (ero smarrita perché credevo che non avrei avuto colleghi sul territorio per condividere e confrontarmi),  al termine di quelle tre giornate arrivò la frase giusta per me da parte del nostro Presidente ANPEC: farai cose grandi proseguendo tale cammino e con la Pedagogia Clinica costruirai un ponte tra la Calabria e la Toscana… non dimenticare che siamo tutti imprenditori di noi stessi !
I mesi passavano e da lì a poco mi unii al gruppo di formazione a Catania, per essere più vicina a casa e gestire meglio le mie energie (pure in questo mi sentii accolta e accompagnata dall’ ISFAR e da tutta l’ANPEC). I vari moduli che sperimentavo nei fine settimana erano sempre più una innovazione per me: metodi e strategie di aiuto educativo, una pedagogia che andava oltre l’infanzia e l’adolescenza ma si occupava della persona in crescita per favorire il raggiungimento di un equilibrio laddove si riscontravano condizioni di difficoltà e di disagio.

Dalla formazione alla professione
Poco prima della stesura della mia tesi in Pedagogia Clinica iniziai a proporre a titolo gratuito, alle varie associazioni del territorio,  progetti pedagogico clinici al fine di far conoscere la nostra scienza: da lì a breve ci fu l’occasione di iniziare a lavorare per l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (sez. di Reggio Calabria). Il Presidente dell’UIC mi contattò perché nel mio curriculum diede lettura della formazione in Pedagogia Clinica e dopo un colloquio mi affidò un bambino ipovedente di 6 anni per un’assistenza domiciliare, che diversi operatori avevano rifutato a causa di una ipercinesi, che creava difficoltà maggiori a scuola, in quanto “ingestibile”. Una grande sfida che diede frutti buoni e divenne la mia tesi finale.
Nel 2010 chiesi di poter attivare una sezione Provinciale  ANPEC: eravamo in tutto 12 soci alla prima assemblea, in cui mi fu affidato l’incarico di Direttore.
Pochi ma buoni pensai!

In Professione
Nello stesso anno, con grande entusiamo e anche tante paure, aprii lo studio di Pedagogia Clinica nella mia città: il primo in assoluto a Reggio Calabria. Lavorai inizialmente solo con un bambino per circa nove mesi che arrivò da me con una diagnosi di ADHD…e da quel momento di fronte ai cambiamenti positivi del bambino, le scuole mi contattavo per conoscere il mio approccio.
A distanza di qualche anno la sez. Prov.le ANPEC divenne una sezione Regionale, e in un’assemblea a Salerno nuovamente mi fu rinnovato l’incarico di Direttore ANPEC Calabria.
Sottoscrissi in tempi brevi un protocollo d’intesa con l’ Istituto Comprensivo di Reggio Calabria, la Provincia e l’A.N.DI.S (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici): ne seguirono altri 14 protocolli con scuole di Provincia e Regione e vari enti istituzionali.
Organizzai il primo Convegno ANPEC nel 2012 e la partecipazione fu incredibile: 500 persone interessati al nostro lavoro. Ne seguirono altri sui Bisogni Educativi Speciali, con il coinvolgimento di diverse figure professionali e in tutte le volte che ci siamo presentati sul territorio abbiamo avuto apprezzamenti e grande partecipazione (ad un convegno arrivammo a quasi 1000 partecipanti!).
Oggi il mio studio è sempre attivo e fatico a gestire le richieste! Grazie alla Pedagogia Clinica per le competenze acquisite, partecipo con i colleghi a bandi nelle scuole per la formazione docenti; attualmente coordino un Centro Diurno per minori e un servizio di A.D.M (Assistenza Domiciliare Minori) per Fondazione “La Provvidenza”, cooperativa convenzionata dai servizi sociali del Comune di Reggio Calabria. Dall’anno 2009 sono Pedagogista Clinico® e Psicomotricista Funzionale nell’ODV AGIDUEMILA, che si occupa di laboratori diurni per persone adulte con disabilità psichica e motoria.
Potrei scrivere un libro per lasciar traccia del mio cammino con la Pedagogia Clinica… il mio grazie va al Prof. Guido Pesci, ai soci ANPEC e a tutti i componenti ISFAR, di cui mi sento “figlia”.

Gerardo Pistillo

All’inizio del nuovo  millennio, mentre mi accingevo a preparare la mia tesi di laurea, ebbi l’occasione di fare la conoscenza degli scritti del prof. Guido Pesci. Avrei conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione nel dicembre del 2006, certamente consapevole di dover profondere ulteriormente il mio impegno nell’analisi delle categorie di “Cura” e di “Clinica” e nella comprensione della loro natura pedagogica.

Esperienza formativa
Ne seguì così nell’immediato, la partecipazione, nell’estate del 2007, al “Corso di formazione per la professione di Pedagogista Clinico®”, tenutosi per tre giorni intensivi nella splendida e amena sede di Montevarchi, dove per la prima volta ebbi l’onore di conoscere, oltre agli altri docenti, Guido Pesci. Il corso, tenuto dall’ISFAR, si rivelò per me catartico e trasformativo, al punto da alimentare l’intenzione di proseguire in esperienze analoghe. Nei mesi successivi, fui poi nella condizione di poter raccogliere le opinioni e le impressioni dei colleghi che avevano già conseguito il titolo di Pedagogista Clinico®, tutti concordi nel definire il relativo percorso di formazione svolto “eccellente”, “innovativo”, “creativo”, “arricchente”, ecc.
Giunse così il momento di varcare la soglia! Dopo aver effettuato l’iscrizione, nell’autunno del 2007 mi recai a Napoli per la prima lezione di Pedagogia Clinica , ritrovandomi nel gruppo con cui avrei poi proseguito la formazione nella splendida cornice di Cava de’ Tirreni. Sin dal primo momento compresi di aver trovato quel che cercavo, avendo avuto modo, sin da subito, di saggiare la statura professionale e umana del prof. Guido Pesci e della prof.ssa Marta Mani.
Il percorso, di tipo esperienziale, si sarebbe rivelato altamente formativo, sostanziato da riflessioni profonde sulla fenomenologia dell’educazione, sulla corporeità vissuta come dimensione ancestrale dell’umano, sulla comunicazione come perno della relazione educativa e di aiuto, ecc., impreziosito inoltre da un “saper fare” pratico e dall’acquisizione di stili operativi concretamente determinati, da un nuovo modo di concepire la ricerca sperimentale e la pratica professionale. Ne sarebbe conseguita, inoltre, la possibilità di ridefinire con maggiore pervicacia e acume, al di là dei tanti temi di epistemologia pedagogica già esplorati, i capisaldi che avrebbero dovuto corroborare, dal punto di vista metodologico, un nuovo corredo e un nuovo assetto di tecniche e metodi.

Dall’esperienza formativa agli impegni professionali
E ricordo con grande trasporto i giorni trascorsi con i colleghi e il fervore e l’impegno, la passione e la voglia di sperimentare. Il percorso, nella sua interezza rivelatosi illuminante, ha generato nel tempo proficue intese, poi tradottesi in collaborazioni feconde, in iniziative divulgative e nella partecipazione ad una serie di eventi di grande rilievo, tra cui il Congresso Mondiale di Pedagogia Clinica , tenutosi nel 2014 a Firenze, il Ciclo di seminari “Incontriamo la Pedagogia Clinica ”, svoltosi nel 2016 presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena e, da ultimo, la pubblicazione, a cura di Armando Editore, del Libro Bianco ANPEC intitolato Ministero dell’Educazione Vs Ministero dell’Istruzione, presentato a Roma, in  occasione della fiera “Più libri più liberi”, nel dicembre del 2022.
Lo studio approfondito della Pedagogia Clinica e del corredo di tecniche e di metodi distintivi, propri ed esclusivi, di cui essa si sostanzia, mi ha permesso di comprendere più a fondo il valore dell’interdisciplinarità, insieme alla necessità di dovere risolvere ogni ambiguità e confusione di sorta tra ambiti di ricerca della pedagogia tra di loro distanti. Ho maturato così nel tempo la consapevolezza di dover definire i tratti costitutivi di una scienza educativa la cui identità statutaria è radicalmente diversa da quella di altre pedagogie definite, indebitamente, “cliniche”. Ne è scaturita nel tempo l’esigenza di distinguere, anche sul campo, la Pedagogia Clinica da ogni forma di pedagogia sanitaria, speciale o emendativa, così come da ogni verbo-centrica “pedagogia narrativa”, dalla pedagogia sociale e da ogni tipologia di “clinica” della formazione.

Giuseppina Pascucci

Mi racconto. Ero una giovane studentessa universitaria, prossima alla laurea, che si accingeva a introdursi nel mondo del lavoro grazie a un contratto a tempo indeterminato che mi era stato offerto a seguito del tirocinio svolto presso il servizio di riabilitazione psichiatrica della USL dell’allora zona Valdarno. Venni assunta, difatti, con la qualifica di educatrice professionale e all’interno del servizio mi occupavo di giovani-adulti psichiatrici e, dopo qualche anno, anche di bambini e adolescenti afferenti all’UFSMIA del Valdarno.
Quel lavoro mi appassionava molto, avevo studiato per fare ciò che avevo sempre desiderato fare, fornire un valido aiuto a una certa categoria di persone che necessitavano di supporto, di sostegno, di ritrovare equilibri e riuscire a dare una direzione nuova alla propria vita. Seguivo queste persone nei propri contesti ambientali, li accompagnavo per inserirsi o per reinserirsi all’interno del mondo del lavoro, concordavo con loro attività e azioni da compiere per sentirsi persone in grado di vedersi capaci, accompagnavo i bambini a raggiungere conquiste scolastiche e a superare difficoltà legate a certe insicurezze.
Quell’esperienza è durata per 15 anni. All’interno di quel contesto sono cresciuta professionalmente e ho avuto l’occasione di imparare tanto, ma più mi sentivo sicura del mio fare professionale, del mio ruolo in qualità di professionista in aiuto dell’altro, più affiorava dentro di me un tenue fastidio per certi condizionamenti che, nonostante tutto, vivevo all’interno di quella realtà. Le persone venivano supportate lungo il percorso di vita e di crescita, ma vi era sempre un motivo di arresto lungo quel loro percorso di emancipazione, un conteso che da una parte tendeva a fornire un aiuto, dall’altra evidenziava la condizione di pazienti psichiatrici che continuavano a subire il peso dello stigma sociale: il “matto” restava “matto”, malgrado i progressi e le tante conquiste, in pochi riuscivano a spogliarsi di quella veste.
Allora mi resi conto che il mio desiderio era ben altro, avevo la necessità di uscire da quell’ambiente che da, una parte, mi aveva insegnato tanto, dall’altra mi faceva indossare una divisa che mi stava fin troppo stretta, volevo essere di aiuto per gli altri e volevo, anche e soprattutto, potere far sentire le persone sostenute e libere di potere scegliere per se stesse in maniera autonoma e senza condizionamenti.

Esperienza formativa
Maturai, allora, la necessità di dovermi formare, avevo bisogno di strumenti pratici per potere rendermi autonoma dal punto di vista pratico-professionale. Mi documentai e tra le varie opportunità trovai un percorso formativo  da potere seguire all’interno di ISFAR: mi iscrissi al corso di Pedagogia Clinica che avevo intuito potere essere il corso migliore e che rispondesse a pieno alle mie necessità.
Non fu semplice, continuavo a lavorare a tempo pieno, seguivo le lezioni del corso il fine settimana, avevo due bambini piccoli da gestire, ma tanto da imparare e da volere approfondire. Ebbi, comunque, la certezza di avere preso la giusta decisione fin dal primo incontro del corso condotto dal Prof. Guido Pesci insieme alla Dott.ssa Marta  Mani. Mi riconobbi in ogni singolo pensiero espresso in quell’occasione dal Professore Pesci, mi innamorai soprattutto del concetto per il quale era necessario, in un’azione educativa, riconoscere l’unicità della persona e, soprattutto, far in modo che sia la persona stessa a trarre forza, risposte, energia dentro di sé.
Appena concluso la formazione e acquisito il titolo di Pedagogista Clinico®, la vita mi mise davanti una dura sfida da affrontare: per un grave problema familiare fui costretta a chiedere un anno di aspettativa dal lavoro in riabilitazione psichiatrica. Contrariamente a quanto mi sarei aspettata, il grave problema che mi si era presentato, si dimostrò essere una grande opportunità. Mi potevo dedicare al problema che si risolse fortunatamente prima del previsto e, per tale motivo, mi ritrovai, essendo ancora in aspettativa, ad avere tanto tempo libero a disposizione.

Dalla formazione alla professione
Colsi l’occasione al balzo e iniziai a propormi ai conoscenti in qualità di pedagogista clinico®. Iniziai a ricevere i primi bambini presso casa mia, avevo una stanza libera dove ricavai un piccolo studio. Due conoscenti mi avevano concesso la loro fiducia e mi dettero l’opportunità di seguire i propri bambini, una bambina con difficoltà nell’apprendimento scolastico, l’altro con una diagnosi ADHD che necessitava di ritrovare uno stato di equilibrio. Potei così applicare fin da subito la pratica pedagogica clinica e avere la conferma della validità della formazione: dai riscontri positivi che osservavo nei bambini che stavo seguendo era chiaro che la metodologia appresa portava a concreti e tangibili risultati.  Quando il periodo di aspettativa terminò, ripresi anche a lavorare nel contesto riabilitativo, decisi però di rientrare part-time proprio perché volevo impegnarmi per far crescere la mia attività privata. Dopo pochi mesi maturai il bisogno di presentare le mie dimissioni e dedicarmi interamente alla mia professione di pedagogista clinico®. La mia professione era avviata, avevo lasciato la mia stanza e dopo varie perenigrazioni tra diversi spazi, mi si propose l’opportunità di avviare un mio studio in collaborazione con una psicologa.
Ricevevo bambini, adolescenti, mi confrontavo con insegnati, collaboravo con pediatri e con l’amministrazione comunale che mi coinvolgeva nelle iniziative sociali-comunitarie. Presa sicurezza nell’affrontare questioni relative l’infanzia-adolescenza, mi decisi anche a seguire percorsi di aiuto in favore di genitori e di adulti, le occasioni non mancavano.
Oltre queste collaborazioni, con gioia e entusiasmo accettati la proposta del Prof. Pesci che, contattami telefonicamente, mi propose docenze nel corso di Pedagogia Clinica: due docenze relative gli interventi di aiuti da proporre in aiuto a soggetti con difficoltà negli apprendimenti scolastici e la docenza di InterArt® che mi ha permesso di affiancare, per lungo tempo, la prof.ssa Anna Pesci nei suoi incontri di formazione e di potere ulteriormente crescere e formarmi come docente-formatrice grazie al suo supporto.
Da quel momento credo di avere spiccato veramente il volo: se prima affrontavo i miei impegni in punta di piedi e sempre con il timore di non riuscire a sentirmi del tutto sicura in qualità di libera professionista, successivamente ho sentito una forza che ancora oggi sento e che mi conferma di avere, in passato, fatto le scelte giuste.
La Pedagogia Clinica è stata il motore che ha dato avvio al tutto, mi sono formata per fornire concreto aiuto, per sostenere le persone senza invaderle, ma soprattutto ho realizzato un percorso che, in primis, ha dato coraggio a me.
Oggi grazie alla Pedagogia Clinica sono titolare della mia attività in libera professione che mi vede impegnata presso il mio studio nel fornire risposte alle richieste di intervento che mi giungono oramai in maniera costante, sono impegnata all’interno della comunità nella quale vivo come specialista che divulga, attraverso incontri di gruppo per genitori, mamme, educatori, famiglie, insegnanti, orientamenti educativi e realizza progetti per offrire momenti di scambio, di riflessione, di aggiornamento, sono coinvolta in vari contesti come formatrice, mi occupo di supervisione per i colleghi che freschi di formazione necessitano di supporto nell’avvio della professione, collaboro, infine, in qualità di Pedagogista Clinico® con il Tribunale per i Minorenni per la tutela minorile, in conclusione mi ritengo una professionista pienamente soddisfatta

Laura Materazzo

Mi sono laureata in Scienze dell’Educazione nel 2004 ed ho iniziato a lavorare fin da subito come educatrice professionale e coordinatrice presso cooperative sociali, scuole dell’infanzia e centri di riabilitazione per minori. Iniziavo a percepire però che il mio interesse e passione era indirizzato maggiormente verso la pratica e l’aiuto alla persona, un aiuto concreto che l’università non insegna.

Verso una più definita formazione
Sono venuta a conoscenza della scuola di Pedagogia Clinica grazie a dei contatti personali; una formazione che mi avrebbe offerto l’opportunità di svolgere la libera professione e che mi avrebbe potuto fornire una vastità di conoscenze, strumenti pratici, metodi e tecniche in aiuto alla persona di ogni età. Mi sono subito iscritta e nel 2007 mi sono specializzata per svolgere la professione di Pedagogista Clinico®. È stata una formazione triennale molto ricca, completa, funzionale e importante sia dal punto di vista della crescita personale che professionale. Un percorso di studi che fornisce competenze molto vaste su ogni aspetto della persona, sui principi fondamentali nell’accoglienza e nell’aiuto che altri professionisti non hanno.

Orientata alla professione
Ho aperto successivamente il mio studio ad Orvieto, dove lavoro da circa 13 anni con notevoli soddisfazioni e risultati. Nel frattempo ho continuato ad aggiornarmi partecipando ai corsi promossi dall’ISFAR, fino a che mi è stato proposto dal prof. Guido Pesci di diventare docente nella Scuola di Pedagogia Clinica. Dal 2015, perciò, sono docente formatrice con incontri su “Analisi dell’espressività verbale e motoria”, “Analisi delle abilità e disponibilità ad apprendere”, “Linguaggio, strategie d’intervento”, “BonGeste, Prismograph®, MPI®”, “DiscoverProject® e Trust System®”. Insegnare, trasmettere la passione per la mia professione e avere l’opportunità di interagire e formare i futuri pedagogisti clinici è un’esperienza veramente stimolante ed entusiasmante. Ho potuto inoltre osservare e constatare direttamente le trasformazioni e la crescita dei corsisti sia dal punto di vista personale che professionale.
Da circa tre anni sono Direttore Regionale ANPEC dell’Umbria e specialista supervisore. Amo la mia professione, l’aiuto alla persona in ogni suo bisogno, al fine di superare disagi o difficoltà verso il raggiungimento di nuovi equilibri e benessere e condivido pienamente i principi della Pedagogia Clinica che sono diventati parte integrante di me come persona e come professionista.

Luca Fabbri

L’approdo alla Pedagogia Clinica è giunto a seguito di un navigare non previsto. Un po’ come Colombo, le mie intenzioni erano ben altre quando sono salpato nell’avventura della formazione in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Firenze. Alla fine, però, come il nostrano navigatore mi sono trovato davanti a un nuovo Mondo: una scienza nuova, sconosciuta, affascinante.
Il tutto era nato dalla necessità di essere un insegnante di scuola attento nel saper riconoscere le richieste di aiuto dei propri studenti e di accoglierle nel modo opportuno, oltre che poter imbastire e promuovere occasioni esperienziali valide, di qualità per i ragazzi e le ragazze che ogni giorno incontravo nelle varie classi in qualità di docente di religione. La formazione in Pedagogia mi ha sicuramente permesso di acquisire maggior consapevolezza teorica dei processi formativi ed educativi, così come l’opportunità di riflettere sulle metodologie per svolgere lezioni efficaci ed efficienti, sulla didattica, sugli aspetti umani e umananti. Una formazione arricchente che ha cambiato in modo positivo il modo di porsi nei confronti dell’ambiente scolastico ma che ha anche messo in maggior evidenza in me e per me una serie di criticità riguardanti l’ambiente scolastico, la relazione educativa, i malesseri del corpo docente, degli educandi e delle famiglie. Aspetti rispetto ai quali si poteva aspirare di generare dei cambiamenti positivi. La scuola non doveva essere così come conosciuta per definizione. Davanti a tale ulteriore presa di coscienza e consapevolezza è sorta la necessità di fare di più, di acquisire abilità e competenze nuove, di potenziare quelle in essere e così, verso la fine della laurea magistrale in Scienze dell’educazione degli adulti, formazione continua e scienze pedagogiche si è fatta strada la ricerca di ulteriori percorsi formativi.

Percorso formativo
Il nome “pedagogia clinica” aveva già fatto capolino nella mia testa perché notata all’interno della stessa UNIFI quale altro percorso di laurea, così come in alcuni manifesti pubblicitari di vari enti che giungevano presso la Scuola nella quale stavo prestando servizio all’epoca. Tante e varie “pedagogie cliniche” che si presentavano estremamente diversificate tra loro per tipo di percorso promosso e per quanto esse dichiaravano di offrire ai loro corsisti. Tutto questo instillò in me la necessità di far chiarezza, di ricerca, di capire tra le varie possibilità che c’erano quale potesse essere la più adeguata a me, se tra di loro vi fossero dei distinguo significativamente importanti rispetto ai miei bisogni oppure se una proposta valeva l’altra. Iniziò così un certosino lavoro online di raccolta di informazioni, oltre che una serie di telefonate, email e messaggi a conoscenti che avevano una formazione in campo pedagogico ed educativo. Nessuno della mia cerchia, però, conosceva nel dettaglio alcuna di queste realtà, se non un po’ di più la LM in Dirigenza Scolastica e Pedagogia Clinica dell’Unifi. Un’altra laurea però mi sembrava che non potesse offrirmi altro che un contributo sul piano epistemologico e teorico, mentre io sentivo la necessità di costruire anche in me un bagaglio di buone prassi, abilità non solo teoretiche o progettuali ma anche agiti educativi nuovi. Alla fine fu il raffronto di quanto trovai online tra le varie opzioni a portarmi a scegliere la proposta formativa della Scuola Internazionale di Pedagogia Clinica dell’ISFAR®. Trovai convincenti le parole, la struttura del corso, le modalità con le quali si svolgeva la formazione, le abilità e potenzialità che si andavano a sviluppare ed era assai intrigante la figura professionale del Pedagogista Clinico® e tutto quel bagaglio immenso di strumenti, metodi e tecniche proprie. Una rivoluzione copernicana.  Mi iscrissi, senza ulteriori indugi, senza sapere altro, senza mai aver incontrato un Pedagogista Clinico®, senza aver partecipato a nessun open day ISFAR® . Arrivai così il primo giorno di formazione negli ambienti di via del Moro in realtà molto ma molto inconsapevole di ciò che mi sarei, poi, trovato davanti in quel percorso formativo che iniziò subito con il botto, alla presenza di due personaggi indimenticabili fin da subito: la prof.ssa Marta Mani e il prof. dott. Guido Pesci.
Ciò che mi colpì subito fu la loro accoglienza, la loro semplicità, la loro serenità. Furono pochi attimi, poi iniziò a parlare il professor Pesci e lì fu come trovarsi catapultati in un universo altro. È difficile riportare quei vissuti in parole perché l’incontro con Guido Pesci fu travolgente! Una personalità come non avevo mai incontrato prima. Pieno di vitalità, sapienza. Una Statura altra! Nella mia esperienza fino a quel momento i vissuti formativi erano stati estremamente eterogenei e di personalità carismatiche ne avevo incontrate veramente tante ma sul pieno educativo era la prima volta che mi trovavo davanti a una persona di tale umanità e sapienza. La stessa prof.ssa Mani fu un ulteriore incontro significativo. Una persona sapiente, sicura, d’un pezzo e umana. In distinguo da tutte le altre esperienze formative e universitarie mi colpi la capacità di stare in relazione di entrambi. Il binomio di questi due docenti, incontrati poi in altri momenti formativi, mi ha fatto comprendere inoltre anche la ricchezza di una professionalità capace di stare in sinergia con altri, di stare in relazione positiva con il Tu.
L’esperienza vissuta quei primi due giorni di formazione è stato il filo rosso che ha poi caratterizzato ogni momento all’interno del percorso in Pedagogia Clinica. Ogni fine settimana formativo tornavo a casa con sollecitazioni nuove, stimoli nuovi, tanti interrogativi, riflessioni che sfociavano in confronti “accesi” sul piano intellettuale con mia moglie. Ogni formazione mi portava al bisogno di comprendere, approfondire e quindi cercare anche libri e scritti per cogliere quanto anche a livello epistemologico sostanziasse i vissuti esperiti nella formazione. Già, vissuti esperiti! Una formazione nella quale non si “studiava” sui libri, sulle slide bensì si “viveva”, si “faceva esperienza” di quella scienza. Ricordo in particolare la settimana intensiva a Montevarchi, dopo aver vissuto i metodi dialogici corporei. La mattina dopo, svegliandomi mi sembrava per la prima volta di scoprire di essere anche corpo, non solo di averne uno.

Formato professionista
Conclusasi la formazione non sono mancate occasioni nelle quali iniziare a vivere questa nuova scienza in qualità di professionista. Si sono così susseguiti progetti pedagogico clinici nelle scuole primarie, spazi di riflessione presso la Misericordia, interventi di aiuto in studio. Momenti nei quali continuare a vivere e crescere umanamente e professionalmente in questa scienza capace di rispondere ai flagelli emarginanti la persona. Abilità e Potenzialità portate anche nel ruolo di docente che continuo a svolgere presso gli Istituti Secondari di Secondo Grado di Firenze. Un “insegnamento” con un modus operandi nuovo, intriso nella relazione educativa dei principi pedagogico clinici.

 

Luisa Frau

Il mio incontro con la Pedagogia Clinica, Era sul finire degli anni 70 quando, rientrata in Sardegna dopo aver frequentato gli studi dell’Istituto Magistrale a Roma, mi iscrissi a Sassari, presso l’Istituto “Giovanni Toniolo “per conseguire la Specializzazione presso la < Scuola Magistrale Ortofrenica>.
Gestito dall’Università Sacro Cuore di Milano, il Corso di studi offriva una formazione scientifica ed umanistica ad un tempo, oltre che una teorico-pratica espletata attraverso attività in presentia ed un tirocinio che si svolgeva nelle sedi scolastiche della regione   sarda. Ciò che mi colpì, per il carattere innovativo ,fu IL “sapere” della Psicomotricità della scuola francese di Picq, Vayer, Le Boulch, Lapierre che metteva in luce la necessaria formazione psicomotoria per lo sviluppo dell’apprendimento di tutti gli alunni ed,  in particolare, per quelli caratterizzati da disturbo, disagio e disabilità.
Non va dimenticato che, proprio nel 1975, la scuola italiana apriva le porte ai <portatori di handicap>, processo iniziato negli anni 1961-62, grazie all’opera di Virginia Tincolini, affiancata dal dottor Edo Bonistalli, orto pedagogista, chiamato in diversi comuni a coordinare gli interventi di recupero di persone con “disabilità”.
Integrare” era la nuova parola d’ordine della Pedagogia italiana che, liberatasi dall’essere “ancilla” della filosofia, diventava una disciplina al servizio di tutti coloro che avevano necessità di supporto per rientrare in quella società che, da sempre, li aveva emarginati ed esclusi. Riemergeva il concetto Vygotskiano per il quale la scuola non si doveva limitare a ridurre lo sviluppo della persona con disabilità, ma aveva il compito di offrire loro tutte le opportunità per far emergere le potenzialità della singola Persona.
Diventata docente a tempo determinato ,nell’ a.s 1976/77, presso le scuole differenziali di San Gavino, (comune in provincia di Cagliari), nel 1982 acquisii il titolo di docente di sostegno specializzata e, nell’anno successivo ,venni assunta a tempo indeterminato nella scuola elementare  pubblica statale.
La cultura dell’integrazione divenne il mio impegno etico -professionale, cosi come la necessità di una formazione sempre più inclusiva che, partendo dalla “datità corporea”, ne sviluppasse l’aspetto dell’autonomia, della psicomotricità, della senso-percettività, del ritmo, della spazio- temporalità ,dell’aspetto cognitivo curandone  la motivazione, l’attenzione, l ’autostima, lo stile di apprendimento, il problem solving.
Mi giovò l’acquisto di un testo:< La Programmazione molecolare> di Bonistalli -Pesci, che mi permise non solo di studiare ed elaborare il contenuto del testo ed applicarlo nel percorso educativo didattico degli alunni in condizioni di disabilità, ma di conoscere altri studiosi quali Anna e Guido Pesci, con i quali lo stesso collaborava. Inizio, cosi,  il mio percorso verso la Pedagogia Clinica.
Negli anni 90 partecipai alla prima Sperimentazione europea, il “Progetto Helios, per l’integrazione degli alunni in condizioni di disabilità, di disadattamento scolastico e sociale; nel 96, conclusi gli studi universitari, venni chiamata per la formazione dei docenti nei <Corsi intensivi di Specializzazione per il sostegno>. Assunsi    diversi ruoli di coordinamento ed intervento per gli alunni in difficoltà e di formazione per i docenti.
Fu allora che mi resi conto della necessita di arricchire ulteriormente la mia formazione professionale e personale. Per caso, una sera, incontrai una carissima amica e collega, con la quale avevo già frequentato la Scuola Magistrale Ortofrenica, e che aveva frequentato la  formazione presso la Scuola internazionale di Pedagogia Clinica: Rita Ibba.

Esperienza formativa
Rita Ibba mi parlò entusiasta di questa nuova disciplina, nata ad opera di Guido Pesci ,che rappresentava una “summa “del sapere antico e dell’attuale, tradotto in metodologie e tecniche scientifiche, atte a far emergere le PAD di ciascuno e di accompagnarlo lungo un percorso  pedagogico-clinico avente come obiettivo le sviluppo di tutte le  potenzialità per raggiungere la sua felicità.
Commovente il conoscere Guido ed Anna Pesci, i coniugi Maria Grazia Dal Porto e Alberto Bermolent, professor Talamucci, persone che, oltre ad avere uno spessore di grande professionalità ed umanità, trascinavano noi studenti con il loro carisma, unico e irripetibile. Sono state per me, grandi maestri di vita, indimenticabili.
Entrare nel mondo della Pedagogia Clinica è stato come percorrere un nuovo tratto di strada di conoscenze, tecniche, metodologie che traggono linfa dal passato, ma si convertono in una nuova modalità: quella di considerare ogni Persona come una <res sacra, unica ed inviolabile>, la cui conoscenza avviene soprattutto attraverso la riflessione e l’osservazione, con tecniche quali il “Reflecting®”.

Esperienze professionali
Era un messaggio di portata universale, che ho sempre cercato di rispettare nella libera professione. Conseguita la formazione in qualità di Pedagogista Clinica, ho svolto tale professione presso il Centro dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo dell’Azienda sanitaria G. BROTZU di Cagliari; presso lo studio psichiatrico di dottor Francesco Toccafondi, all’interno di un’equipe multidisciplinare; presso il Centro sanitario “San Michele “di Cagliari. Ho collaborato con l’UNICEF, con L’ERSU della regione Sardegna, partecipato come relatore a numerosi convegni, seminari di studi in diverse scuole statali e non; sono stato formatore a livello nazionale ed europeo, data la ricchezza professionale che devo alla Pedagogia Clinica.
Oggi, a 65 anni, dopo aver divulgato la disciplina in tutte le istituzioni ove ho svolto la mia attività professionale, sono stata nominata Direttore regionale Sud Sardegna.     Spero di poter esprimere la validità della conoscenza della Pedagogia Clinica nel territorio, a livello di senso comune ed istituzionale e darle quella onorabilità culturale e scientifica che merita.    

 

Marta Mani

La mia storia. Sono stata insegnante specializzata fin dagli anni ’70, anni di grande movimento culturale e di grande attenzione ai bisogni dei più deboli e degli emarginati. Il mio “sentimento” educativo volgeva gli occhi verso la necessità di dare a ciascuna persona un’occasione di emancipazione, ma intorno a me non trovavo risposte idonee, pratiche e operative al mio sentire. Seguivo corsi di aggiornamento in cui si parlava di metodi di addestramento, di schede, di premi e gettoni, ma erano sistemi lontani anni luce dal mio essere educatore. Non avrei mai voluto pensare ad un bambino come un animale da addestrare. E non mi sono mai voluta conformare a quei metodi che sentivo tanto irrispettosi dell’evoluzione dell’uomo.

In formazione
Nel 1988 ho conosciuto il Prof. Guido Pesci formatore degli insegnanti specializzati del Comune di Firenze. Fin da subito si è dimostrato un “docente” singolare poiché non uniformato ai più che avevamo già incontrato durante le nostre formazioni e che avevano una modalità di accedere a noi discenti molto cattedratica fatta di schede, questionari e altro. Ci dava del tu e voleva a sua volta il tu, anche se per me era molto difficile raggiungerlo con una modalità così confidenziale. Quando iniziava l’incontro non stava mai seduto in cattedra e camminava intorno a noi. Il suo modo di fare lezione non aveva schemi specifici, non aveva sintesi descritte, non aveva questionari o pseudo protocolli da compilare, aveva principi e pratica, tecniche e metodi da realizzare in attività, per cui spesso la stanza non aveva più le sedie diventando spazio formativo che ci accoglieva con posture diverse, modalità varie comunque tutte esperite attraverso il nostro corpo in azione. Questa modalità così originale e diversa ha creato in me curiosità, attenzione e partecipazione intensa. Inoltre parlava con un lemmario completamente differente dagli altri, portatore di riflessione, di concezione e di nuovi principi e questo ha mosso una vera rivoluzione nel sentimento del mio essere educatore.
L’”educazione” è stato il primo punto del focus, Pesci parlava di quanto già Vygotskij nel 1939 si fosse allarmato per come la scuola affrontasse con disattenzione il problema di educare e di non saper indirizzare lo sguardo alle potenzialità presenti in ciascun bambino seppur con delle difficoltà, quelle risorse che l’avrebbero reso uomo sociale. Un altro aspetto che ha mosso in me una grande motivazione è stata la parola “globalità”, quella unicità di cui avevo letto tanto nei libri e studiate le particolarità ma che poi, non avevo mai potuto rintracciare nel modo di lavorare. E  un’altra interessante parola era “persona”, anche se si parlava di bambini era sempre la persona che veniva ad essere richiamata; un principio che mi ha fatto pensare molto e che ha cambiato in me una visione. I metodi che lui ci insegnava  corrispondevano a dare risposte complete, non veniva trascurato niente, gli stimoli offerti dalle tecniche rispondevano alle necessità sia del corpo fisico che del corpo psichico.
Durante gli incontri ci faceva riflettere su quanto nella scuola, nonostante negli anni ‘70 erano state vinte tante battaglie a favore dei bambini “difficili” con la chiusura delle scuole speciali, si facesse ancora tanti errori con un accanimento quasi simile alla “caccia alle streghe”. Nelle sue parole non sentivo mai etichette e nosografie, non parlava di diagnosi e terapie, diceva – “le persone non possono essere racchiuse in delle scatole uguali per tutti, e non possiamo rispondere alle loro diverse necessità con un solo metodo o con una sola risposta, le sfaccettature sono sempre composite e si deve agire con altrettante molteplici modalità, dobbiamo prima conoscere ciascuno per poi rispondere alle proprie necessità, non possiamo pensare che ad esempio l’utilizzo delle schede sia la risposta alle tante difficoltà nella loro crescita”.
Questa era la chiave di accesso, – “apprendete da loro” – esortava, “e non vi omologate al comune pensiero, ogni bambino ha il suo tempo per crescere, le sue potenzialità, la sue straordinarie risorse, è certo che ci dobbiamo dare da fare”, e ci ricordava un suo modo di dire sempre molto ridondante, “fare nel dare”.
Ciò ha suscitato in me un notevole interesse e l’esigenza di guardare con altri occhi. Finalmente stavo trovando chi parlava la lingua che mi si addiceva e che poteva colmare i miei vuoti, le mie risposte, e comunque muovevano dentro di me le tante riflessioni che mi energizzavano.  E di questo ne avevo prova ogni giorno nel mio lavoro riscuotendo risultati positivi continui. Questa trasmissione di saperi e di saper fare era proprio il mio abito.
Quando mi sono soffermata a parlare con lui di questo, ricordo che gli chiesi se tutto quello che ci stava “trasmettendo” avesse un nome e mi parlò del Movimento dei pedagogisti clinici e della Pedagogia Clinica , la sua scienza nata negli anni 70.
Ho così voluto approfondire la conoscenza di questi due meravigliosi mondi, trovare colleghi che si interessavano all’aiuto della persona e studiare la parte scientifica fatta di principi e modalità attive, pratiche e operative da mettere in atto, e così il professor Pesci mi ha  dato la possibilità di incontrarlo presso il suo Centro Studi PSY di Firenze, di cui era direttore scientifico dal 1985, e di conoscere anche tanti altri pedagogisti clinici tra cui Milena Bargellini, Antonio Viviani, Giuseppe Talamucci, Roberta Sbrana e Maria Raugna. Da quel momento appena mi era possibile andavo al Centro per confronti e approfondimenti e da allora è nata una importante amicizia oltre che una fattiva collaborazione, e il tu era più possibile anche per me.
Intanto al Centro arrivavano sempre più colleghi da tante parti d’Italia desiderosi di apprendere, e il Movimento era così attivo e “animato” che a fine anni ‘90 il professore oltre a costituire l’Istituto formativo ISFAR indispensabile per la formazione del Pedagogista Clinico® ha dato vita all’ANPEC Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici di cui è Presidente. Occasione questa per me di collocarmi nel sociale come professionista riconosciuto, iscritto al CNEL, e da quel momento Guido mi ha offerto di collaborare presso il Centro con un mio proprio studio.

Professionista e ricercatrice
Da qui ho potuto iniziare il mio impegno sia di ricercatrice per gli studi e i metodi che si portavano avanti in Pedagogia Clinica , sia di Pedagogista Clinico® presso il Centro che oggi non si chiama più Psy, bensì Kromos, ma che ancora si caratterizza per la pluralità dei professionisti presenti che, come si legge nel sito del centro Kromos (https://www.centrokromos.it/)., “seppur  afferenti a discipline diverse sono tutti uniti da una visione comune dell’individuo e del senso dell’intervento di aiuto. Lo scopo condiviso è di accompagnare la persona intesa nella sua globalità attraverso procedure, tecniche e metodologie, a ritrovare in sé nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri”.
La ricerca che Guido Pesci ha generato e che sta ancora generando con i suoi importanti studi, e dei pedagogisti clinici che hanno contribuito all’espansione nel mondo, ha apportato alla Pedagogia Clinica dignità di scienza dando risposte utili ai bisogni di una società carente di tante attenzioni, specie quelle educative.
Da quel lontano 1988 sono passati tanti anni, ma non è mai passato in me l’entusiasmo nel dare aiuto alle persone di cui constato ogni giorno miglioramenti e risultati concreti.
La Pedagogia Clinica con i suoi principi e prassi ha rivestito per me una meravigliosa duplice componente che ha saputo coniugare alla professione, il valore umano.

 

Micaela Travaglini

Il mio cammino con la Pedagogia Clinica 
Il percorso di studi che ho intrapreso mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Scienze della Prima Infanzia e successivamente la specialistica in Scienze Pedagogiche ed Educazione degli Adulti presso l’Università degli Studi di Firenze. Durante questo periodo mi sono trovata ad affrontare esperienze lavorative in vari e diversi ambiti tra i quali quello relativo al reinserimento socio/lavorativo di persone accolte in Comunità terapeutica per tossico dipendenza e altre con difficoltà psichiche. Fin dalle prime esperienze ciò che mi colpiva di più era un approccio alla persona che teneva conto esclusivamente di alcuni aspetti trascurandone altri, focalizzandosi soprattutto sul problema e limitandosi al deficit e andando ad intervenire prioritariamente utilizzando un metodo standardizzato scarsamente modellato sulle vere e reali peculiarità dell’individuo. Sentivo in me che ciò era qualcosa di lontano da quei principi educativi a cui sempre ho fatto riferimento nei miei studi e negli intenti lavorativi, quello che rilevavo era la propensione di dare indicazioni su ciò che la persona doveva fare per uscire dal problema praticando un “mettere dentro” mentre veniva trascurato tutto il “tirare fuori”, tutta l’attenzione alle risorse personali. Anche nelle successive esperienze lavorative ritrovavo il riproporsi di questo modello preconfezionato con percorsi già strutturati e assai poco diversificati.

Esperienza formativa
L’incontro con un Pedagogista Clinico® fu provvidenziale, le parole che utilizzò per descrivere la scienza mi suscitarono moltissimo interesse e fin dal primo momento avvertii una sensazione di conosciuto ma in realtà era ancora tutto da scoprire.
Per una serie di anelli di congiunzione, a ottobre 2017 con grande curiosità decisi di partecipare a Firenze nella sede formativa ISFAR di via del Moro, alla giornata di presentazione del corso, questo momento segna sicuramente l’inizio di un meraviglioso “nuovo” per la mia vita professionale e personale.
Ricordo ancora quel pomeriggio, le parole del professore Guido Pesci mi fecero riconoscere in maniera illuminante nei contenuti che venivano proposti.  La sua accessibilità nella trasmissione di quanto stava esponendo mi colpì, nessun dubbio per me, il pensiero che mi venne fu subito “questa è la mia strada”, non esitai quel giorno a presentarmi al professor Pesci ricordo ancora la sua cordialità e la sua voce potente che mi mosse grande emozione nell’accogliermi, poi una bella pacca sulla spalla, che ancor oggi mi supporta, insomma questa giornata fu unica e segnò il mio inizio.
Ho così intrapreso questa nuova esperienza formativa in Pedagogia Clinica che si è rivelata anch’essa unica.
Durante il percorso ho trovato coerenza tra teoria e pratica anche tra i contenuti/principi e le modalità relazionali degli insegnanti nel rapporto con gli studenti, nel senso che il “sapere” viene trasmesso non solo nei contenuti ma anche attraverso i modi in cui l’insegnante si relaziona. La formazione in Pedagogia Clinica è esperienziale e si realizza attraverso molta pratica, il discente sperimenta su sé stesso quelle tecniche che andrà poi a far esperire sull’altro e con l’altro, vivendo già uno scambio energetico con il proprio formatore, con un’attivazione fisica e mentale di esperienza. Il formatore è sullo stesso piano dello studente pur mantenendo la sua funzione di trasmettere un sapere.

Competenze professionali
Attraverso questa formazione sperimentale e applicativa mi sono ritrovata ad avere acquisito le competenze necessarie per mettermi a disposizione nelle situazioni di aiuto in ogni situazione mettendo in atto concretamente un modus operandi sul quale il Pedagogista Clinico® basa il suo operato con evoluta solidità ed efficacia. Ho così acquisito una abilità professionale che mi appartiene e mi calza perfettamente senza prescindere dal rigore della Pedagogia Clinica scienza autonoma e distintiva fondata dal Prof. Guido Pesci nel 1974.
Dopo  anni dal conseguimento del titolo, oggi posso manifestare piena soddisfazione nel mio percorso personale portando avanti nel territorio ligure progetti volti al riconoscimento della figura professionale all’interno delle istituzioni e dei servizi socio-sanitari, questa determinazione nasce sicuramente da una provata passione, dedizione e soprattutto da una chiara visione e coerenza nel rispetto della figura professionale di una scienza che mi appartiene e del Pedagogista Clinico®, professionista che sa dare risposte utili al sociale.

 

Monica Maressi

Il mio incontro con la Pedagogia Clinica è avvenuto nel 2005, anno in cui avevo deciso di proseguire gli studi per diventare un professionista in aiuto alla persona in ambito educativo. Gli studi universitari condotti all’Università di Firenze e conclusi qualche anno prima mi avevano lasciato tante domande aperte, dubbi e interrogativi, mi sentivo fragile perché avevo studiato tanto sui libri, sui manuali, ma in nessuno di questi avevo mai trovato applicazioni e orientamenti pratici. Mi domandavo costantemente: Che fare? Quanto stavo svolgendo in qualità di referente dei servizi per diversamente abili rispondeva ai bisogni delle persone e alle loro peculiari difficoltà? Mi chiedevo se sarei mai stata in grado di relazionarmi con le persone in modo adeguato ad una relazione d’aiuto.

Esperienza formativa
Tutti questi dubbi e perplessità mi hanno spinta a indagare e fare ricerche in merito alle proposte formative che offrissero una formazione basata su metodi e tecniche operative e orientate alla libera professione in aiuto alla persona in ambito educativo. Nelle ricerche in rete ho ristretto il campo dei miei interessi intorno alla figura del Pedagogista Clinico® della quale non avevo mai sentito parlare e per questo mi sono attivata per ricevere quante più informazioni possibili. Ricordo di aver parlato con un professore universitario che avevo incontrato nel mio percorso di studi e con una collega dell’università che aveva appena concluso la sua formazione proprio con l’Istituto ISFAR nella mia città, Firenze. Quanto mi è stato detto e quanto avevo letto mi ha dato la spinta giusta per iscrivermi al corso che sarebbe iniziato qualche mese dopo.
Ricordo ancora il mio primo giorno di formazione nel corso “Firenze 17”, il giorno in cui ho avuto modo per la prima volta di conoscere di persona il Prof. Guido Pesci, l’energia e il trasporto con il quale ci parlava camminando nell’aula di Pedagogia Clinica e dei suoi richiami alle esperienze concrete e prassi professionali sono stati una ventata di ossigeno e l’entusiasmo mi ha subito investita: ero nel posto giusto! Ogni week end formativo era una scoperta, un’occasione per conoscere e vivere ogni singolo momento formativo a pieno; momenti preziosi di scambio e confronto con i colleghi in formazione che avevano esperienze e formazioni diverse dalle mie. Come ho scritto in un breve articolo per la nostra rivista scientifica, quello del Pedagogista Clinico® è un habitus che ho riconosciuto più che indossato, perché ne ho percepito un senso di appartenenza e d’intimità che mai avevo percepito o conosciuto fino a quel momento, un senso profondo di auto-rispecchiamento e riconoscimento che non avevo provato prima. Mi sono quindi scoperta Pedagogista Clinico®!

In professione
Questo mi ha permesso di lasciarmi trascinare dalla motivazione e l’entusiasmo ad iniziare sotto la supervisione della Prof.ssa Marta Mani i miei primi interventi di aiuto, correva l’anno  2007 quando ho avuto occasione di avere delle prime richieste e quindi di aprire il mio primo studio professionale con tanti dubbi e paure, ma con la certezza che avevo la possibilità di predisporre concretamente percorsi di aiuto e sostenuta da una gran voglia di mettermi in gioco e di cimentarmi nella mia nuova professione.
Nel corso dell’ultimo anno di formazione ho avuto anche la possibilità concreta di sperimentarmi in qualità di Pedagogista Clinico® progettando l’apertura di un asilo nido con una attenzione pedagogico clinica al bambino e alla famiglia, ho colto l’occasione al volo per impegnarmi nella stesura di un progetto che mi avrebbe permesso di operare anche al di fuori del mio studio professionale e di strutturare anche la tesi su di una esperienza fattiva e concreta. Ricordo ancora che il week end dopo aver ricevuto questa proposta lavorativa avrei nuovamente incontrato il Professor Viviani, presi coraggio e   chiesi di essere affiancata in questa nuova avventura… come è sempre accaduto ho subito incontrato una grande disponibilità. Così mentre portavo a termine la seconda settimana intensiva di formazione estiva ho potuto predisporre il progetto e far aprire la struttura dove negli anni successivi ho operato in qualità di Pedagogista Clinico® libero professionista impegnata sia nella progettazione e programmazione che nelle esperienze con i bambini e con le famiglie oltre che nella formazione rivolta agli educatori.
Dopo alcuni anni di totale immersione nelle acque della Pedagogia Clinica che ho vissuto con estremo entusiasmo e investendo molte delle mie energie personali, mi è stato proposto di diventare docente per l’Istituto ISFAR nel corso di Pedagogia Clinica e devo dire che avere l’opportunità di ripercorrere gran parte della formazione mentre già da anni svolgevo la professione mi ha dato l’opportunità di trovare nuovi entusiasmi ed energie da spendere nell’aiuto alla persona, ho potuto con mano, concretamente, conoscere e approfondire nuovi metodi e tecniche e la nuova organizzazione della formazione che io avevo ormai concluso da diversi anni.
Oggi, se mi guardo indietro riconosco passaggi fondamentali della mia formazione e vita che sono comunque connessi con la disponibilità incontrata in tutti quanti ho citato in questo mio narrato e colgo l’occasione per dire che l’entusiasmo mi accompagna ogni giorno nell’incontro con ogni singola persona nel mio studio e nei gruppi in formazione, nelle supervisioni ai colleghi e nei progetti promossi sul territorio come Direttore Regionale ANPEC. Un vivere una professione che mi ha reso ogni giorno ricco di incontri e di meravigliose opportunità.

Salvatore Mario Graziano

Riflettendo sulla mia esperienza personale nell’universo della Pedagogia Clinica, mi ritrovo immerso in un mare di emozioni. È come se, percorrendo una strada orientata al futuro, avessi la possibilità di voltarmi indietro e riscoprire il punto di partenza di questa straordinaria avventura, osservando con chiarezza la traccia che ha lasciato nella mia storia.
Nella vita, accadono molte cose, ma alcuni ricordi emergono in modo più vivido e incisivo. Lavoravo da diversi anni come educatore in progetti di educazione all’autonomia rivolti a persone con sindrome di Down. Tuttavia, sentivo che mancava qualcosa, un ulteriore sguardo prospettico che mi avrebbe permesso di percepire il mondo e la mia professione in maniera più completa.
Ho sempre pensato che le persone avessero bisogno di risposte che solo una scienza orientata alla Persona poteva dare.

Esperienza formativa
Scoprii l’ISFAR e la sua scuola di Pedagogia Clinica su Internet, e sentii un’immediata affinità con ciò che avevo letto. Era il 2010, un piacevole incontro con un’idea che, tuttavia, rimase in sospeso. Poi, un giorno, una collega mi parlò della Scuola Jean Le Buolch di Psicomotricità Funzionale,, alla quale si era iscritta,  e improvvisamente tutto tornò alla mente – il nome dell’ISFAR e la sua offerta formativa.
“Ricordo di aver già letto questo nome tempo fa,” dissi alla mia collega. “Ma quando inizia? Forse dovrei pensarci seriamente. Sarà il momento giusto?”
L’opportunità si concretizzava in quello stesso momento perché a Bari, la città in cui risiedevo, nell’ormai lontano novembre 2014, sarebbe partita la formazione in  Pedagogia Clinica … era il tempo esatto di partire per questa nuova avventura. E iniziai.
Il periodo di formazione ha un ritmo tutto suo. Oggigiorno, sembra sfrecciare in fretta, ma è denso di ricordi vividi, esperienze, incontri a Montevarchi, compagni di corso, stimoli, ispirazioni e insegnanti.
Nell’ottobre 2016, ero alle prese (non senza un giusto mix di adrenalina e insicurezza) con la tesi, e finalmente, il 22 dicembre 2016, giunse il momento di concludere la mia formazione. Un forte stretta di mano da parte di Guido Pesci, il suo sguardo diretto nei miei occhi, la dedica di Marta Mani sulla mia tesi, i saluti di Simone Pesci e le parole gentili e incoraggianti di Milena Bargellini: in quel momento ho capito di essere diventato un Pedagogista Clinico®.

Professionista
Sono trascorsi molti anni da quel giorno. Ho accumulato conoscenze e una mentalità nuova. Ho fatto ritorno in Basilicata e ho aperto il mio studio privato e iniziato a lavorarci nel 2017. Da allora, ho lavorato sia in studio che presso associazioni, coordinato un centro per disabili e svolto attività nelle scuole con uno sportello di ascolto. Ho avviato laboratori di crescita per adulti e collaborato con le realtà locali. È stato un percorso impegnativo, ma ogni volta che ho affrontato le sfide, ho trovato conforto e stimolo nei colleghi e in Guido.
A partire da marzo 2021, ho avuto l’onore di essere nominato Direttore Regionale per la Basilicata. Questa nuova responsabilità si è rivelata un’esperienza costantemente sfidante e stimolante, che mi ha permesso di entrare in contatto con colleghi motivati e dedicati.
E oggi? Oggi, guardando indietro a tutto il percorso che ho intrapreso e riflettendo sulle esperienze che ho vissuto, sento profondamente di aver fatto bene. Le situazioni stimolanti e sfidanti che ho vissuto hanno contribuito a farmi crescere sia professionalmente che personalmente. E so che voglio continuare in questa direzione.

Sandro Cappellin

“Ho incontrato per la prima volta nella mia carriera professionale la Pedagogia Clinica nel lontano 1997. Sfogliando le pagine di un dispositivo che oggi considereremo obsoleto, il Televideo, ebbi l’opportunità di reperire i riferimenti dell’ISFAR di Firenze e del Master in Pedagogia Cinica. Mi mobilitai immediatamente per saperne di più su questa disciplina a me ancora sconosciuta. Questo desiderio si tramutò repentinamente in azione e diedi seguito al mio sentire iscrivendomi immediatamente alla formazione professionale.

Sedotto da una esperienza
Ancora oggi mi chiedo quale strana seduzione mi abbia spinto verso questa scienza meravigliosa, affascinante e avvolgente nel contempo. Ne volli conoscere i principi e i fondamenti. Dal giorno del mio debutto accademico presso l’ISFAR, Firenze divenne la mia patria di adozione. Dapprima luogo preposto alla mia formazione in qualità di Pedagogista Clinico® e successivamente sede delle mie prime docenze sull’Espressività verbale e motoria. Docenza che preparai con accuratezza e dedizione sotto la supervisione e l’impareggiabile collaborazione della Prof.ssa Anna Pesci. Periodo meraviglioso, che mi fece crescere personalmente e professionalmente. Gli incontri con Anna rimangono indelebili nella mia mente. Nella serena cornice di Montevarchi ho acquisito tutto quello che era necessario per diventare un docente preparato, ma soprattutto attento ai dettami della Pedagogia Clinica. Ogni qualvolta mi trovo in aula ed ho di fronte a me nuovi dottori in formazione i suoi insegnamenti riemergono e i suoi approcci si concretizzano nei miei agiti. Da quegli anni indimenticabili ad oggi la Pedagogia Clinica si è rinnovata ed evoluta grazie al prezioso lavoro di ricerca del suo fondatore, il Prof. Guido Pesci e dei suoi collaboratori storici. Nuovi orizzonti si sono aggiunti ai nostri saperi e rinnovate elaborazioni sono state portate all’attenzione di tutti noi professionisti in aiuto alla persona. Traguardi sempre rispettosi dell’unico e insostituibile paradigma, l’approccio olistico, garanzia esclusiva dell’integrità della globalità della persona. Nello scorrere degli anni la Pedagogia Clinica è divenuta parte di me così come i grandi professionisti che ho sempre avuto a mio fianco. Docenti e colleghi che ancora oggi condividono con me il percorso di formazione accademica ed altri, che ahimè, non sono più tra noi, ma che hanno rappresentato e rappresenteranno sempre una pietra miliare per questa scienza, per tutti noi e per tutti coloro che ne condividono ancora oggi con convincimento principi, orientamenti ed agiti.

L’esperienza continua in professione
Quali opportunità mi ha offerto la Pedagogia Clinica in ventitré anni di cammino? Innumerevoli e tutte estremamente gratificanti. Non vi è stato un singolo istante della mia carriera professionale in cui io abbia pensato di spogliarmi dell’abito di Pedagogista Clinico®. Abito che ho scelto, voluto, cucito su me stesso e con il quale ho raggiunto impareggiabili gratificazioni e sorprendenti traguardi. Oggi, svolgo la professione di Pedagogista Clinico® presso il mio studio della mia città di adozione. Rivesto altresì da dieci mesi il ruolo di Giudice onorario presso il Tribunale dei minorenni di Catania. Professioni che svolgo con passione e coinvolgimento unitamente alla mia attività di docenza nell’ambito della Formazione in Pedagogia Cclinica presso l’ISFAR di Firenze.”

 

Stefania Salvaggio

Il mio incontro con la Pedagogia Clinica
La mia passione per la formazione e la valorizzazione delle risorse umane che costituiscono un’organizzazione mi hanno sempre guidato. Ho sempre avuto a cuore il benessere psicofisico e socio-relazionale degli individui. Intraprendendo un percorso di ricerca per il “Benessere della Persona”, ho conseguito il diploma presso il Liceo delle Scienze Umane.

Esperienze formative
Successivamente, decisi di iscrivermi all’università per seguire il corso di Laurea in Scienze dell’Educazione, con lo scopo di specializzarmi nei processi formativi e diventare una professionista esperta in questo ambito.
Nel 2000 ho superato il concorso per titoli ed esami per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria; in quest’ultima ho iniziato la mia esperienza professionale come insegnante. La scuola è stata per me un luogo in cui poter esercitare la mia passione per la pedagogia, accompagnando lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo. Ho studiato e insegnato seguendo il processo di crescita dell’essere umano, osservando come le persone affrontano con consapevolezza, responsabilità e coscienza le situazioni che si presentano loro nei diversi periodi della vita, ed anche come agiscono nei vari ambienti. Dopo la laurea magistrale, mi sono iscritta al master in gestione e sviluppo delle risorse umane, dove ho approfondito l’importanza del processo formativo dell’individuo e delle sue risorse, tra cui la motivazione all’azione, i bisogni e i desideri. Al termine del master, mi sono posta delle domande sul mio futuro professionale e ho capito che dovevo dare sempre più credito al mio sentire.

L’esperienza formativa in Pedagogia Clinica
Dopo aver letto un grande poster sulla Pedagogia Clinica, affisso presso la segreteria della scuola dove lavoravo, ho immediatamente chiamato la segreteria dell’ISFAR per iscrivermi alla scuola internazionale di Pedagogia Clinica.
Non dimenticherò mai quel momento: era il mese di ottobre del 2006. Finalmente ebbi l’opportunità di fare qualcosa di eccezionale per me stessa, acquisendo così maggiore serenità riguardo al mio futuro professionale. Sì, perché al termine della formazione avrei potuto aprire uno studio tutto mio, dove poter esercitare la libera professione di Pedagogista Clinico®. Il mio sentire è stato rafforzato dall’incontro con la Pedagogia Clinica  e soprattutto con il suo fondatore il prof. Guido Pesci, una grande guida per me. Finalmente una scienza che studiava la formazione umana in modo comprensivo e globale.
La Pedagogia Clinica si propone da sempre di aiutare le persone ad emanciparsi e a sviluppare al meglio le proprie capacità individuali e collettive, attraverso metodi e modalità esclusivi e brevettati, offrendo strumenti per liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale, mandando in espansione le risorse interiori e le potenzialità.

La professione
Tante le soddisfazioni dal termine della formazione ad oggi, il mio patrimonio di conoscenze, esperienze e abilità, conquistato durante la formazione, mi permette di intervenire e agevolare nella persona recuperi di energia e capacità vitali, andando a soddisfare le tante esigenze, spesso intrappolate nell’altro.
Attualmente il Centro Specialistico di Pedagogia Clinica è conosciuto su tutto il territorio laziale, ho sempre investito sull’importanza e la qualità di questa figura professionale, che contempla l’acquisizione di un know-how che fa di questo professionista la differenza; la rilevanza è nella relazione di aiuto e nel sociale. Per cui non ho mai terminato la mia formazione e nel mese di Febbraio del 2008 presso ISFAR, dove ha sede la SIR, mi  sono specializzata come Reflector®. A Giugno dello stesso anno, la specializzazione come CTP e CTU,  che mi ha dato la possibilità di iscrivermi presso il tribunale di Latina.
Non solo il lavoro con il singolo, ma prezioso per me è anche il lavoro nelle strutture pubbliche, scolastiche e giudiziarie, un impegno rivolto verso lo sviluppo e la promozione della formazione degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. La Pedagogia Clinica e molto più le modalità desunte dai principi del metodo Reflecting®, mi hanno permesso di condurre  gli incontri di gruppo con grande professionalità ed efficacia, con il fine di rendere gli altri protagonisti del loro cambiamento.
Nel 2009 mi è stata affidata la carica di Direttore Provinciale ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) successivamente la carica regionale della sezione Lazio, ancora in essere.
In questi anni di intensa attività con l’associazionismo, tante sono state le collaborazioni con le Scuole di ogni Ordine e Grado, grazie anche alla collaborazione con USP di Latina e nel 2022 anche con l’USR Lazio. Con quest’ultimo si è firmato un protocollo di intesa per diffondere, migliorare e promuovere una cultura di attenzione in favore degli alunni, delle loro famiglie, degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e delle comunità educative; per meglio rispondere ai bisogni specifici di ciascun attore e agente educativo.
Altra specializzazione conquistata mi ha permesso di svolgere il ruolo di Specialista Supervisore in Pedagogia Clinica, con la quale ho seguito diverse colleghe e colleghi in varie progettazioni.
Dal 2013 sono stata individuata nel ruolo di docente formatore del Master in Pedagogia Clinica in Aiuto alla Persona, presso ISFAR, insegnando il primo modulo del Reflecting®, per l’evoluzione positiva della semiotica ora ricopro la docenza del modulo Metodologie e Tecniche dei Test.
Nella mia esperienza lavorativa, la docenza rappresenta la parte più gratificante e stimolante. Osservare i miei futuri colleghi impegnarsi, con totale dedizione e passione nel processo di formazione, mi fa rivivere tutte le emozioni che ho provato durante il mio percorso educativo. Per questo, desidero ringraziare prima di tutto il Professor Pesci e l’intera famiglia ISFAR, per avermi accordato la loro fiducia negli ultimi anni, e tutti i Pedagogisti Clinici che ho avuto il piacere di formare.

 

Tamara Pecchioli

La mia storia formativa e professionale. Quando incontrai la Pedagogia Clinica, da oltre venti anni lavoravo come insegnante nella Scuola Elementare. In tutti questi anni mi ero confrontata a vari livelli con situazioni difficili, problematiche, disagiate, alle quali spesso né io, né la scuola avevamo saputo trovare soluzioni, o meglio, opportunità di ricerca di soluzioni adeguate. Il risultato di questo sforzo, spesso sostenuto da buona volontà, ma cieco rispetto a strategie di intervento capaci di modificare sostanzialmente le situazioni, era sempre scarsamente incisivo: i bambini rimanevano sostanzialmente “dentro i problemi”.

Esperienze formative
Negli ultimi anni della mia professione di insegnante ebbi l’opportunità di progettare percorsi di prevenzione e interventi di recupero all’interno del Circolo Didattico, ricoprendo il ruolo di insegnante coordinatrice della progettualità. È stato proprio in questa fase della mia vita che ho sentito l’esigenza di approfondire la mia preparazione, acquisendo tecniche e metodi capaci di modificare realmente la condizione di disagio nella persona.

Esperienza formativa in Pedagogia Clinica
Poco dopo ho incontrato la Pedagogia Clinica… Negli ultimi vent’anni il panorama pedagogico era molto cambiato: nuovi programmi, pluralità degli insegnanti, nuovi metodi, nuove strategie educative… molti progetti. Il tutto volto all’innalzamento del successo scolastico. Ma come era possibile che tutto questo grande apparato dell’Istruzione, fosse riuscito nel suo intento, così ampiamente decantato da più parti? Probabilmente il problema è a monte, non si può sconfiggere un nemico, in questo caso il disagio scolastico, quando non si conosce interamente, quando non si ha la visione chiara delle tante sfaccettature che lo compongono. Sicuramente però era necessario un cambiamento di prospettiva. Gli alunni… questo meraviglioso mondo, così poco conosciuto nella autenticità e al tempo stesso nella complessità dei suoi aspetti e troppo spesso incautamente e superficialmente classificato, seriato, etichettato, e al tempo stesso… lasciato nel problema. La spirale nella quale la Scuola cadeva era proprio quella di costringere il bambino a rimanere sul problema-sintomo, senza sostenerlo attraverso il potenziamento di tutti quegli aspetti della sua persona che, soltanto se sviluppati, coltivati, armonizzati nel loro insieme, potranno consentire al bambino di produrre una diversa espansione del sé, adeguata alla situazione. Ed è proprio qui, nel concetto di alunno come persona, nella molteplicità dei suoi aspetti, nel gioco del più e non del meno, nell’attuazione di strategie di prevenzione che si gioca tutta la partita dell’educazione. Ho trovato nella Pedagogia Clinica una risposta a tutto questo, una nuova strada da percorrere.
Da allora sono cambiate molte cose nella mia vita. Per altri 20 anni ho insegnato Psicologia in un Liceo. Nel 2002 ho completato la formazione in Pedagogia Clinica, poi in Reflecting® e via via il mio percorso di studi si è arricchito ogni giorno.

Professione Pedagogista Clinico®
Ho aperto uno Studio Professionale, sono diventata Docente nella Formazione per i Pedagogisti Clinici, esperienza tutt’oggi attiva. Sono stata co-autrice e autrice di pubblicazioni. La formazione acquisita mi ha permesso di ricoprire con soddisfazione ruoli di coordinamento pedagogico presso molte Scuole del territorio e nazionali, finalmente con la competenza necessaria. Forse la Scuola nella sua globalità è ancora un pò lontana dalla corretta visione del concetto di “aiuto alla persona”, come Pedagogisti Clinici il nostro intento è comunque sempre quello di… “andare oltre la superficie”.

Arianna Montagni

Io sono venuta a conoscenza del Movimento dei Pedagogisti Clinici alla conclusione del mio percorso universitario, nel 2007. Ricordo quegli anni come un momento personale di forti cambiamenti in cerca della mia strada individuale e lavorativa, desideravo affrontare il mio futuro a testa alta dopo un lungo periodo di sofferenza e di precarietà. Non sapevo che questa professione avrebbe cambiato radicalmente il mio pensiero e la mia realtà.
Iscritta presso la sede ISFAR di Firenze iniziai ad approcciarmi con molta curiosità ma ammetto che portavo in me dubbi e diffidenza. Desideravo avere conoscenza educativa e strumenti che potessero portare cambiamento e produrre un mutamento nella mia vita e nella vita degli altri. Sogni, desideri e una vita improntata sulla rigidezza si intrecciavano in quegli anni di formazione, tutto iniziava a prendere forma e da lì a poco avrei osservato il mio futuro che si manifestava.
Portavo costantemente con me i miei dubbi. Al termine dei miei studi avrei effettivamente trovato il modo per lavorare? Il mio desiderio di essere utile agli altri avrebbe avuto modo di realizzarsi? La mia storia personale avrebbe intralciato il mio percorso lavorativo? Tante domande e tante paure. Già al primo anno le mie paure diventarono parte della mia realtà ma un incontro cambiò tutto.  Oggi collega e amico dovetti allora affidarmi al prof. Callegaro Carlo che esercitava la professione di Pedagogista Clinico® presso Lazise sul Garda (VR). Incontrai Carlo il 31 luglio 2007 e con lui portai a termine il corso di formazione. Mentre studiavo come discente le teorie e gli strumenti, lui esercitava la sua professione con me, sorreggendo e esortandomi a proseguire gli studi e aiutandomi a sciogliere ogni tensione e impedimento che frenava un armonico sviluppo.  Posso affermare che il mio accostamento alla professione è stato un lungo percorso: chiamata alla responsabilità di dare forma al mio “essere possibile” ho acquisito via via sempre più padronanza delle metodologie pedagogico cliniche accostate al recupero dei disagi attraverso lo studio e l’esperienza diretta e ho acquisito il fare dentro una relazione significativa. Ciò che più mi ha fatto appassionare della professione di  Pedagogista Clinico® è stato il suo principio cardine nel considerare la persona un soggetto pieno di risorse interiori al quale – attraverso l’intervento di aiuto – si offre la possibilità di prendere consapevolezza, attivare, sviluppare e valorizzare le proprie abilità e potenzialità. Si tratta di imparare ad aver cura dell’esistenza, detto in altre parole di imparare l’arte di esistere, quella sapienza delle cose umane di cui parla Socrate (Platone, Apologia di Socrate, 20d).
Conclusi il percorso formativo per poter svolgere la professione nel 2009, quel giorno non ottenni solo un attestato. Appresi una filosofia di vita, un gruppo di colleghi pronto a sorreggermi e a distanza di 14 anni posso dire una famiglia.
Aprii il mio primo studio nel 2009 e successivamente arricchì la mia formazione divenendo Mediatore Familiare, Conduttore di Gruppi di parola per genitori di figli separati e in ultimo laurea magistrale in Psicologia. Ho arricchito la mia vita con un lavoro che amo e che continua ad appassionarmi, tanto da accettare l’ultima sfida giunta nel 2019 assumendo il ruolo come coordinatore pedagogico in una Casa famiglia per donne in difficoltà con figli minori.
Grazie a chi ha intrecciato la mia strada e mi ha fatto amare la Pedagogia Clinica.

 

Beatrice Blasutig

Mi chiamo Beatrice Blasutig e posso dire con orgoglio di essere una Pedagogista Clinica, della provincia di Udine. Sono anche un’insegnante di Scuola primaria. Ricopro entrambi i ruoli con passione e dedizione. 
Dopo aver concluso il mio percorso universitario e aver conseguito la Laurea in Pedagogia alla Facoltà di Padova, ho sentito l’esigenza di ampliare le mie conoscenze e competenze. Mi sentivo formata a livello teorico, ma avevo bisogno di acquisire nuovi strumenti per operare concretamente in ambito educativo.
Mentre cercavo qualche corso di specializzazione che potesse soddisfare le mie necessità, mi è capitata fra le mani la pubblicità del percorso di Pedagogia Clinica. Una delle sedi del corso era Padova e quindi non troppo lontana da casa. Ero da poco diventata mamma della mia primogenita ed ero consapevole che questo avrebbe creato qualche problema organizzativo, ma la proposta era  davvero interessante e quindi ho deciso di iscrivermi.
Da subito ho compreso che era il percorso giusto per me. Mi sono sentita in sintonia con i principi che sostanziano l’approccio pedagogico clinico e le finalità che persegue.
Senza rendermene conto, durante i tre anni di formazione, ho maturato dentro di me un atteggiamento, delle attenzioni, una sensibilità che i miei clienti apprezzano molto e che credo siano i miei punti di forza. Oltre a questo, ho appreso diverse tecniche e ho fatto miei alcuni strumenti che utilizzo nel mio studio. Il ventaglio di proposte che il corso mi ha fornito è stato ampio e io ho scelto quelle che più si attagliano alla mia persona, quelli che hanno avuto un effetto benefico anche su di me e che quindi mi ‘appartengono’. Nel primi tempi ho seguito numerosi altri corsi di formazione/perfezionamento organizzati dall’ISFAR. Tra essi quello di Reflecting®, Disegno onirico, Psicodramma olistico…
Poi è arrivato il momento di cimentarmi in questa nuova professione, scelta non da poco! Quanti dubbi, insicurezze, preoccupazioni…. avrei lavorato con persone, non con carte! Sarei stata in grado di mettere in pratica quanto avevo appreso? I soliti timori che sorgono in ognuno di noi, quando deve affrontare l’ignoto. Allo stesso tempo, avevo chiaro in mente che se avessi dovuto aspettare di essere pienamente sicura di me e delle mie capacità, non  avrei mai ‘messo i ferri in acqua’.
Avendo effettuato la formazione sull’ADHD con due ottimi docenti dell’ISFAR, ho iniziato a svolgere, assieme ad una collega della mia provincia, corsi nelle scuole, rivolti ad insegnanti e genitori. L’esperienza è stata arricchente ed esaltante perché, in tutti i casi, la risposta dell’utenza era molto positiva. 
Poi il grande momento è arrivato, una docente che aveva partecipato ad uno di questi corsi mi ha chiesto se poteva portarmi in studio suo figlio preadolescente. In una settimana ho allestito lo studio! Così è iniziata questa mia splendida avventura che dura ancor oggi.
Nel tempo ho tenuto e tengo numerosi percorsi nelle scuole con i bambini e ragazzi, finalizzati soprattutto all’ascolto di sé, delle proprie emozioni, dell’altro…  incontro mensilmente gruppi  genitori di bambini e adolescenti, gestisco lo ‘Spazio d’ascolto’ nel mio Istituto Comprensivo dove per anni ho svolto anche il ruolo di ‘Funzione strumentale per l’Agio’ e dove ora sono ‘Responsabile del Bullismo e Cyberbullismo’. Fino a qualche anno fa ho svolto anche il ruolo di Pedagogista per una Cooperativa di Asili Nido, ma ho dovuto abbandonare per i troppi impegni subentrati.
L’elenco di ciò che ho fatto e faccio non è completo, ma poco importa, ciò che ho scritto sopra vuole solo dare un’idea di quante e quali possibilità lavorative offra questa professione che a me ha dato tanto e che mi ha migliorata come persona e come professionista.

 

Danilo Sorrentino

Sono vento a conoscenza del percorso di formazione in Pedagogia Clinica grazie al mio amico e collega Gianluca Laconi; correva l’anno 2012 ed entrambi eravamo impegnati nell’esercitare l’attività di educatore professionale ed al contempo portare avanti i nostri studi nel corso di laurea magistrale in Sc. Dell’educazione degli adulti e della formazione continua all’Università di Sassari.
Ricordo bene il giorno in cui parlammo di questa nuova opportunità che si prospettava davanti a noi, eravamo animati dalla volontà di sperimentare approcci educativi che andavano oltre pratiche ripetitive agite in contesti spesso limitanti a cui l’educatore doveva adattarsi; in tal senso la formazione in Pedagogia Clinica fu illuminante, arricchente e fortemente coinvolgente capimmo fin da subito che ci stavamo muovendo sui binari di una scienza certa con una prassi, metodologia e dati certi a sostanziarla. Sono stato invitato da prof. Guido Pesci a raccogliere direttamente dalla maieutica socratica la sollecitazione ad andare alla fonte di quel verbo “educare” per amplificarlo in ogni campo della vita quotidiana della persona con difficoltà vedendo in essa non l’insieme dei sui problemi ma bensì il ventaglio delle sue potenzialità per accompagnarla verso una nuova disponibilità alla relazione con se stessa e gli altri.
Finita la formazione con l’ISFAR, discussa la mia tesi di specializzazione dal titolo “ intervento di aiuto su un soggetto adulto”, nel 2015 mi misi subito a lavoro, aprendo il mio studio professionale di Pedagogia Clinica; da quel momento ho lavorato svolgendo la mia azione tesa alla globalità della persona. Dopo la mia nomina a Direttore dell’area nord Sardegna avvenuta nel 2016, in unità di intenti con i colleghi della Sardegna, per la prima volta sul nostro territorio è stato formato un elenco di Pedagogisti Clinici-CTU presente ad oggi nella Corte d’Appello di Cagliari sezione distaccata di Sassari a cui i giudici attingono per affidare delicati casi che necessitano di un attenzione pedagogico clinica che colga non solo gli stati di disagio ma le opportunità che possano essere percorse per sviluppare le abilità del nucleo familiare suggerendo le opportune risposte alle domande del giudice. Il tema del “Pedagogista Clinico® a lavoro in ambito peritale come CTU” è stato da me argomentato, nel corso del 2023, con un capitolo del libro “A più Mani” edito da Armando Editore di prossima pubblicazione.
Negli anni all’interno del mio studio mi sono confrontato con le difficoltà vissute dai ragazzi e le loro famiglie, da coppie e individui adulti trovando risposte puntuali nelle esperienze offerte dai metodi pedagogico-clinici.
Anche sul territorio ho avuto occasione di cooperare con le istituzioni nel costruire una rete con i professionisti del settore sanitario, sociale e mondo-scuola, collaborazioni funzionali all’azione educativa e che hanno visto crescere la stima di vari professionisti nei confronti dell’operato della Pedagogia Clinica.
Ho lavorato al progetto “Ci sono anche IO” rivolto a ragazzi ed adulti con autismo in cui ho potuto offrire tecniche e metodologie utilizzate nel tempo per sviluppare abilità e fronteggiare stati di disagio costruendo una personalità equilibrata ed armonica.

 

Lucia Mercuri

Ho avuto la grande opportunità di conoscere il Movimento dei Pedagogisti Clinici e della professione di Pedagogista Clinico® subito dopo essermi laureata. Cercavo una specializzazione in aiuto alla persona che mi corrispondesse ed un giorno mentre partecipavo ad un corso di orientamento a Macerata, una docente che mi stava facendo il colloquio, mi disse che mi vedeva bene a fare la specializzazione in Pedagogia Clinica.
Era il 2005, da quel momento ho iniziato a ricercare più informazioni possibili al riguardo, fintantoché un giorno, mentre ero a tavola, all’ora di pranzo al tg3 parlarono del convegno sulla Pedagogia Clinica che si era tenuto a Fano dal titolo “Strategie in aiuto alla persona”.
Fui colpita dall’attenzione che rivolgevano all’essere umano considerato “res sacra”.
Da lì a pochi giorni ero già iscritta al corso che si sarebbe tenuto a Roma e sarebbe iniziato il 6 Novembre successivo.
Ricordo il primo giorno all’Hotel Albani quando ho avuto l’onore di conoscere il Professor Guido Pesci, padre fondatore di questa scienza e padre di tutti noi. Rimasi colpita dalla sua professionalità, conoscenza, saggezza e ancor più dalla sua umanità.  Da quel momento non ho più abbandonato la Pedagogia Clinica e tutto ciò che ho appreso mi ha fatto diventare la persona e la professionista che sono. Ho lavorato per molti anni come libero professionista riscuotendo molto successo e da tre anni lavoro in una scuola primaria come Insegnante specialista (assunta grazie alla Pedagogia Clinica).