Gentilezza e tenerezza nell’incontro con l’altro, una rivoluzione silenziosa
Mariuccia, 90 anni, Varese
La Pedagogia Clinica è una scienza, che è nata da un complesso organico di conoscenze e competenze, e che si indirizza a un ampio panorama dei bisogni educativi della persona, all’ideale della vita, con l’intento di favorire l’armonia tra il pensiero e l’azione, permette di trovare in sé una nuova armonia, garantisce esperienze conoscitive, per giungere allo scambio con gli altri.
Le strutture dinamiche relazionali concettualmente sono concepite come un unico sistema interconnesso e armonico. Ogni struttura è in contiguità con la precedente e la successiva, con un andamento interconnesso e globale. La complessità e la dinamicità delle strutture relazionali è determinata dal continuo aggiornamento della loro configurazione, in cui ogni singolo dominio modifica l’intero sistema che, a sua volta, trasforma i domini connessi tra loro.
”La tenerezza e la gentilezza non sono segni di debolezza e disperazione, ma manifestazioni di forza” (Kahlil Gibrain)
Il processo di invecchiamento conduce alla vecchiaia, generalmente definita come il periodo finale del ciclo vitale di un individuo caratterizzato dal progressivo rallentamento delle funzioni fisiologiche e dal decadimento dell’organismo, che si manifesta attraverso il declino della salute dell’organismo.
Alcuni accorgimenti riguardano stimolare la vicinanza, stimolare la reciproca conoscenza, stimolare la collaborazione, stimolare il confronto, stimolare l’espressività individuale, limitare l’aggressività e il conflitto.
Aprire sguardi, scoprire a valorizzare il proprio sentire corporeo ed emozionale, iniziare un cammino che rinnovi il soggettivo, essere al mondo e nel mondo, un cammino che aiuti a radicarsi nell’ essere e anche se fatto da piccoli gesti e segni può generare trasformazioni. Queste trasformazioni sono importanti per la cura e il mondo che cura, facilitano processi trasformativi, agendo come il Saggio che dal pretendere di dare lezioni e imporre i suoi ordini, segnalandosi del voler colpire l’attenzione altrui con miracoli e prodezze si limita a trasformare i costumi intorno a sé, e con questo soltanto influenze per incidenze, giorno dopo giorno, modificando insensibilmente i comportamenti. Introdurre gentilezza e consapevolezza nel contatto, trasformarti da pura esecuzione di prestazioni a presenza attenta a sé e all’ altro rappresenta una vera rivoluzione silenziosa e il riconoscere il potere di effetto del nostro corpo, l’imparare a vivere più saggiamente gli incontri con l’altro.
Il reciproco toccarsi, intenerirsi e affezionarsi corrisponde a una reciproca donazione di senso in cui ciascuno lascia la propria impronta sul corpo e sull’anima dell’altro. Gli effetti della sensibilità sociale trasmessa da corpo a corpo, da contatto a contatto, genera un mondo comune. Pensare al corpo attraverso categorie diverse permette di ripensarsi e ripensare alla relazione di cura e alla fragilità con sguardi nuovi. L’ attenzione è il primo atto di cura, permette di ricevere e di non staccarsi dal mondo vero accogliendo molteplici letture dal reale.
Il contatto relazionale favorisce la riconciliazione con il corpo e l ‘ attivazione di una coscienza più acuta di sé, la persona grazie alla reciprocità, diventa capace di entrare in risonanza con i propri vissuti interni. Nel contesto di cura l’approccio e funzionale, i corpi sono vestiti, lavati, dedicati con attenzione alla qualità tecnica del gesto, all’ efficacia e all’ efficienza dell’altro in sé.
L’ ascolto e un rimedio nella passività attiva, favorisce il ricomporsi corpo- mente- relazione e conoscenze nella relazione con sé e verso l’altro, che permette di ritrovarsi e ri- conoscersi in una nuova dimensione. Lo stare in ascolto di sé, delle proprie sensazioni, l’attenzione alla propriocezione, la dimensione tattile, di contatto, il sentire l ‘altro intorno a sé permette di riscoprirsi in una nuova dimensione progressiva, trasformando e ricomponendo, ridefinendo l’immagine propria.
Mentre tocco sento l’altro, sento se sono sentito, milioni di informazioni a livello neuro elettrico ripercorrono il nostro sistema percettivo del livello più periferico alla centralina e attivano emozioni importanti per la relazione di vicinanza, l’alleanza, la tenerezza il confort e la consolazione.
Il mondo della cura e fatto di corpi che si incontrano, si toccano e si raccontano, si sentono in una reciprocità nel linguaggio umano, toccare da il valore della vicinanza totale.
Contatto e relazione, conoscenza di mondo esterno, presuppone delicatezza nell’ agire e la capacità di comportarsi con discrezione e diplomazia.
Curare una persona vuol dire riguardo, contatto, sensibilità e cura. La tenerezza può essere un’esperienza di noi, consapevoli dell’emozione del ‘altro.
La grammatica della vita, gentilezza e tenerezza sono piaceri fondamentali per il nostro benessere.
Marriuccia, 90 anni, Varese Anna, 92 anni, Milano
Per me la Pedagogia Clinica e stato un percorso molto interessante, ho scoperto un mondo saggio, mi sono aperti nuovi orizzonti e mi ha portato all’ obbiettivo di migliorare ogni giorno, crescere per diventare una persona più completa e più consapevole, mi ha provocato l’inspirazione, di tipo indovina un po’, “mentre guardo il mare, che cos’ è il mare”, nel senso di scoprire nuovi punti di vista, essendo già una pedagogista.
Non c’ e pedagogia senza cura, cura della persona, perché la pedagogia e una progettualità educativa, un percorso intenzionale in cui l’altro diviene il protagonista assoluto. Il dialogo, il supporto, il sostegno, l’accoglienza, lo stimolo, la premura e soprattutto l’attesa sono elementi fondamentali all’ interno del rapporto che si instaura, un rapporto bidirezionale, con l’esercizio della propria identità che si esplica in un tessuto di relazioni nominative, è luogo di accoglienza della molteplicità dei nomi e insieme teatro delle differenze. Il nome, il mio, il tuo, il suo, è la concreta possibilità di essere chiamato. Noi diveniamo grazie all’ incontro con l’altro, diamo forma attraverso l’incontro con l’altro, prendiamo forma affermando la nostra autenticità, il nostro essere come soggetti irrepetibili.

