Eccoci qua, prima di tutto mi presento.
Mi chiamo Gabriele Piragine, sono un Pedagogista Clinico® iscritto al registro ANPEC da Luglio 2022. La scelta del mio percorso formativo l’ho maturata all’età di 17 anni, dopo un’esperienza di volontariato con persone con disabilità.
Ho deciso così di partire dagli studi in Scienze dell’Educazione presso l’UNIFI e nel frattempo ho svolto il servizio civile regionale come tutor scolastico. Dopo il conseguimento della laurea triennale ho lavorato come educatore nelle scuole primarie e secondarie di Firenze, sperimentando anche l’intervento educativo domiciliare con minori, per circa un anno.
Ho proseguito gli studi in Scienze Pedagogiche all’Università di Bologna e contemporaneamente ho lavorato due anni come educatore scolastico per ragazzi con disturbi dello spettro autistico, partecipando a specifici corsi di formazione presso l’unità operativa disturbi dello spettro autistico “Casa del Giardiniere”, sempre a Bologna.
Sono tornato a Firenze, dove ho collaborato con i CEMEA e mi sono occupato di creare e mettere in pratica laboratori ludici nelle scuole dell’infanzia e primarie sotto la supervisione del consiglio direttivo dell’associazione. Ho continuato a frequentare i CEMEA con lo scopo di rimanere aggiornato sui nuovi metodi dell’educazione attiva.
Dopo aver conseguito la laurea magistrale, nel 2019, ho iniziato la scuola di formazione post-universitaria in Pedagogia Clinica, presso ISFAR. Nello stesso anno sono stato assunto in una comunità educativa per minori, nel comune di Bagno a Ripoli. Di lì ad un anno mi sono dedicato al Centro Diurno integrato alla comunità, nel ruolo di coordinatore, collaborando con i Servizi Sociali e Sanitari del territorio. Questo percorso, impegnativo e ricco di esperienze, mi ha permesso di formarmi cum laude in Pedagogia Clinica e di focalizzare il mio interesse sui minori in difficoltà, che vivono in una condizione di marginalità, correlata al loro contesto familiare e sociale.
Oggi lavoro per l’associazione Autismo Firenze, per la quale svolgo interventi riabilitativi individuali o di gruppo, e intanto opero come libero professionista in studio dedicandomi alla professione di Pedagogista Clinico®.
Dal 2022 proseguo nella personale formazione sull’autismo, con uno sguardo ai mutamenti sociali che inevitabilmente influenzano, nello specifico al ruolo che videogames e social media hanno nello sviluppo della persona.
Di recente mi sono iscritto a Psicomotricità Funzionale®, come ulteriore integrazione delle mie conoscenze educative legate al corpo come strumento per la conquista del benessere individuale.
La mia esperienza
Dalla presentazione si evince che le mie esperienze formative e lavorative sono state e sono tuttora molto diverse tra loro, non solo per il target dei soggetti coinvolti (un’età compresa tra 5 e i 20 anni), ma anche nella modalità con interventi riabilitativi in ambito socio-sanitario ed educativi pedagogico clinici in studio privato.
In tanti mi chiedono come riesco a conciliare differenti tipologie di intervento o se mi sento più Pedagogista Clinico® o Psicomotricista Funzionale®, ma in realtà non esiste una risposta. A fine formazione ho percepito e abbracciato un cambiamento personale: ero sì attento e scrupoloso ai bisogni dei ragazzi che incontravo, ma anche alle mie necessità e come professionista, favorendo una tranquillità d’intervento che mi ha permesso di instaurare un relazioni simpatetiche con l’altro.
I principi teorici sui cui si fonda la Pedagogia Clinica sono entrati a far parte della mia forma mentis lavorativa, di conseguenza il mio approccio è inevitabilmente cambiato: la verifica delle PAD si dirama anche ad una attenta lettura dei ragazzi che seguo, nelle occasioni di scambio quotidiano. Questo significa allontanarsi da diagnosi, carenza o difficoltà e valorizzare le potenzialità che possono emergere in qualsiasi circostanza, per esempio durante una partita di pallone, nei racconti personali, così come nei momenti di condivisione.
Questo approccio permette ai miei interventi di restituire valore alla persona come soggetto primario e attivo del suo processo di crescita e sviluppo. La Pedagogia Clinica ha indirizzato il mio sguardo su una concezione egodinamica della persona, quale soggetto dotato di autodeterminazione. Ho imparato a rispettare i tempi e i silenzi che troppo spesso vengono a mancare negli ambienti educativi come il mio, a mettere quindi da parte la convinzione di dover occupare i momenti “vuoti” con esercizi, parole e tanto altro, facendo spazio ad un reale vissuto esperienziale che nasce dal principio cardine di equilibrio da se stesso per se stesso e con se stesso. In egual modo ho cambiato approccio anche nei confronti di me stesso, concedendomi tempo e modo di entrare in relazione con l’altro nella maniera più autentica e spontanea possibile, rispettandomi come professionista, ma anche come persona.
Sul piano pratico, in questi due anni ho notato una notevole crescita dei miei risultati professionali, che riconduco anche ad una professionalità che mi ha permesso di eliminare quelle situazioni di forte disagio che le persone vivono in ambiente familiare, scolastico e all’interno delle relazioni sociali. Questo ha fatto sì che ampliassi il mio raggio di intervento, non limitandolo ad obiettivi prestabiliti, ma aprendolo a equilibri e scambi molto più ambiziosi e duraturi. Abbracciando in questo modo una visione globale della persona.
In questi anni ho riscontrato in molti professionisti, con cui ho avuto a che fare durante il mio percorso, la sensazione e la consapevolezza che questi obiettivi non possano mai essere raggiunti del tutto, tanto meno in modo definitivo. Un elemento reale che, a mio modesto parere, non dovrebbe spingere alla rinuncia, semmai all’umiltà e all’impegno.
Dopotutto viviamo in un contesto storico-sociale che vede il disagio, la marginalità e il malessere in continuo aumento, in particolare nelle nuove generazioni e purtroppo le difficoltà lavorative, le nuove tecnologie e la globalizzazione alimentano il rischio concreto di omologazione e conseguentemente, di una crisi identitaria.
Per fortuna ho avuto il piacere di studiare e lavorare anche con professori che non solo mi hanno insegnato tanto dal punto di vista professionale, ma hanno anche arricchito la mia formazione. Docenti, educatori, maestri, psicologi che credono in un cambiamento “pedagogico” e nello sviluppo dell’individuo nella sua complessità.
Per concludere posso dire che la Pedagogia Clinica mi ha permesso di credere, malgrado le difficoltà, che si possa (e si debba) impiegare le energie per un cambiamento concreto della società e per un’attività educativa più professionale e, soprattutto, più sensibile.
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