Gestione dello stress

Mia figlia, 11 anni, mi ha detto di recente : “ Papà, sono stressata in questa fine d’anno (scolastico)! ”.
La parola “stress” fa ormai parte delle nostre conversazioni quotidiane, del linguaggio corrente. Spesso non ci chiediamo neppure cosa nasconda questo termine e lo usiamo con disattenta disinvoltura. Sul fenomeno, considerato da molti il disturbo del secolo, medici, psicologi, neurologi, psicoterapeuti e pedagogisti clinici si confrontano quotidianamente e diverse formazioni si occupano della “gestione dello stress”.
Il termine “stress”, usato per la prima volta da Hans Selye nel 1936, indica l’attivazione di reazioni fisiologiche indispensabili all’adattamento del nostro organismo. Lo stress quindi, costituisce il nucleo energetico fondamentale in ogni attività di adattamento e, come sostiene Darwin, gli individui che sono sopravvissuti non sono i più forti o i più intelligenti, ma quelli che hanno saputo meglio adattarsi.
Nella nostra realtà quotidiana, specie metropolitana, le occasioni di stress positivo, di stimolazione delle nostre facoltà ed energie, non mancano certamente. In diverse circostanze sentiamo di non avere un’influenza diretta sugli eventi ; in altre li sentiamo completamente dipendenti dalle nostre scelte e reazioni. Il tutto in un ambiente umano, un contesto non sempre favorevole, in cui le dinamiche di gruppo, le interazioni, i rapporti interpersonali accentuano una complessità inibente… o scatenante! Condizioni, queste ultime, che favoriscono l’insorgenza dello stress negativo o, più precisamente, pongono le premesse a una cattiva gestione dello stress.
Nella nostra cultura occidentale le ricadute negative di una carente gestione dello stress sono notevoli: si calcola che tra il 60 e il 90% dei disturbi siano psicosomatici e direttamente o indirettamente legati a stress e depressioni. Questo fenomeno è una delle cause rilevanti di assenteismo dal lavoro, si colloca in quarta posizione (10%), dopo i dolori articolari (27,58%), gli incidenti sul lavoro (17%) e le malattie infettive (11,6%).
Il professor Théo Compernolle dell’ULB, Université Libre de Bruxelles, ha riportato negli anni novanta degli studi secondo i quali lo stress aumenterebbe mediamente del 6% le spese (tra prodotti e servizi) in Olanda e causerebbe una perdita economica dal 5 al 10% del PIL in Gran Bretagna. Attualmente ci sono ragioni di credere che la situazione non sia migliorata. Lo stress si conferma un fenomeno sociale senza precedenti nelle società occidentali contemporanee. Le reazioni, i comportamenti più comuni di fronte al disagio generato da questo fenomeno sono la fuga (intesa come ritiro dall’azione), il combattimento (inteso come aggressività impositiva) e/o l’inibizione, lo stand-by .
In base alle ricerche effettuate, dei mini-stress ripetuti nel tempo risultano più destabilizzanti di uno maggiore, circoscritto e ben definito: soprattutto in assenza di un controllo sulla situazione scatenante.
Lo status sociale esercita non poca influenza sull’entità del fenomeno, così come l’integrazione all’ambiente: una scarsa o difficoltosa integrazione rende la persona maggiormente vulnerabile e permeabile alle conseguenze negative dello stress.
Altro vissuto esiziale è la sensazione d’insuccesso o d’impotenza: l’impressione, suffragata o meno dalla realtà, di non poter controllare né modificare la situazione.
Si evidenzia invece molto utile la “ memorizzazione ” dello stress. Un evento stressante controllato e positivamente vissuto aiuterà emotivamente il soggetto ad affrontare situazioni analoghe.
Risulta quindi chiaro che l’accezione negativa che comunemente attribuiamo a questo fenomeno e che mia figlia inconsapevolmente mi riportava, è impropria e riguarda piuttosto le difficoltà di gestione del medesimo, generanti disagi e, non di rado, disturbi psicofisiologici.
Il Pedagogista Clinico® sa bene che l’insorgere di questo fenomeno in maniera allarmante varia da persona a persona, reagendo ogni individuo in maniera specifica e squisitamente personale. In altre parole: lo stress non è uguale per tutti. Ciò che per alcuni è del tutto insopportabile, per altri è uno stimolo a delle performances migliori.
Il Pedagogista Clinico®, nella sua relazione di aiuto rivolta alla persona, ha il dovere d’interrogarsi e di mobilizzarsi anche su questo fenomeno. Molti dei suoi metodi e delle sue tecniche suffragano certamente i disagi provenienti dallo stress. Basti pensare al Discover Project®, al BodyWork®, all’InterArt® e soprattutto al Training Induttivo®.
Tuttavia, già da qualche anno, la sezione A.N.P.C. di Bruxelles ha avvertito l’esigenza di andare oltre. La gestione dello stress richiede un’attenzione vigile, specifica, peculiare. Risposte precise e circoscritte. Tale interrogativo ha generato uno studio comparato di diversi apporti scientifici, la conduzione di sperimentazioni e messe a punto adattive. Sotto l’impulso dell’EURO-ANPEC si sta ora procedendo all’elaborazione e al perfezionamento di un metodo pedagogico-clinico capace di favorire nel soggetto una distensione e una capacità assorbente. L’operazione è complessa, proprio a causa delle molteplici implicazioni e alle articolazioni tecniche e metodologiche da testare clinicamente. Tuttavia le basi sono poste, e ciò sarò frutto di una collaborazione attiva, qualificata e qualificante tra le associazioni belga e italiana, patrocinata dall’EURO-ANPEC e supervisionata dall’ISFAR che, sola, potrà attribuirle il rango di scientificità pedagogico-clinica.

Claudio Rao
Pedagogista Clinico®