Giovanna Esposito

Il mio percorso di conoscenza della Pedagogia Clinica inizia sei anni fa, quando decido al rientro al lavoro dalla mia seconda maternità, di accogliere il mio bisogno di cambiamento rispetto all’ambito lavorativo dei servizi alla persona, a cui da anni mi sono dedicata con motivazione e desiderio di miglioramento. Qualche anno prima avevo avuto modo di conoscere la Pedagogia Clinica grazie ad una collega, educatrice e Pedagogista Clinico®, che mi aveva spiegato con passione il cambiamento che aveva maturato in lei il percorso formativo fatto. La mia esperienza lavorativa, da anni alla ricerca di uno sguardo diverso nel riconoscere le risorse portate dalle persone, grazie alla Pedagogia Clinica , aveva finalmente trovato un riscontro educativo. Inoltre, l’incontro con questa formazione è stato fortemente voluto per cercare di guardarmi allo specchio come individuo, moglie e genitore di due bambini, con l’intento di rileggermi nel percorso di crescita e di porre dei miglioramenti per dar voce al potenziale che ognuno di noi ha in sé. Il percorso formativo ha portato alla mia attenzione come la conoscenza globale della persona risulta essere il punto di partenza ineludibile e rispettoso di ogni essere umano. La Pedagogia Clinica , partendo dal principio di conoscenza globale di una persona, mediante delle tecniche e dei metodi specifici della professione, mira ad individuare e leggere le potenzialità inespresse che emergono sia dalle relazioni che essa instaura con l’ambiente sia dalle risposte che ne riceve, le strategie comunicative con cui cerca di rapportarsi al mondo e le difficoltà manifeste. Adottare questo approccio significa saper raccogliere ogni aspetto specifico del suo sviluppo, definire i diversi assunti che caratterizzano ogni sfaccettatura, ogni segnale attraverso cui essa fornisce le proprie valutazioni sulle situazioni esterne e interne che si trova a vivere. La possibilità di sperimentare in prima persona gli elementi descritti è stata un’esperienza “trasformativa” in termini di cambiamento del mio sguardo globale su me stessa e un approfondimento dei miei studi pedagogici. Vivere sul proprio corpo le tecniche e i metodi studiati e prendere consapevolezza di sè è stato possibile anche grazie allo scambio reciproco avuto con le colleghe, che hanno avvalorato maggiormente il percorso rispetto alla conoscenza di sé e nello sguardo verso l’altro. L’altro elemento che ha mosso il mio interesse nei confronti di questa professione, è l’idea che stando assieme alla persona e allontanandosi dalla visione sanitaria di “mancanza, disagio, disturbo da correggere”, si apprenda dalla stessa. “Apprendere dalla persona è un principio vygotskijano che la Pedagogia Clinica ha fatto proprio ed ha il significato, attraverso lo stare insieme a quella persona, di conoscere e apprendere gli elementi che la caratterizzano per giungere ad una considerazione globale senza annullare la sua identità che invece avviene quando ci si appella a semplici categorizzazioni riferite a quadri sindromici, a misurazioni e punteggi che concretizzano un fiscalismo protocollare” (Comitato scientifico ANPEC). Il Pedagogista Clinico® è chiamato a raccogliere quelle informazioni relative alle potenzialità, alle abilità, alle caratteristiche psicofisiche, agli stili comportamentali e ad ogni altra manifestazione utile per leggerne le necessità manifeste, le potenzialità inespresse e quanto lui riesce a comunicare. L’osservazione e la raccolta di questi stati di necessità si realizza all’interno di uno scambio fluido, di un clima simpatetico e nella spontaneità di una relazione che risponde ai reali bisogni della persona. Differenziandosi da ogni altro modello di approccio alla persona, l’osservazione e la raccolta di quanto sopraccitato avviene in due momenti propri di questo mandato educativo: una prima fase importantissima della verifica delle PAD (Potenzialità, Abilità e Disponibilità), che si realizza attraverso una serie di analisi specifiche e mirate alla rilevazione dei dati al fine di conoscere la persona e una seconda fase, di intervento di aiuto, che si rivolge alla globalità della persona. A partire da questi presupposti, la Pedagogia Clinica mi ha messo nella condizione di interrogarmi su quello che volevo continuare ad essere e ad esercitare nell’ambito lavorativo. Ho deciso di sostenere con forza l’idea di una pedagogia che aiutasse a realizzare un sistema preventivo, in particolare avendo come focus i bambini e le famiglie. Per anni ho incontrato in diversi ambiti lavorativi tante famiglie e bambini che ho visto crescere sostenuti da interventi che miravano solo a “tamponare” gli stati di necessità senza accogliere nè guardare con cura alle potenzialità e alle disponibilità della persona. Convinta che la mia formazione potesse offrire occasioni utili a scoprire, riconoscere e potenziare le abilità e le disponibilità di ciascuno (bambino di oggi, uomo di domani), ho deciso di mettere in campo le mie conoscenze riprendendo il lavoro di docente nella scuola. Nell’esperienza finora vissuta ho potuto osservare come la figura del Pedagogista Clinico® sia un punto di forza rispetto al lavoro educativo con i bambini sia rispetto allo sguardo che si ha su di loro sia nell’offerta di esperienze che li educano a tirar fuori il potenziale esistente. Laddove normalmente si guarda al “disagio”, alle “lacune” del bambino, costruendo un’immagine dello stesso che corrisponde solo alle aspettative dell’adulto, la Pedagogia Clinica permette di sostare, valorizzare e rispettare l’espressione globale del corpo di ciascuna persona, riconoscendole un tempo e uno spazio di sperimentazione differente. Ogni bambino è un’identità che va sempre valorizzata per la sua unicità attraverso un’educazione attiva e propositiva, che lo veda come individuo portatore di potenzialità che necessitano di essere riconosciute e sperimentate all’interno di un confronto costruttivo e creativo. Un rapporto tra educatore e bambino che si realizza in uno scambio simpatetico, “dove si richiede all’educatore l’esterna manifestazione dei sentimenti tradotti in espressività efficace a rivelare lo stato d’animo, per conseguenti condivisioni negli impegni” (Pesci – Mani, 2018).
Grazie a questa formazione ho potuto raggiungere anche le famiglie, con le quali si lavora costantemente nella direzione di sostenere un’educazione intesa come offerta di occasioni che favoriscono l’integrazione e l’armonia tra le diverse parti della struttura corporea globale della persona, sia per permetterne una libera espressività che per renderla parte attiva della sua continua evoluzione.