Giuseppina Selvaggi

Era il 2001. Laureata già da due anni, in cerca di lavoro e senza prospettive. Alla fine dell’estate, dopo aver frequentato un corso di formazione finanziato dalla Regione allo scopo di dare il “contentino” ai tanti giovani disoccupati, fortuitamente venni a sapere della possibilità di un part time presso uno studio dentistico. Impiego noioso, malpagato e poco stimolante ma che mi permise di guadagnare. E proprio recandomi in banca per riscuotere il mio primo stipendio, venni a conoscenza del Movimento dei Pedagogisti Clinici. Qui vidi affisso e lessi con attenzione il manifesto; presi appunti e rientrata a casa cominciai le mie ricerche.
Appreso il significato della professione di Pedagogista Clinico®, ne parlai immediatamente con i miei genitori, ma mi scontrai da subito con le loro resistenze. Dopo qualche settimana, riuscii iscrivermi.
Iniziò la mia esperienza di formazione/studio: al primo incontro conobbi il “padre” di questo movimento. Ne rimasi folgorata! Mi innamorai immediatamente dei tratti peculiari di questa Scienza : autonomia, distintività, duttilità, dinamicità. Una scienza sostenuta dall’epistemologia ma anche da prassi.
Guidata in primis dal Professor Pesci e di seguito da tutti i magnifici Docenti, appresi i metodi rivolti a favorire la relazione, le psicofiabe, l’uso del corredo labirintico, ma soprattutto i metodi rivolti all’apprendimento delle materie curriculari.
Finito il percorso di formazione la mia vita subì un importante cambiamento: matrimonio, figli e trasferimento al Nord. La mia vita fu stravolta. Il sogno di lavorare mettendo a frutto la professione appresa subì una battuta d’arresto.
Unica e immediata soluzione di lavoro in un ambiente nuovo, senza punti di riferimento, fu iscrivermi nelle Graduatorie d’Istituto. Iniziò così la mia avventura come insegnante precaria, alla quale venne chiesto, senza un’abilitazione specifica, di affiancare ragazzi speciali. Ecco che la professione di Pedagogista Clinico®, nell’accezione di “Aiuto alla Persona”, mi consentiva di lavorare con i bambini cercando di valorizzare e riattivare le loro potenzialità e abilità; affiancarli per consentire la crescita in ogni aspetto: il mio interesse, come insegna tale professione, non era aiutarli nei compiti o velocizzare la loro lettura, ma promuovere tutte quelle abilità necessarie per essere capaci di fare nella quotidianità.
Ancora oggi lavoro come insegnante e non perdo di vista l’importanza della valorizzazione della persona e della consapevolezza delle proprie potenzialità.
Rimane il desiderio di aprire il mio CESAPP: chissà se questo sogno rimarrà nel cassetto o diverrà una realtà!