Graziella Paradisi

Ho iniziato il mio percorso professionale a diciannove anni, come tirocinante in una scuola dell’infanzia, appena conseguito il diploma. Nonostante le mie mansioni fossero circoscritte alla cura e pulizia dei materiali, delle tovaglie, dei pavimenti, carico-scarico lavatrici, tinteggio termosifoni, fotocopie e quant’altro, adoravo osservare i bambini e le loro maestre alle prese con attività, giochi e pratiche di cura. Mi sono iscritta all’Università solo in un secondo tempo, sostanzialmente quando la retribuzione mi ha permesso di mantenermi agli studi. E da quel momento, per i successivi ventisette anni ho continuato a lavorare e studiare in contemporanea, senza mai smettere. Ho ricoperto, in progressione, tutti i ruoli: coordinatrice didattica, educatrice professionale, direttrice, fino a rivestire quello di Dirigente pedagogico per un network di scuole private, per il quale svolgevo supervisioni pedagogiche, formazione insegnanti, redazione di articoli, di progetti, di manuali e testi in collaborazione con altre figure professionali. Nel contempo avevo conseguito la laurea in Scienze della Formazione/Educazione, attratta dal meraviglioso mondo pedagogico e con la sete di approfondire, conoscere, scoprire sempre di più e meglio questo ambito. L’esperienza vissuta come maestra di un bambino di 5 anni, in particolare, ha aperto un varco verso quella che sarebbe stata la mia strada, il mio futuro. L’esperienza in questione è stata oggetto della mia prima pubblicazione “Un gioco per guarire, guarire per gioco” e mi ha condotto a scoprire quale potere meraviglioso si celasse dietro alla relazione educativa intrisa d’intenzionalità e fiducia vicendevole. Un potere che ho toccato con mano e che mi ha dimostrato andare al di là di approcci terapeutici, supporti farmacologici, alimentato semplicemente da attese positive, valorizzazione delle qualità distintive di ogni persona, disponibilità e originali abilità, potere finalizzato ad accompagnare risvegli, attraverso risorse e potenzialità, sovente, nascoste o assopite. Ma ancora non mi ero imbattuta nella Pedagogia Clinica. Iniziai ad impostare, in autonomia, piani d’azione con modalità personalizzate, orientati a ristabilire equilibri smarriti di bambini, genitori, operatori con i quali avevo a che fare nel mio lavoro. Gli approcci erano ludici, dinamici, personalizzati e flessibili, tuttavia contraddistinti sempre da una costante: intenzionalità educativa all’interno di percorsi nei quali il protagonista indiscusso fosse l’utente. Conoscere e accogliere la Pedagogia Clinica è stata come indossare un abito meravigliosamente perfetto, confezionato su misura per me, in sintonia con la mia forma mentis, con le mie idee e la mia visione di aiuto alla persona, gruppo, coppia. L’orientamento pedagogico clinico che ha dato un valore aggiunto al mio lavoro e alla mia formazione, avvalendomi di metodi e tecniche specifiche di completamento a quelle già utilizzate, l’approdo, finalmente, alla mia autentica dimensione professionale.
Formazione. Come già anticipato, ho abbracciato da subito la lifelong learning (apprendimento permanente) certa ieri, come oggi che non si finisce mai d’imparare e, anzi, più ci si addentra nello studio e l’analisi, maggiore è la consapevolezza di non saperne mai abbastanza. Questo orientamento mi ha portato a formarmi in moltissimi settori: nell’ambito del coordinamento scolastico, in quello di Istruttore Mental Training Sportivo, nell’ambito neurofisiologico: funzionalità del cervello umano e del suo sviluppo (presso The Institutes for the Archievement of Human Potential), al metodo di Arricchimento Strumentale di Feuerstein, a quello dello sviluppo della sessualità in ambito adolescenziale, allo Sviluppo della musicalità secondo E. Gordon, alla mediazione familiare e moltissimo altro. La formazione pedagogico clinica, presso l’ISFAR- Formazione Post-Universitaria delle Professioni® di Firenze è stata travolgente: ogni parola, ogni esperienza, ogni fondamento scientifico si andava a inserire splendidamente con quello che ero e che sapevo già, nessuna frizione, uscivo dall’aula entusiasta, con il desiderio di approfondire ancora di più e meglio, impaziente di tornare alle lezioni successive. Devo ammettere che dopo questa esperienza formativa, le successive non hanno retto il confronto in termini di carisma respirato dai diversi formatori, fondamenti scientifici, coinvolgimento personale e professionale.
Pedagogista Clinico®. Ho intrapreso la professione di Pedagogista Clinico® appena terminata la formazione all’ISFAR, aprendo il mio studio privato e rivolgendo i miei percorsi d’aiuto a soggetti di tutte le età, a coppie e anche a gruppi. Mi sono dimessa dal ruolo di Dirigente Pedagogico perché implicava eccessive responsabilità con tempi troppo ridotti da dedicare a quella che desideravo diventasse la mia nuova professione, tuttavia ho continuato le mie collaborazioni con le scuole attraverso impegni più snelli: progetti, formazioni rivolte alle insegnanti, sportelli d’ascolto. Contemporaneamente ho iniziato a collaborare anche con diverse società sportive e a creare gruppi di sostegno alla genitorialità.