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Guido Pesci intervistato dai quotidiani Il Resto del Carlino e La Nazione

agosto 30, 2018
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In occasione della sua presenza in Ancona abbiamo intervistato il prof. Guido Pesci, presidente dell’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici. Il Pedagogista Clinico® è un professionista che si avvale di tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i molteplici bisogni della persona.

Prof. Pesci, si sente affermare sempre più spesso che la società ha bisogno di pedagogisti clinici, cosa ci può dire in proposito?

L’idea chiave per una nuova politica è la prevenzione collegata ad un progetto razionale di trasformazione della società e di valorizzazione del singolo uomo. Per conseguire questo obiettivo occorre ridurre i bisogni sanitari e ogni orientamento cristallizzato verso questo tipo di  interventi, riassorbire perciò tutte quelle necessità che generano dèpistage dai canali naturali nei quali molti soggetti trovano soluzioni ai loro problemi. E’ ormai indispensabile un rinnovamento complessivo, necessario all’autorealizzazione dell’uomo. Questo è quanto si propone il Pedagogista Clinico e ben si comprende il perché la società ha sempre più bisogno di questo professionista.

Quali sono i requisiti professionali del Pedagogista Clinico?

Le conoscenze e le abilità professionali del Pedagogista Clinico sono identiche in Italia come nel Belgio e in America. In Italia opera una holding di un sistema di dodici sedi post-universitarie decentrate, con soluzioni strutturali accoglienti e capaci di sicurezza e comfort in cui viene soddisfatta la continuità formativa con esperienze di laboratorio. Attualmente le sedi di formazione in questo vostro territorio volute dall’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici sono ad Ancona e a Bari. Quello che possiamo dire è che il mercato del lavoro sta crescendo grazie alle nuove professioni, fra queste quella del Pedagogista Clinico che ha trovato anche in questa vostra area geografica  ampio riconoscimento e notevole risonanza.

Questa figura professionale a cui Lei ha dato vita quanto può aiutare le nuove generazioni nell’occupazione?

Le professioni autonome intellettuali, abbandonando la logica del “lavoro dipendente”, stanno cambiando in profondità la società e sono un cospicuo patrimonio, una ingente risorsa soprattutto per i giovani poiché dischiudono potenzialità notevoli per l’occupazione. Il successo di questa professione vede la quotazione di mercato assai salita, ciò dimostra che un sistema socio-economico che intende muoversi verso uno sviluppo reale non può fare a meno di arricchirsi di ulteriori professionalità. La nostra è una professione che attrae i laureati più motivati e con chiari obiettivi, che vogliono andare oltre gli studi facili e inutili, per un impegno formativo che unico possa offrire loro adeguatezza professionale.

Mi sembra di capire che la formazione del Pedagogista Clinico sia assai impegnativa.

In Italia, come in tutto il mondo non c’è più spazio per delle formazioni libresche, per percorsi brevi e facilitati o addirittura per corrispondenza. Il Pedagogista Clinico deve essere un laureato a cui si deve aggiungere un’ulteriore formazione triennale post-universitaria che gli dovrà permettere di acquisire quei metodi e quelle tecniche che lo distinguono e che sono proprie ed esclusive di questo professionista.

Gli iscritti all’Albo professionale dell’Associazione trovano occupazione?

La serietà della formazione voluta dall’ANPEC ha permesso ad oltre 1300 pedagogisti clinici (dati del 2001) di acquisire un patrimonio di conoscenza e di esperienza che non poteva mancare l’obiettivo dell’occupazione, ciò che viene dimostrato dal numero degli studi, centri e atelier che sono stati aperti dai pedagogisti clinici e dalle attività perseguite con progetti e convenzioni con enti pubblici e privati (3 febbraio 2001).

Marta Mani

 


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