Il cammino della Messa alla Prova: le sue pratiche presso il tribunale dei Minorenni di Bari – Progetto sperimentale “MAP ART”

di Corsina Depalo

 

L’esito dei lavori del tavolo tecnico interistituzionale sulla Messa alla Prova presso il Tribunale per i Minorenni di Bari avviato nell’anno 2016 con la presenza del Presidente, dei Magistrati e Giudici Onorari, della Procura dei Minorenni, della Camera Penale e dell’USSM-CGM di Bari, ha tracciato le coordinate entro le quali si deve muovere la progettazione e la realizzazione di percorsi più efficaci maggiormente rispondenti al dettato normativo e in particolare all’applicazione dell’ Art. 28 del DPR/88 rispetto alle attese istituzionali della magistratura, della realtà operativa dei servizi Minorili e delle Camere penali.

Tali coordinate si muovono in un quadro della operatività quotidiana della realtà territoriale del distretto di Bari povero in termini di risorse e attività specifiche da mettere a disposizione per adeguati progetti di MAP sia sul versante delle attività di volontariato che su quello formativo, laboratoriale e/o professionalizzante.

In tale contesto vanno a inserirsi nella complessa rete dei servizi del territorio, attraverso protocolli operativi con i servizi della Giustizia Minorile/CGM, le realtà associative che possono offrire una seppur minima offerta di attività riparative e/o di inserimento socio lavorativo del minore. Il contesto territoriale di riferimento presenta enormi difficoltà di reperimento di strutture idonee e disponibili all’accoglienza stante la necessità di realizzare interventi sempre più specialistici, integrati e complessi nell’interazione con il minore per raggiungere significativi cambiamenti esistenziali, comunicativi e comportamentali in un quadro sociale dove si registrano atteggiamenti sempre più intolleranti di frustrazione, scarsa reattività e disinteresse a qualunque proposta psico-pedagogica e socio-rieducativa.

Non agevola in tale situazione e in questa fase storica della società, l’amplificarsi degli aspetti psicologici e relazionali tipici dell’adolescenza come l’instabilità, l’impulsività, la fragilità, l’opposizione all’adulto oltre a comportamenti specifici a forte rischio come il bullismo e la poliassunzione di sostanze. 

Da un’analisi statistica degli ultimi anni, in alcuni tribunali per i minorenni d’Italia, viene fatto un ampio uso della Messa Alla Prova (MAP); altri tribunali utilizzano tale strumento con molto rigore.

Il maggior numero dei provvedimenti in cui è prevista la MAP ha interessato per il Nord il tribunale di Genova, per il Centro Firenze e Roma, per il Sud Lecce, Bari e Taranto, per le Isole Cagliari e Catania.

In quanto G.O. presso il TdM di Bari, vorrei mettere a fuoco la pratica della MPA sul versante dell’istruzione scolastica partendo dalla mia personale esperienza lavorativa di docente di scuola primaria di un Istituto Comprensivo di Bari (che comprende scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di I grado, sede CTP e CPIA ex EDA) e in particolare nell’esercizio dell’attività di volontariato che svolgo nello stesso I.C. nei corsi serali di alfabetizzazione e preparazione al conseguimento della licenza media per studenti minori che hanno compiuto i 16 anni di età e adulti stranieri e non.

Le recenti indagini statistiche Istat rilevano che in media un minorenne su dieci presenti negli istituti penali o che hanno problemi con la giustizia, consegue un titolo scolastico formativo.

Negli anni ho potuto notare che i minori alla MPA, inseriti nel percorso scolastico, quasi sempre accompagnati dagli operatori delle comunità, spesso hanno una frequenza discontinua che talvolta porta all’abbandono, per il verificarsi di vari eventi che attengono alla loro situazione familiare e soprattutto personale.

Tornare tra i banchi di scuola per minori demotivati e disorientati significa riscoprire le emozioni dell’apprendere, la soddisfazione dei risultati raggiunti, il desiderio di conoscere, ma anche la fatica e il timore di non riuscire.

Oggi nei corsi serali spesso si supera la didattica meramente disciplinare, per rendere il percorso scolastico più agevole e motivante. In quasi tutte le classi, che vedono la presenza di studenti stranieri anche MSNA, le pratiche di insegnamento sono più attuali con l’uso di Lim (lavagne interattive), con l’allestimento di laboratori per imparare attraverso il fare. Tutto ciò impone una didattica che tiene conto delle caratteristiche e delle peculiarità dei minori anche del circuito penale, rimodulando con flessibilità la programmazione delle attività e degli interventi individualizzati, più volte durante l’anno scolastico.

 

Risulta fondamentale dunque l’azione di tutoraggio, di accompagnamento, di cura dell’azione educativa e di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita.

L’intervento educativo e/o ri-educativo da un punto di vista pedagogico nell’istituto di messa alla prova, non può non prevedere il contesto socio familiare quale variabile essenziale nella possibilità di recupero del minore.

Rieducare, in una società multiculturale e globalizzata, attraverso la pratica della giustizia ripartiva, diventa una possibilità di riscatto e cambiamento del minore, con opportune azioni pedagogiche che acquistano il senso di una vera e propria sfida educativa. Sfida educativa che non può prescindere anche dalle dimensioni affettive ed emotive del minore che contribuiscono alla ricostruzione della sua autostima, al recupero dell’autonomia personale, e al rafforzamento della sua identità.

Tra i capisaldi delle linee proposte dal tavolo tecnico assumono particolare importanza sia i tempi che intercorrono tra la richiesta di verifica di fattibilità della messa alla prova e la concessione della stessa, sia la gradualità di impegno nelle attività in cui il minore verrà impiegato via via sempre più complesse e adeguate in itinere al suo livello di sensibilità.

Un percorso di maturazione e di responsabilizzazione del minore, incide sulla strutturazione della personalità e sul suo effettivo recupero con strumenti che gli consentano di sviluppare competenze di autonomia personale e di sperimentare spazi di auto progettazione a stretto contatto con la realtà, nel suo contesto familiare e territoriale.

Pertanto occorre pensare a interventi di rieducazione e recupero sociale che rispondano maggiormente alle sue aspirazioni e potenzialità al fine di ridurre al massimo il rischio di recidiva.

Ai diritti dei minori sanciti legislativamente vanno accompagnati e valorizzati, negli interventi del percorso motivazionale del minore, anche e soprattutto gli aspetti dei suoi bisogni affettivi e relazionali in un ambito più propriamente emozionale che dovrebbero fare da cornice alle modalità canoniche di recupero sociale previste attraverso lo studio, la formazione e l’avvicinamento al lavoro o alle attività di volontariato.

Oggi si tende a privilegiare approcci di tipo olistico per promuovere lo sviluppo delle abilità personali anche attraverso percorsi espressivi e creativi metodologie in cui si privilegiano tecniche esperenziali e narrative per favorire la conoscenza della persona.

Importante è promuovere progetti innovativi, condividere buone pratiche e rendere gli stessi minori costruttori del loro processo di cambiamento

A fornire nuovi strumenti educativi in tale direzione entra in soccorso la nuova frontiera della Pedagogia Clinica  che risponde ai bisogni educativi e formativi della persona umana considerata nella sua globalità per tutto l’arco della vita.

Quale componente del tavolo tecnico MAP, Docente e Pedagogista Clinico® ho proposto una sperimentazione che si avvale di nuove metodologie proprie della Pedagogia Clinica e che hanno ottenuto manifestazioni di interesse del Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari e della Procura.

Per questi minori del resto è fondamentale l’azione di valenza generativa e trasformativa che si basi su relazioni positive, sullo sviluppo delle motivazioni e competenze personali e il rinforzo dell’autoefficacia. Una capacità di resilienza del minore dinanzi a un progetto di vita che implica il suo coinvolgimento attivo nel processo previsto dalla giustizia ripartiva.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze, n. 37/2017)

Join our
mailing list

to stay up date

Please enter a valid e-mail