Il comportamento alimentare

Il progetto pedagogico clinico scaturito dalla mia collaborazio­ne presso un’Associazione per la cura delle alterazioni del com­portamento alimentare è stato elaborato e realizzato eviden­ziando il valido contributo che il Pedagogista Clinico con un baga­glio metodologico rispondente alle necessità delle persone che vivono questo tipo di difficoltà, può offrire.
La persona con alterazioni del comportamento alimentare strut­tura ‘rituali’, mezzo per comunicare il proprio disagio che va a sostituire l’armonia di una corpo­reità e un’emozionalità contenu­ta, repressa, divenendo così l’uni­ca modalità d’espressione che la persona riesce ad utilizzare. Si tratta di rituali che non vanno sot­tratti alla persona, altrimenti si sentirebbe ancor più smarrita e priva di riferimenti, ma aiutata con interventi pedagogico clinici che le permetteranno di attenuarli sempre più fino a disperderli, ge­nerare nella persona nuovi modi di essere, di pensare, di riflettere, di rintracciare in sé diverse po­tenzialità e abilità.
I principi che sostanziano la Pe­dagogia Clinica sono assonanti con il bisogno che queste perso­ne hanno di vivere in ritmi e tempi propri e significativi, di assolvere a impegni senza pre­scrizioni o rigidi programmi pre­stabiliti, di proporsi in modo spontaneo e con l’opportunità di prendere coscienza di sé e del proprio potenziale espressivo; sono questi i valori di una evolu­zione, di una vera crescita libera da conflitti e contrasti.
Nel procedimento del mio pro­getto ho organizzato nella sede di questa associazione, un labo­ratorio pedagogico clinico rivol­to ad un gruppo di persone di diverse età, sesso e ceto sociale, unite però dal denominatore co­mune del disagio nel comporta­mento alimentare.
Dalla fase osservativa ho potuto rilevare caratteristiche comuni, bassa autostima, una percezione distorta del proprio corpo, un di­namismo respiratorio alterato, tensionalità e disarmonica distribuzione tonica, difficoltà nel­l’equilibrio, una scarsa consape­volezza delle proprie emozioni, difficoltà nel relazionarsi con gli altri, forti conflittualità con le fi­gure parentali e in tutti i casi, pre­senza di tratti ansioso-depressivi (generalmente con prevalenza di quelli depressivi), più o meno ac­centuati. Ho riscontrato, inoltre, una capacità progettuale forte­mente compromessa, anche se in misura diversa, in tutti i soggetti.
Nel delineare questo percorso ho fatto riferimento a diverse meto­dologie pedagogico cliniche, con particolare ricorso alle tante tec­niche che i metodi Edumove­ment®, Musicopedagogia® ed InterArt® ci offrono. L’alterata immagine di sé che inizialmente era presente in questi soggetti ha trovato nelle esperienze di per­cezione corporea occasioni di stimolo per vivere con maggior confidenza il proprio corpo fino a renderlo sempre più espressivo e comunicazionale, un obiettivo raccolto specialmente con le tec­niche che strutturano la Musico­pedagogia® e l’InterArt®. Esperienze capaci di potenziare e sviluppare doti di creatività e far emergere la disponibilità di par­lare di sé agli altri, rappresentare la molteplicità delle proprie emozioni e sentimenti. Un recupero della stabilità emotiva rac­colto specialmente a seguito del­la distensione avvenuta mediante l’ascolto della musica, delle esperienze con l’utilizzo di stru­menti musicali, quel “parlare senza parole” senza il timore di “alzare troppo i toni” o di “espri­mersi male” come hanno dichiarato, fino a ricreare un dialogo psico-corporeo in espansione re­lazionale.
Successivamente a tale evoluzio­ne è stato possibile inserire nel percorso, stimoli immaginativi finalizzati al recupero del piace­re nei confronti di sollecitazioni sensoriali perciò tattili, visive, olfattive, gustative e uditive con particolare considerazione a oc­casioni di convivialità assieme ad altri con cui poter gustare, as­saporare e stimare la qualità di cibi e bevande, tornare a vivere anche in questi momenti una ca­pacità di critica e di regola da cui comprendere il valore della qua­lità e della quantità. Oltre a que­sto anche le tecniche della Cy­berClinica® hanno implementato l’autostima e favorito il riequili­brio psico-emozionale. Nel pro­cedere abbiamo dato spazio al Training Induttivo® favorendo ancor più la conoscenza e la per­cezione dei singoli segmenti corporei e dello schema corpo­reo oltre ad uno stato di calma e di benessere, di tranquillità emo­tiva, di pace e di serenità.
Occasioni preziose dalle quali le persone hanno potuto trarre im­portanti vantaggi riequilibratori, per tornare a dare “sapore e sen­so alla vita”, un conoscersi e ri­conoscersi per promuoversi con nuova disponibilità.
A conclusione del laboratorio, che ha avuto la durata comples­siva di un anno, i cambiamenti sono stati assai significativi, i partecipanti hanno avuto modo di dichiarare quanto si “sentisse­ro meglio”, e avessero ravvisato una capacità di lettura e di atten­zione ai segnali che il loro corpo inviava, hanno acquisito una per­cezione del sé corporeo, una mi­glior capacità d’ascolto di sè, l’autostima più elevata e una nuova attitudine a gestire conve­nientemente i rapporti con gli altri, in particolar modo con le figure parentali. Anche la capa­cità progettuale, inizialmente compromessa in tutti i soggetti, ha avuto un grande sviluppo ed ognuno, seppur in punta di piedi, ha cominciato a guardare avanti a sé con nuovi strumenti, nuove aspirazioni, proiettato verso un futuro che oggi desidera costrui­re e vivere a pieno.
L’intervento di aiuto che il Peda­gogista Clinico può offrire dunque a chi vive questo tipo di disagi consente una nuova, valida e con­creta possibilità di risveglio, l’op­portunità di vincere ogni tipo di alterazione, costruire sensazioni di forza e di certezze per un pre­sente ed un futuro migliori.

Cristina Cherchi
Pedagogista Clinico®