Il gioco degli scacchi

Il gioco degli scacchi, se utilizzato in un’ottica educativa, può dare buoni risultati nel rinforzo delle risorse personali. In particolare gli scacchi possono essere utili per affinare le strategie cognitive e attivare, focalizzare e prolungare i tempi di attenzione.
Partendo dal presupposto, basilare per la Pedagogia Clinica e per il Pedagogista Clinico®, che la persona deve sperimentare il successo e non vivere la frustrazione, il gioco degli scacchi non deve essere o diventare una gara dove entrambi i giocatori cercano di vincere, né altrimenti creare l’assurdo di far vincere appositamente l’altro, che di certo se ne accorgerebbe. Ma come uscire da questo dilemma? Alla maniera dei maestri russi di scacchi, che girano la scacchiera quando uno dei due giocatori è in vantaggio. In questo modo si ottengono due importanti risultati: gli allievi non vivono la frustrazione della sconfitta perché, normalmente, la partita termina in parità ed inoltre, si esercitano all’attacco oltre che in difesa. In questo modo vengono affinate le strategie cognitive necessarie sia ad attaccare il re avversario, sia a difendere i propri pezzi sulla scacchiera.
Ricordiamoci che la Russia è la nazione che ha avuto oltre il 90% dei campioni del mondo di scacchi e che i bambini russi iniziano a giocare a questo gioco attorno ai quattro anni e utilizzando questo metodo, imparano.
A noi pedagogisti clinici capita di lavorare con bambini o pre-adolescenti con basso rendimento scolastico causato da difficoltà nella focalizzazione dell’attenzione, e il gioco degli scacchi, con la razionalità della sua strutturazione, può diventare uno strumento utile al superamento di queste inadeguatezze.
I bambini giocando a scacchi attivano e focalizzano l’attenzione su qualcosa che gli piace e che li diverte; divertendosi, mantengono attiva e a lungo l’attenzione, senza pressioni e coercizioni. L’acquisizione di abilità nel mantenere più a lungo i tempi di attenzione si ripercuoterà in ogni altra occasione di vita.
Oltre all’incentivazione delle abilità di attenzione si assiste anche al rinforzo e all’aumento dell’autostima, favoriti nei bambini facendo girare la scacchiera quando sono in svantaggio di pezzi; ciò permette loro di non perdere la partita e di sperimentare il successo. Inoltre, il gioco degli scacchi garantisce l’ampliamento delle strategie cognitive. Per esempio, qualora il Pedagogista Clinico® aprisse il gioco sempre con le stesse mosse (per ipotesi, attacco incrociato di regina ed alfiere), la persona che gioca con lui potrebbe studiare le contromosse difensive per tale attacco. Una volta trovata ed applicata tale strategia difensiva, il Pedagogista Clinico® potrebbe variare l’apertura (utilizzando, per esempio, un attacco combinato coi due cavalli). Preso dalla passione per il gioco, il soggetto, si concentrerà ed applicherà la propria attenzione per trovare le contromisure idonee a bloccare questa strategia. Inoltre, girando la scacchiera, egli si troverà in vantaggio di pezzi e potrà, quindi, ipotizzare le strategie di gioco per mettere in difficoltà i pezzi (minoritari) che il Pedagogista Clinico

Il gioco degli scacchi, se utilizzato in un’ottica educativa, può dare buoni risultati nel rinforzo delle risorse personali. In particolare gli scacchi possono essere utili per affinare le strategie cognitive e attivare, focalizzare e prolungare i tempi di attenzione.
Partendo dal presupposto, basilare per la pedagogia clinica e per il Pedagogista Clinico®, che la persona deve sperimentare il successo e non vivere la frustrazione, il gioco degli scacchi non deve essere o diventare una gara dove entrambi i giocatori cercano di vincere, né altrimenti creare l’assurdo di far vincere appositamente l’altro, che di certo se ne accorgerebbe. Ma come uscire da questo dilemma? Alla maniera dei maestri russi di scacchi, che girano la scacchiera quando uno dei due giocatori è in vantaggio. In questo modo si ottengono due importanti risultati: gli allievi non vivono la frustrazione della sconfitta perché, normalmente, la partita termina in parità ed inoltre, si esercitano all’attacco oltre che in difesa. In questo modo vengono affinate le strategie cognitive necessarie sia ad attaccare il re avversario, sia a difendere i propri pezzi sulla scacchiera.
Ricordiamoci che la Russia è la nazione che ha avuto oltre il 90% dei campioni del mondo di scacchi e che i bambini russi iniziano a giocare a questo gioco attorno ai quattro anni e utilizzando questo metodo, imparano.
A noi pedagogisti clinici capita di lavorare con bambini o pre-adolescenti con basso rendimento scolastico causato da difficoltà nella focalizzazione dell’attenzione, e il gioco degli scacchi, con la razionalità della sua strutturazione, può diventare uno strumento utile al superamento di queste inadeguatezze.
I bambini giocando a scacchi attivano e focalizzano l’attenzione su qualcosa che gli piace e che li diverte; divertendosi, mantengono attiva e a lungo l’attenzione, senza pressioni e coercizioni. L’acquisizione di abilità nel mantenere più a lungo i tempi di attenzione si ripercuoterà in ogni altra occasione di vita.
Oltre all’incentivazione delle abilità di attenzione si assiste anche al rinforzo e all’aumento dell’autostima, favoriti nei bambini facendo girare la scacchiera quando sono in svantaggio di pezzi; ciò permette loro di non perdere la partita e di sperimentare il successo. Inoltre, il gioco degli scacchi garantisce l’ampliamento delle strategie cognitive. Per esempio, qualora il Pedagogista Clinico® aprisse il gioco sempre con le stesse mosse (per ipotesi, attacco incrociato di regina ed alfiere), la persona che gioca con lui potrebbe studiare le contromosse difensive per tale attacco. Una volta trovata ed applicata tale strategia difensiva, il Pedagogista Clinico® potrebbe variare l’apertura (utilizzando, per esempio, un attacco combinato coi due cavalli). Preso dalla passione per il gioco, il soggetto, si concentrerà ed applicherà la propria attenzione per trovare le contromisure idonee a bloccare questa strategia. Inoltre, girando la scacchiera, egli si troverà in vantaggio di pezzi e potrà, quindi, ipotizzare le strategie di gioco per mettere in difficoltà i pezzi (minoritari) che il Pedagogista Clinico® ha dalla sua parte.
Il gioco degli scacchi, oltre che uno strumento per attivare, focalizzare e prolungare i tempi di attenzione, è anche uno strumento di condivisione di quest’ultima. Ultimamente, infatti, si fa un gran parlare di “attenzione condivisa”. Tale espressione è di facile comprensione, il problema è riuscire a capire quando, realmente l’attenzione sia condivisa e quali strategie devono essere utilizzate per stimolarla, perché, ad esempio, due persone possono concentrare l’attenzione sullo stesso oggetto, ma una sulla forma e l’altra sul colore. Nel gioco degli scacchi, entrambi i giocatori focalizzano la propria attenzione sulla partita e sulle reciproche strategie offensive e difensive che, essendo correlate, in quanto una è lo specchio dell’altra, generano la condivisione.
Riuscire a condividere l’attenzione con gli altri ha delle valenze educative importanti e significative per poter intessere scambi collaborativi e di intesa.
Una analoga opportunità è offerta anche dalle carte da gioco francesi che danno la possibilità di classificare per forma e per colore, di seriare dal numero più basso al più alto e viceversa e di flessibilizzare il pensiero, poiché, ad esempio l’asso può essere contemporaneamente considerato sia come la carta più alta sia come la più bassa. Un campo di riflessione, quest’ultimo, che potrebbe essere analizzato ed approfondito.

 

ha dalla sua parte.
Il gioco degli scacchi, oltre che uno strumento per attivare, focalizzare e prolungare i tempi di attenzione, è anche uno strumento di condivisione di quest’ultima. Ultimamente, infatti, si fa un gran parlare di “attenzione condivisa”. Tale espressione è di facile comprensione, il problema è riuscire a capire quando, realmente l’attenzione sia condivisa e quali strategie devono essere utilizzate per stimolarla, perché, ad esempio, due persone possono concentrare l’attenzione sullo stesso oggetto, ma una sulla forma e l’altra sul colore. Nel gioco degli scacchi, entrambi i giocatori focalizzano la propria attenzione sulla partita e sulle reciproche strategie offensive e difensive che, essendo correlate, in quanto una è lo specchio dell’altra, generano la condivisione.
Riuscire a condividere l’attenzione con gli altri ha delle valenze educative importanti e significative per poter intessere scambi collaborativi e di intesa.
Una analoga opportunità è offerta anche dalle carte da gioco francesi che danno la possibilità di classificare per forma e per colore, di seriare dal numero più basso al più alto e viceversa e di flessibilizzare il pensiero, poiché, ad esempio l’asso può essere contemporaneamente considerato sia come la carta più alta sia come la più bassa. Un campo di riflessione, quest’ultimo, che potrebbe essere analizzato ed approfondito.