Il Pedagogista Clinico® nelle istituzioni

di Guido Pesci, Marta Mani

 

Negli anni Settanta, quando la nostra categoria professionale muoveva i primi passi, non si può negare che ci siamo ammantati di glorie ancora da maturare, ma l’esaltazione ci aiutava a mantenere vivo quel sentire di una categoria in divenire, che pensava in tal modo di conquistare credibilità. Tuttavia ciò non era altro che l’esercizio di un diritto, di una politica di tesi ideali che accompagnavano il fervore, il desiderio di emergere dopo aver constatato, dai cambiamenti osservati nelle persone da noi seguite, la validità del nostro operare.

Ma la valanga di opinioni autoesaltanti che ha oscurato le informazioni basilari sulla nostra professione, ha avuto vita breve; è stata infatti sostituita da prove oggettive che, grazie a un grande impegno organizzativo e professionale, hanno fatto giungere chiara all’opinione pubblica quale tipo di formazione conferiva abilità e perizia nel condurre interventi di aiuto.

Non più chiuso nel suo fortino, il gruppo dei pedagogisti clinici è divenuto via, via sempre più coeso, ha prodotto certezze e, forte di un’organizzazione militante, è diventato giorno dopo giorno sempre più numeroso. Senza bisogno di scendere in piazza a rivendicare diritti, da liberi professionisti abbiamo sempre sentito l’obbligo di dimostrare un distintivo sapere e saper fare. Notizie di nostri interventi, delle modalità con cui venivano condotti, hanno iniziato a diffondersi sempre di più, rompendo il silenzio di un lavoro autonomo, condotto all’interno degli studi professionali, per espandersi in contesti culturali, in manifestazioni pubbliche e fissare così il prestigio della nostra categoria. La titolarità di un profilo professionale sempre più definito ha vinto qualunque ostilità, la titubanza ha lasciato il posto ai riconoscimenti positivi, il Pedagogista Clinico si è proposto al confronto, all’intesa e alla collaborazione con gli altri professionisti, e le tante esperienze realizzate in ogni angolo del mondo vengono costantemente presentate in importanti congressi scientifici organizzati in Italia e all’estero. Tanti eventi che hanno permesso ai pedagogisti clinici di argomentare, portare informazioni e idee verificate e confermate dalla ricerca, caratterizzare l’impegno della loro figura professionale e documentarne il corredo dell’identità.

I plausi sono continuati ancor più dal 1996 con l’istituzione di una specifica formazione per la professione di Pedagogista Clinico, non più conseguita, come in precedenza, con il criterio di tirocinio-apprendistato su richiesta dei laureati interessati, bensì mediante una formazione triennale post-laurea per laureati italiani e stranieri, resa possibile dalla costituzione dell’isfar Formazione Post-Universitaria delle Professioni, del suo centro di ricerca e dall’anpec, la nostra Associazione di categoria. La formazione che l’ISFAR garantisce è un riferimento certo, e trova radici nella necessaria risposta al bisogno della società moderna di modificare nella sostanza ogni processo cristallizzato in un clima di anomia e di disuguaglianza.

Il Pedagogista Clinico è un professionista che, con il suo patrimonio di conoscenza, di esperienza e di abilità, adeguato allo sviluppo e al progresso, sostenuto da propri metodi e da nuove tecniche esclusive e sostanziato di compiti concreti, tende ad agevolare recuperi di energia e capacità vitali e a soddisfare le tante esigenze finora deluse.

Un saper fare nel dare, dunque quello del Pedagogista Clinico, concezione, questa, da cui scaturisce una disciplina caratterizzata dalle componenti attive e progressiste, per un rinnovamento che spiega la ragione per cui la società sente sempre più la necessità della presenza di questo professionista. Egli, infatti, grazie a una formazione sperimentale e applicativa, ben riesce ad accogliere, analizzare e associare ogni orientamento verso l’evoluzione e il cambiamento.

Il tipo di preparazione di laureati e il criterio qualificante di tale figura professionale, derivano dall’acquisizione di competenze, di produzioni del sapere e dall’abilità nell’impiego delle tecniche che gli consentono di avere qualcosa di concreto in mano − quello che può essere definito il “mestiere” −, per garantirsi un Sé intorno al quale imperniare il suo ruolo operativo, un Sé efficace che gli consente di inserirsi nell’ambito della cultura pedagogico clinica non in maniera passiva, bensì da attore protagonista e che lo porta a prendere coscienza delle proprie risorse per dare risposte ai bisogni degli altri con quel senso di equilibrio che impedisce di straripare nel tecnicismo senza invadere, assumendo così una funzione significativa.

L’impegno culturale e scientifico dell’isfar Post-Università delle Professioni è stato ampiamente premiato e ogni analisi sul proliferare dei pedagogisti clinici, chiamati a operare concreti cambiamenti nella vita dell’individuo di ogni età, trova una conseguente risposta nella competenza professionale raggiunta. Quest’ultima, unitamente alla crescente rilevanza sociale della categoria, alla certificazione della formazione e alla tutela offerta dal codice deontologico, è un’evidente garanzia che ha fatto aumentare esponenzialmente gli iscritti alla formazione e le persone che richiedono l’intervento del Pedagogista Clinico. L’iter formativo in Pedagogia Clinica attrae i laureati più motivati e con chiari obiettivi finalizzati a un impegno che offre significative soddisfazioni professionali e che non trova confini nelle tante e pur diverse realtà nazionali.

Il Pedagogista Clinico è un libero professionista che ben si inserisce, facendosene parte attiva, nel cambiamento profondo della società, e rappresenta un cospicuo patrimonio, un’ingente risorsa che dischiude potenzialità notevoli per l’occupazione, nonché un grande aiuto per quanti sono in attesa di un clinico inteso finalmente come “aiuto alla persona”.

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