Il Pedagogista Clinico nello “ spazio neutro”

di Piera Porcheddu, Paola Benedetto

 

Il progetto “Spazio Neutro” è nato dalla necessità di favorire, con interventi specifici e mirati, i processi di riavvicinamento tra figli e genitori, laddove si riscontrino situazioni di accesa conflittualità conseguenti a una separazione, un divorzio, un allontanamento del minore o altre disposizioni del Tribunale Civile e del Tribunale per i Minorenni, che compromettono l’esercizio del diritto di visita per i genitori non affidatari.

La motivazione che ci ha spinto a sperimentare nella nostra città questo progetto è stata determinata dai risultati emersi da un’indagine condotta presso alcuni servizi pubblici (in particolare i Servizi Sociali comunali, il Tribunale Civile e il Tribunale per i Minorenni) che rilevavano l’esigenza e la necessità di incentivare e sostenere il riavvicinamento tra figli e genitori dopo periodi di lontananza o per gravi difficoltà di rapporto causate da crisi familiari e separazioni fortemente conflittuali.

Perché “Spazio Neutro”? Perché siamo fermamente convinte che identificare, affermare, valorizzare i bisogni dei minori, riconosciuti dai loro diritti, che implicano l’avere relazioni significative e armoniche con entrambi i genitori (compreso quello non affidatario), che continuerebbero così a svolgere il loro ruolo educativo, può evitare il vuoto affettivo e il disorientamento, sia morale che psicologico, conseguente a una separazione.

È di fondamentale importanza che, anche da separati, i genitori continuino a esercitare uguali diritti e doveri, nell’interesse dei figli, cui giova moltissimo un rapporto sereno e di dialogo aperto fra il loro padre e la loro madre divenuti ex coniugi.

La Suprema Corte, ritiene sussistere, per il coniuge separato, il diritto-dovere, di vedersi assicurata una sufficiente possibilità di rapporti con il figlio minore affidato all’altro coniuge (art. 155., 3 comma c. c.), al fine di essere in grado di guadagnarsene l’affetto.

Nella realtà, ci si scontra però con situazioni in cui, il genitore affidatario, rifiuta materialmente o comunque di fatto “l’esercizio del diritto di visita” all’altro genitore: ciò avviene per svariati motivi tra cui, frequentemente, la volontà di non permettere che il figlio si rechi presso l’abitazione del/della suo/a nuovo/a compagno/a, oppure per problemi legati all’aspetto economico (mancata erogazione dell’assegno di mantenimento).

Purtroppo è tipico dei processi di separazione, che i figli siano strumentalizzati o comunque utilizzati per interessi a loro estranei.

 È chiaro che “l’esercizio del diritto di visita” e di relazione con i figli, deve essere consentito attuato non solo nell’interesse del genitore, ma soprattutto in quello dei figli stessi, i quali si trovano di fatto estromessi da ogni possibilità di contatto con il proprio padre o la propria madre, spesso soltanto a causa dell’animosità di questi ultimi.

Frequentemente accade che i figli vengano totalmente plagiati dal genitore affidatario, il quale descrivendo il suo ex coniuge in modo negativo, fa sì che gli incontri con lui si riducano a una permanenza sua e dei figli nella squallida stanza dei Servizi Sociali territoriali.

Nella nostra esperienza professionale, troppo spesso ci siamo trovati coinvolti in separazioni tormentate da continui conflitti, rabbia, odio e rancore; sovente siamo entrati in contatto con genitori talmente occupati a farsi la guerra da non avere il tempo di accorgersi della sofferenza dei propri figli che, soprattutto se piccoli, guardano impauriti ciò che gli accade intorno, parteggiano per l’uno o per l’altro genitore, si sentono magari colpevoli del disastro che li circonda o sfruttano la situazione per mettere in atto una serie di ricatti.

Se sono adolescenti, invece, tendono a chiudersi in se stessi o a evadere dall’ambiente familiare, trascorrendo gran parte della giornata fuori di casa con gli amici.

Il nostro progetto ha dunque preso avvio, come abbiamo affermato poc’anzi, dal bisogno del minore di vedere salvaguardati, il più possibile, i suoi rapporti con entrambi i genitori.

L’obiettivo è quello di rendere possibile gli incontri tra figli e genitori non affidatari, ponendo la massima attenzione alle dinamiche che si sviluppano, affinché l’interazione tra bambino e genitore riprenda, e abbia un’evoluzione positiva che permetta di giungere gradualmente a una gestione autonoma degli incontri all’esterno del Servizio.

La condizione di partenza del percorso è solitamente un’ingiunzione: in questo caso il mandato viene ufficializzato da un decreto del Tribunale Civile o del Tribunale per i Minorenni.

Il Servizio, reso ufficiale da tale mandato, può agevolare un cambiamento delle dinamiche tra l’adulto e il minore, sollecitando l’emergere delle potenzialità di una relazione genitoriale più adeguata e, contemporaneamente, rilevare le necessità e i bisogni del bambino per poter poi intervenire su di essi.

Nello “Spazio Neutro”, in un ambiente protetto, atto a facilitare la crescita delle relazioni, proponiamo interventi pedagogico clinici di aiuto, mirati al sostegno di una funzionalità genitoriale compromessa e alla tutela delle persone coinvolte.

La relazione d’aiuto pedagogico clinica, intesa non come terapia, ma come supporto, può dunque rivelarsi estremamente utile nelle istanze di separazione, in quanto permette di sostenere la persona in un tormentato percorso in cui predominano sentimenti di rabbia, rancore e senso di impotenza.

Nello “Spazio Neutro” il Pedagogista Clinico® educa le persone alla riconquista di equilibrio e coscienza di sé, promuovendo la formazione di una personalità forte e di un carattere adatto per affrontare la vita e superare le difficoltà.

Durante il percorso educativo, sono previste esperienze per attivare le risorse presenti nei genitori al fine di accrescere le proprie capacità educative, oltre che fornire un aiuto diretto ai soggetti in età evolutiva. Spesso, infatti, questi ultimi manifestano, oltre a un disagio emotivo-affettivo causato dalla problematicità della situazione che si trovano a vivere, anche difficoltà di apprendimento, espressivo-verbali, organizzativo-motorie, comunicative e relazionali.

Come prima tappa di un intervento educativo è d’obbligo condurre l’Analisi Storica Personale, occasione di incontro, dialogo, scambio, relazione ed esplorazione che consente di individuarne lo stile di vita, la partecipazione sociale, i sentimenti, le tensioni, le decisioni, senza costrizioni o forzature e in antitesi ai criteri dell’inchiesta o dei sondaggi.

È fondamentale raggiungere un’entropatia, costruire con la persona che si ha davanti una comunicazione vera, al di là di ogni atteggiamento giudicante e essere in grado di decodificare e interpretare ogni messaggio, sia verbale che non verbale.

Per quanto gli interventi con i singoli, in particolare nella relazione con i genitori separati, il Colloquio Anamnestico si è rivelato molto efficace. Solitamente è preceduto da una serie di incontri – con gli adulti e con i minori interessati – finalizzati alla creazione di un rapporto di fiducia e di scambio.

Si tratta di un’esperienza interiore attraverso la quale è possibile dominare le circostanze e vincere gli ostacoli per raggiungere nuovi equilibri e sviluppare abilità rivolte a stabilire rapporti interpersonali più validi.

Il Pedagogista Clinico è in grado di “accogliere” e di offrire alla persona l’opportunità di rinnovarsi, modificando la propria vita attraverso un cammino interiore e utilizzando prevalentemente le proprie risorse personali.

Nel lavoro con i minori, soprattutto se sono molto piccoli, è importante un approfondimento anamnestico personale in presenza del genitore affidatario.

Il primo passo è comunque quello di costruire con loro una relazione positiva, stabilire un contatto e accoglierne sia gli aspetti problematici che quelli positivi. A tal fine risulta di fondamentale importanza l’utilizzo dei graphonage (disegno dell’albero, della famiglia, della casa e della figura umana), attraverso i quali spesso, i bambini, significano per mezzo dell’immagine ciò che non possono ancora esprimere per mezzo della scrittura, offrendo possibilità di lettura non meno importanti dello stesso linguaggio.

I disegni dei piccoli ci raccontano spesso delle storie ed è importante saper riconoscere in esse gli espedienti di cui loro si servono per esprimere desideri, conflitti, timori, sentimenti, fantasie, sensazioni e aspettative. Elementi, questi, depositati nella profondità dell’Io, soprattutto sotto forma di immagini di cui il disegno proiettivo stimola l’espressione in modo spontaneo e diretto.

Spesso non diventa indispensabile analizzare il disegno e capire il significato dei simboli, perché il solo fatto di disegnare attiva meccanismi di proiezione ed espressione che portano a elaborare nuove possibilità di crescita a prescindere dal come e dal perché quel disegno è stato fatto in quel determinato momento.

Con i bambini viene ampiamente utilizzata anche la Ludopedagogia perché mediante il gioco, modalità espressiva molto intensa, essi possono liberarsi, aprirsi e proiettare l’energia verso l’esterno. Il gioco permette inoltre di codificare, sperimentare nuovi ruoli e individuare nuove soluzioni che nella realtà non sono possibili. Mediante l’esperienza ludica è possibile favorire la crescita cognitiva, creare occasioni di sviluppo del linguaggio corporeo attraverso i giochi psico-motori, sollecitare il pensiero creativo attraverso attività grafo-plastiche (il disegno che rappresenta una parte della funzione narrativa, la pittura che evidenzia il rapporto con il colore e la possibilità di rappresentare graficamente delle cose, dar loro forma e vedere il colore più piacevole da usare) o la manipolazione (di plastilina, das, ecc.) che spinge alla conoscenza del corpo, degli oggetti e delle loro qualità sensoriali.

Il gioco aumenta gradualmente e rinforza le motivazioni esplorative e conoscitive e ha come conseguenza, una maggiore acquisizione di sicurezza di sé, di controllo delle capacità motorie e della lateralizzazione.

In situazioni particolarmente difficili in cui il bambino in età scolare ha difficoltà a verbalizzare la propria rabbia verso il genitore non affidatario, spesso considerato colpevole di abbandono e trascuratezza, risulta utile il lavoro con i burattini mossi a fili o con le marionette. Infatti, grazie alla loro caratteristica di intermediari, sono in grado di creare legami che consentono al bambino di entrare in relazione con gli altri, in particolare con il genitore non affidatario che spesso è il padre.

 Il piccolo, infatti, può interagire con il burattino, che rappresenta la persona “colpevole” tranquillamente, senza ansie, e questo lo porta, gradualmente, attraverso il gioco dei ruoli, a strutturare un rapporto più disteso, in uno spazio neutrale e rilassato.

Gli interventi educativi nello “Spazio Neutro”, sono differenti a seconda delle situazioni da affrontare.

In caso di separazione e divorzio conflittuale, si garantisce “l’esercizio del diritto di visita” per il genitore non affidatario attraverso il supporto al mantenimento e alla ricostruzione della relazione con lo stesso.

In caso di interruzione dei rapporti, derivanti da allontanamenti prescritti dalla Magistratura, si favorisce la ricostruzione della relazione con uno o entrambi i genitori.

In caso di situazioni familiari particolari in cui il genitore non conosce il proprio bambino (per esempio un riconoscimento avvenuto in tempi successivi alla nascita), lo si aiuta a costruire la relazione con quest’ultimo.

In caso di situazioni di rischio per i minori, si favorisce il mantenimento della relazione con uno o entrambi i genitori.

La fase operativa, prevede:

-accoglienza dei genitori (o degli adulti di riferimento)

-accoglienza del bambino (o dei bambini)

-preparazione dei genitori agli incontri

-incontro tra il bambino e il genitore non affidatario;

-interventi con i genitori.

Quest’ultima fase è di grande importanza: lo scopo dell’operatore sarà quello di stabilire un contatto con il genitore, solitamente portatore non solo di una grande sofferenza psichica, ma anche di una forte stanchezza fisica e mentale per una situazione che, stando ai racconti, viene vissuta come se fosse senza alcuna possibilità di cambiamento.

Ci teniamo a sottolineare, infine, il concetto di neutralità, partendo dal fatto che “non esiste niente di meno neutro dello ‘Spazio Neutro’”. Di neutro c’è solo lo spazio fisico, uno spazio esterno alle loro contese, ossia un campo che non appartiene a nessuno dei due contendenti e che, a poco a poco, può appartenere a tutti.

( in G. Pesci (2005), Pedagogista Clinico-Formazione e Professione, Roma, edizioni MaGi)

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