Il Pedagogista Clinico® risorsa per la scuola

di Monica Maressi

Il convegno “Il Pedagogista Clinico® risorsa per la scuola” si è svolto nel Marzo 2019 presso l’Auditorium di Villa Chigi di Castelnuovo Berardenga, un evento che nasce per narrare al territorio l’esperienza di consulente esterno Pedagogista Clinico nell’Istituto Comprensivo Papini e promuovere azioni di ricerca in collaborazione con gli insegnanti. L’evento, patrocinato da Anpec e organizzato dal Comune, è stato seguito da un’iniziativa nello stesso mese dedicata alle famiglie per riflettere sulle scelte educative e sull’importanza della collaborazione scuola-famiglia. Sono intervenuti il Sindaco Fabrizio Nepi e l’Assessore all’Istruzione Annalisa Giovani, i quali ci hanno tenuto a porre l’accento sul grande impegno dell’istituzione comunale per rispondere ai bisogni della scuola con una figura professionale che sostenga azioni educative fondamentali in una società in grandi difficoltà, nella quale svolgere i compiti d’insegnanti e genitori è un’impresa sempre più ardua. Azioni educative condivise che non lasciano spazio alla sempre più presente e pericolosa tendenza alla delega e alla deresponsabilizzazione che il Professor Massimo Pomi – dirigente scolastico che nel Gennaio 2018 ha dato il via alla mia esperienza di collaboratrice dell’Istituto- pone al centro del proprio intervento, rilevando la necessità di costruire una scuola che valorizzi le peculiarità di ciascuno per favorire la meravigliosa metamorfosi del bozzolo in farfalla del bambino. Una crescita di tutti per tutti, in una dinamica corale che pone sul palco, così come nell’occasione di questo convegno, gli insegnanti che tornano a essere riconosciuti nel loro ruolo e nella loro professionalità. Insegnanti, che fin dall’inizio del mio incarico nell’Istituto, hanno ricercato un sostegno rivolgendosi allo Sportello d’Ascolto Pedagogico Clinico, finalizzato a creare momenti di riflessione pedagogica e educativa per favorire l’azione maieutica che li aiuti a trovare in loro stessi risposte, un obiettivo raggiungibile grazie alla preziosità del metodo Reflecting®. Un’azione quella messa in atto, che mira a sottolineare il valore della “verità come conquista personale, come avventura nella mente di ciascuno e un’educazione che è vera solo se è auto-educazione, ossia un processo in cui la persona viene aiutata a maturare autonomamente.” (Pesci, Viviani, 2003 p.23) Uno sforzo positivo, quello che ho messo in atto in quanto professionista impegnato nella scuola, volto a creare una relazione simpatetica per favorire la dinamica di scambio e di crescita reciproca alla base del riconoscere il mio ruolo di specialista in aiuto a insegnanti specializzati che giocano in casa la loro partita professionale. Un aiuto che come externus colui che sta fuori – fuori dalle dinamiche relazionali come collega- che mi permette di avere un punto di vista privilegiato perché libero e puro. Un lavoro che richiede un impegno costante nello stare accanto, nel sostenere e nell’accompagnare, ma mai nel sostituire o delegittimare, perché la scuola e la società hanno bisogno di questo: d’insegnanti competenti e impegnati per tornare a rivestire un ruolo riconoscibile e riconosciuto e per questo rispettato. La stessa Professoressa Marta Mani, intervenuta al Convegno come rappresentante dell’Anpec, ha colto l’occasione per sostenere la validità del progetto, del lavoro svolto e del valore che questo convegno ha dato al riconoscimento del ruolo degli insegnanti, che hanno portato il loro contributo professionale e professionalizzante finalizzato alla crescita di tutte le componenti della scuola. Tra le insegnanti che hanno condiviso le loro esperienze in questo evento, l’insegnante Gina Tripicchio racconta: “Ho scelto di fare l’insegnante della Scuola dell’Infanzia perché la ritengo una base fondamentale per la crescita serena del bambino; per me, è un lavoro di responsabilità elevata…Essendomi trovata di fronte a delle difficoltà in particolare con un bambino, ho ritenuto opportuno rivolgermi al Pedagogista Clinico, affinché mi aiutasse a sperimentare modi diversi per stimolarlo nella crescita, a trovare la forma migliore per informare la famiglia, senza creare allarmismo e inutili preoccupazioni… Ho colto quest’opportunità: lo sportello pedagogico clinico…. Quasi contemporaneamente, è iniziato il corso di formazione tenuto dalla Dottoressa Maressi a cui ho partecipato con molto interesse, arricchendomi sia professionalmente sia personalmente. Gli incontri allo sportello, di volta in volta, hanno permesso di interrogarmi se la mia azione educativa e didattica si riflettesse positivamente sul gruppo classe… mi sono domandata più volte: «sto facendo bene? Come posso rivedere e ampliare le mie modalità educative?» A oggi, posso affermare che il nostro lavoro ha portato a una ricaduta didattica positiva all’interno della classe e ha portato noi insegnanti… a valutare, di volta in volta, le varie situazioni che si presentano, valorizzare i bisogni individuali di ogni bambino, conoscendolo in maniera globale, non fermandoci alle prime osservazioni, dando importanza a tutte le piccole azioni quotidiane dato che ogni bambino è un essere unico e irripetibile, portatore di potenzialità che dobbiamo conoscere e sviluppare…”
L’insegnante della scuola Primaria Maria Spataro condivide con noi la sua esperienza affermando: “Conosco gli alunni della classe in cui insegno da qualche anno e dopo un’osservazione iniziale del contesto classe mi sono resa conto che era necessario il supporto di uno specialista. Fortunatamente presso il nostro Istituto era in funzione lo sportello d’ascolto psicologico ed io mi sono spesso confrontata con la psicologa del tempo che, con il suo contributo, mi ha aiutato ad affrontare le difficoltà che emergevano. Non è stato facile, ma la ricetta per essere un bravo insegnante o per saper gestire le dinamiche che si sviluppano all’interno del contesto classe, non esiste…. Mi sono sentita spaesata e talvolta impotente. Mi sono documentata, ho fatto ricerche, ho studiato, ma l’esperienza te la fai sul campo, procedendo per tentativi ed errori…Il supporto con la psicologa era basato sull’aspetto della crescita generale del bambino in quanto persona…mentre quello attuale con la pedagogista …. È un lavoro di progettazione, di programmazione degli interventi educativi a quattro mani, di continuo confronto e di studio di strategie efficaci al fine di stabilire un clima sereno all’interno del contesto classe, ma soprattutto per garantire un processo formativo adeguato e sereno per tutti gli alunni. Per me lo Sportello di Ascolto ha assunto un ruolo fondamentale, ma soprattutto ha dato valore aggiunto alla mia azione educativa. Il continuo confronto con la Pedagogista Clinica mi ha insegnato a mettermi in discussione e che ciascun bambino rappresenta sempre, per me insegnante, un punto di partenza e mai un punto di arrivo del mio lavoro. La condivisione dell’azione educativa non è cosa semplice, ma se c’è unione, collaborazione tra noi colleghe e supporto della professionalità della pedagogista sicuramente potremo raggiungere degli importanti obiettivi di apprendimento e rendere la scuola, un ambiente sereno dove crescere in armonia.
Ritengo opportuno che nella scuola una risorsa così importante sia istituzionalizzata, invece che lasciata al buon senso dei Dirigenti Scolastici e del Comune, perché, nel nostro lavoro, le sole competenze dei docenti non bastano a garantire e sostenere la crescita dei nostri bambini, futuri cittadini.”
Carmen Belfiore docente di Lettere presso la scuola secondaria di primo grado ritiene “..Il supporto di una figura professionale quale quella del Pedagogista Clinico alquanto produttivo ed efficace, spunto di riflessione e arricchimento a livello personale, ma in special modo nell’ambito più strettamente professionale. Del resto, essendo tra l’altro un’insegnante piuttosto “datata”, da molto tempo inseguivo quella che ormai definivo un’utopia, più volte invocata a livello nazionale e a gran voce da molti docenti: realizzare un’equipe di lavoro, comprendente professionalità specifiche che potessero orientare l’azione didattico-educativa, fornendo strumenti, tecniche e consulenze, indispensabili da sempre, tuttavia diventate urgenti a seguito dei profondi cambiamenti socio-economici e culturali che si sono determinati a tutti i livelli, investendo naturalmente le istituzioni scolastiche. Una società sempre più competitiva, attenta soprattutto alle prestazioni, mal si coniuga apparentemente con l’educazione e la formazione, fatte e fondate sull’attenzione ai processi, al soggetto, alle relazioni. Non a caso negli ultimi quindici anni si è moltiplicata l’attenzione su tutte le problematiche che spesso interagiscono, o addirittura interferiscono, sul processo di apprendimento dei nostri ragazzi, ponendo l’accento sui loro bisogni educativi e la necessità di darvi una risposta pronta e adeguata, attraverso una didattica mirata, efficace, stimolante e mai mortificante. Ed è forse proprio questo l’aspetto più difficile del lavoro del docente: “leggere” e “decodificare” i segnali, i messaggi, diretti e indiretti, che ciascun allievo esprime e che non sempre facilmente e immediatamente risultano comprensibili. Non solo, spesso, in passato, ho sperimentato e condiviso con molti colleghi il senso d’incertezza e smarrimento, talvolta d’inadeguatezza, di fronte a situazioni, comportamenti, difficoltà nel processo di apprendimento di alcuni allievi …Ecco, certamente personalmente non mi sento più sola…So che, accanto al prezioso supporto dei colleghi, posso fare riferimento e confrontarmi con una figura professionalmente competente… Essendo da qualche anno anche il primo collaboratore del Dirigente, ho seguito molto da vicino l’ideazione e la strutturazione del nuovo sportello di ascolto avviato nel precedente anno scolastico, a sua volta evoluzione di un’esperienza pluriennale di supporto da parte di uno psicologo, anch’essa concertata e sostenuta economicamente dall’Amministrazione Comunale. Tale esperienza, pur positiva, con il tempo ha fatto emergere in modo ancora più pressante l’esigenza di avere “strumenti” atti non solo a cogliere situazioni di disagio, ma a orientare concretamente l’azione didattica, rendendo possibile pratiche d’insegnamento motivanti e personalizzate.
E’ capitato sovente di fermarmi a parlare con colleghi… del contributo al dialogo e al confronto scaturito dalle consulenze richieste alla Pedagogista Clinica, in generale ritenute fruttuose, in particolare perché caratterizzate da un’empatia sostanziale, da un tipo di lavoro di ricerca-azione e di feedback continuo, dal costante riferimento all’importanza del team… In particolare, per gli allievi con disabilità, BES e DSA è positivo poter avere una professionalità di riferimento costante, alla quale evidenziare sensazioni, difficoltà, riflessioni… Si è, infatti, spesso, negli ultimi anni, corso il rischio di tenere un profilo basso, poco produttivo nei confronti soprattutto di alunni con difficoltà e relative misure compensative/dispensative certificate da Enti altamente specializzati ma con i quali lo scambio e il dialogo risulta alquanto complesso e sporadico, quasi “medicalizzando” i processi di apprendimento e creando ulteriori ansie agli allievi e alle loro famiglie. Tutto ciò, nella mia esperienza, si è tradotto in crescente attenzione verso i ragazzi, con lo sforzo continuo di non dare mai nulla per scontato e, soprattutto, nella consapevolezza che anche l’errore è funzionale al percorso; quelle che prima consideravo battute di arresto, le leggo ora con maggiore tranquillità, momento propedeutico al proseguimento e alla migliore curvatura del processo didattico-educativo, che è e deve essere dinamico, flessibile, dialettico…. Mi auguro che questa esperienza continui… in quanto assicurare percorsi educativi sereni e positivi ai nostri ragazzi, è nostro compito precipuo; soprattutto è un dovere sociale, anche in considerazione della crisi valoriale che molti lamentano, per contribuire alla formazione di persone, di cittadini in grado di abbattere barriere, costruire ponti, vivere il proprio tempo e territorio in modo consapevole e proficuo.”
La mia collaborazione nell’Istituto oggi si è ampliata e ha visto la compartecipazione degli altri due Comuni del Chianti senese –Gaiole e Radda- e molte altre iniziative sono oggi in cantiere, e la Dirigente Scolastica, la Professoressa Maria Donata Tardio, nel suo intervento ha tenuto a sottolineare che il passaggio alla collaborazione con il Pedagogista Clinico è stato importante perchè risponde ai bisogni emergenti della scuola che sempre più deve dedicarsi alla relazione educativa e operare affinché l’apprendimento passi attraverso la stessa relazione accompagnata da una didattica operativa e pratica basata sulla professionalità dell’insegnante e ancor più del team dei docenti “in qualità di adulti competenti e capaci di prendersi cura dell’educazione e della crescita dei bambini”.
Ciò che abbiamo presentato al convegno si sta realizzando fattivamente, la mia presenza nell’Istituto mi ha visto organizzare formazioni per gli insegnanti, ricerche-azioni, incontri con le famiglie e per il prossimo futuro promuoveremo altre iniziative sul territorio in risposta alle esigenze del tessuto sociale, perché la Pedagogia Clinica è una scienza che ben risponde ai bisogni della società in continua evoluzione, capace di modellarsi ai bisogni emergenti, in quanto scienza pratica e concreta