Il Pedagogista Clinico “scende in campo”

di Walter Siragusa

 

Si ritiene che lo sport in genere, ed in particolar modo il gioco del calcio sia un valido strumento educativo e formativo, l’eccessiva spettacolarizzazione, l’invadente mercificazione e l’allarmante diffusione di atti di violenza hanno però purtroppo stravolto quelli che sono i cardini della cultura e dell’etica sportiva. Di fronte a questa amara considerazione è necessario un impegno per accrescere e consolidare la consapevolezza di una responsabilità educativa in coloro che operano nel mondo dello sport troppo spesso contenitore di eccessivo agonismo propulsore di conflitti.

Non più dimentichi che l’attività sportiva emulsiona anche enormi potenzialità capaci di generare nell’individuo generose espressioni di abilità, è a queste che ci rivolgiamo per incentivarle in una dinamica rispettosa e propositiva. Si può tornare così a rimanere affascinati di una pratica sportiva libera da episodi negativi come quelli che ne hanno danneggiato l’immagine ed ogni giorno ci propongono condotte deistrutturanti i valori dello scambio, dell’intesa, della partecipazione attiva in un clima relazionale positivo. Occorre ristabilire un rapporto costruttivo, educativo, formativo e questo dipende dalle modalità con cui l’adulto si propone e prospetta ai giovani l’attività sportiva. Una analisi questa che obbliga a trovare una possibile soluzione che, nel gioco del calcio si vuol perseguire dopo aver avuto ampie conferme dalle sperimentazioni fatte sulla via da seguire per raggiungere questi responsabili obiettivi.

La Pedagogia Clinica  , come disciplina autonoma che si occupa dell’educazione ben si inserisce in questo compito educativo i cui percorsi sono idonei a favorire lo sviluppo integrale della personalità in relazione alle condizioni psicofisiche di ogni individuo e l’ambiente in cui vive. Il Pedagogista Clinico® per soddisfare questo impegno trova nelle basi scientifiche e nelle proprie abilità professionali quel supporto teorico-pratico opportuno a creare sinergie organizzativo-corporee adatte a soddisfare le regole del gioco del calcio. È perciò a questo professionista che possono essere richiesti interventi capaci di promuovere in uno stato di piacere e di rispetti, ogni personale intenzionalità a sviluppare condizioni migliorative nelle diverse occasioni di aggiustamento. Richieste che sono state formulate dalla FIGC con cui è stato stilato un protocollo di intesa* per operare congiuntamente nell’intento di mantenere vivo il piacere del confronto sportivo nel criterio di cooperazione e di rispetto e conciliare l’apprendimento sportivo con le esigenze relative allo sviluppo del soggetto. Una relazione tra lo sport e l’educazione che deve tornare ad essere un fenomeno culturale  libero dagli eccessi della competizione. L’importanza sociale che riveste lo sport deve essere tenuta presente non per il risultato di un allenamento intensivo rivolto alla costruzione di un soggetto campione, bensì assolvere ad una formazione con l’efficacia di migliorare la conoscenza di sé e una padronanza della propria motricità. Uno sport educativo che si avvale dei metodi della Pedagogia Clinica e che deve tornare a definire e rappresentare con il vocabolo di sport un semplice gioco in cui cooperazione e socializzazione si possano fondere con le funzioni cognitive, condizione di sviluppo e organizzazione della personalità.

Caratteristiche che vengono accolte dal Protocollo d’Intesa e che vedono istituito, in uno spazio di coordinamento tra le varie istituzioni, l’ambizioso intento di costruire un’architettura di servizi per la promozione della salute nell’ambito sportivo riducendo i fattori di rischio e preordinando sul territorio  una significativa sinergia tra Sport, Famiglia e Scuola. L’impegno della FIGC e dell’ANPEC è bene espresso in una loro intesa da cui traspare il desiderio di lanciare un messaggio al mondo dello sport, coinvolgendo le famiglie e le istituzioni scolastiche quali parti integranti nel percorso educativo e formativo di ogni minore, al fine di concorrere ad assicurare adeguate risposte ai crescenti bisogni dello sport sociale, della scuola e della famiglia nel rispetto della propria autonomia politica e organizzativa.

(in Rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, Edizioni Scientifiche ISFAR, Firenze n.26/2013).

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